Probabilmente ne avete visto più di qualcuno, ma forse non sapete ancora come si chiamano. Stiamo parlando dei cosiddetti film in prima persona, quelli che nel linguaggio americano vengono chiamati “first-person movies” o “POV movies”. Sono quelle pellicole in cui la telecamera non riprende da fuori le scene, ma diventa parte della stessa azione. O perché si immedesima nel punto di vista di un personaggio, o perché fa parte della stessa storia.

Provate a immaginare, come accade in alcuni thriller e horror recenti, che siate in campeggio con la vostra piccola telecamera. E che vogliate realizzare un filmino ricordo. Quando sulla scena irrompe il mostro o la catastrofe di turno, voi continuate a riprendere. Se quella che abbiamo appena raccontato fosse la trama di un film, noi al cinema vedremmo probabilmente proprio le vostre riprese, confuse e artigianali. E saremmo esattamente di fronte ad un film in prima persona.

Da film intellettuali a pellicole mainstream

Ora, pellicole del genere non sono comuni. Anzi, fino a qualche anno fa erano rarissime. Giusto nei circoli intellettuali in cui venivano proiettati film d’avanguardia si poteva ammirare qualcosa di simile. Negli ultimi tempi, però, molto è cambiato. E i motivi sono essenzialmente due: da un lato, il successo dei cosiddetti mockumentary; dall’altro, di horror come The Blair Witch Project.

Nel primo caso, si tratta di prodotti di fiction costruiti come al solito a tavolino, in cui però si simula che l’azione e la trama nascano spontaneamente, mentre la troupe di un documentario riprende il tutto. Di escamotage di questo tipo se ne vedono sempre più spesso anche in TV, perfino in serie comiche. Il caso di The Blair Witch Project, invece, è quello di un film che, con un budget ridottissimo, è riuscito a creare una grande paura negli spettatori, semplicemente portando gli attori a parlare direttamente in camera.

E proprio qui sta il segreto del film in prima persona. Si erano già visti, infatti, personaggi che abbattevano la quarta parete e parlavano agli spettatori. Ma mai questo era avvenuto per tutto un intero film, creando nel pubblico la sensazione di essere davvero dentro agli avvenimenti. Una sensazione che è stata sfruttata soprattutto per metterci paura o terrore. Gli esempi sono molti, e oggi ve ne presentiamo cinque, quelli che a nostro giudizio sono i migliori.


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Il cameraman e l’assassino (1992)

Il mockumentary sulla vita di un serial killer

Il cameraman e l'assassino, curioso film belga in prima personaInvece di cominciare con un horror – genere che ci terrà compagnia per tutto l’articolo – abbiamo scelto di seguire un ordine cronologico. E quindi partire da un film che è il più vecchio e quello che meno incute paura, anche se un pizzico d’orrore lo troviamo pure qui. Il cameraman e l’assassino è infatti una pellicola belga del 1992. Il soggetto si deve a Rémy Belvaux, la sceneggiatura allo stesso Belvaux assieme a Benoît Poelvoorde, André Bonzel e Vincent Tavier. I primi tre dell’elenco sono poi stati anche i registi, mentre Poelvoorde ha aggiunto anche il lavoro davanti alla telecamera in quanto protagonista del film.

Il film è una commedia nera. Lo spunto iniziale vede infatti una troupe al lavoro su un documentario su un serial killer. Così l’assassino viene seguito durante la sua “giornata lavorativa”, inquadrandolo mentre uccide le persone e si sbarazza dei loro cadaveri. Il personaggio, d’altra parte, è ben consapevole di essere ripreso, e dispensa con nonchalance i suoi consigli su come compiere al meglio il suo mestiere.

L’ironia di un cinico assassino

Si tratta, ovviamente, di un mockumentary, uno dei più originali della storia del cinema. Un finto documentario che pian piano evolve, facendosi trascinare nel vortice sanguinolento e nichilista del suo protagonista. E d’altronde il killer uccide davvero chiunque. In una scena, solo per fare un esempio, urla all’improvviso ad una vecchia per farla morire di crepacuore, commentando che quello è un buon modo per risparmiare proiettili.

