Cinque significativi aforismi sui limiti

Gli steccati sono solo limiti da superare, almeno a giudicare da alcuni aforismi

 
Ognuno di noi nella sua vita deve fare i conti con dei limiti. Il limite degli anni che ci è concesso di vivere, il limite delle speranze che possiamo tramutare in realtà, il limite delle cose che possiamo fare in una giornata, i limiti del nostro corpo. Il finito è, sotto diversi punti di vista, il tratto caratterizzante della nostra esistenza: siamo finiti e limitati in ogni cosa che facciamo, e questo potrebbe certamente abbatterci.

I limiti, però, come tutti i difetti e le imperfezioni del nostro essere possono anche rappresentare una possibilità. La loro stessa natura, infatti, ci spinge a tentare di superarli, a spostarli un po’ più in là, convinti che siano delle realtà non statiche, ma che noi in qualche modo possiamo influenzare.

La volontà che si impone sui limiti

Se tutto questo è vero, allora è anche vero che la nostra volontà può avere un certo impatto su quelli che sono i nostri limiti fisici, mentali, psicologici. Non potranno certo cancellarli o annullarli, ma potranno modificarli almeno in parte; e la storia delle vicende umane è infatti piena di persone che sono riuscite ad andare oltre a quello che la natura sembrava aver donato loro.

In questo senso, particolarmente significative possono essere anche delle frasi o degli aforismi che ci invogliano a far di più, a superare quelli che riteniamo essere i nostri limiti. Tutti i più grandi pensatori – dai filosofi agli scienziati – hanno voluto dir la loro su questo tema. Noi però ne abbiamo scelti cinque che ci sembrano più significativi. Eccoli.


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I limiti e le paure sono solo illusioni

La mentalità ipercompetitiva di Michael Jordan

I limiti sono particolarmente importanti nello sport. Anzi, nelle competizioni la cosa veramente importante è quanto si riesce a superare i propri limiti, quanto si riesce a spostare più in là l’asticella del proprio record personale. Pensate a un atleta: ha un tempo da battere e, quando inizia ad allenarsi, è convinto di aver già dato tutto. Con gli anni, però, vede i suoi tempi migliorare, le sue distanze aumentare, e capisce che ha almeno in parte il potere di migliorare i dati che lo rappresentano.

Un atleta che di limiti ne aveva pochi

Tra tutti gli atleti, quello che forse più degli altri è diventato nell’era moderna il simbolo del limite da superare è stato Michael Jordan. Il noto giocatore di pallacanestro era un buon atleta fin dai tempi del college, ma nessuno si aspettava che sarebbe diventato il fenomeno planetario che è poi stato. Nessuno si aspettava che le sue doti atletiche si sarebbero sviluppate in quel modo, ma ancora meno persone immaginavano che le sue doti mentali avrebbero tenuto lo stesso passo.

In questo senso, è significativo e celebre il discorso che Jordan ha tenuto in occasione della sua introduzione nella Hall of Fame del basket americano. Lì, oltre a togliersi parecchi sassolini dalle scarpe, ha mostrato quanto fosse ancora competitivo, nonostante non calcasse più il parquet da vari anni. E ha chiuso il discorso “minacciando”, in un certo senso, di poter tornare in campo.

Mai dire mai, perché i limiti, come le paure, sono spesso solo un’illusione.
(Michael Jordan)

 

L’idea del limite come forma di controllo

L’analisi di Paolo Crepet

Paolo Crepet è uno psichiatra e sociologo che molti di voi conosceranno per via delle sue frequenti apparizioni televisive. Celebri sono le sue indagini sul rapporto tra genitori e figli e sull’incomprensione che lo caratterizza, specie in questi tempi moderni. Ma Crepet non si è occupato solo di questo.

