Cinque straordinari bambini prodigio della musica

I Jackson Five nei primi anni '70: Michael è il secondo da destra

La storia della musica è piena zeppa di bambini prodigio. Se si scorrono le biografie dei più grandi compositori dell’epoca classica ma anche quelle di molti dei cantanti dell’attuale scena pop, infatti, è frequentissimo imbattersi in storie di bambini che già nella più tenera età sapevano suonare uno strumento, tenevano concerti e in qualche caso dirigevano perfino orchestre.

D’altro canto, i bambini hanno sempre avuto un ruolo di tutto rispetto nel mondo musicale: le voci bianche trovano spesso un loro spazio specifico nell’ambito della musica classica, ma anche molte pedagogie insistono sul fatto che l’avviamento alle sette note debba essere precoce e precedere, se c’è l’interesse, anche quello alle lettere e ai numeri. E i casi di bambini prodigio sembrano dimostrare che questo è l’approccio giusto: vediamo dunque insieme i cinque più famosi bambini prodigio della storia della musica.

 

Wolfgang Amadeus Mozart

Da genio del clavicembalo a miglior compositore della sua epoca

Wolfgang Amadeus Mozart nel celebre ritratto di Barbara KraftSe si parla di bambini prodigio, la prima e più scontata scelta è quella che ricade su Wolfgang Amadeus Mozart, in generale uno dei più importanti musicisti e compositori di tutti i tempi. Come ben sa chi ha visto Amadeus, il bel film biografico di Milos Forman, il futuro genio della musica nacque a Salisburgo nel 1756, figlio di un compositore e insegnante di musica che lavorava alla corte dell’arcivescovo locale; subito manifestò un talento precocissimo per la musica, iniziando a suonare il clavicembalo a soli 3 anni e a comporre a 5.

A quell’età il piccolo Wolfgang veniva già portato a Monaco o in altre città tedesche per suonare davanti a nobili e potenti, ma a 7 anni il padre prese una sorta di aspettativa ed intraprese col figlio un lungo viaggio attraverso tutta l’Europa che durò più di tre anni, passando dalla Germania alla Francia, dall’Inghilterra all’Olanda.

Fu in questo periodo che il piccolo Mozart cominciò a comporre le prime sinfonie, i drammi e anche i primi abbozzi di opera; concluse il suo lungo apprendistato con un viaggio in Italia che toccò tutte le principali città della penisola, attraverso cui affinò il proprio stile, acquisendo e facendo propri gli stili dominanti del periodo.

Nel 1773, a 17 anni, trovò quindi impiego a Salisburgo e per qualche tempo si fermò, dando avvio a quella carriera che, nonostante qualche difficoltà e screzio coi suoi mecenati, l’avrebbe portato a Vienna e poi sul tetto d’Europa, capace di staccarsi anche dai vincoli quasi feudali a cui erano costretti i musicisti dell’epoca. Sarebbe morto, appena trentacinquenne, a Vienna nel 1791.

 

Stevie Wonder

Il talento precoce della Motown

Stevie Wonder in gioventùFacciamo ora un discreto balzo in avanti e passiamo al Novecento, non perché nei secoli precedenti non ci siano stati bambini prodigio (anzi, ce ne sono stati davvero un’infinità), ma perché nella maggior parte dei casi la loro memoria – o almeno le imprese che fecero nei loro anni giovanili – è andata perduta, mentre di questi artisti degli ultimi trenta o quarant’anni ci ricordiamo tutti più che bene.

Il primo, in ordine cronologico, è Stevie Wonder, genio della musica soul nato nel 1950 in Michigan e messo sotto contratto ad appena 11 anni dalla Motown, l’etichetta di riferimento per la black music; nato cieco a causa di una retinopatia, si avvicinò infatti alla musica già a 3 anni, diventando piuttosto abile nell’uso del piano a 4 e imparando a suonare anche una miriade di altri strumenti, che vanno dalla chitarra alla batteria, dal basso all’armonica a bocca.

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La sua carriera iniziò prestissimo. A 11 anni suonò una sua canzone a Ronnie White del gruppo vocale dei Miracles e questi lo portò dritto alla Motown, per fargli fare un provino; il ragazzo fu messo sotto contratto (un contratto che metteva le royalties dei suoi pezzi in un fondo fiduciario a cui avrebbe potuto accedere solo a 21 anni) mentre gli veniva passato un piccolo stipendio settimanale dalla casa discografica di Detroit.

Intanto, non ancora dodicenne, incideva i suoi primi due dischi, composti sostanzialmente da cover e che però non ebbero particolare successo. La stella di Wonder cominciò a brillare un paio d’anni dopo, quando, nel 1963, la sua Fingertips arrivò in vetta alla classifica americana, rimanendovi per tre settimane; fu però solo nei primi anni ’70, giunto alla maturità artistica, che rivoluzionò completamente la black music, anche se ormai a quel punto era un ragazzo di vent’anni e la sua infanzia prodigiosa era definitivamente finita.

 

Michael Jackson

Da piccolo cantante di famiglia a superstar planetaria

Michael Jackson è il cantante che ha venduto di più negli anni '80 (e non solo)Se Stevie Wonder è stato indubbiamente il primo talento precoce capace di scardinare gli equilibri nell’ambito della black music, un ragazzo nato appena 8 anni di lui avrebbe fatto lo stesso ma più in generale con tutta la musica leggera, divenendo a poco più di vent’anni il Re del Pop e probabilmente il maggior talento non solo musicale della sua generazione.

