I cinque stadi più grandi d’Italia e la loro storia

L'esterno del San Nicola di Bari, stadio un po' datato ma tra i più belli e capienti del nostro paese (foto di Fabio Cianciola via Wikimedia Commons)
L'esterno del San Nicola di Bari, stadio un po' datato ma tra i più belli e capienti del nostro paese (foto di Fabio Cianciola via Wikimedia Commons)

Se siete appassionati di calcio, sicuramente amate anche i suoi templi, cioè gli stadi. Quando vi recate in vacanza all’estero subito vi informate sul percorso più veloce per raggiungerli, consultate gli orari dell’annesso museo, studiate il percorso dei tour guidati. Da Barcellona a Londra, da Monaco di Baviera a Parigi, ogni città ha uno stadio-simbolo e voi probabilmente lo conoscete.

E in Italia? Quali sono gli impianti più grandi del nostro paese? Quali quelli che hanno la storia più bella e lunga? In un momento in cui varie nostre società calcistiche sembrano destinate presto a cambiare proprietario e la nuova via sembra essere quella degli stadi di proprietà, conviene forse fare il punto sulla situazione. Ecco quindi i cinque stadi più grandi d’Italia, elenco accompagnato da un po’ di storia e curiosità.

 

Meazza di Milano

81.277 posti per Milan e Inter

Lo stadio Meazza o San Siro di Milano (foto di Jose Luis Hidalgo R. via Flickr)
Lo stadio Meazza o San Siro di Milano (foto di Jose Luis Hidalgo R. via Flickr)

Noto anche come Stadio San Siro, lo Stadio Giuseppe Meazza di Milano è il più capiente e importante complesso italiano. Forte di 81.277 posti complessivi, è soprannominato La Scala del calcio italiano e sorge in via dei Piccolomini, appunto nel quartiere di San Siro. È usato dal Milan fin dalla sua costruzione – fu proprio la squadra rossonera a volerlo – e dall’Inter solo dal dopoguerra. E il paradosso è che il presidente rossonero che ne promosse la costruzione fu Piero Pirelli, presidente di quella stessa società che oggi è fortemente legata all’Inter.

Inaugurato nel 1926, lo stadio era inizialmente di proprietà del Milan e ospitava circa 35mila persone. La prima partita vi si disputò il 19 settembre: era un’amichevole proprio tra le due squadre milanesi. Nel 1935 però i rossoneri lo cedettero al Comune, che nel giro di pochi anni lo ampliò, fino a farlo arrivare a 55.000 posti. Negli anni ’50 fu costruito poi il secondo anello, e nel 1962 la capienza, dopo aver toccato la cifra folle di 90.000 posti, si assestò a quota 85.000.


Leggi anche: Cinque cose da sapere sul nuovo stadio per Milan e Inter

L’intitolazione a Giuseppe Meazza arrivò nel 1980, cioè nell’anno successivo alla morte del famoso ex attaccante della Nazionale. L’arrivo dei seggiolini, poco dopo, ne ridusse la capienza, ma i lavori per Italia ’90 portano alla costruzione del terzo anello e a una nuova capienza di 85.700 posti tutti al coperto. Altri lavori di ammodernamento si sono susseguiti negli anni successivi.

Tra le partite più memorabili che qui si sono disputate, bisogna ricordare la semifinale dei Mondiali del ’34 (Italia-Austria 1-0), la finale di Coppa dei Campioni del 1965 (Inter-Benfica 1-0), la partita inaugurale del Mondiale ’90 (la sorprendente Argentina-Camerun 0-1) e le recenti finali di Champions (nel 2001 con la vittoria del Bayern e pochi giorni fa, nel 2016, con quella del Real Madrid). Inoltre dal 1980 l’impianto ospita in estate vari concerti rock. Celebri, in questo senso, quelli di Bob Marley del 1980, di Laura Pausini nel 2007 e le numerose esibizioni di Vasco Rossi.

 

Olimpico di Roma

Lo stadio della Roma e della Lazio

L'Olimpico di Roma (foto di Alexdevil via Wikimedia Commons)
L’Olimpico di Roma (foto di Alexdevil via Wikimedia Commons)

Anche l’Olimpico di Roma, il secondo stadio più capiente del nostro paese, ha un’origine che risale agli anni ’20. Nel 1927 presero infatti avvio i lavori per costruire un grande impianto sportivo in quello che doveva divenire il Foro Mussolini e che invece dopo la guerra fu ribattezzato Foro Italico. L’idea era quello di uno stadio per giochi di varia natura, ma nel 1932 era pronto solo il primo anello. Lo stadio fu inaugurato comunque col nome di Stadio dei Cipressi.

