Qualche tempo fa abbiamo presentato una veloce panoramica sui giornali di sinistra, che fossero quotidiani o periodici, editi in Italia. Oggi completiamo come promesso l’opera dedicando spazio a quelli di destra. Come vedrete, la situazione è molto diversa da quella che abbiamo fotografato a sinistra.

Mentre là sopravvivevano vecchi giornali di partito e un solo grosso quotidiano – La Repubblica – catalizzava l’attenzione, qui la situazione è più equilibrata. Non è un caso che non siamo dovuti ricorrere, in questa lista, ad alcun settimanale: i quotidiani di destra sono infatti molti, anche se nessuno vende tantissimo.


Leggi anche: Cinque storici giornali (e riviste) di sinistra italiani

E allora, presentiamoli uno ad uno, vedendone la storia, le zone geografiche di riferimento e le linee editoriali. Un’unica nota, prima di cominciare: come noterete, mancano testate storiche come Il Secolo d’Italia e La Padania.

Entrambe hanno attraversato una forte crisi negli ultimi anni, anche a causa del momentaneo crollo (politico o economico) dei partiti a cui facevano riferimento. Del primo esiste ancora una versione online, ma non cartacea. Il secondo ha invece chiuso i battenti.

   

 

1. Il Giornale

Esistono, in Italia, vari tipi di quotidiani di destra, così come esistono varie destre. C’è una destra più tradizionale, legata alla media o alta borghesia, che ha opinioni politiche conservatrici.
Una recente prima pagina de Il Giornale, ora diretto da Alessandro Sallusti
Poi c’è una destra più “fluida”, che non si identifica con una sola classe sociale, che ama i toni forti. C’è, ancora, una destra geograficamente localizzata, che varia i propri ideali e obiettivi quasi di regione in regione.

Il Giornale è nato come un quotidiano per il primo tipo di destra, ma poi è diventato un giornale del secondo tipo. Il motivo del cambiamento: l’evoluzione politica di Silvio Berlusconi, che ne è da sempre il punto di riferimento.

 
Fondato nel 1974 da un Indro Montanelli in fuga dal Corriere della Sera, il Giornale si collocò fin da subito nell’area della destra liberale, contrapponendosi al compromesso storico tra DC e PCI.

Al suo interno scrivevano alcune delle più prestigiose firme del periodo. Solo per citare i più noti, bisogna ricordare Enzo Bettiza, Cesare Zappulli, Mario Cervi, Nicola Abbagnano, Mario Luzi, Mario Praz, Renzo De Felice, Nicola Matteucci e, poco dopo, Gianni Brera.

L’entrata in scena di Silvio Berlusconi

All’inizio la proprietà era degli stessi redattori, ma alcuni debiti permisero a imprenditori esterni di entrare nella società. Così gradualmente Silvio Berlusconi diventò il proprietario nel corso degli anni ’80, anche se nel 1990, in virtù della legge Mammì, dovette cedere la maggioranza al fratello Paolo.

La rottura tra l’editore e Montanelli si consumò tra il 1993 e il 1994, quando Berlusconi scese in campo, buttandosi in politica. Nuovo direttore divenne Vittorio Feltri, con Maurizio Belpietro come vice.


Leggi anche: Cinque tra i più importanti e famosi giornalisti italiani

Da allora si sono alternati alla direzione gli stessi Belpietro e Feltri, Mario Giordano e l’attuale direttore Alessandro Sallusti. Sallusti è stato in realtà direttore più volte, in quanto ha dovuto ad un certo punto cedere la poltrona a causa di una condanna per diffamazione.

La linea editoriale, comunque, è rimasta invariata negli ultimi vent’anni: appoggio senza condizioni a Berlusconi e ai suoi alleati, toni a volte forti fin dai titoli, una linea meno “intellettuale” di quella degli esordi e più vicina agli umori dell’elettorato.

La tiratura è attualmente sopra alle 100mila copie, mentre la diffusione si attesta attorno alle 50mila. Il calo di vendite degli ultimi anni – comune a vari quotidiani, non solo di centro-destra – ha costretto a pesanti ridimensionamenti nell’organico e alla chiusura della redazione romana, con proteste e scioperi anche dei giornalisti.

