Cinque stilisti italiani famosi nel mondo

Giorgio Armani, uno degli stilisti italiani più famosi nel mondo, circondato dai suoi modelli

Ci lamentiamo sempre dell’Italia, ma ci sono settori in cui il nostro paese presenta delle eccellenze che nel resto del mondo sono difficilmente eguagliabili. Stiamo pensando al cibo, al paesaggio, alla qualità della vita. E alla moda. Nel campo dell’abbigliamento, infatti, pochi paesi possono giocarsela alla pari con noi: giusto i francesi o, con gusti molto diversi, alcuni stilisti orientali.

Da decenni i nostri designer lasciano infatti l’impronta su tutte le tendenze, lavorando sia in Italia che all’estero. Alcuni hanno ormai una certa età e sono delle vere e proprie leggende. Altri sono purtroppo scomparsi, in alcuni casi anche prematuramente. Altri ancora si stanno affacciando ora sui grandi palcoscenici. Ma quali sono i più importanti e più famosi? Ecco la nostra guida ai cinque stilisti italiani più famosi nel mondo.

 

Valentino

Il decano degli stilisti italiani

Valentino, il decano degli stilisti italiani famosi nel mondo, con Liz Hurley (foto di Georges Biard via Wikimedia Commons)
Valentino, il decano degli stilisti italiani famosi nel mondo, con Liz Hurley (foto di Georges Biard via Wikimedia Commons)

Il decano degli stilisti italiani è sicuramente Valentino o, come lo conosce l’anagrafe italiana, Valentino Clemente Ludovico Garavani. Nato a Voghera nel 1932, fu attratto fin da bambino dal mondo della moda e della sartoria. Per questo frequentò la Scuola di figurino a Milano, mentre contemporaneamente prendeva lezioni di francese per trasferirsi a Parigi.

Il suo apprendistato lo fece dunque in Francia, dove fu allievo di maestri come Jacques Fath, Balenciaga, Guy Laroche e Jean Desses. Nei primi anni ’60 decise però di non proseguire la sua carriera all’estero, ma di rientrare in Italia. Il primo grande successo arrivò così nel 1962, con una sfilata a Firenze, e nel giro di pochi anni si ritrovò ad essere considerato il re della moda non solo italiana.


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Un punto importante di svolta della sua carriera fu quando, nel 1968, disegnò l’abito di nozze per Jacqueline Kennedy, mentre nel 1971 la sua consacrazione artistica arrivò anche da Andy Warhol, che volle ritrarlo. Si è ritirato dall’attività creativa nel 2007, lasciando la matita prima ad Alessandra Facchinetti e poi a Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli.

 

Giorgio Armani

Il successo nella Hollywood degli anni ’80

Giorgio Armani (foto di Lorenzo Bozzi via Wikimedia Commons)
Giorgio Armani (foto di Lorenzo Bozzi via Wikimedia Commons)

Se Valentino ha iniziato a farsi conoscere nel mondo addirittura negli anni ’60, Giorgio Armani ha avuto questo privilegio una ventina d’anni più tardi, negli ’80. Anzi, quel decennio può essere considerato come l’epoca d’oro di Armani. I suoi vestiti erano indossati, senza timore di concorrenza, da tutte le star di Hollywood, sia negli eventi mondani, sia, spesso, anche nei film. Il capo Armani divenne in quel tempo quasi un elemento caratterizzante dell’estetica cinematografica, paragonabile al lavoro di un direttore della fotografia o di uno scenografo.

Da lì in poi la strada è stata tutta in discesa. Forbes l’ha definito lo stilista italiano di maggior successo, e il suo patrimonio personale è infatti tra i più elevati nel nostro paese. Un successo legato sicuramente alla novità delle sue linee, ma Armani non ha innovato solo nello stile dei suoi abiti. Basti dire che è stato il primo a non utilizzare solo modelle magrissime, il primo a creare catene di distribuzione e vendita come l’Emporio Armani, il primo ad occuparsi anche di abbigliamento sportivo.

Boutique e negozi

Attualmente il suo impero conta più di 50 boutique col suo nome nel mondo, a cui si devono aggiungere i negozi Emporio Armani, quelli Armani Casa, quelli Armani Jeans e le molte altre sigle che ha lanciato. Dopo vari anni, con un patrimonio stimato attorno ai 7,6 miliardi di dollari, è il quinto uomo più ricco d’Italia e il 174° del mondo.

