Cinque storie alla base di film d’animazione Disney

I più famosi personaggi dei film d'animazione Disney

I film d’animazione che appassionano in genere grandi e piccini fanno la loro apparizione nel secolo scorso, grazie soprattutto a Walt Disney, padre di Topolino e non solo. Biancaneve e i sette nani debutta nel lontano 1937 e nonostante ciò ci tiene ancora incollati allo schermo del televisore: qual è il segreto di tanto successo?

Di sicuro non è da sottovalutare la combinazione vincente tra dialoghi e canzoni, ma nemmeno l’inserimento di trame sempre sorprendenti e originali. Molte di esse prendono spunto da capolavori letterari di vario genere: a volte ad ispirare i produttori è un romanzo, altre è invece un breve racconto. Naturalmente le storie dei cartoni animati, per diversi motivi, si discostano quasi sempre da quelle che leggiamo.


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Non tutte, infatti, erano destinate ai bambini come Le avventure di Pinocchio di Collodi, ma erano piuttosto indirizzate ad un pubblico adulto, mentre altre sono già di per sé una rielaborazione di fonti ancor più antiche, greche o medievali. Scopriamo quindi cinque diverse storie che, plasmate dalla Disney, sono entrate nelle nostre case sottoforma di cartone animato.

 

James Matthew Barrie – Le avventure di Peter Pan

Come la magia dell’Isola che non c’è conquistò teatri, librerie e cinema

La copertina del DVD del Peter Pan della DisneyPoco affascinante e frustrato per colpa di un matrimonio infelice, il giornalista inglese James Matthew Barrie trovò consolazione nel parco di Kensington, a Londra, soprattutto grazie all’incontro con i bambini della famiglia Llewelyn Davies, che lo ascoltavano rapiti raccontare avventurose storie e dare vita, piano piano, al mito di Peter Pan. Così, il bambino destinato a rimanere per sempre tale nacque nel 1902 e fece la sua prima apparizione sul palco teatrale londinese due anni dopo.

Nel 1906 fu pubblicato il racconto intitolato Peter Pan nei giardini di Kensington e, successivamente, nacque il vero e proprio romanzo Peter e Wendy (1909). Le due storie vennero poi raggruppate nell’unico volume Le avventure di Peter Pan e il successo era già clamoroso quando, nel 1954, Walt Disney ne diffuse il cartone animato, che fu la cosiddetta ciliegina sulla torta.

Solo coloro che sono felici, innocenti e senza cuore riescono a volare.

Il bellissimo cartone, quindi, rappresenta solamente alcune di queste avventure: non vi è alcun accenno ai fatati giardini di Kensington, né sappiamo come proseguano le vite dei tre fratelli Darling o quelle dei Bimbi Sperduti. Barrie, invece, ci racconta come Peter Pan sia tornato spesso al numero 14 per portare con sé Wendy. Lei poi diventa grande ed è quindi il turno di sua figlia, sua nipote e tantissimi altri bambini ad avere l’onore di volare con Peter verso la favolosa Isola che non c’è.


 

Hans Christian Andersen – La sirenetta

La rivincita di Ariel che, nel film animato, ottiene il lieto fine

Ariel e gli altri protagonisti de La sirenettaCi ha incuriositi con la sua coda di pesce, ammaliati con i suoi lunghi capelli rossi ed emozionati con la determinazione con cui ha sconfitto la terribile Ursula. Tuttavia, se dovessimo attenerci al racconto originale del danese Hans Christian Andersen, scopriremmo che la storia de La sirenetta non è andata esattamente come la Disney ce la propone.

I racconti di Andersen, che cominciarono ad essere pubblicati dal 1835, si distinsero subito per la loro originalità. Non a caso, infatti, l’autore si differenzia dai fratelli Grimm proprio per la sua propensione a scrivere fiabe da lui stesso inventate, senza prendere troppo spunto da quelle popolari. Mentre i cartoni animati ci regalano quasi sempre il lieto fine, Andersen non si curò all’epoca dell’affetto che avrebbero potuto nutrire i piccoli lettori per i personaggi delle storie: La sirenetta ne è un palese esempio.

[…] vide che la sua coda di pesce era sparita e ora possedeva le più belle gambe bianche che mai nessuna fanciulla aveva avuto.

L’eroina dello scrittore danese soffre le pene dell’inferno nel momento in cui la coda di pesce si trasforma nelle due gambe e i suoi piedi continuano a sanguinare ogni volta che toccano il suolo. Inoltre il principe per cui si sacrifica la accoglie al castello, ma finisce per sposare un’altra e la sirenetta dal cuore spezzato si trasforma in schiuma. Fortunatamente, la Walt Disney distribuisce il suo capolavoro nel 1989 e riscatta Ariel, che non solo recupera la sua bellissima voce, ma conquista anche il principe Eric.


 

Charles Perrault – La bella addormentata nel bosco

La fiaba di una principessa ostacolata da ben due antagoniste

Il classico disneyano dedicato alla bella addormentata nel boscoDi storie che raccontano di una fanciulla che sprofonda in un sonno forzato ne sono state scritte parecchie, ma la versione forse più famosa è quella del francese Charles Perrault che, nel 1680, pubblicò I racconti di Mamma Oca. Si tratta di una raccolta di fiabe all’epoca già diffuse, ma che l’autore trascrisse apportandovi alcune modifiche destinate a diventare dei classici: fu appunto sua l’idea di far perdere a Cenerentola una scarpetta di cristallo.