Pochi anni più tardi i lavori ripresero, ma il sopraggiungere della Seconda guerra mondiale non permise il completamento dell’impianto. Ci si rimise mano solo a partire dal 1950: tre anni più tardi lo stadio era ultimato. Poteva ospitare circa 100mila persone e per questo venne momentaneamente ribattezzato Stadio dei Centomila. Il nome fu poi cambiato in Olimpico in occasione dei Giochi del 1960, anche se l’eliminazione dei posti in piedi abbassò la capienza a circa 65mila posti.

I lavori per Italia ’90

Un imponente ammodernamento fu operato in vista dei Mondiali del ’90. Furono ristrutturate le tribune e fu aggiunta la copertura alle stesse, mentre le curve furono avvicinate al campo di gioco. La capienza salì così a quasi 83mila posti, ma si perse in parte quella magnifica integrazione tra stadio e ambiente circostante che si era ottenuta nei primi decenni di vita. Infine un’ultima risistemazione nel 2008 ha aumentato i comfort ma ridotto ulteriormente la capienza agli attuali 73.261 posti.

Tra gli eventi più importanti ospitati nella struttura bisogna ricordare le due finali dell’Europeo dl 1968 vinto dall’Italia, la finale di Italia ’90 tra Germania Ovest e Argentina e ben quattro finali di Coppa dei Campioni/Champions League (tra cui la tragica sconfitta casalinga della Roma col Liverpool nel 1984 e la vittoria della Juventus sull’Ajax nel 1996). Al di là del calcio, ha poi ospitato molte gare delle Olimpiadi di Roma, i Campionati di Atletica leggera europei del 1974 e mondiali del 1987 e, di recente, varie gare della Nazionale di rugby.

 

San Paolo di Napoli

60.000 posti in un impianto ormai storico

Lo Stadio San Paolo di Napoli (foto di C.R. via Wikimedia Commons)
Lo Stadio San Paolo di Napoli (foto di C.R. via Wikimedia Commons)

È terzo per capienza omologata, ma il San Paolo di Napoli, nella sua storia, ha spesso superato gli ingressi dell’Olimpico e perfino del Meazza. Stiamo parlando, però, di altri tempi: tempi in cui le procedure di sicurezza non erano tenute in conto come oggi e in cui il terzo anello non aveva ancora pienamente manifestato la sua pericolosità per le case del circondario.

Costruito lungo tutti gli anni ’50, lo stadio – che in principio doveva chiamarsi Del Sole, ma fu poi dedicato al santo che si diceva fosse passato per Fuorigrotta – fu inaugurato in due partite tra il dicembre 1959 e il gennaio 1960. In principio poteva ospitare 87.500 persone in piedi. Poi, con l’aggiunta dei seggiolini e i lavori di ammodernamento che si sono via via succeduti, la capienza è scesa agli attuali 60.240 posti a sedere.

Polemiche e condanne

Proprio i lavori svolti in occasione dei Mondiali del 1990 hanno suscitato negli anni molte polemiche, sia per la scarsa qualità del progetto e dei lavori eseguiti, sia per il sospetto di corruzione. Una sentenza definitiva è arrivata solo nel 2006, con qualche condanna che però non è stata comminata a causa dell’avvenuta prescrizione. Tra le partite più importanti che vi si sono giocate bisogna ricordare varie gare degli Europei del 1968 e 1980, ma soprattutto la semifinale di Italia ’90 contro l’Argentina di Maradona, persa dall’Italia ai rigori.

 

San Nicola di Bari

Progettato da Renzo Piano

L'esterno del San Nicola di Bari, stadio un po' datato ma tra i più belli e capienti del nostro paese (foto di Fabio Cianciola via Wikimedia Commons)
L’esterno del San Nicola di Bari, stadio un po’ datato ma tra i più belli e capienti del nostro paese (foto di Fabio Cianciola via Wikimedia Commons)

Gli stadi che abbiamo presentato finora sono stati progettati da una miriade di ingegneri e architetti, che spesso hanno rimaneggiato e corretto disegni altrui. Si tratta in molti casi di abili professionisti, che hanno saputo dare anche un’impronta in parte artistica alle loro creazioni, ma il cui nome non è praticamente mai emerso al di fuori del loro stretto ambito di competenza. Il San Nicola di Bari, invece, vanta un progettista di fama internazionale. A disegnarlo fu, infatti, Renzo Piano, ingaggiato per donare alla città un impianto in vista dei Mondiali di Italia ’90.

