Apple è sicuramente una delle compagnie più amate e discusse degli ultimi anni, se non in assoluto quella che più di tutte ha segnato questo decennio: dall’introduzione dell’iPod in poi, il suo valore di mercato è aumentato costantemente e potremmo dire in maniera esponenziale, tanto è vero che tra il 2012 e il 2014 ha battuto numerosi record per quanto riguarda la capitalizzazione azionaria; neppure il passaggio di consegne tra Steve Jobs e Tim Cook, anzi, sembra aver indebolito quello che al momento pare un colosso inarrestabile, capace di aumentare i propri profitti, incurante della crisi, di anno in anno.

La storia di Apple, però, non è fatta solo di successi, ma anche di flop clamorosi, che hanno fatto storia; così come la passione per i suoi prodotti non è sempre condivisa, con anzi gli utenti che tendono a polarizzarsi tra estimatori entusiastici (e, nei casi più estremi, fanboy) e critici feroci.

Critici che si scagliano non tanto contro la qualità o il design dei prodotti, che sono da sempre un punto di forza dell’azienda di Cupertino, ma contro alcune idee di fondo, come la chiusura del sistema operativo, la lentezza o il rifiuto di implementare certe tecnologie, l’aggressiva tattica industriale.

Fondata il 1° aprile del 1976, l’azienda sta in questi giorni per entrare nel suo quarantesimo anno di vita: per questo abbiamo deciso di ripercorrerne la storia selezionando i suoi cinque prodotti migliori.

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Apple II

Per dare il via alla storia di Apple bisogna risalire alla metà degli anni ’80. Come probabilmente saprete, due furono le menti fondamentali che diedero vita all’azienda: da un lato il programmatore Steve Wozniak, dall’altro l’appassionato Steve Jobs.

L’unione delle capacità progettuali del primo ed imprenditoriali del secondo avrebbe infatti originato, nello spazio di pochi anni, uno dei principali colossi economici del mondo.

Lo storico Apple II
Tutto iniziò quando, nel 1976, la neonata azienda commercializzò in 200 esemplari l’Apple I, il suo primo computer, che era già innovativo per diversi aspetti rispetto alla concorrenza (estremamente economico, permetteva di essere collegato a un televisore).

Il successo di quello che era nato come un hobby in un garage portò però Jobs a spingere subito per fare le cose in grande, e così nel 1977, grazie anche al finanziamento un investitore amico, la Apple poté presentare il suo Apple II, un computer destinato a rivoluzionare completamente il mercato.

L’invenzione del personal computer

L’Apple II può infatti considerarsi il primo home computer della storia: la precisa volontà di Jobs era quella di dare una svolta ad un prodotto – l’elaboratore – che fino a quel momento era stato esclusivamente riservato a una piccola schiera di appassionati (che spesso dovevano montarsi il prodotto da soli una volta acquistati i componenti).

La svolta l’avrebbe portato a divenire un oggetto per le masse, user-friendly, già pronto appena tirato fuori dalla scatola.

L’Apple II, che visualizzava anche immagini a colori, centrò questo obiettivo e di conseguenza fu un enorme successo commerciale: tra il 1977, l’anno di presentazione, e il 1993, l’anno in cui fu tolto dal mercato, vendette più di 5 milioni di esemplari considerando tutte le edizioni in cui il computer fu presentato.

A farne anche la fortuna fu il buon parco software, che all’epoca era qualcosa di inedito: su Apple II giravano (per alcuni anni in esclusiva) VisiCalc, il primo foglio di calcolo mai creato, Apple Writer, un wordprocessor, e, più avanti, Apple Works, una prima piattaforma di applicativi per ufficio.

 

Macintosh

Se l’Apple II aveva rivoluzionato il modo di intendere il computer, il successivo colpo di Steve Jobs avrebbe cambiato completamente la maniera di utilizzarli.

Come forse ricorderà chi ha avuto modo di utilizzare i PC negli anni ’80, i primi computer diffusi tra l’utenza domestica erano dotati di sistema operativo testuale, tramite cui si lanciavano i vari programmi scrivendo righe di codice.