Stiamo parlando, ovviamente, di Michael Jackson, nato non troppo distante dalle terre di Wonder e della Motown, nella cittadina di Gary, in Indiana, nel 1958, e capace di guadagnarsi la scena nazionale ad appena 5 anni e di continuare a vendere milioni e milioni di dischi per altri 45, fino alla prematura scomparsa avvenuta nel 2009.

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A soli 5 anni dimostrò di saper cantare benissimo a cappella durante una recita scolastica del suo asilo, e subito fu arruolato all’interno del gruppo formato dai suoi fratelli maggiori, inizialmente chiamato The Jacksons ma poi mutato, col suo ingresso, in Jackson 5. Michael vi esordì come percussionista, ma quasi subito si ritagliò delle parti cantate assieme al fratello Jermaine, divenendo in breve tempo il vero leader vocale.

Il gruppo si esibì per qualche anno nel Midwest e nel 1966 vinse un talent show locale, conquistando un primo contratto discografico e arrivando alla Motown nel 1968. Già l’anno successivo il loro primo singolo, I Want You Back, arrivò in testa alla classifica americana, inaugurando un periodo di grandi successi. Nel 1972, ad appena 14 anni, Michael iniziò quindi ad incidere pure da solo, e dal 1978, col successo di Off the Wall e la sua maturazione anche come autore, mise da parte il gruppo di famiglia per dedicarsi a una folgorante carriera come solista.

 

Björk

L’islandese che cantava canzoni per bambini

Björk in uno dei suoi vestiti caratteristici (foto di Rlef89 via Wikimedia Commons)Nativa di Reykjavík è invece Björk, al secolo Björk Guðmundsdóttir, artista islandese che è riuscita a farsi conoscere in Europa grazie a una poliedrica attività condotta negli ultimi vent’anni ma che in patria era celebre fin da bambina. A 11 anni, infatti, durante una lezione scolastica di pianoforte un suo insegnante registrò il modo in cui la piccola Björk cantava la canzone I Love to Love di Tina Charles (peraltro in un ottimo inglese, per l’età) e mandò il nastro ad una radio locale, che trasmise subito il pezzo, facendolo diventare uno dei più popolari del periodo.

Alla ragazza iniziarono quindi ad arrivare le prime offerte contrattuali, e nel 1977, a neppure 12 anni, diede alle stampe il suo esordio, Björk, che conteneva canzoni per bambini ma anche cover internazionali come Fool on the Hill dei Beatles.

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A 14 anni, come se fosse ormai un’artista consumata, la ragazza decise di abbandonare la musica per bambini e di passare al punk, formando una band con altre sue coetanee – le Spit and Snot –, per poi passare rapidamente alla fusion. Intanto si diplomava alla scuola di musica e continuava a pubblicare EP ed album nel suo paese esplorando diversi generi musicali, album che però non riuscivano ancora a travalicare i confini nazionali.

Il passo decisivo fu quello che Björk compì a partire dal 1984, quando, ormai diciannovenne, cominciò a tessere relazioni con la Gran Bretagna, da dove avrebbe spiccato il volo verso il successo internazionale, prima con gli Sugarcubes e poi, a partire dal 1992, come solista.

 

Lang Lang

Il talento pianistico che viene dalla Cina

Lang Lang, nuovo ragazzo prodigio della musica (foto dal World Economic Forum del 2010)Ritorniamo sulla musica classica con il bambino prodigio con cui abbiamo scelto di chiudere la nostra cinquina, un nome che sicuramente non avrà la caratura di Mozart e di altri grandi musicisti del passato che abbiamo lasciato fuori dalla lista, come Niccolò Paganini o Franz Liszt, ma che negli ultimi tempi ha fatto molto parlare di sé, anche per la storia strappalacrime della sua infanzia.

Lang Lang è infatti un celebre pianista cinese nato nel 1982 e assurto a una clamorosa fama internazionale nell’ultimo decennio, fama che l’ha portato ad esibirsi con le principali orchestre del mondo, in tournée inusuali nell’ambito della musica classica che sembrano ammiccare, per apparenza e furore mediatico, a quelle della musica pop e rock.

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Particolarmente dotato, ha iniziato a suonare il piano all’età di 3 anni, pare anche grazie all’influenza di un cartone di Tom & Jerry; già a 4 anni si esibiva in pubblico e teneva i primi concerti, mentre a 9 riuscì ad entrare al prestigioso Conservatorio di Pechino, dove però una maestra particolarmente severa lo portò piuttosto presto ad abbandonare lo strumento.

È stato solo grazie alle insistenze dei suoi compagni di corso e dei genitori che Lang Lang ha deciso di riprovarci, iniziando a vincere a 11 anni le prime competizioni a carattere nazionale e a 13 quelle internazionali. A 17 anni ha iniziato ad esibirsi in Europa e in America, arrivando più volte anche in Italia, e trovando la sua consacrazione nel 2008, suonando sia nella cerimonia di apertura che in quella di chiusura dei Giochi Olimpici di Pechino.

 

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