Misogino, xenofobo e privo di alcuno scrupolo, alla fine Benoît – questo il suo nome – viene arrestato. Riesce però a fuggire, solo per scoprire che qualcuno si sta vendicando dei suoi crimini, colpendo i suoi familiari. Fino a fare lui stesso – assieme alla troupe – le spese della sua vita criminale. Il divertissement dura insomma fino alla fine, condito da un sapiente uso del bianco e nero che a suo tempo fece fruttare al film vari premi. Peccato solo che lo videro in pochissimi e che anche oggi risulti molto difficile da trovare, quantomeno in italiano.

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The Blair Witch Project (1999)

L’horror che ha dato il via ad un nuovo genere

The Blair Witch Project, film che ha aperto la strada ad un nuovo genere di film horrorAd aver definitivamente sdoganato il film in prima persona è stato però The Blair Witch Project. Il film americano è infatti uno dei maggior incassi della storia, se si fa la proporzione tra gli introiti e il budget iniziale. Costato in tutto solo 60.000 dollari, ne fruttò infatti 248 milioni, più di 4.000 volte tanto. Uno degli investimenti più azzeccati di sempre.

Il film si apre con un annuncio, che riguarda la scomparsa di tre ragazzi. Il fattaccio è avvenuto nei boschi del Maryland nel 1994, e però – viene detto nel film – sono stati ritrovati dei nastri registrati dai ragazzi stessi. Il film, quindi, come dicevamo in apertura non è altro che il materiale registrato dai personaggi, rimontato ad arte. Ovviamente la storia è falsa, è pura fiction, ma l’espediente ebbe al tempo un ruolo importante nel successo del film. E fu presto emulato da varie altre pellicole.

I tre ragazzi nel bosco

I ragazzi sono Heather Donahue, Joshua Leonard e Michael C. Williams, giovani attori all’epoca sconosciuti e che recitavano coi loro veri nomi. Secondo la trama, si recavano nel bosco per realizzare un documentario sulla leggendaria strega di Blair, che i racconti popolari affermavano che si aggirasse in quei luoghi. Durante le loro indagini, però, i tre diventavano testimoni di strane presenze, che non sapevano se attribuire ad autosuggestione o a qualche scherzo di cattivo gusto. Più passava il tempo, però, più i loro nervi cominciavano a cedere e i sospetti a farsi gravosi.

Durante una delle notti passate nel bosco, infine, Josh scompariva. Gli altri due ragazzi, ormai convinti di essere dentro a qualcosa di più grande di loro, cercavano così di mettersi in salvo ma non riuscivano ad uscire dal bosco. E capitavano invece in una casa abbandonata, da dove sembravano arrivare le urla dell’amico. Fino ad un tragico ed inevitabile finale, che però sul grande schermo non si vedeva perché la telecamera cadeva di mano ai giovani.

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Rec (2007)

Una troupe televisiva in un palazzo infestato

Rec, terribile film horrorLo stesso concetto di The Blair Witch Project – quello delle riprese “dal vero” – divenne estremamente popolare nei primi anni Duemila. Non che fosse una novità assoluta. Basti pensare, infatti, all’italiano Cannibal Holocaust per avere un esempio che arriva addirittura dai primi anni ’80. Ma è indubbio che fu proprio il film sulla strega di Blair a rendere “mainstream” questa tecnica, e a spingere i registi ad usarla senza più reticenze. Sia negli Stati Uniti che all’estero.

E proprio da un’altra cinematografia europea arriva il terzo film della nostra lista, Rec. Uscita nel 2007, la pellicola fu infatti realizzata in Spagna, a Barcellona. Registi furono due giovani cineasti specializzati nell’horror, Jaume Balagueró e Paco Plaza, che firmarono anche la sceneggiatura assieme a Luiso Berdejo. E anche il loro film fu un inaspettato successo commerciale. Costato 1,5 milioni di dollari, ne incassò 32 e diede il via ad una lunga lista di sequel, condita di recente anche da dei remake americani (Quarantena).


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La storia vede al centro, anche in questo caso, una piccola troupe. A formarla sono una giornalista televisiva, Ángela, e il suo operatore Pablo, che devono fare un servizio sui pompieri di Barcellona. Per questo passano una notte in caserma e seguono la squadra quando questa è costretta ad uscire per un intervento in un palazzo in fiamme. Giunti sul posto, però, i vigili del fuoco e la giornalista scoprono che il fuoco è l’ultima cosa di cui avere paura.