   

 

2. Libero

A fare coppia con Il Giornale, soprattutto negli ultimi anni, si è posto Libero, quotidiano che si può considerare quasi la controparte più aggressiva di quello della famiglia Berlusconi. Basta guardare i direttori che si sono alternati alla sua guida, infatti, per rendersi conto della continuità.
Una recente prima pagina di Libero

Fondato nel 2000 da Vittorio Feltri poco dopo la sua uscita da Il Giornale, ha avuto sulla poltrona più importante anche Alessandro Sallusti e Maurizio Belpietro. Oggi Feltri funge da direttore editoriale, mentre il direttore responsabile è Pietro Senaldi.

 
Proprietario della testata è il costruttore Antonio Angelucci, ma sia Belpietro che Feltri possiedono quote di minoranza.

L’area di riferimento è sempre quella del centro-destra prima berlusconiano e oggi leghista, anche se fin dalle sue prime uscite il quotidiano ha cercato titoli eclatanti e di mettere in campo una maggior attenzione all’economia.

Lo stile spregiudicato, così, ha portato negli anni a qualche scoop ma anche ad alcune “cantonate” molto criticate dalla concorrenza. Negli ultimi anni, anzi, Libero ha fatto discutere soprattutto per alcune sue prime pagine molto provocatorie e per alcuni articoli di fondo (perlopiù di Vittorio Feltri) decisamente senza peli sulla lingua.

Lo spazio dedicato all’economia nel gemello “cattivo” de Il Giornale

Per quanto riguarda l’economia, le pagine sono state per lungo tempo guidate da Oscar Giannino, sulla base di un’impostazione prettamente liberale. Tutto questo – e anche lo spostamento a sinistra del Corriere della Sera – hanno portato per un certo periodo Libero a un incremento notevole delle vendite.

Tra il 2006 e il 2007, negli anni del secondo governo Prodi, la testata toccò le 125mila copie di diffusione, che però adesso si sono ridotte a poco più di 25mila. La tiratura, invece, si aggira attorno alle 75mila copie. A penalizzare la testata, di recente, è stata soprattutto la concorrenza de La Verità dell’ex Belpietro, di cui parliamo più avanti.

         

 

3. QN – Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno

Come dicevamo in apertura, esistono vari tipi di destra. Quella incarnata dai giornali del Quotidiano Nazionale è quella più tradizionalista, radicata nella provincia del centro-nord. Dietro alla sigla QN, infatti, esiste un gruppo editoriale che controlla tre storici quotidiani come Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno.
Il Resto del Carlino è il più venduto dei tre giornali che formano il Quotidiano Nazionale
Le tre testate già da vent’anni, infatti, escono con le stesse notizie e gli stessi articoli, preparati da un’unica redazione. Diversi sono però gli inserti locali, tanto è vero che ogni provincia ha il suo fascicolo di approfondimento preparato in loco.

Il Resto del Carlino è a tutt’oggi il più diffuso dei tre quotidiani del gruppo, forte di una tiratura che sfiora le 150mila copie.

 
Fondato a Bologna nel 1885, deve il suo nome al fatto che in origine costava 2 centesimi, cioè il resto che si otteneva quando si andava a comprare un sigaro da 8 centesimi con una moneta da 10 (popolarmente chiamata “carlino”).

Legato storicamente agli agrari dell’Emilia e agli industriali dello zucchero, il quotidiano ha avuto come direttori anche giornalisti di fama come Mario Missiroli, Nello Quilici (padre di Folco), Giuseppe Longo, Giovanni Spadolini ed Enzo Biagi.

La Nazione, di destra ma con una attenzione alle edizioni locali

La Nazione fu fondato invece addirittura nel 1859, in pieno clima risorgimentale. La sua tiratura, particolarmente forte in Toscana ed Umbria, è attualmente vicina alle 120mila copie, anche se la diffusione (cioè il venduto) si attesta sulle 90mila.

Anch’esso legato da sempre a posizioni moderate, ha avuto tra gli altri come direttori Enrico Mattei (solo omonimo del fondatore dell’ENI), Arrigo Petacco e, più di recente, Mauro Tedeschini.

