Cinque straordinari film con finale a sorpresa

Ecco i finali a sorpresa più intriganti dei film degli ultimi cinquant'anni, compreso Il pianeta delle scimmie

 
Mai come in questo caso è utile sottolineare che l’articolo conterrà degli spoiler. Un’orgia di spoiler. Sì perché il tema di cui trattiamo oggi, a ben guardare, è proprio questo: lo spoiler. O, per essere più precisi, il finale a sorpresa che lascia a bocca aperta e che non vorremmo che nessuno ci rivelasse in anticipo. Il cinema si è spesso affidato a tecniche di questo tipo, anche perché il colpo di scena, sul grande schermo, rende molto meglio che altrove. E in alcuni casi queste svolte improvvise sono diventate leggendarie.

Abbiamo quindi scelto i cinque film con i finali a sorpresa più memorabili della storia del cinema. Come vedrete, si va dagli anni ’60 ai ’90, aprendo e chiudendo con due epoche che hanno dimostrato un certo gusto per queste soluzioni narrative. Oggi, forse, di finali di questo genere ce n’è un po’ meno, ma prima di iniziare vale la pena menzionare, tra i più recenti, film come Saw, Oldboy e Shutter Island, che meritano un’occhiata. Procediamo però ora con i cinque che abbiamo selezionato.

 

Psyco

Chi è la mamma di Norman Bates?

Tutto sommato, Psyco potrebbe essere letto come un film familiare. Ci sono infatti due personaggi che dominano la scena: il giovane Norman Bates, timido gestore di un motel, e la sua arcigna madre, che non si vede direttamente ma la cui presenza aleggia pesantissima in tutto il film. Un rapporto all’apparenza morboso come tanti, che avrebbe potuto diventare il soggetto di un film melodrammatico o per famiglie.


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Un thriller studiato nei dettagli

Nelle mani dello scrittore Robert Bloch prima e del regista Alfred Hitchcock poi, però, questo spunto divenne il punto di partenza di uno dei maggiori thriller della storia del cinema. Il film, infatti, è famoso per vari motivi. La scenografia è memorabile e ha fornito lo spunto per parchi a tema e serie TV. L’interpretazione di Anthony Perkins è veramente inquietante, una delle migliori in pellicole del genere. La scena dell’omicidio sotto la doccia, poi, è un saggio di regia che da decenni viene studiato in tutte le scuole di cinema.

Ma è soprattutto il finale ad interessarci ora. Come ricorderete, nel Bates Motel si verifica l’omicidio di una donna, tra l’altro ricercata per furto. Ad ucciderla è la madre di Norman, di cui si intravedono le fattezze mentre la pugnala. A questa conclusione arrivano anche la sorella e l’amante della vittima, giunti per indagare. Che però scoprono che la madre di Norman è morta da anni, uccisa dallo stesso ragazzo, e che la donna che va in giro ad ammazzare i clienti non è altro che lo stesso gestore, travestito da sua madre.

Da "Psyco" (A. Hitchcock, 1960) – 6

 

Il pianeta delle scimmie

Un mondo non così lontano

Per pensare e raccontare un buon finale a sorpresa bisogna essere dei bravi narratori. Gente che è abituata a gestire la paura, la tensione, la credulità e l’incredulità del pubblico. Gente insomma come Rod Serling, il creatore di Ai confini della realtà, la serie TV americana di culto famosa per le sue storie capaci di farvi girare la testa. A lui si devono, però, vari contributi anche per il cinema, tra cui il più memorabile – almeno dal punto di vista di questo articolo – è Il pianeta delle scimmie, celebre film del 1968 scritto assieme a Michael Wilson.

Un astronauta alla deriva

Il finale di quella pellicola è talmente noto che non dovremmo sorprendere nessuno nel raccontarlo. Vederlo dal vivo però, soprattutto in quei tardi anni ’60, doveva essere un bello shock. Il protagonista era un astronauta americano, George Taylor (interpretato da Charlton Heston), che atterrava in un pianeta lontano. Ad abitare quel mondo erano delle scimmie civilizzate e parlanti.

Verso la fine, però, Taylor e la nuova compagna Nova scappavano via dai primati e si avvicinavano ad una spiaggia, in cui l’astronauta scorgeva qualcosa di familiare. E quel qualcosa si rivelava essere la parte alta (e devastata) della Statua della Libertà, prova del fatto che quello in cui si trovava non era un altro pianeta, ma la stessa Terra in un futuro post-apocalittico. Un finale sorprendente che si è cercato di replicare in sequel e remake, ma senza lo stesso impatto. Segno – tra le altre cose – che le svolte narrative già note non funzionano.

