Per un giovane non è sempre facile avvicinarsi alla stampa italiana, soprattutto in questi tempi di crisi. Tutti dicono che il futuro è nel web, nel digitale, anche perché le vendite dei giornali cartacei continuano a scendere. Però a sua volta il web sembra non essere in grado di offrire un sistema economico sostenibile. Insomma, c’è di che preoccuparsi.

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Oltretutto, in questi tempi di partiti sempre più liquidi, anche l’identità dei giornali tende a sciogliersi. Quali sono i quotidiani, ad esempio, di sinistra e quali quelli di destra? In certi casi la linea editoriale è fin troppo chiara, in altri tende a confondersi.

Visto che il quesito ci pare continui ad interessare più di qualcuno, cerchiamo di rispondere noi. Ci occupiamo oggi dei giornali – intendendo quotidiani e riviste, e quelli che hanno anni di storia alle spalle – di sinistra, mentre a quelli di destra abbiamo dedicato un altro articolo.

      

 

1. l’Unità

Il più vecchio quotidiano di sinistra ancora in edicola è l’Unità. Il giornale fu fondato nel 1924 da Antonio Gramsci e fino al 1991 fu l’organo ufficiale del Partito Comunista Italiano. Anche se ha avuto un’influenza notevole nella storia della sinistra italiana, ha affrontato negli ultimi anni vari problemi.
Una recente prima pagina de l'Unità
Tutto questo ha portato alla cessione nel 1997 della maggioranza delle quote da parte del partito erede del PCI. Oggi la testata è pubblicata da Nuova Iniziativa Editoriale. Direttore attuale è Erasmo D’Angelis, già attivista di Legambiente e consigliere regionale in Toscana per il PD.
 
Il quotidiano nacque per iniziativa del fondatore dell’allora PCd’I con l’intento di contrastare il governo fascista allora al potere. La tiratura iniziale era piuttosto modesta. Il primo picco di vendite si fece comunque registrare già pochi mesi dopo il lancio, in seguito all’omicidio Matteotti.

Purtroppo da lì in poi cominciarono i guai. Il giornale finì spesso sequestrato dalla prefettura, e dal 1926 ne fu proibita la pubblicazione.

Dalla clandestinità al dopoguerra

Uscito per anni in clandestinità, sarebbe stato rilanciato nel dopoguerra. Artefici del successo furono direttori come Alfredo Reichlin, Mario Alicata e Maurizio Ferrara, padre di Giuliano. Il quotidiano divenne anche il punto d’incontro di tutti gli intellettuali di sinistra.

Vi scrivevano Ludovico Geymonat, Ada Gobetti, Cesare Pavese, Italo Calvino, Elio Vittorini, Pier Paolo Pasolini. Vennero create pure le Feste dell’Unità, che hanno avuto per anni un grande successo e segnato il paese per decenni.

Negli anni ’80 una cospicua flessione nelle vendite portò a una serie di innovazioni. Prima vennero creati degli allegati satirici – Tango e Cuore – che ebbero grande successo anche se crearono malumori all’interno del partito.

Poi, con la direzione di Walter Veltroni, l’Unità divenne il secondo quotidiano italiano ad allegare dei film alla propria edizione cartacea. Oggi la tiratura è di circa 60mila copie, anche se quelle vendute sono circa 20mila.

      

 

2. il manifesto

Negli anni ’60 uno dei più importanti redattori de l’Unità era Luigi Pintor, ex partigiano e fratello di Giaime Pintor. Assieme a lui, nella direzione del PCI, si trovavano altri giornalisti che avevano le sue stesse idee come Rossana Rossanda, giovani come Lucio Magri e figure storiche del partito come Aldo Natoli.
Una prima pagina de il manifesto datata 2013
Il gruppo chiedeva una politica diversa e più “di sinistra” al partito, il distacco dall’URSS e una maggiore democrazia interna.

Quando, nel 1968, i carri armati sovietici entrarono in Cecoslovacchia per sedare la Primavera di Praga, quest’ala entrò in polemica coi dirigenti.

 
Venne fondata una rivista, chiamata Il Manifesto (ma scritto con le minuscole), che divenne presto quotidiano. Questa pubblicazione alimentò la tensione tra la dirigenza e i “contestatari”, che alla fine vennero espulsi dal PCI.

Le crisi recenti

Edito da una cooperativa editoriale in cui tutti i dipendenti sono anche soci (e quindi hanno il medesimo stipendio), il manifesto ha attraversato periodi di difficoltà economica negli ultimi anni. Il punto più critico è stata la liquidazione coatta nel 2012.

Grazie a numerose sottoscrizioni, comunque, il quotidiano è riuscito a tornare in edicola. Direttori attuali sono Norma Rangeri e Tommaso Di Francesco, mentre la diffusione è attorno alle 11mila copie.

      

 

3. La Repubblica

Il quotidiano di sinistra – o, meglio, di centrosinistra – a maggior diffusione è però senza dubbio La Repubblica, che anzi da molti anni rivaleggia col Corriere della Sera per il primo posto assoluto nel settore della carta stampata.
La Repubblica è il più diffuso quotidiano vicino alla sinistra, anche se a volte su posizioni critiche verso i partiti di quella parte politica
Fondato nel 1976 da Eugenio Scalfari, il quotidiano romano fu lanciato con l’ottica di diventare un “secondo giornale”, di commento. Per questo le firme dei primi anni erano tra le più prestigiose del giornalismo dell’epoca.
 
