Vincitori di Sanremo e secondi classificati: cinque che meritavano davvero di vincere il Festival

Elio e le Storie Tese vestiti come i Rockets nel tentativo di diventare vincitori di Sanremo

Il Festival di Sanremo è sempre l’evento nazionalpopolare per eccellenza della nostra TV. Conta poco chi lo presenta e pesano in maniera relativa anche le canzoni, perché il Festival è prima di tutto un evento sociale. Tutto passa per Sanremo, e ogni serata d’esordio lo dimostra, con disoccupati che minacciano il volo nel vuoto e leader politici che tengono comizi improvvisati fuori dall’Ariston. In quei giorni, i vincitori di Sanremo e i secondi classificati passano quasi in secondo piano.

A distanza di qualche anno però gli orpelli si iniziano a dimenticare e nella memoria collettiva rimangono principalmente le canzoni. Magari non quelle che hanno vinto, magari quelle che sono arrivate ultime o comunque si sono piazzate malamente; però rimangono.

Perché Sanremo premia, certo, ma non sempre garantisce che la canzone premiata sopravviva alla settimana del Festival ed entri nel cuore degli italiani.

Allora, per una volta dedichiamo spazio a loro, ai “secondi“, a quelli che sono arrivati a un passo dal primo posto ma sono stati scalzati, o perché troppo innovativi, o perché invisi a questa o quella fascia di pubblico.

Concentriamoci insomma su quei cantanti che non sono risultati vincitori a Sanremo ma che, nonostante questo, con il loro brano sono riusciti comunque a conquistare le classifiche.

 

1. Adriano Celentano e Little Tony – Ventiquattromila baci

Nel 1961, più di cinquant’anni fa, Adriano Celentano era un giovane ragazzo milanese che stava facendo il servizio militare a Torino.

Aveva già pubblicato un paio di 33 giri e aveva ottenuto un buon successo con Il tuo bacio è come un rock. Era inoltre comparso nel film I ragazzi del juke-box e soprattutto in una breve ma memorabile scena de La dolce vita.

Adriano Celentano nel 1961, all'epoca di 24.000 baciMa il rock’n’roll di cui lui era uno dei capofila italiani era ancora osteggiato da molti e considerato una moda stupida e pericolosa da gran parte della stampa italiana.

Mentre si trovava a Torino, però, la casa discografica gli fece sapere che c’era la possibilità di portare un suo nuovo pezzo, Ventiquattromila baci, al Festival di Sanremo in coppia con Little Tony. Il regolamento di allora, infatti, prevedeva che ogni brano venisse eseguito da due cantanti diversi.

Battuti nel 1961 da Al di là di Betty Curtis e Luciano Tajoli

Grazie a una dispensa firmata nientemeno che dal Ministro della Difesa, all’epoca Giulio Andreotti, Celentano poté quindi partecipare alla manifestazione canora. E lo fece destando un certo scandalo sia per il ritmo della canzone, sia perché alla sua prima salita sul palco si girò, dando le spalle al pubblico1.

Un giovane Celentano agli inizi della carriera

In gara c’erano anche Tony Renis, Mina (con Le mille bolle blu), Wilma De Angelis, Pino Donaggio, Teddy Reno, Claudio Villa, Umberto Bindi, Edoardo Vianello, Gino Paoli, Tony Dallara, Milva, Jimmy Fontana e Giorgio Gaber. In pratica, tutta la crème della musica leggera italiana del tempo.

A trionfare furono però Betty Curtis e Luciano Tajoli con Al di là, che ottenne anche un discreto successo commerciale.

Per arrivare alla vittoria alla canzone di Celentano mancarono circa 30mila voti popolari. Il rocker milanese, ad ogni modo, avrebbe presto avuto occasione di rifarsi. L’artista si sarebbe infatti aggiudicato il Festival solo qualche anno più tardi, cantando Chi non lavora non fa l’amore in coppia con la moglie Claudia Mori.

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2. Caterina Caselli e Gene Pitney – Nessuno mi può giudicare

Anche la seconda delle nostre storie è legata, almeno indirettamente, ad Adriano Celentano. Dopo il secondo posto del 1961, il “molleggiato” voleva infatti ritornare a Sanremo e per l’edizione del 1966 vagliò alcune canzoni che gli erano state proposte da vari autori.

Tra queste figurava anche Nessuno mi può giudicare di Beretta, Del Prete, Pace e Panzeri. Il provino che Celentano registrò però non gli piacque e decise alla fine di optare per Il ragazzo della via Gluck, pezzo più personale che sarebbe diventato un classico del suo repertorio.

