Cinque serie tv da vedere tra quelle in onda nel 2014

Le migliori serie tv del 2014

Negli ultimi anni le serie tv hanno iniziato a diventare una parte importante delle nostre vite; un tempo erano solo elementi di contorno, guardate distrattamente mentre si preparava la cena o quando si era malati e costretti a casa, ma a partire dalla fine degli anni ’90 hanno guadagnato sempre più spazio nel nostro immaginario, parallelamente al loro miglioramento artistico.

Mentre una volta li citavamo solo per sfruttarne qualche tormentone, o per ridere della loro ingenuità, oggi i telefilm sono così diventati un elemento che ci dà da pensare, che ci fa schierare in diverse fazioni (pro o contro un certo personaggio, pro o contro una certa teoria che spieghi gli eventi della serie, pro o contro un certo sviluppo della trama), ci fa discutere sui social network o nelle cene a casa di amici. Le serie tv, per dirla in parole povere, hanno sempre più preso il posto dei film (e dei libri) nella loro capacità di mobilitarci.

Rivaleggiare coi film, e vincere

Anche l’annata (solare) che si sta concludendo in queste settimane dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che tutta questa attenzione che dedichiamo ai serial non è immeritata, che queste fiction sono sempre più prodotti d’eccellenza, in grado di rivaleggiare con – e in certi casi battere – i migliori film dell’anno.

Abbiamo perciò scelto cinque serie che sono andate in onda quest’anno sugli schermi italiani e che, ci sembra, si ergano al di sopra delle altre per la qualità dei loro interpreti e artisti e per la capacità di coinvolgerci, anche portando delle innovazioni all’interno di un sistema sempre più collaudato. Se, com’è comunque logico, pensate però che qualcosa di rilevante sia rimasto tagliato fuori, proponetelo nei commenti.

 

True Detective

La prima stagione della serie HBO

L’evento dell’anno, in America come – nel suo piccolo – anche in Italia, è stato probabilmente True Detective, la serie HBO creata da Nic Pizzolatto (romanziere alla prima esperienza in tv) e interpretata, almeno per la prima stagione, da Matthew McConaughey e Woody Harrelson.

Ambientata tra il 1995 e il 2012, la serie ricostruisce in maniera realistica e dura le indagini di due detective, l’esperto Marty e il neo-arrivato Rust, riguardo all’omicidio apparentemente rituale di una prostituta in una zona della Louisiana; le indagini, però, si mescolano ai caratteri molto particolari dei due detective e alla riapertura del caso nel 2012, con un perenne passaggio dal passato al presente, in un mosaico di indizi che si vanno via via a comporre e a rivelare la soluzione del giallo.

La serie più amata quest’anno dalla critica

Lo show ha ricevuto numerosissimi premi (5 Emmy, almeno tre riconoscimenti nei vari premi della critica americana e altro ancora) e il plauso pressoché universale dei giornalisti televisivi, oltre a far registrare dati d’ascolto molto importanti e da record per HBO, che durante la messa in onda del season finale ha visto saltare i propri server per l’incredibile numero di accessi al servizio di streaming.

In Italia le 8 puntate della prima stagione sono state mandate in onda, dal 3 al 24 ottobre scorsi, da Sky Atlantic, il nuovo canale di Sky riservato alle migliori produzioni americane (e difatti ne parleremo ancora in questa cinquina); gli ascolti sono stati buoni soprattutto nei primi episodi, ma sono calati parecchio già dalle serate successive, a causa anche di una certa complessità e lentezza della trama, necessaria a creare la particolare atmosfera della serie ma forse non adatta a tutti i palati.

 

Silicon Valley

La prima stagione della sitcom sulle start-up

Sempre targata Sky Atlantic e HBO è anche la seconda serie che abbiamo scelto, che presenta però un tono generale completamente diverso rispetto a True Detective: stiamo parlando di Silicon Valley, una commedia intelligente e innovativa formata anch’essa da solo 8 episodi nella prima stagione e trasmessa nel nostro paese proprio in queste settimane (l’episodio finale andrà in onda tra pochi giorni, a Santo Stefano).

