Sì, è vero: i gatti tempestano i nostri social network. Li troviamo su Facebook, li troviamo su Instagram, li troviamo su YouTube. Sono ovunque, e anche il più scatenato amante dei felini può, ad un certo punto, provare una certa noia. Ma il proliferare di immagini di gatti non deve stupire: da sempre questi animali domestici hanno stimolato la fantasia dei popoli. Che, non a caso, li rappresentano dall’alba dei tempi, in forme più o meno divertenti e riuscite.

Animali che hanno molto da dire

Nobili e furbi, simpatici ma anche un po’ arroganti, i gatti hanno d’altra parte molto da dire. Tra gli animali domestici, sono sicuramente i più indipendenti e imprevedibili, da un certo punto di vista anche quelli più interessanti. Sono capaci di momenti di dolcezza ma anche di cacciare, sanno essere buffi e avventurosi, sembrano amarti ma anche odiarti. Insomma, hanno una complessità che li rende protagonisti perfetti per qualsiasi storia.

Oggi, non a caso, ci occupiamo di loro proprio in questo senso. Abbiamo scelto infatti cinque gatti che sono stati celebri protagonisti di altrettanti cartoni animati. Come vedrete, si tratta di felini entrati nell’immaginario collettivo e che tutti conoscete. Ci siamo infatti orientati verso i più significativi e popolari.

Vogliamo però riservare almeno una veloce menzione a quelli che sono rimasti fuori dalla lista. Si tratta di gatti “storici” come il Pietro Gambadilegno della Disney. O recenti, come l’Oggy che combatte contro gli scarafaggi. Ma ci sarebbero anche Doraemon, Jibanyan, Il gatto con gli stivali, Birba e molti altri. Insomma, basta davvero accendere la TV per trovarne. Ma ora procediamo con i cinque che abbiamo scelto.

 

Tom di Tom & Jerry

Il gatto più famoso del cinema e della TV

Tom, instancabile inseguitore di JerryA nostro parere, non c’è dubbio su quale sia il gatto più famoso dei cartoni animati. Si tratta di Tom, o per meglio dire Tom Cat, protagonista assieme al rivale Jerry Mouse della fortunatissima serie Tom & Jerry. Tom è un gatto antropomorfo, dal pelo corto blu o grigio a seconda delle serie. È piuttosto crudele ed egoista, anche se negli anni ha addolcito il suo carattere. Tranne in alcune rare eccezioni, non parla mai.

Creato nel 1940 da William Hanna e Joseph Barbera, divenne subito il protagonista di una serie di cartoni cinematografici belli e controversi. Nelle loro avventure, il gatto e il topo se le davano infatti di santa ragione, arrivando spesso vicini ad ammazzarsi. D’altra parte, la serie di Grattachecca & Fichetto all’interno de I Simpson è proprio una evidente parodia dei cartoni di Hanna e Barbera e della loro violenza forse eccessiva.


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I quei primi cartoni, vincitori pure di qualche Oscar, Tom se la doveva vedere con Jerry ma anche con altri personaggi. Comparivano infatti il bulldog Spike, il piccolo topo grigio Nibbles e il gatto nero Butch, spesso intento a rivaleggiare con lo stesso Tom. Inoltre, il gatto doveva spesso fare i conti con Mammy “Due Scarpe”, la padrona di colore, che non si vedeva mai in faccia ma che veniva spesso rappresentata, in quegli anni ’40, sulla base di stereotipi razzisti.

Dopo la chiusura degli studios MGM nel 1957, il personaggio fu preso in mano da diversi animatori, come il cecoslovacco Gene Deitch e il padre di Wile E. Coyote e Beep Beep, Chuck Jones. A partire dagli anni ’70 Tom e Jerry divennero poi protagonisti di nuove serie in TV, a volte prodotte anche da Hanna & Barbera. Negli anni ’90 sono poi arrivati i film, sia per il cinema che per il mercato del direct-to-video.