Forse la più grande innovazione di sempre di Apple, il primo Macintosh
Era, insomma, un sistema che, per quanto semplice, aveva bisogno comunque di una certa esperienza e duttilità e non era aperto a tutti; nei primi anni ’80, visitando i laboratori della Xerox, Jobs si convinse però che il futuro fosse quello dei sistemi operativi con interfaccia grafica, con icone, finestre e oggetti su cui si poteva cliccare tramite un nuovo dispositivo, il mouse.

Per questo diede impulso a due nuovi elaboratori: il Lisa – che, costosissimo, si sarebbe rivelato un flop commerciale – e il Macintosh, che doveva essere la sua controparte economica.

Arriva l’interfaccia grafica

In un mercato in cui si stava facendo prepotentemente largo IBM – forte del suo marchio già prestigioso e di un sistema operativo, l’MS-DOS, progettato dalla Microsoft di Bill Gates –, la Apple riuscì di nuovo a rimescolare le carte in tavola lanciando, nel 1984, proprio il Macintosh tramite uno spot divenuto celebre e andato in onda durante il SuperBowl.

Quel computer era innovativo sotto diversi punti di vista: oltre all’interfaccia grafica (con conseguente scrivania virtuale) e al mouse, presentava una RAM da 128 Kbyte, il doppio della concorrenza, e utilizzava floppy disk da 400 KB, anche questi molto più capienti di quelli disponibili per altri sistemi.

Di contro, non aveva disco rigido, non aveva al suo interno una ventola (cosa che lo rendeva molto silenzioso ma lo portava anche a surriscaldarsi facilmente) e presentava connettori proprietari, che consentivano di collegarlo solo a tastiere, mouse e altri dispositivi venduti direttamente da Apple.

Fu un buon successo economico nel primo anno di lancio, ma poi le sue pecche si fecero più evidenti; meglio andò il suo derivato, il Macintosh 512Ke, lanciato nel 1986 e capace di far girare il sistema operativo System 6.

 

iMac

La stagione di Jobs alla guida di Apple era però destinata a concludersi presto: seppure molto ispirato in alcune scelte, coi suoi modi spicci e non negoziabili il manager si era alienato le simpatie di gran parte del Consiglio di Amministrazione della società, finendo così per essere escluso dalla sua creatura nel 1985.

Riuscì a rientrare a Cupertino solo sul finire del 1996, più di dieci anni dopo, quando la Apple acquistò la sua NeXT con lo scopo di utilizzare il sistema operativo che la sua nuova società aveva sviluppato per farne la base del nuovo OS dei Mac.

L'iMac originale, il primo di una lunga serie di computer che univano stile e performance
Nel giro di pochi mesi Jobs passò dalla carica di consigliere a quella di CEO, inizialmente ad interim, carica che seppe sfruttare per dare nuovo impulso a una serie di concetti che durante la sua prima gestione della società erano stati appena abbozzati.

Il primo di questi concetti fu la nascita di un connubio indissolubile tra macchina e software, tra computer e sistema operativo: nel 1998 poté così lanciare finalmente, dopo anni di anonimato per la sua azienda, il primo prodotto in grado di spostare i riflettori di nuovo su Apple, l’iMac G3.

Un computer bello e semplice da usare

Il nuovo computer riprendeva alcuni elementi alla base del Macintosh, coniugandoli con un nuovo ed inedito amore per l’estetica: l’iMac infatti presentava schermo, CPU e drive tutti inglobati in un unico elemento, senza la cosiddetta tower che era invece elemento caratteristico dei PC, a cui erano semplicemente attaccati un mouse e una tastiera.

Più di tutto, l’iMac stupiva per le sue linee eleganti, per le plastiche colorate, per insomma una fisionomia capace di catturare le attenzioni anche di chi voleva circondarsi di begli oggetti.