Lo spunto di partenza è quello di seguire le vite di alcuni programmatori che lavorano, appunto, nella Silicon Valley: in particolare il protagonista è Richard, un talentuoso informatico che si trova all’interno di un incubatore in cui può sviluppare i suoi progetti. Il suo software è chiamato Pied Piper ed è una piattaforma musicale che dovrebbe consentire ai musicisti di controllare che le loro canzoni non siano plagi di altri autori, ma che dal punto di vista commerciale è sostanzialmente un fiasco, sia perché poco utile, sia perché esteticamente non accattivante.

Il dilemma del programmatore di successo

A cambiare la vita di Richard è però la scoperta che un algoritmo utilizzato all’interno del programma è sostanzialmente rivoluzionario, perché consente di comprimere qualsiasi tipo di file in una maniera molto più efficace di quanto non si possa fare con gli algoritmi già esistenti: questo lo catapulta improvvisamente davanti a una scelta clamorosa, cioè quella di accettare i 10 milioni di dollari che gli vengono offerti e farsi da parte, col rischio però che il suo algoritmo possa fruttare anche molti più soldi, oppure tentare di sfruttarlo da solo, fondando un’azienda che però potrebbe anche non avere alcuna fortuna.

Creata da Mike Judge (già creatore delle serie animate di culto Beavis and Butt-Head e King of the Hill), John Altschuler e Dave Krinsky sulla base di alcuni ricordi giovanili di Judge, che appena laureato aveva lavorato un po’ nella Silicon Valley, la serie ha conquistato cinque nomination agli Emmy, ma si è vista superare perlopiù da Modern Family, già arrivata alla sesta stagione.

 

Orange Is the New Black

La prima e la seconda annata della serie on demand di Netflix

Orange Is the New Black aveva fatto parlare molto di sé già l’anno scorso, nel 2013, quando assieme a House of Cards era stata una delle capofila del nuovo corso di Netflix, che da servizio di noleggio anche postale di DVD e videogiochi si stava evolvendo in una sorta di canale televisivo on demand in streaming, capace di produrre anche serie nuove e qualitativamente molto interessanti. In Italia, però, Orange Is the New Black è arrivata solo quest’anno, tradotta e doppiata da Mya, che ha trasmesso i 13 episodi della prima stagione tra settembre e novembre e ora si è già lanciata sulla seconda annata, la cui trasmissione si è conclusa qualche giorno fa, il 16 dicembre.

Al centro della vicenda narrata c’è Piper Chapman, una donna proveniente dal Connecticut che viene condannata a scontare quindici mesi in carcere per aver trasportato una valigia piena di soldi derivanti dal traffico di droga per conto della sua ex amante, Alex Vause; qui dovrà cercare di comprendere le regole della vita carceraria, abituandosi a una dimensione che le è totalmente estranea ma anche fraternizzando con le altre compagne di prigionia o comunque cercando di sopravvivere alle più aggressive di esse.

Dalla creatrice di Weeds

La serie annovera nel cast Taylor Schilling, già vista in Mercy, Laura Prepon, ex protagonista di That ’70s Show, e Jason Biggs, attore dei vari American Pie, ed è stata creata da Jenji Kohan, già autrice di vari episodi di Sex and the City, Will & Grace e Una mamma per amica e creatrice di Weeds, telefilm anch’esso a metà via tra il dramma e la commedia su una donna che vive al limite della legalità.

Se già la prima stagione aveva posto delle premesse più che interessanti, con la seconda serie di episodi la qualità dello show è però ulteriormente cresciuta, guadagnando il consenso sia dei critici che degli spettatori americani ed italiani. La serie si è così aggiudicata, quest’anno, tre Emmy e vari riconoscimenti nei festival del settore.

 

Il trono di spade

La quarta stagione della saga fantasy di Martin

L’unica serie che abbiamo inserito nella cinquina dell’anno scorso e che ritorna in classifica anche quest’anno, confermandosi inamovibile ai vertici della tv internazionale, è Il trono di spade, altra produzione HBO tratta dalle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin.

