Cinque storie commoventi di cani e padroni

Cinque storie di cani particolarmente devoti ai loro padroni

Il legame tra cani e padroni è forte e duraturo nel tempo: chiunque viva con un cane sa quanto possono speciali questi amici a quattro zampe. Alcuni di loro sono capaci di gesta eroiche, che testimoniano il profondo amore che può instaurarsi tra noi e loro. Argo, il cane di Ulisse, è il simbolo per eccellenza della fedeltà di un cane nei confronti del padrone ma non è l’unico che si è reso protagonista di storie memorabili sul rapporto cane-uomo.

Vediamo cinque storie commoventi di cani e padroni che, forse, vi faranno scendere qualche luccicone.

 

Hachiko, l’akita giapponese conosciuto in tutto il mondo

La sua storia ha commosso i popoli e ha ispirato libri e film

Il famoso HachikoQuella di Hachiko è probabilmente la storia più nota di legame tra un cane e il suo umano. Hachiko era un cane di razza akita e viveva con il suo umano, Eisaburo Ueno, docente presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Tokyo. Tutte la mattine Hachiko accompagnava il suo umano alla stazione di Shibuya e tutti i pomeriggi, alle tre in punto, si sedeva sulla panchina ad aspettare il ritorno del suo amico Eisaburo. Purtroppo un giorno di maggio 1925 il professor Ueno si sentì male sul posto di lavoro e morì.

Hachiko non sapeva della morte del suo amico e quel pomeriggio, alle 15 come sempre, andò ad aspettarlo in stazione. Non lo vide tornare, ma lui non si perse d’animo: per dieci anni, tutti i pomeriggi alle tre in punto Hachiko si è recato a quella stazione in attesa del suo amico umano. La presenza di Hachiko in stazione e la sua straziante storia divenne nota a tutti, tanto che gli venne costruita una cuccia.

Nel 1934 venne eretta una statua ad Hachiko in stazione e lui stesso fu presente all’inaugurazione, ma alle tre del pomeriggio salutò tutti e andò ad attendere ancora una volta Eisaburo Ueno. Continuò ad aspettarlo fino all’8 marzo 1935, quando morì e, finalmente, potè rivedere il suo amico umano e stare insieme a lui, per sempre.

 

Bobby, lo skye terrier fedele oltre la morte

Dalla sua storia è stato tratto il film Bobby, il cucciolo di Edimburgo

La statua eretta a Bobby ad EdimburgoNel 1856 John Gray, un giardiniere, si trasferì a Edimburgo con la sua famiglia e iniziò a lavorare come guardiano notturno. Durante i suoi giri di pattugliamento John portava con sé Bobby, il suo cane di razza skye terrier. Bobby e John erano inseparabili e divennero una presenza fissa per le vie della città. Purtroppo tutti quegli anni di guardia notturna sotto qualunque condizione atmosferica minarono il fisico di John, che contrasse la tubercolosi e morì nel 1858. Venne sepolto nel cimitero noto come Greyfriars Kirkyard, cioè camposanto dei francescani.


Leggi anche: Cinque tra le razze di cani più longeve

Bobby, però, non ne volle sapere di separarsi dal suo amico umano e si piazzò sulla sua tomba; a nulla valsero i tentativi del custode del cimitero di allontanare il cane: lui da lì non si muoveva. Alla fine, l’amore di Bobby per il suo John commosse gli abitanti della zona, che gli costruirono una cuccia nei pressi della tomba dell’uomo. Visto, poi, che quando John era vivo andavano insieme a cena presso una locanda nei dintorni, Bobby trovò sempre presso questa locanda una scodella per lui. Le sue giornate si svolgevano, quindi, sulla tomba del suo umano, da cui si allontanava solo per andare a mangiare.

Quando Bobby morì venne sepolto nei pressi del cimitero (gli animali non potevano essere sepolti in terra consacrata) e sulla sua lapide c’è scritto: «Greyfriars Bobby, spirato il 14 gennaio 1872, a sedici anni. Che la sua lealtà e la sua devozione siano un esempio per tutti noi». L’anno successivo gli venne eretta una statua commemorativa.