Tra questi, Giorgio Bocca, Mario Pirani, Miriam Mafai, Natalia Aspesi, Giampaolo Pansa, Gianni Brera. Sul versante delle vignette invece spopolavano Giorgio Forattini e più tardi Pericoli e Pirella.

Già sul finire degli anni ’70 le copie vendute crebbero. Il quotidiano riusciva a rubare lettori all’Unità, ormai distante dal pubblico giovanile, e a Paese Sera, principali avversari. Inoltre la linea contraria a Craxi e alcuni inserti satirici spinsero le vendite ad insidiare quelle del Corriere della Sera.

Il quotidiano più popolare della sinistra italiana

Nel 1996 Scalfari lasciò la direzione ad Ezio Mauro, che portò il giornale anche online, dove divenne il più cliccato d’Italia. Tra le firme storiche, si annoverano ancora oggi Michele Serra, Massimo Giannini, Vittorio Zucconi, Adriano Sofri, Ilvo Diamanti, Gianni Mura, Corrado Augias, Federico Rampini e Roberto Saviano.

Nel frattempo, negli anni ’80 Repubblica era stata al centro della cosiddetta “guerra di Segrate” che aveva visto contrapporsi Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi.

Oggetto del contendere erano la Mondadori e il Gruppo Editoriale l’Espresso. Una guerra conclusa con lo scorporo dei periodici e quotidiani “di sinistra”, finiti in mano a De Benedetti, dal settore libri, appannaggio invece di Berlusconi. Ma una guerra che ha lasciato lunghi strascichi giudiziari (e politici) a causa della corruzione di Berlusconi accertata dai giudici.

      

 

4. l’Espresso

Chiudiamo il capitolo dei quotidiani e passiamo a quello dei periodici. Nonostante ne siano scomparsi parecchi (Liberazione e Il Riformista, ad esempio), esistono infatti altri giornali di sinistra che escono ogni giorno, ma hanno carattere locale oppure sono giovani e di più difficile collocazione, come Il Fatto Quotidiano.
L'Espresso è la storica rivista della sinistra italiana
Andiamo invece sul sicuro con le riviste e in particolare con l’Espresso. Questa rivista è stata anzi la base di partenza di Repubblica e ancora oggi è uno dei settimanali più letti d’Italia (la diffusione è di circa 200mila copie).

Fondato nel 1955 da Arrigo Benedetti, fu finanziato in partenza da Adriano Olivetti e da Carlo Caracciolo, suo giovane socio, a cui presto Olivetti cedette anche le proprie quote. Orientato già a sinistra fin dalle sue prime uscite, condusse alcune inchieste che divennero celebri e segnarono l’Italia del tempo.

 
Nei primi numeri svelò il fenomeno della speculazione edilizia e della corruzione romana. Nei primi anni ’60 ospitò la testimonianza di Solženicyn sui crimini di Stalin. Nel 1967 denunciò il Piano Solo, il programmato colpo di stato del generale De Lorenzo.

Nel 1975 replicò col golpe Borghese. Altre indagini arrivarono negli anni successivi, ma anche qualche cantonata, come l’inchiesta contro il Presidente della Repubblica Giovanni Leone, poi rivelatasi infondata.

Settimanale di denuncia e di grandi firme

Nel frattempo alla direzione erano saliti Eugenio Scalfari, già tra i fondatori, Livio Zanetti, Claudio Rinaldi, Daniela Hamaui. Dall’ottobre 2014 è invece in carica Luigi Vicinanza, già giornalista di Repubblica e di alcuni giornali locali del gruppo.

Ma la forza de l’Espresso sono sempre state le firme, spesso titolari anche di rubriche fisse. Tra le tante, vale la pena di segnalare quelle di Giorgio Bocca, Enzo Biagi, Giampaolo Pansa, Edmondo Berselli, Umberto Eco, Stefano Bartezzaghi, Alessandro Gilioli, Marco Damilano (ora vicedirettore), Luigi Zingales e Roberto Saviano.

      

 

5. Internazionale

Concludiamo con una rivista che in realtà non è paragonabile a quelle che abbiamo presentato finora. Internazionale, fondata a Roma nel 1993 da Giovanni De Mauro – figlio del linguista (ed ex Ministro dell’Istruzione) Tullio –, è infatti un settimanale che ha un taglio indipendente.

Internazionale è una rivista che pubblica una selezione dei migliori articoli usciti sui giornali di tutto il mondo
L’idea è quella di rimanere lontani dalle esigenze di partito e dalle ragioni contingenti della politica. Nonostante questo, però, è indubbio che l’impostazione così aperta alle altre realtà mondiali e i collaboratori che ospita facciano sì che sia letta soprattutto da elettori di sinistra, dei quali rappresenta una sorta di coscienza critica.

La rivista infatti raggruppa una selezione di articoli presi dalla stampa estera, trattando problemi di interesse globale. Inoltre, non mancano le firme importanti e le rubriche di approfondimento. Tra i collaboratori più famosi figurano Noam Chomsky, Nick Hornby, Yoani Sánchez, Tito Boeri, Goffredo Fofi, Luca Sofri e Domenico Starnone.

 
La tiratura viene per lo più distribuita tramite abbonamento (anche digitale), per una diffusione attorno alle 100mila copie settimanali; inoltre dal 2014 viene venduta anche a Londra, dove, com’è noto, la comunità italiana è numerosa.

 

 

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