La storia de Il Giorno, da sinistra a destra

Il Giorno, infine, è nato nel 1956 a Milano, provocando un vero terremoto nell’editoria italiana. L’obiettivo del fondatore, Cino Del Duca, era di rubare lettori al Corriere della Sera con un giornale più giovane, dall’impianto anglosassone.

Così la cultura veniva spostata alla fine del quotidiano, dove trovavano spazio gli spettacoli, l’economia, ma anche giochi e fumetti, allora mai visti sulla carta stampata italiana.

Politicamente il quotidiano, che era finanziato dall’ENI di Mattei, si collocava nel centro-sinistra. Questo ruolo di primo piano fu perso negli anni ’70, per la scelta di spoliticizzare il giornale e la concorrenza di Repubblica, ma il vero colpo di grazia alle vendite fu la scelta, nei primi anni ’90, di non dare grande risalto a Tangentopoli.

La cessione al gruppo Monrif nel 1997 ha comportato il passaggio ad un’area di centro-destra.

   

 

4. Il Tempo

Spostiamoci a Roma, per la prima volta in questa nostra lista, per parlare de Il Tempo, storico quotidiano della capitale. Fondato nel maggio 1944 da Renato Angiolillo, il giornale cominciò la sua vita col botto.
Una recente prima pagina del quotidiano romano Il Tempo
Tutta la concorrenza, romana e non solo, era infatti collusa col regime fascista, e quando Roma fu liberata lui trasse tutti i vantaggi dal lanciare una testata nuova, senza macchie nel suo passato.

Così fin da subito Il Tempo si propose come quotidiano di rottura, aperto inizialmente alle istanze partigiane e pieno di scoop sul passato regime (pubblicò, tra le altre cose, anche i diari di Galeazzo Ciano in esclusiva).

 
Con la fine del conflitto, però, e il ritorno graduale delle altre testate, Angiolillo cambiò la linea del giornale, avvicinandolo ai desideri dei moderati. Questa scelta consentì a Il Tempo di rimanere il più venduto nella capitale.

Dai fasti di Angiolillo alla crisi attuale

Le vendite si mantennero molto alte fino alla morte di Angiolillo, nel ’73. Tra le firme di quegli anni figuravano grandi giornalisti e intellettuali come Vittorio Zincone, Igor Man, Alberto Giovannini, Nantas Salvalaggio, Curzio Malaparte, Alberto Moravia, Mario Praz, Giuseppe Prezzolini, Gian Luigi Rondi e Gioacchino Volpe.

Il punto forte erano però le rubriche fisse, che divennero d’esempio per molti altri quotidiani.

Nel post-Angiolillo Il Tempo fu guidato per 15 anni da Gianni Letta, futuro collaboratore di Silvio Berlusconi, ma dopo il suo addio le vendite precipitarono.

La proprietà passò anche alla Poligrafici di QN, per poi finire a Franco Caltagirone prima e a Domenico Bonifaci poi. Oggi è di proprietà della famiglia Angelucci. La tiratura però è notevolmente calata e si attesta sulle 25mila copie, 15mila delle quali vanno vendute.

Attuale direttore, infine, è il torinese Franco Bechis, che aveva già diretto il quotidiano tra il 2002 e il 2006. Dopo quell’esperienza, si era spostato prima a Libero e poi a Il Corriere dell’Umbria, prima di ritornare sulla poltrona di Piazza Colonna.

 

5. Il Foglio

Passiamo ora ad un quotidiano atipico, molto diverso da quelli che abbiamo visto finora: Il Foglio. Fondato nel 1996 da Giuliano Ferrara, questo giornale esce infatti in un unico foglio in formato lenzuolo, con all’interno un inserto di approfondimento.
Il Foglio, con la sua particolarissima impostazione

Più che un quotidiano di informazione, è infatti un quotidiano d’opinione: il suo scopo non è dare le notizie, ma commentarle.

 
Nato a Milano ma poi gradualmente spostatosi a Roma, ha assunto fin da subito una posizione molto vicina al centrodestra, di cui tra l’altro Ferrara era esponente autorevole. Questo non ha impedito, però, al giornale di ritagliarsi una certa autonomia di pensiero, né di ospitare firme “di sinistra” o di altre aree politiche.