Charlton Heston – Il pianeta delle scimmie (scena finale)

 

I soliti sospetti

Il fantomatico Keyser Soze

Forse il più celebre finale a sorpresa dei tempi recenti è quello de I soliti sospetti, film del 1995 scritto da Christopher McQuarrie e diretto da Bryan Singer. La scena conclusiva è rimasta negli occhi e nella mente di chiunque abbia visto quel film, anche perché, oltretutto, è una splendida prova sia di regia che di recitazione. Il suo protagonista è Kevin Spacey, che proprio con questo film – e con il coevo Seven, anch’esso dotato di finale a sorpresa da brividi – si fece conoscere al grande pubblico.


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L’interrogatorio di “Verbal” Kint

Per lungo tempo si assiste all’interrogatorio che l’agente di polizia interpretato da Chazz Palminteri conduce su “Verbal” Kint (Spacey) riguardo a una serie di crimini. “Verbal” sembra una simpatica mezza cartuccia, che però delinea i piani di un terribile boss della malavita, il fantomatico Keyser Soze, che nessuno ha mai visto in faccia.

Visto che non riesce ad imputare “Verbal” di nulla, l’agente Kujanlets lo lascia andare, ma poco dopo si rende conto che molti dettagli della storia che questi gli ha raccontato non quadrano. Anzi, che sono presi direttamente da vari oggetti presenti nella stanza, e che quindi la sua versione è inventata. Subito si precipita fuori, ma Kint è già lontano. E ha smesso di zoppicare, rivelandosi il vero Keyser Soze. Mentre la voce fuori campo di Spacey dice: «La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste. E come niente… sparisce».

I soliti sospetti – Scena finale

 

Il sesto senso

Il bambino che vedeva davvero la gente morta

Il 29 ottobre 1999 è stata una bella data per gli amanti del cinema nostrani. Chi si fosse recato in un multisala, in quei giorni, avrebbe infatti trovato ben due film che oggi rientrano in questa cinquina, lanciati in Italia lo stesso identico giorno. Da una parte Il sesto senso di M. Night Shyamalan, dall’altra Fight Club di David Fincher.

La carriera di Shyamalan

Shyamalan, regista e anche sceneggiatore della sua pellicola, è uno che sui colpi di scena finali ha costruito un’intera carriera. Pensate ad esempio a Unbreakable e The Village. Alla lunga è arrivato perfino a stufare per il suo eccessivo ricorso a una tecnica di questo tipo. Il sesto senso è stato però il primo e più memorabile dei suoi film orchestrati su un colpo di scena, e ha incantato milioni di spettatori.

La storia è quella del piccolo Cole Sear (ben interpretato da Haley Joel Osment), un bambino che ha il potere – o forse sarebbe meglio dire la maledizione – di vedere la gente morta. Il suo psicologo, Malcolm Crowe (Bruce Willis), cerca di aiutarlo a sopportare questo problema, fino a quando non si scopre che anche Crowe è un fantasma. D’altronde, in tutto il film non lo si era visto interagire con nessun altro se non con il bambino, anche se non è facile accorgersene.

Sixth Sense _ending

 

Fight Club

Il finale a sorpresa col narratore e Tyler Durden

L’altro film uscito in Italia il 29 ottobre 1999 è stato Fight Club, diretto da David Fincher a partire dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk. Il film è geniale sotto diversi punti di vista, ma soprattutto per il fatto di essere riuscito a portare nuovo vigore a un tema abusato come quello delle personalità multiple. Un tema che abbiamo incontrato anche nel già citato Psyco, che pure ha quasi 40 anni più di Fight Club.


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Edward Norton e Brad Pitt

Il protagonista del film è un narratore di cui non ci viene rivelato mai il nome, interpretato da Edward Norton (uno che coi colpi di scena ci aveva già stupito in Schegge di paura). Si tratta di un tipo depresso, con un lavoro insoddisfacente e vittima di uno stile di vita privo di senso. Tutto però cambia quando si imbatte in Tyler Durden (Brad Pitt), un uomo che organizza incontri di combattimento sotterranei.

L’amicizia con Tyler si rinsalda fino al momento in cui i due finiscono per progettare un attacco terroristico. A quel punto si comprende che il narratore e Tyler sono in realtà lo stesso individuo, con quest’ultimo che non si rivela altro che una personificazione del lato aggressivo del protagonista. E, anche in questo caso, tanti particolari che sembravano non collimare improvvisamente trovano la loro spiegazione.

Fight Club (finale)

 

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