Nel palazzo si è infatti diffuso un virus che si trasmette tramite dei morsi e che porta le vittime ad impazzire e ad aggredire altre persone. Da lì parte una fuga sempre più disperata, con attimi di grande tensione e colpi di scena. Il tutto, ovviamente, viene immortalato dalla telecamera del cameraman, che fornisce di fatto il materiale per il film.

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Paranormal Activity (2007)

Una telecamera puntata sull’interno di una casa

Paranormal Activity, uno degli ultimi blockbuster del genereDopo il successo di The Blair Witch Project e in parte di Rec, il film in prima persona è diventato quasi uno standard nell’horror a basso costo. Paranormal Activity, il quarto titolo della nostra lista, costò ad esempio appena 15.000 dollari. Ma ne incassò ben 193 milioni. Un successo basato inizialmente sul passaparola e poi, via via, sul battage pubblicitario alimentato dai primi incassi.

Anche in questo caso, il film inizia con due ragazzi, Micah e Katie. I due vivono insieme a San Diego, ma nella casa sembrano verificarsi strani eventi. Proprio davanti a questa situazione, Katie confessa al compagno di essere in un certo senso accompagnata da una “presenza paranormale” fin da quando era bambina. E lui decide di mettere alla prova il racconto della fidanzata acquistando una telecamera, con cui intende riprendere quanto accade nella casa durante la notte.

I demoni in casa?

Effettivamente la telecamera riprende qualcosa, ma i fenomeni sono piuttosto difficili da spiegare. Dopo essersi rivolti a un medium, i due ragazzi si convincono della necessità di contattare addirittura un demonologo. Ma quest’ultimo è irreperibile, e nell’attesa che ritorni in città decidono di rimanere nella casa. Questa scelta si rivelerà fatale durante la ventesima notte di riprese.

Il film è stato criticato dagli esponenti della scuola horror classica, ma ha affascinato il pubblico. Lo dimostrano non solo gli incassi, ma anche i voti ottenuti nei siti che aggregano le valutazioni degli utenti. Un successo che è testimoniato anche dai cinque sequel che sono stati fino ad ora prodotti, non tutti convincenti ma tutti dai buoni incassi. Dalla sua, d’altra parte, Paranormal Activity ha una indubbia capacità: quella di giocare benissimo con la tensione. Una tensione che cresce gradualmente, nonostante sullo schermo succeda poco. E anzi, proprio grazie a questo poco, la pellicola crea una straordinaria aspettativa.

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Cloverfield (2008)

Se un mostro attacca la città mentre fai un filmato amatoriale

Cloverfield, prodotto da J.J. AbramsChiudiamo con Cloverfield, un film uscito ormai quasi dieci anni, ma che rimane ancora giovane. Soprattutto perché riesce a mescolare la nuova tecnica del film in prima persona con le tendenze che hanno segnato il cinema d’azione degli ultimi anni. E in particolare con il genere catastrofico in cui pochi sopravvissuti si trovano a combattere per la loro vita.

Il film, diretto da Matt Reeves (poi regista di Apes Revolution), è scritto dal giovane Drew Goddard, diventato famoso di recente per la sceneggiatura di Sopravvissuto – The Martian. Qui entrambi erano ad una delle loro prime prove, sotto la supervisione di J.J. Abrams, produttore esecutivo. E il risultato è stato effettivamente ottimo, aprendo loro la strada a una radiosa carriera.

Proprietà del governo

All’inizio del film compare una scritta che annuncia che il video è di proprietà del governo degli Stati Uniti. La finzione vuole, infatti, che il film non sia altro che l’insieme delle riprese effettuate da alcuni giovani a New York e classificate dal governo all’interno del fascicolo “Cloverfield”. Sono infatti gli stessi protagonisti – come altre volte in questa lista – a tenere in mano la telecamera.

Nonostante qualche intermezzo, le riprese cominciano durante una festa d’addio a Rob. Il ragazzo sta infatti per partire per il Giappone, dove gli hanno offerto un lavoro, quando il palazzo che ospita la festa viene scosso. Appena i ragazzi escono si accorgono che la Statua della Libertà è stata decapitata da una creatura che abbatte palazzi e “mangia” la gente. Da lì scatta la fuga di cinque amici, che poi diventano quattro. Con l’obiettivo non solo di salvarsi, ma anche di recuperare Beth, l’amore di Rob con cui quest’ultimo ha però da poco litigato.

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