Guida agli stilisti italiani emergenti

 
Quando si parla di moda italiana, si pensa sempre ai soliti nomi. Nomi che anche noi abbiamo presentato più volte e che hanno fatto la fortuna del nostro design nel mondo, ma che ormai hanno una certa età. Anche Dolce e Gabbana, un tempo considerati i più giovani fashion designer italiani, vanno d’altronde verso i 60 anni.

La nuova generazione

Per fortuna, però, il nostro stile non è rimasto fermo ai nomi più affermati. Mentre questi continuano a mietere successi in tutto il mondo, alle loro spalle e, spesso, nelle loro aziende si è formata una nuova generazione di stilisti. Disegnatori che un po’ alla volta si sono fatti le ossa, hanno accumulato esperienza e si sono messi alla prova con linee diverse. Stilisti, insomma, che ormai sono pronti per il grande salto.

Purtroppo però i nomi di questi designer emergenti spesso rimangono confinati in ambiti ristretti. Sono noti e apprezzati dagli addetti ai lavori, ma non arrivano al grande pubblico. Per questo oggi abbiamo deciso di presentarvi cinque stilisti italiani emergenti che hanno ancora margine di crescita ma hanno già convinto la critica. Come noterete, sono tutti nati negli anni ’70 ed è quindi, decisamente, il loro momento. Eccoli.

 

Massimo Giorgetti

Da MSGM a Pucci

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Cominciamo da quello che, anche a livello internazionale, è considerato il volto nuovo della moda italiana. Massimo Giorgetti compie infatti quest’anno 40 anni, essendo nato a Rimini nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria si è spostato a Riccione, dove ha cominciato a lavorare per alcune boutique. A causa degli studi, il suo primo contatto con la moda è stato quindi prettamente commerciale. Questo, a suo stesso dire, gli ha consentito di tener sempre presente nel suo lavoro le esigenze del mercato.

Già dal 2004, comunque, è passato al lato creativo di questo lavoro. La prima svolta importante è giunta quattro anni più tardi, nel 2008, quando, in associazione col gruppo Paoloni, ha lanciato la propria etichetta, MSGM. Una sigla che si ispira al suo stesso nome, ovviamente, ma anche alle sue passioni. Come lui stesso spiega, al centro del suo lavoro c’è anche l’influenza indie, in particolare di gruppi come gli Strokes e gli MGMT.

Modernità e tradizione

Dal punto di vista del design, il suo tentativo è quello di coniugare l’arte contemporanea e i modi espressivi delle nuove generazioni con però anche la tradizione. Tra gli altri, afferma di ispirarsi in particolare a Yves Saint Laurent, Coco Chanel e Walter Albini. Questo ha reso, negli anni, il suo marchio uno dei più importanti della nuova moda italiana. E ora MSGM vale 45 milioni di dollari, con più di 600 punti vendita nel mondo.

Oltre a tenere in piedi il suo proficuo brand, recentemente Giorgetti è stato assunto come direttore creativo di Pucci. In questo modo ha sostituito Peter Dundas e le sue prime collezioni sono state salutate con grande interesse dal mondo della moda internazionale.

 

Stella Jean

Quando l’Italia incontra Haiti

Nella nostra lista, come noterete, c’è una sola donna. Ma è una donna che sa farsi valere. Si tratta infatti di Stella Jean, che già dal nome manifesta che nel suo background c’è una commistione di più culture. Nata a Roma nel 1979, la stilista è infatti figlia di padre italiano, Marcello Novarino, e di madre haitiana, Violette Jean, da cui ha preso il cognome. E l’unione di queste due tradizioni è alla base anche delle sue collezioni. Nelle sue creazioni, infatti, cerca di mescolare la tradizione sartoriale italiana alle suggestioni caraibiche.

Dopo aver studiato Scienze Politiche alla Sapienza, ha iniziato a lavorare come modella per Egon von Fürstenberg. In breve però ha compreso di avere del talento anche per disegnarli, i vestiti, ed ha provato a passare dall’altra parte della barricata. Così, nel 2011 è riuscita a farsi notare classificandosi seconda al concorso Who Is On Next indetto da Vogue.


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Da quel momento sono arrivate una serie di collaborazioni importanti. Il primo a darle fiducia è stato Giorgio Armani, di cui ancora oggi è considerata una pupilla. Poco dopo ha collaborato con Christian Louboutin per una collezione di scarpe. Nei mesi successivi sono arrivate mostre – anche al Victoria and Albert Museum di Londra – e kermesse che le hanno dato fama anche al di fuori dell’Italia. Lei comunque continua a vivere a Roma assieme ai due figli.

I suoi abiti, di cui qui sopra vedete un esempio, mettono insieme alta moda italiana e colori centroamericani, in un mix inedito ma molto apprezzato. Il tutto è motivato non solo da una scelta estetica, ma anche etica. L’obiettivo più volte dichiarato è quello di mantenere vive le tradizioni creole. Inoltre ha stretto accordi con varie imprese haitiane e centro-americane per supportare le imprese locali e soprattutto il lavoro femminile.

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Fausto Puglisi

Per un’Hollywood barocca

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È invece italiano di nascita ma statunitense d’adozione Fausto Puglisi, il terzo stilista emergente della nostra lista. Nato in Sicilia nel 1976, ha presto lasciato la sua Messina per formarsi oltre Oceano. Si è infatti fatto le ossa tra New York, il Texas e la California, prima collaborando con Patti Wilson, poi iniziando a lavorare con Maxfield.