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Garfield di Garfield

Pigrizia e fame

Garfield, gatto fannullone dei fumetti, dei cartoni animati e dei filmSe Tom è l’emblema del gatto che vuole mangiarsi il topo, Garfield è invece il simbolo del gatto che vuole mangiare qualsiasi cosa. Con una certa preferenza per le lasagne. Creato nel 1978 dal fumettista Jim Davis, ebbe fin da subito uno straordinario e inatteso successo. Fino a quel momento, infatti, i fumetti rappresentavano molto più volentieri i cani. L’unico antecedente “gattesco” era Isidoro (in inglese, Heathcliff), lanciato pochi anni prima. E fu forse anche per questo, per la novità che rappresentava, che Davis riuscì a farsi pubblicare.

Garfield è un gatto soriano indolente, pigro, che odia i lunedì e le diete. Vive con un padrone, Jon, che tenta di renderlo più attivo e dinamico ma viene spesso guardato dall’animale come un illuso o uno sciocco. Inoltre in casa c’è anche un cane, Odie, con cui però il rapporto è tutt’altro che conflittuale. Garfield, al massimo, gli gioca degli scherzi, mostrandone la stupidità ma anche la gentilezza.

Un merchandising ricchissimo

Il personaggio è estremamente popolare, tanto che la sua striscia è attualmente la più pubblicata al mondo. Le stime dicono che il gatto di Davis, solo tramite il merchandising, frutti ogni anno quasi 1 miliardo di dollari. D’altronde, l’animale arancione è comparso in vari medium oltre all’originale striscia a fumetti. In TV, ad esempio, è arrivato già nel 1980, comparendo in vari special.

Nel 1988 è poi arrivata un’intera serie, Garfield e i suoi amici, trasmessa fino al 1994 dalla CBS. Vent’anni dopo è stata la volta di The Garfield Show, animata al computer, che cavalcava l’onda del successo del primo lungometraggio (in live action) dedicato al personaggio. Nel 2004, infatti, era intanto uscito Garfield – Il film, doppiato in originale da Bill Murray e in italiano da Fiorello. A questo sono seguiti un Garfield 2 e vari film d’animazione.

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Gatto Silvestro dei Looney Tunes

A caccia di Titti e di Speedy Gonzales

Silvestro e TittiRicordate la frase: «Mi è semblato di vedele un gatto»? È una delle più famose del mondo dei cartoni animati e riguarda, appunto, un gatto. La pronuncia abitualmente Titti, canarino giallo a cui dà la caccia un bel felino di nome Silvestro.

Creato nel 1945 dall’animatore Friz Freleng, Silvestro è un grosso gatto nero ma con ventre, zampe e punta della coda bianche. Il naso è invece rosso. Famelico e con un difetto di pronuncia per quanto riguarda la “s”, ha spesso scatenato la sua furia anche contro Speedy Gonzales, topo inafferrabile. Silvestro e tutti questi altri personaggi fanno parte del gruppo dei Looney Tunes, gli animali antropomorfi che la Warner Bros contrapponeva a quelli della Disney.


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I colleghi di Silvestro sono infatti tutti piuttosto noti. In varie occasioni ha anche interagito con loro in cortometraggi appositi. Si tratta ad esempio di Daffy Duck, di Porky Pig, di Bugs Bunny, di Taddeo, di Wile E. Coyote e tanti altri. Tra tutti, un posto di rilievo lo merita però la Nonna (Granny, in inglese), anziana signora padrona sia di Silvestro che di Titti. Apparentemente svampita, è in realtà più presente di quanto si creda. In alcune serie, anzi, ha manifestato anche inaspettate doti deduttive.

Dopo il successo dei cartoon cinematografici, Silvestro è comparso nei fumetti e perfino nei caroselli (con spot prodotti negli anni ’60 in Italia). Infine, tutta la banda è passata in TV, con serie come I misteri di Silvestro e Titti, Baby Looney Tunes e The Looney Tunes Show. Bisogna ricordare, infine, anche i film. La svolta arrivò nel 1996 con Space Jam, con Michael Jordan. Poi sono giunti Titti turista tuttofare, Looney Tunes: Back in Action ed altri lungometraggi.