Gli autori del primo pezzo però non si diedero per vinti e decisero di affidare il brano a una giovane cantante modenese semisconosciuta, Caterina Caselli, che fino ad allora aveva inciso solo un paio di 45 giri.

La Caselli la portò al concorso2 rendendola più “beat” di quanto non fosse nella versione di Celentano. E soprattutto la accompagnò con un look aggressivo – in particolare fece scalpore il suo caschetto biondo – che la fece risaltare3.

Battuta nel 1966 da Dio come ti amo di Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti

La canzone si piazzò però solo al secondo posto, dietro alla pur apprezzabile Dio come ti amo cantata da Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti. Questi ultimi due, d’altronde, al Festival erano di casa. Il pezzo della Caselli comunque balzò subito in vetta alla classifica italiana.

In quell’edizione figuravano tra l’altro in concorso anche Wilma Goich, Pino Donaggio, Claudio Villa, Orietta Berti, Ornella Vanoni, Giorgio Gaber, Sergio Endrigo, Milva, Iva Zanicchi, Edoardo Vianello. E ancora Gino Paoli, Nicola Di Bari, Lucio Dalla, gli Yardbirds, Bobby Solo e l’Equipe 84.

Purtroppo però gran parte dei filmati con le varie esibizioni dei cantanti sono andati perduti a causa di un incendio nelle teche Rai avvenuto qualche anno fa.

 

3. Al Bano e Romina Power – Felicità

Spostiamoci avanti di una quindicina d’anni e arriviamo così al 1982, anno in cui su Sanremo calò pesantemente l’influenza della discomusic.

Il Teatro Ariston fu allestito con luci per l’epoca sofisticate e costosissime e alla conduzione fu chiamato addirittura Claudio Cecchetto, già disc-jockey (come si diceva allora) piuttosto affermato. Anche gli ospiti, infine, furono spesso pescati da quel genere, come dimostrano le presenze di Gloria Gaynor, dei Bee Gees e dei Village People.

Al Bano e Romina Power sul palco dell'Ariston a SanremoAl di là di questo, quella del 1982 fu probabilmente una delle edizioni in cui fu più presente e pressante il sospetto di brogli nelle votazioni.

Quando il veterano Claudio Villa fu eliminato al primo turno, egli chiese infatti di conoscere le votazioni delle varie giurie popolari allestite per il concorso, ma né gli organizzatori né il Comune di Sanremo seppero neppure dire dove si trovassero queste giurie.

Battuti nel 1982 da Storie di tutti i giorni di Riccardo Fogli

Alla fine, su pressione anche dei discografici, la polemica fu messa a tacere, senza però che i punti oscuri della vicenda fossero stati chiariti. Il concorso fu vinto da Storie di tutti i giorni di Riccardo Fogli, ma fu ancora una volta la canzone seconda classificata a conseguire i migliori risultati nei negozi di dischi.

Al Bano e Romina Power – alla loro prima apparizione in coppia al Festival – portarono infatti in scena Felicità4, brano che è rimasto indubitabilmente il più famoso della coppia italo-americana, grazie a un motivetto molto semplice ma anche orecchiabile e alla bella sintonia che allora si registrava tra i due.

Avrebbero partecipato ad altri quattro Sanremo, vincendo l’edizione del 1984 – a parziale compensazione di questo secondo posto – con Ci sarà.

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4. Luis Miguel – Noi ragazzi di oggi

Rimaniamo negli anni ’80, ma stavolta piazzandoci alla metà esatta del decennio, quando l’influenza della discomusic di fine anni ’70 aveva ormai ceduto il passo da un lato alla new wave, dall’altro alle boy band.

Il Festival del 1985 infatti fu musicalmente meno intenso di altri, soprattutto perché i cantanti si esibirono tutti in playback e mancò di conseguenza del tutto l’orchestra a cui oggigiorno siamo più che abituati.

Il Festival delle rivalità

Ma fu comunque un Festival che fece scalpore perché ospitò i due gruppi “rivali” del momento, cioè gli Spandau Ballet e, in un’esibizione accompagnata da scene di isteria collettiva delle fan, i Duran Duran allora all’apice della loro popolarità (avevano appena pubblicato il singolo Wild Boys e l’album live Arena).

Il concorso presentava nomi di tutto rispetto. C’era ad esempio un Eros Ramazzotti giovanissimo che l’anno prima aveva vinto tra i giovani con Terra promessa e l’anno successivo avrebbe trionfato con Adesso tu, ma in questa edizione si piazzò solo sesto con Una storia importante, che comunque sarebbe poi andata benissimo nelle vendite.