La frase che riportiamo si inserisce all’interno della sua analisi sull’educazione e sulla pedagogia, sottolineando però il lato peggiore dell’idea del limite. Il limite è infatti per lui un elemento che è stato costruito quasi ad arte per frustrarci, per portarci a vivere una vita di mortificazioni. Non che le ambizioni si possano sempre realizzare, ma il calcare troppo la mano sulla loro inconsistenza finisce per farci rinunciare a priori ad ogni nostro sogno e aspettativa, rendendoci delle persone a metà.

L’idea del limite – e la sua intriseca, purtroppo persuasiva, forza pedagogica – nasce per controllare le persone, per costringerle a crescere all’interno di uno steccato, a vivere mortificandosi: costituisce la via pedagogica alla frustrazione, un progressivo annientamento di aspettative e delle più elementari ambizioni esistenziali.
(Paolo Crepet)

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La lotta contro i propri limiti

La natura umana secondo Ignazio Silone

Non serviva, forse, Ignazio Silone per parlare della lotta come elemento costitutivo del nostro mondo e della natura umana. Lo dicevano già i primi filosofi, che vedevano il mondo come il frutto di un perenne conflitto tra contrari. E che alla base della vita ci fosse la lotta lo sosteneva Eraclito, uno dei più grandi filosofi dell’antichità.


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Pochi, però, hanno sottolineato come la vera lotta non sia tanto contro gli altri, quanto piuttosto contro se stessi. Questo, Silone – uno scrittore che di uomini e di sfide era abituato a parlare –, lo dice molto chiaramente. La vera natura umana non è in fondo la socialità o la brutalità, come hanno detto più volte i pensatori del passato. Alla base c’è il tentativo di superare i nostri limiti: è questo che ci rende davvero uomini.

L’uomo non esiste veramente che nella lotta contro i propri limiti.
(Ignazio Silone)

 

La stupidità non ha limiti

L’aforisma (forse apocrifo) di Albert Einstein

Albert Einstein è in un certo senso il Jim Morrison della scienza. O l’Oscar Wilde del Novecento. Non tanto per gli esiti delle sue ricerche, che sono molto distanti dal rock di Morrison e dalla letteratura di Wilde, quanto per il fatto che gli vengono attribuite le frasi più fantasiose. Qualsiasi sia il detto, se riguarda l’intelligenza o l’universo deve essere stato pronunciato per forza da Einstein.

Lo stesso aforisma che vi proponiamo oggi non è in realtà una frase originale di Einstein, ma una sorta di rielaborazione di una sentenza che gli viene spesso attribuita. Una frase che non si ritrova nelle interviste a stampa o nei suoi libri, ma che alcuni testimoni narrano avesse in qualche modo pronunciato. E, visto che è un aforisma particolarmente bello e significativo, ci sembra valga la pena citarlo, anche se forse non è davvero di Einstein.

La differenza tra il genio e la stupidità è che il genio ha dei limiti.
(Albert Einstein)

 

I limiti del mio mondo

Il Wittgenstein del Tractatus logico-philosophicus

Abbiamo citato più volte i filosofi nel corso del nostro articolo, ma abbiamo finito per riportare solo frasi di psichiatri, sportivi, scienziati e scrittori, non dando il dovuto spazio agli eredi di Platone e Aristotele. Eppure, di filosofi che si sono occupati dei limiti umani ce ne sono molti. A noi piace ricordarne uno in particolare: l’austriaco Ludwig Wittgenstein.

Personaggio piuttosto strano ma geniale, Wittgenstein è considerato il più grande logico del Novecento. La sua opera fondamentale – nonché l’unica di carattere filosofico pubblicata in vita – è il Tractatus logico-philosophicus, un testo in cui cerca di risolvere i problemi attraverso il linguaggio. E lo fa perché è convinto perché il nostro mondo, cioè la nostra realtà, sia configurabile solo attraverso il linguaggio. I limiti dell’uno e dell’altro, perciò, finiscono per coincidere.

I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo.
(Ludwig Wittgenstein)

 

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