Lanciato nel 2011, lo show è giunto alla quarta stagione sia negli Stati Uniti, dove ha esordito in aprile, che in Italia, dove, per bloccare gli scaricamenti illegali, è stata trasmessa a pochissimi giorni di distanza (una decina di giorni all’inizio, solo cinque per il finale) dall’originale da Sky Atlantic, dopo che le prime tre annate erano state mandate in onda da Sky Cinema 1 all’interno, appunto, del pacchetto cinema della pay tv satellitare.

Trono di Spade Stagioni 1-8
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I nuovi attori e personaggi

Come al solito la nuova serie ha visto l’ingresso nel cast di numerosi attori: tra questi si segnalano Pedro Pascal, cileno già visto in GracelandThe Mentalist, Mark Gatiss, comico britannico che ha collaborato anche alle sceneggiature di Doctor WhoSherlock, Indira Varma, già ammirata in Roma, e Michiel Huisman, olandese protagonista di Nashville; la storia, invece, è stata basata sul finale del romanzo Tempesta di spade e su alcune sezioni di Il banchetto dei corviDance with Dragons, che verranno comunque approfonditi e completati nella nuova stagione in partenza l’anno prossimo.

Infine due parole sui luoghi delle riprese, che rivestono sempre un ruolo importante in una saga del genere, e sugli ascolti: sono state riutilizzate alcune location comuni alle stagioni precedenti, come l’Irlanda – in particolare le contee di Down e Antrim – e Dubrovnik, in Croazia, ma sempre in Croazia la troupe si è questa volta spostata anche a Spalato (nel Palazzo di Diocleziano e nella Fortezza Klis) e nelle montagne Mosor e Baska Voda; gli ascolti hanno invece segnato in America un’ulteriore crescita rispetto alle già ottime annate precedenti, con risultati del 50% superiori anche alla terza stagione, mentre in Italia la tendenza è stata opposta, con la quarta stagione che, complice forse anche il cambio di canale, è risultata alla fine la meno vista della storia dello show, con ascolti quasi dimezzati rispetto all’anno scorso.

 

The Good Wife

La quinta stagione dello show con Julianna Margulies

Concludiamo con The Good Wife, l’unica serie della nostra selezione prodotta da un canale televisivo tradizionale come la CBS e non presentata da una tv via cavo o on demand, caratteristiche che si ritrova pure in Italia, dove è andata in onda in prima tv su Raidue in due tranche, prima da febbraio a maggio e poi da novembre a queste stesse settimane.

La serie, prodotta da Ridley e Tony Scott e creata da Robert e Michelle King, è sempre stata di buon livello, ma solo quest’anno ha fatto decisamente il salto di qualità, segnalandosi come una delle migliori disponibili in chiaro; una crescita che è stata notata anche dalla critica americana, tanto che in certi premi The Good Wife ha battuto l’acclamata serie finale di Breaking Bad, che abbiamo inserito l’anno scorso nella nostra classifica.

L’episodio della svolta

In particolare il punto di svolta è stato probabilmente il quinto episodio, Rivelazione (in originale: Hitting the Fan), in cui il piano di Alicia e Cary di lasciare lo studio è stato scoperto da Diane e rivelato a Will, con il conseguente licenziamento dei due e una battaglia a strapparsi l’uno con l’altro i clienti principali; anche il finale di stagione, che vedremo sui nostri schermi solo a gennaio, a giudicare dagli articoli scritti in America si prospetta però molto interessante e memorabile.

In generale, la serie trova la sua forza prima di tutto nell’interpretazione della protagonista, Julianna Margulies, già una delle colonne del cast di E.R. negli anni ’90 (grazie al quale conquistò un Emmy) e ora star affermata con altri due Emmy nel cassetto e l’agognato Golden Globe portato a casa nel 2010 (ma è stata nominata anche per il 2015); accanto a lei il bravo Matt Czuchry, già visto in Una mamma per amica, e Archie Panjabi, anch’essa premiata con un Emmy, oltre ai veterani Chris Noth e Christine Baranski.

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