Inoltre c’era Zucchero con Donne; c’erano i New Trolls con una canzone scritta con Fabrizio De André (e tra le nuove proposte faceva il suo esordio il figlio Cristiano). C’erano Eugenio Finardi, Ivan Graziani, il Banco del Mutuo Soccorso, Anna Oxa con una canzone scritta da Roberto Vecchioni e altri ancora.

Battuto nel 1985 da Se m’innamoro dei Ricchi e Poveri

Luis Miguel sulla copertina di una rivista per ragazze ai tempi della sua partecipazione a SanremoA vincere furono i Ricchi e Poveri con Se m’innamoro, una vittoria attesa da tempo. Il botto nei negozi di dischi lo fece però Noi ragazzi di oggi, canzone scritta anche da Toto Cutugno e cantata dall’adolescente messicano Luis Miguel5, neppure quindicenne e giunto a Sanremo da sconosciuto nonostante una fama di star in madrepatria.

La canzone presentava un testo che definire semplice è forse poco, condito qua e là da qualche luogo comune e da qualche slancio vitalistico sulla gioventù, ma che si appoggiava su una melodia pop dal sapore latino che veniva enfatizzata dalla veemenza di Miguel, capace di conquistarsi anche un discreto numero di fan per la sua bellezza ancora acerba.

Da allora, il messicano non ha più concentrato le sue forze sull’Italia, orientandosi invece al Sudamerica e, soprattutto, a sfornare dischi in spagnolo per il mercato statunitense.

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5. Elio e le storie tese – La terra dei cachi

Se c’è un ingiusto secondo posto nella storia del Festival di Sanremo, è sicuramente quello conseguito da Elio e le storie tese nel 1996, quando la loro celeberrima La terra dei cachi6 fu superata da Vorrei incontrarti fra cent’anni di Ron e Tosca.

Cominciamo dall’inizio. A metà anni ’90 Elio e il suo gruppo erano ormai una realtà consolidata nel panorama della musica ascoltata dai giovani, grazie anche – oltre che ai buoni dischi – ad alcune partecipazioni televisive soprattutto in programmi della Gialappa’s Band.

Mancava però il salto di qualità per farsi conoscere dal grande pubblico, e la band decise quindi di provare a partecipare a Sanremo, per la verità senza grandi aspettative.

La loro canzone, orecchiabile e sarcastica, e soprattutto i loro inaspettati colpi di scena sul palco ne fecero però l’assoluta rivelazione della manifestazione, rendendoli all’improvviso i favoriti.

Battuti nel 1996 da Vorrei incontrarti fra cent’anni di Ron e Tosca

Furono battuti, di pochi voti, da Ron, ma da allora circolano voci di brogli su quella votazione da parte di Pippo Baudo (presentatore e direttore artistico dell’evento).

Queste voci furono alimentate da un lato dal fatto che Striscia la notizia annunciò in anticipo il nome del vincitore – nascondendolo all’interno di un gioco di parole spiegato poi il lunedì successivo – e dall’altro da successive indagini delle forze dell’ordine che però non hanno portato negli anni a nessuna conclusione.

Elio e le storie tese a Sanremo nel 1996Ad ogni modo la band milanese, che ancora oggi ironizza sull’accaduto, fu la vincitrice morale del Festival, tanto che le esibizioni in cui Elio cantava con un braccio finto, in cui lui e la band compressero tutta la canzone in meno di un minuto e soprattutto quella finale in cui si vestirono con abiti e pelle argentata alla maniera dei Rockets sono ancora oggi impresse nella memoria.

Al di là di questo, l’edizione del ’96 fu superlativa soprattutto per gli ospiti stranieri più che per i partecipanti al concorso. Sul palco dell’Ariston arrivarono artisti del calibro di Bruce Springsteen, di una giovane Alanis Morissette, di Bon Jovi, dei Cranberries e dei Blur, oltre alle due boy band rivali dell’epoca, i Take That e gli East 17.

Note e approfondimenti

  • 1 Quella famosa esibizione può essere rivista qui.
  • 2 Assieme a Gene Pitney, che la registrò pure in varie lingue straniere, perché ancora vigeva la regola della doppia interpretazione.
  • 3 Mantenne quel taglio a lungo, come si può vedere ad esempio qui, mentre la canta all’interno del musicarello Nessuno mi può giudicare, interamente dedicato a lei.
  • 4 Potete rivedere la loro esibizione cliccando qui.
  • 5 Lo potete rivedere qui.
  • 6 Qui trovate il videoclip di allora, con la partecipazione speciale di Raoul Casadei.

 

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