 

Lo Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie

Infido e sfuggente

Lo Stregatto nell'Alice nel Paese delle Meraviglie della DisneyAbbiamo visto gatti della MGM e della Warner Bros (oltre che dei fumetti), ed è ora giunto il momento di passare a quelli disneyani. La casa di produzione californiana ha infatti, come ben sapete, basato la sua fortuna proprio sugli animali antropomorfi. Tra tutti, però, i gatti sono sempre stati abbastanza trascurati. D’altronde, Topolino – il capofila del gruppo – è un topo, e non poteva certo avere un gatto per amico.

L’unico felino di rilievo tra i personaggi classici della banda Disney è infatti il già citato Pietro Gambadilegno, l’acerrimo rivale di Topolino. Un personaggio i cui contorni si sono notevolmente raddolciti negli ultimi anni, ma che rimane pur sempre un antagonista. Per trovare invece dei gatti a loro modo simpatici bisogna spostarsi altrove. E cioè sui lungometraggi animati.

Creato da Lewis Carroll

Qui i gatti hanno avuto, in alcuni casi, sorte migliore. Pensate a Figaro, il simpatico compagno di Pinocchio. O allo Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie, che non è amichevole ma ha un innegabile fascino. Il personaggio fu creato da Lewis Carroll e compare in tutte le trasposizioni del suo Alice. L’aspetto allucinato e psichedelico, però, deriva dalla Disney, che ne esaltò così le caratteristiche originarie.

Compare nel film disneyano del 1951, divertendosi a prendere in giro Alice, rendendosi anche invisibile e dislocando la sua testa dal resto del corpo. È apparso poi in vari film live-action, sempre disneyani, come Alice nel Paese delle Meraviglie del 1999 (dove venne interpretato da Whoopi Goldberg) e nella recente versione di Tim Burton.

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Romeo de Gli Aristogatti

Er mejo der Colosseo

Romeo, er mejo der ColosseoL’altro grande gatto disneyano è Romeo, coprotagonista de Gli Aristogatti. Il film, diretto da Wolfgang Reitherman nel 1970, si concentra proprio su una serie di mici, alcuni più aristocratici ed altri “popolani”.

Al primo gruppo appartengono Duchessa e i suoi tre cuccioli Minou, Matisse e Bizet. Nel secondo rientra invece Romeo, gatto randagio che soccorre gli altri quattro una volta che vengono abbandonati dal vile maggiordomo Edgar. In originale, quest’ultimo felino si chiamava Thomas O’Malley e veniva dall’Irlanda. Nell’edizione italiana, visto che non si sarebbero compresi i riferimenti alla rudezza degli irlandesi, si è deciso di trasformarlo appunto in Romeo e di spostarne l’origine a Roma.

Il doppiaggio di Montagnani

Invece di presentarsi come “The Alley Cat”, cioè il “gatto di strada”, Romeo si annunciava così come “Er mejo der Colosseo”. A doppiarlo in maniera memorabile in Italia fu Renzo Montagnani, attore spesso sottovalutato per via di una carriera in cui – per pagare le spese mediche per il figlio – accettò spesso parti in film di infima qualità. Eccellente come doppiatore, Montagnani mise qui da parte il suo accento toscano per abbracciare quello romano, e l’operazione riuscì perfettamente.

In Gli Aristogatti, comunque, i gatti memorabili erano molti. Oltre a quelli già citati, bisogna menzionare Scat Cat e la sua banda, tutti jazzisti: c’erano il cinese Shun Gon, l’inglese Hit Cat, l’italiano Peppo e il russo Billy Boss. Da notare, infine, che anche qui c’era un topo, Groviera. Un topo ben rispettato dai gatti nobili, ma che rischiava la pelle davanti a quelli di strada.

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