Il trasferimento verso gli Stati Uniti è arrivato giovanissimo, nel 1999. In quel momento aveva però già maturato qualche esperienza nel settore, tanto da produrre una prima, piccola collezione proprio in Sicilia, con la collaborazione di vari sarti locali. Negli States ha però saputo rinnovare le sue idee, dando libero sfogo al proprio talento. Attorno al 2010 è poi ritornato a lavorare anche in Italia, paese in cui passa ormai buona parte del proprio tempo.


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Questo ritorno è stato favorito da una coppia di stilisti già affermati che proprio con la Sicilia hanno un legame particolare, Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Loro, cercando di dare spazio a vari designer emergenti, gli offrirono di collaborare al progetto Spiga 2. E da lì poi è arrivata l’opportunità per mostrare le sue creazioni alla Milano Fashion Week. Lo stilista ha quindi bruciato le tappe. E nel giro di pochi mesi i suoi abiti sono stati scelti da star di primo livello, come Madonna e Nicki Minaj.

D’altronde, Puglisi esibisce uno stile personalissimo. Il suo intento è quello di unire antico e moderno. E per riuscirci si ispira da un lato al gusto barocco della sua Sicilia e al classicismo delle sculture romane, dall’altro all’opulenza di Hollywood ma anche alle icone degli anni ’50. I suoi abiti, oggi, vengono venduti in più di 160 boutique in giro per il mondo. Ed è ben rappresentato a New York, Los Angeles, Londra e nel mercato asiatico.

Fausto Puglisi Vestito Donna
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Lucio Vanotti

Il fascino della semplicità

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Abbiamo già citato il Who Is On Next, concorso pensato per scovare nuovi talenti. E proprio durante questa manifestazione, qualche anno fa, è emerso Lucio Vanotti, un altro stilista italiano da tenere d’occhio. Nato a Bergamo nel 1975, si è formato artisticamente nella vicina Milano, dove vive tutt’oggi. Ha studiato arte alle superiori e poi si è iscritto all’Istituto Marangoni di fashion design, cercando di coltivare quella che già allora era una passione molto forte.

Nel 2002 ha lanciato il proprio primo marchio, February, che è rimasto in vita quasi per dieci anni. Poi, forte di una crescente popolarità, ha deciso di mettere direttamente il suo nome sulle sue creazioni. E di lavorare maggiormente sul suo stile, che è ormai molto definito e facilmente riconoscibile.

La ricerca dell’essenzialità

Come lui stesso ha dichiarato in qualche intervista, il suo scopo quando disegna è l’essenzialità. Così i suoi abiti esibiscono una predominanza di linee verticali e una certa purezza compositiva. Questo conferisce ai suoi vestiti grande eleganza, ma anche la capacità di essere, a loro modo, unisex, né troppo maschili, né troppo femminili. Inoltre, il suo è uno stile in cui si tende a togliere più che ad aggiungere, fedele all’imperativo della semplicità.

Per tutti questi motivi, si distacca dalle tendenze contemporanee della nostra moda, che spingono invece verso l’aggiunta e la colorazione, in una tendenza che qualche paragrafo fa abbiamo definito quasi barocca. Vanotti, invece, preferisce staccarsi dalle tendenze del breve periodo. Ed abbracciare uno stile eterno e duraturo.

 

Andrea Incontri

Un interior designer prestato alla moda

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Il più vecchio – anche se sarebbe più corretto dire il “meno giovane” – della nostra cinquina è Andrea Incontri. Classe 1971, mantovano, ha iniziato il suo avvicinamento al design all’università, studiando Architettura. All’inizio, infatti, si vedeva soprattutto come un interior designer, ma nel giro di qualche anno la sua passione per lo stile si è orientata verso la moda, in particolare gli accessori. Anche per lui la svolta della carriera è arrivata tramite il concorso Who’s On Next. Lì, infatti, ha vinto il primo premio proprio per gli accessori.

Il primo trait d’union tra l’arredamento e la moda è stata la pelletteria. Nel 2000 ha lavorato quindi con la filiera toscana di questo settore. Qualche anno dopo è passato ai tessuti, lavorando con Pontoglio 1883. Infine, nel 2009, ormai maturo, ha lanciato il proprio marchio personale. Un brand che si è specializzato fin da subito in scarpe, ready-to-wear e pelletteria.

A Tod’s

Negli ultimi anni è stato spesso chiamato a rappresentare l’eccellenza italiana in giro per il mondo. E ha collaborato con celebri case di moda, fino a diventare, nel 2014, direttore creativo di Tod’s Uomo. All’interno dell’azienda marchigiana ha convinto gli osservatori, tenendo parallelamente in piedi il suo marchio personale. Un marchio che ha cominciato con la moda maschile ma che recentemente si è aperto anche al mondo femminile.

Dal punto di vista stilistico, la sua formazione si vede nelle linee pulite dei suoi accessori. Accessori che non sono solo belli esteticamente, ma anche funzionali. Questo fa sì che le sue borse, ad esempio, diventino eccezionali anche nella vita di tutti i giorni e non solo nelle occasioni speciali, come spesso accade coi prodotti di questo tipo.

 

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