 

Miuccia Prada

Dalle borse al prêt-à-porter

Miuccia Prada, al centro, la donna più ricca d'Italia (foto di Cory M. Grenier via Flickr)
Miuccia Prada, al centro, la donna più ricca d’Italia (foto di Cory M. Grenier via Flickr)

Oggi il marchio Prada è sinonimo di qualità altissima, di abiti e accessori in pelle molto pregiati e molto costosi, che sono il sogno delle ricche donne di mezzo mondo. Ma fino a qualche decennio fa questo nome era sconosciuto ai più e limitato ad un ambito quasi artigianale.

La compagnia infatti fu fondata a Milano da Mario Prada e acquisì negli anni una certa nomea in città, senza però riuscire a travalicarne veramente i confini. È stato solo a partire dagli anni ’70 che qualcosa è cambiato, trasformando l’azienda da artigianale a commerciale. Deus ex machina di questa metamorfosi è stata Miuccia Prada, la designer e proprietaria del gruppo, che ha mantenuta inalterata la qualità, guardando però a mercati più ampi.

Il sodalizio con Patrizio Bertelli

La stilista, in realtà, si chiama Maria Bianchi (è infatti nipote di Mario per parte di madre), ed è nata a Milano nel 1948. Al suo fianco da sempre c’è il marito Patrizio Bertelli, che mentre lei si occupa di disegnare le collezioni si occupa del lato finanziario dell’azienda. L’impero si è consolidato soprattutto tra gli anni ’80 e ’90, quando dalle borse si è passati gradualmente al prêt-à-porter, anche con l’aggiunta di alcune linee giovanili.

 

Donatella Versace

La pesante eredità di Gianni

Donatella Versace nel 2010 (foto di David Shankbone via Wikimedia Commons)
Donatella Versace nel 2010 (foto di David Shankbone via Wikimedia Commons)

Tutti gli stilisti che vedete in questo elenco hanno avuto un incredibile successo all’estero. Dagli Stati Uniti alla Francia, dalla Russia all’Estremo Oriente, i loro negozi si trovano ovunque e il loro nome è sinonimo di incredibile qualità. Ce ne sono due, però, che dagli States e dal loro star system sono stati quasi adottati: il già citato Giorgio Armani e Gianni Versace.

Il destino di quest’ultimo, purtroppo, è stato però meno felice di quello del suo collega. Come ricorderete, il noto stilista fu infatti ucciso a Miami, davanti alla sua villa, nel 1997. Ne ha raccolto l’eredità la sorella Donatella, che già prima collaborava alle collezioni. Nata a Reggio Calabria nel 1955, si era infatti fino a quel momento occupata della linea Versus, anche se l’improvviso lutto la proiettò in prima linea nell’azienda.


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La fashion designer amata dalle star

Da allora si è occupata di tutto il lato creativo della casa di moda, continuandone i successi in campo internazionale. Questa creatività ha permesso di superare anche una crisi finanziaria che aveva fatto preoccupare all’inizio degli anni Duemila. Molto amata dalle star, che non mancano di esibire i suoi vestiti alle cerimonie dei vari premi del settore, Donatella disegna capi che oggi sono esposti in più di 80 boutique monomarca in tutto il mondo.

 

Dolce & Gabbana

I più famosi negli anni Duemila

Dolce e Gabbana, i re della moda italiana degli anni Duemila
Dolce e Gabbana, i re della moda italiana degli anni Duemila

Chiudiamo coi più giovani della nostra cinquina, Stefano Gabbana e Domenico Dolce, universalmente noti col marchio di Dolce & Gabbana. Il loro connubio è stato, all’inizio, non solo professionale, visto che tra i due c’era anche una relazione. Il rapporto sentimentale è terminato nel 2005, ma gli affari hanno retto l’impatto, tanto che oggi il loro marchio è forse il più quotato a livello economico della moda italiana.

Dolce è nato nel 1958 nei dintorni di Palermo mentre Gabbana, classe 1962, viene da Milano. I due si conobbero nei primi anni ’80, colleghi in un’azienda di moda. Decisero rapidamente di mettersi in proprio e lanciarono la prima collezione nel 1985, anche se il loro lavoro fece fatica a emergere a causa della mancanza di denaro per la promozione. La svolta arrivò tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90, anche grazie alla scelta di legare il proprio stile, almeno nella pubblicità, alle radici siciliane.

I problemi col fisco

Presto i loro abiti e i loro accessori iniziarono ad essere usati dalle star, sia a livello europeo che in America e in Giappone. Come scrisse il New Yorker nel 2005, il marchio Dolce & Gabbana è stato in quel decennio quello che Prada è stato nei ’90 e Armani negli ’80. Un successo che ha causato però anche qualche controversia: il fisco italiano ha infatti cercato di rivalersi su di loro per evasione fiscale, ma dopo due condanne gli stilisti sono stati assolti in Cassazione.

 

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