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Ne La bella addormentata nel bosco, Perrault non solo racconta di come la principessa, maledetta da una Fata, sprofondi in un sonno lungo cento anni, ma anche della sua disavventura dopo il matrimonio con il principe. Il suo fresco sposo ha infatti per madre un’orribile orca, che approfitta dell’assenza del figlio per ordinare l’uccisione della nuora e dei nipotini Aurora e Giorno con lo scopo di mangiarli. Fortunatamente il principe rincasa in tempo: la famiglia è salva e l’orca ha ciò che si merita.

[…] la principessa avrà la mano bucata da un fuso; ma invece di morirne, cadrà solo in un sonno profondo, che durerà cento anni […].

Nel film d’animazione del 1959, Aurora è la protagonista destinata ad addormentarsi per colpa di una maledizione lanciata dalla cattiva Malefica nel giorno del suo battesimo. Il principe, invece, non è figlio di un’orca: è Malefica stessa a trasformarsi in un mostro per evitargli di baciare la bella addormentata spezzando così il sortilegio. Tuttavia, grazie all’aiuto di tre simpatiche fatine, i due innamorati riusciranno ad assicurarsi il lieto fine.


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David Garnett – Pocahontas

Un’indiana intraprendente con una sorprendente simpatia per l’uomo bianco

PocahontasOpera dello scrittore David Garnett, Pocahontas fu pubblicato per la prima volta nel 1933, ma all’epoca non ottenne molto successo. Del resto, l’autore stesso non spiccò nell’ambiente letterario inglese del XX secolo, offuscato com’era da personalità geniali come Virginia Woolf e James Joyce. Il suo romanzo storico, quindi, deve la notorietà proprio grazie al cartone animato Disney distribuito nel 1995.

Della storia dell’indiana, vissuta tra il 1595 e il 1617, ci sono parecchie documentazioni, ma i più scettici continuano a dubitare della sua esistenza. Garnett riscostruisce dettagliatamente la vita della pellerossa: descrive la sua devozione per John Smith e il dolore per la sua presunta morte. Poi la cattura, il matrimonio con l’inglese Rolfe, la conversione cristiana e l’adozione del nome Rebecca. Il trasferimento in Inghilterra la mette in contatto con la società dell’epoca facendola diventare una celebrità, ma il clima londinese la fa scivolare piano piano verso la morte.

È intollerabile per gli uomini starsene ad aspettare il destino senza fare nulla: sono felici solo quando sentono di dominare gli eventi.

Il cartone propone invece una versione romanzata della presunta storia d’amore tra Pocahontas e il capitano inglese John Smith, partendo dall’arrivo di quest’ultimo sulle coste della Virginia. Certo, il finale non è tanto tragico: i due innamorati troveranno il loro “per sempre felici e contenti”, ma ognuno nel proprio Paese. Pocahontas continuerà quindi a condividere le tradizioni del suo popolo, mentre Smith tornerà in Inghilterra.


 

Jacob e Wilhelm Grimm – Raperonzolo

La principessa dai capelli lunghi che non smette mai di affascinarci

Il recente "Rapunzel"Era il 1812 quando, dopo un periodo di ricerca e rielaborazione, i fratelli tedeschi Jacob e Wilhelm Grimm pubblicarono la prima edizione di Fiabe del focolare, una raccolta di storie legate alla tradizione germanica tra cui era presente anche Raperonzolo. I due non inventarono nulla: misero soltanto per iscritto le fiabe che da anni si tramandavano oralmente. Da subito specificarono che non si trattava di storie per bambini: infatti il lettore s’imbatte in dettagli piuttosto scabrosi e oscuri.

Nella storia dei Grimm, Raperonzolo viene affidata alla perfida maga Gothel alla nascita, come ricompensa per aver permesso ai genitori della piccola di mangiare i raperonzoli del suo giardino. Prigioniera nella torre, la fanciulla è costretta a sciogliere i lunghi capelli per far entrare la sua aguzzina, ma un giorno il suo dolce canto attira un principe che s’innamora di lei. Gothel li scopre e li separa, ma i due giovani riusciranno comunque a ritrovarsi e ad essere felici insieme.

Quando udiva la voce della maga, scioglieva le trecce che aveva raccolte sul capo, le avvolgeva allo stipite della finestra e i capelli ricadevano per una lunghezza di venti braccia e la maga si arrampicava.

La Disney ne produce una versione diversa, intitolata Rapunzel – L’intreccio della torre (2010), in cui la protagonista viene rapita dalla perfida Madre Gothel che, per assicurarsi l’eterna giovinezza, sfrutta il potere magico dei suoi capelli. La ragazza ha però un sogno: vedere da vicino le lanterne che vengono lanciate in cielo il giorno del suo compleanno. Sarà l’incontro casuale con il fuorilegge Flynn Rider a permettere che il sogno si avveri e che la verità venga finalmente a galla.


 

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