 

Grigio, l’angelo custode peloso

Quando don Bosco era in pericolo di vita compariva sempre un misterioso cane a salvarlo

Grigio difende Don BoscoSan Giovanni Bosco (1815-1888) è il santo dei giovani: ha dedicato tutta la sua vita ad aiutare bambini e ragazzi disagiati di Torino e dintorni. Soprattutto agli inizi la sua vita non fu facile, perché trovò diverse difficoltà, sia da parte degli industriali locali che non gradivano la sua opera educativa perché li privava di manodopera a basso costo, sia da parte di criminali che pensavano di estorcergli del denaro.

Fu per questo che nel corso degli anni don Bosco subì diversi attentati e, stando a quanto riportano le fonti, ogni volta che il sacerdote correva il rischio di perdere la vita dal nulla sbucava un cagnone che aggrediva gli assalitori e li metteva in fuga; poi, una volta compiuto il suo dovere, spariva. Don Bosco chiamava Grigio questo suo angelo custode peloso. Di lui non si sa nulla, se non che fosse di colore scuro come raccontava lo stesso don Bosco. Quando con il tempo il fondatore dei Salesiani divenne celebre e nessuno più osava toccarlo, Grigio non si fece più vedere.

 

Tip, il border collie che non abbandona il suo umano

Quando il cane è fedele fino alle estreme conseguenze

Tip, il border collie che rimase fedele anche oltre la morteJoseph Tagg, di Bamford in Inghilterra, era stato un addestratore di cani per tutta la vita e aveva 85 anni quel 12 dicembre 1953 quando decise di andare a fare una passeggiata con il suo cane Tip, un border collie. Purtroppo quella fu l’ultima passeggiata per Joseph, visto che né lui né il suo cane fecero più ritorno alla loro casa. Per giorni e giorni le squadre di soccorso setacciarono campagne e paesini nei dintorni, ma dei due viandanti non c’era traccia.

Dopo quindici settimane da quel giorno, una coppia, per caso, ritrovò il corpo senza vita di Joseph Tagg: probabilmente era morto per cause naturali mentre se ne stava a spasso. Ma la cosa straordinaria era che Tip, il cane, era lì con lui: era emaciato e quasi morto, ma faceva la guardia al corpo del suo amico umano. Per Joseph non c’era nulla da fare ormai, ma i soccorsi fecero di tutto per portare Tip in salvo: venne curato e rimesso in sesto. Tuttavia riuscì a vivere solo un anno senza il suo Joseph e quando morì venne sepolto lì dove aveva vegliato il suo amico umano tanto a lungo.

 

Belle, la beagle che chiama il pronto soccorso

La cagnolina che ha salvato da morte certa il suo umano chiamando i soccorsi con il telefono

Belle col suo padroneKevin Weaver, residente in Florida, un giorno decise di prendere con sé una cagnolina e la sua scelta cadde su Belle, una beagle inglese. Belle era una cagnolina molto vivace e per questo non riusciva a trovare una famiglia che la tenesse con sé. Ma Kevin non si fece problemi per questo.

Kevin Weaver è diabetico e per questo motivo decise di educare Belle come “cane infermiere”: la iscrisse a un corso e così Belle è riuscita a imparare come riconoscere i livelli di zuccheri nel sangue del suo umano annusandogli l’alito una volta l’ora.


Leggi anche: Le cinque razze di cani più intelligenti

La mattina del 7 febbraio 2006 Weaver si svegliò con uno strano senso di vertigine: Belle si allarmò immediatamente e iniziò ad abbaiare per indicare al suo umano di prendere le medicine. Ma Kevin era troppo intontito e non capiva cose stesse succedendo: pensò che Belle volesse fare i suoi bisognini e la portò fuori. Al rientro della passeggiata Kevin si accasciò sul pavimento della cucina e svenne. Belle non si perse di coraggio: aveva imparato a premere il tato 9 del telefonino di Weaver, tasto che inoltrava una chiamata rapida al servizio soccorsi. Quindi Belle cercò il cellulare di Kevin e con i denti spinse il tasto 9: quando l’operatore rispose la cagnolina iniziò ad abbaiare a più non posso e non smise fino a quando non vide arrivare l’ambulanza. Kevin Weaver si salvò e Belle è diventata un’eroina a tutti gli effetti. Ripresosi, Kevin ha dichiarato: «Sono convinto che se non fosse stata con me quella mattina, oggi non sarei quei. Comunque Belle non è solo la mia salvatrice, ma soprattutto la mia migliore amica».

 

Segnala altre storie commoventi di cani e padroni nei commenti.