Per quanto riguarda la proprietà, dopo un periodo iniziale è emersa come azionista di maggioranza Veronica Lario, ex moglie di Silvio Berlusconi. Dal 2011 però il suo pacchetto è stato acquistato da Paolo Berlusconi, che però poi ha ceduto le sue quote. Oggi la proprietà è in mano all’imprenditore romano Valter Mainetti.

Nel gennaio del 2015, infine, Ferrara ha ceduto la direzione a Claudio Cerasa, già da vari anni redattore capo del quotidiano. Cerasa si è posto in continuità con Ferrara, ma assumendo posizioni ancora più autonome. Ad esempio, si è schierato duramente contro Matteo Salvini e la sua recente alleanza con il Movimento 5 Stelle.

   

 

Altri 2 giornali di destra italiani, oltre ai 5 già segnalati

L’area di centro-destra, almeno a livello editoriale, come abbiamo visto è molto variegata. E si è fatta ancora più complicata negli ultimi anni, proprio perché anche a livello politico la destra ha mutato più volte pelle. Da quando Berlusconi ha cominciato a perdere consensi, infatti, si sono affacciati all’orizzonte nuovi leader e nuovi stili.

Sicuramente oggi la destra italiana si identifica quasi completamente con Matteo Salvini, il segretario della Lega. Un politico che ha impostato uno stile nuovo, che si richiama in parte a quello dei suoi predecessori ma che introduce anche elementi inediti. Questo ha portato, ad esempio, alla nascita anche di nuovi quotidiani e al rinnovamento dei vecchi. Scopriamone altri.

 

La Verità

La Verità non è proprio un giornale storico, perché è il più giovane della nostra lista, essendo stato fondato appena nel 2016. Ma è un giornale che, nonostante la tiratura limitata, è riuscito a farsi notare e ad assumere posizioni molto nette, tanto da rubare spazio ai vecchi colossi.

Non a caso, il fondatore e direttore è un giornalista di cui abbiamo già ampiamente parlato, che ha vissuto a fasi alterne in quasi tutte le redazioni dell’area di centro-destra. Si tratta di Maurizio Belpietro, già direttore de Il Tempo, Il Giornale, Libero e Panorama.

Fondato da Belpietro

Proprio la fuoriuscita da Libero per via di divergenze con l’editore l’ha portato a fondare questo nuovo quotidiano, che si è subito posto sulla falsariga di quelli già citati, con un tono però se vogliamo anche più aggressivo.

Inoltre, mentre Libero e soprattutto Il Giornale mantengono un atteggiamento guardingo nei confronti dell’attuale alleanza tra Lega e Movimento 5 Stelle, La Verità fin da subito ha appoggiato le scelte di Matteo Salvini, diventando il quotidiano maggiormente schierato a favore della Lega.

Il Sole 24 Ore

Concludiamo con Il Sole 24 Ore, che non è un quotidiano di destra nel senso classico, in primo luogo perché si occupa di politica solo di rimando. Il suo principale interesse è infatti l’economia, visto anche che il giornale milanese è di proprietà di Confindustria.

Il quotidiano come lo conosciamo oggi ha esordito nel 1965, quando il miracolo economico italiano era ormai consolidato. In realtà, però, nacque dalla fusione di due testate già esistenti: da una parte Il Sole, fondato addirittura nel 1865, e dall’altra 24 Ore, nato nel 1946.

Non solo economia

Durante gli anni ’70 e soprattutto ’80 il giornale, così rinnovato, crebbe enormemente, passando dalle 40.000 copie a oltre 100.000. Merito anche dell’allargamento dei contenuti: oltre alle solite pagine di economia e finanza si crearono speciali e supplementi sull’informatica e la cultura, molto apprezzati.

Negli ultimi anni, però, il giornale ha vissuto un periodo difficile. Oltre al pesante calo delle vendite, è emerso uno scandalo riguardo a dati truccati soprattutto per quanto riguarda le visite online. Questo ha portato alle dimissioni del diretto Roberto Napoletano e ad indagini della procura di Milano.

 

E voi, quale giornale di destra preferite?

 

L’infografica col riassunto finale

L'infografica sui giornali di destra

 

Segnala altri storici giornali di destra italiani nei commenti.