Il progetto dell’architetto genovese venne approvato nel 1987 ed era per l’epoca avveniristico. Lo stadio, a cui fu momentaneamente dato il soprannome di Astronave, prevedeva 45.000 posti tutti a sedere su due anelli, con una copertura e un impianto di illuminazione molto suggestivi. Varie modifiche portarono all’apertura dello Stadio (intitolato a San Nicola in seguito a un referendum su un quotidiano locale) nel giugno 1990, con 58.270 posti a sedere.


Leggi anche: I cinque stadi più grandi d’Europa, la loro storia e le partite che vi si giocano

Da allora l’impianto è stato usato per le partite del Bari e per alcune importanti gare internazionali. Tra queste, meritano sicuramente una menzione la finale per il terzo posto a Italia ’90 (con l’Italia vittoriosa sull’Inghilterra) e la finale di Coppa dei Campioni del 1991 tra Stella Rossa di Belgrado e Olympique Marsiglia. Oggi i fasti di un tempo però sembrano dimenticati: lo stadio ha infatti bisogno di grandi interventi di manutenzione che negli ultimi anni sono sempre stati rimandati.

 

Franchi di Firenze

Lo stadio a D

L'Artemio Franchi di Firenze, stadio della Fiorentina e quinto più capiente in Italia (foto di lauren via Flickr)
L’Artemio Franchi di Firenze, stadio della Fiorentina e quinto più capiente in Italia (foto di lauren via Flickr)

Concludiamo ritornando nell’Italia centrale e in particolare a Firenze, dove l’Artemio Franchi agguanta il quinto posto della graduatoria forte di 46.389 posti. Ma non sono solo i numeri a giocare dalla parte dello stadio della Fiorentina: l’impianto è uno dei più antichi e prestigiosi d’Italia, oltre che uno degli artisticamente più pregevoli. Il suo difetto è, semmai, di risultare oggi datato proprio per la sua concezione, con curve che non consentono una grande visuale, ammodernamenti resi difficili dal fatto di essere monumento nazionale, tribune non coperte e strutture poco agili.

Venne costruito tra il 1930 e il 1932 su progetto di vari ingegneri, tra i quali spiccava Pier Luigi Nervi, collaboratore anche di Le Corbusier e Louis Kahn. La pianta era a D perché doveva contenere una pista di atletica con un lungo rettilineo da 220 metri. Ovviamente, però, questa caratteristica fu identificata come un omaggio a Mussolini, il “dux”. D’altro canto, l’intero stadio fu inizialmente intitolato a Giovanni Berta, giovane fascista fiorentino ucciso nel 1921 durante gli scontri con i comunisti. Considerato uno degli stadi più belli dell’epoca, fu rinominato in Comunale nel dopoguerra.

Addio alla pista di atletica

La capienza ufficiale era di 45.000 spettatori, ma con l’aggiunta di numerose tribune di metallo aumentò così fino a 70.000 spettatori. Negli anni ’50, però, spesso venivano ammessi spettatori in soprannumero, tanto che nel 1957 il crollo di una balaustra fece sfiorare la tragedia. Questo portò a gestire con più attenzione gli ingressi, fino a che, sul finire degli anni ’80, si operò una grande ristrutturazione in vista dei Mondiali. Venne così tolta la pista di atletica, mentre nel 1993 arrivò l’intitolazione a Franchi, già dirigente della FIFA.

Prima di salutarci, volete però sapere chi si trova subito dietro a questi primi cinque stadi? Al sesto posto, con 41.475 posti a sedere, troviamo il primo stadio di proprietà, lo Juventus Stadium di Torino. Poi a sorpresa uno stadio in cui gioca una squadra primavera – il Della Vittoria di Bari –, il Bentegodi di Verona, il San Filippo di Messina, il Barbera di Palermo e il Dall’Ara di Bologna.

 

Segnala altri grandi stadi italiani nei commenti.