Inoltre si caratterizzava ancora una volta per le scelte estreme: mancavano il floppy drive e la porta seriale, sostituiti dalla porta USB, che permetteva configurazioni molto più semplici, e presentava un manuale di istruzioni talmente ridotto (per via della semplicità di utilizzo) da entrare nel Guinness dei Primati.

 

iPod

La storia di Apple è fatta sostanzialmente di fallimenti e rivoluzioni: se i primi furono spesso amari e, in una certa fase della storia dell’azienda, difficili da riassorbire, i secondi hanno decisamente rivoluzionato l’industria dei computer e in genere di tutta l’elettronica mondiale.

Dopo il successo dell’iMac e l’introduzione del nuovo sistema operativo Mac OS X – molto più stabile e semplice da usare, pur mantenendo una buona potenza – Jobs si mise quindi al lavoro su una serie di innovazioni che uscissero anche dal seminato dei semplici computer, nei quali Apple aveva nel corso del decennio perso enormemente terreno nei confronti di Microsoft.

Il campo ideale in cui investire gli sforzi fu individuato nel settore della musica.

L’avvento di Napster, infatti, nei primi anni Duemila stava dimostrando da un lato che la musica poteva sempre più essere fruita in digitale tramite l’agevole formato mp3, dall’altro che l’industria discografica come la si era conosciuta fino ad allora aveva i giorni contati e che nuovi modelli di business si sarebbero presto imposti.

Il dominio nel settore della musica

Per questo Jobs diede impulso alla creazione di un lettore mp3 innovativo: doveva essere portatile, leggero, con una buona batteria, capiente e, come al solito, semplice da usare.

Il primo iPodIl 23 ottobre 2001 venne così presentato il primo iPod, uno strumento ancora spartano, almeno a guardarlo oggi, che si poteva collegare solo al Mac e con un hard disk da 5 Gigabyte che poteva contenere solo un migliaio di canzoni.

La strada era però segnata e negli anni successivi la Apple continuò ad aggiornare quello che rapidamente divenne il suo prodotto di punta e il lettore mp3 di maggior successo al mondo, tanto che iPod è ormai diventato sinonimo di lettore multimediale tout court.

 
L’esperienza maturata in questo campo, che si rafforzò anche con l’introduzione di iTunes prima e dell’iTunes Store poi, sarebbe tornata utile per il lancio del prodotto che abbiamo scelto per chiudere la nostra cinquina, l’iPhone.

 

iPhone

A trainare, attualmente, le vendite e il valore di mercato delle azioni di Apple non è un computer né un semplice lettore multimediale, ma probabilmente il più avanzato prodotto che la società di Cupertino abbia mai realizzato, l’iPhone.

Il primo iPhone, che ha rivoluzionato il settore della telefonia e non soloIl primo smartphone propriamente detto fu presentato da Steve Jobs alla Macworld Conference del gennaio 2007: si trattava dell’iPhone originale, oggi chiamato iPhone EDGE, che in pratica univa le funzioni dell’iPod, in uno schermo multitouch, con le funzionalità del cellulare e della navigazione su internet.

Già si erano visti schermi touch, ma venivano utilizzati con un pennino e manifestavano poca praticità soprattutto quando si trattava di scrivere; inoltre la navigazione su internet non era mai stata sfruttata a fondo: qui invece per la prima volta tutto funzionava in maniera fluida, semplice, ergonomica, a portata sia del nerd appassionato di tecnologia che dell’utente comune.

 
Vi era però anche qualche pecca, che non mancò di suscitare polemiche: in primo luogo la prima versione utilizzava solo la rete EDGE, molto lenta per la navigazione via web, poi sostituita via via da reti più veloci; inoltre il terminale veniva venduto in abbonamento obbligatorio con un operatore, anche se questo vincolo cadde col tempo.

In ogni caso il prodotto fu un grande successo, esaurendo subito le scorte sia di AT&T che di Apple e vendendo più di un milione di esemplari in pochi mesi; ancora meglio, però, hanno fatto i modelli successivi, in un crescendo clamoroso che ha portato la società a vendere quasi 75 milioni di dispositivi nel solo primo trimestre del 2015.

 

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