La fantascienza ha, da sempre, i suoi cliché. Che si tratti di robot, di astronavi aliene, di sistemi politici distopici o di viaggi nel tempo, ogni buon libro o buon film ambientato nel futuro deve presentare almeno uno degli elementi ricorrenti del genere, e cercare di rinnovarlo senza snaturarlo. A volte ci si riesce, e ci si trova davanti ad un capolavoro; altre volte si manca miseramente l’obiettivo.

I viaggi nel tempo sono stati uno degli elementi centrali del cinema di fantascienza soprattutto tra gli anni ’80 e ’90. Non che prima mancassero avventure di questo tipo – basti pensare, solo per fare un paio di esempi, a Il pianeta delle scimmie o I banditi del tempo –, ma è indubbio che in quei due decenni l’argomento divenne di moda. Che si trattasse di salti in avanti, verso un futuro sempre più oscuro, o all’indietro, verso un passato da rimpiangere, tutti sembravano voler lasciare il presente.


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Ma quali sono stati i migliori esempi di questo genere? Quali film, cioè, ci hanno appassionato di più con questi salti temporali? Ne abbiamo scelti cinque, che vanno appunto dalla metà degli anni ’80 alle stagioni più recenti. Si tratta di pellicole diventate di culto, visionarie e di grande successo. Prima di iniziare, però, volevamo dedicare una menzione a un film che, non essendo ancora stato doppiato in italiano, non ci siamo sentiti di includere, ma che merita comunque di essere ricordato: si tratta di Primer, di Shane Carruth. Se masticate un po’ d’inglese, procuratevi il DVD e gustatevelo.

 

Ritorno al futuro

L’epica avventura di Marty McFly e della DeLorean

Se si parla di viaggi nel tempo al cinema, non si può non partire da Ritorno al futuro, il capofila del genere. Senza Marty McFly e la sua DeLorean probabilmente non avremmo avuto molti dei film d’avventura che oggi basano il loro fascino sui paradossi temporali. Ma forse, più in generale, non avremmo avuto neppure molti film adolescenziali e generazionali in cui il protagonista deve in qualche modo vedersela coi propri genitori (direttamente o metaforicamente).

Creato dalle menti di Robert Zemeckis (poi anche regista) e Bob Gale, il film arrivò nei cinema americani nel 1985, nonostante fosse stato in lavorazione per ben cinque anni. Nessuno, infatti, all’inizio voleva comprare il copione di Zemeckis e Gale. I motivi per il diniego erano vari: da un lato, in un’epoca in cui riscuotevano grande successo le commedie erotiche quella storia era fin troppo pudica; dall’altro, c’erano pur sempre vari retroscena edipici che ne limitavano l’appeal presso un pubblico familiare.

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Alla fine, comunque, il film si fece, non senza qualche altra vicissitudine. Ad esempio, l’attore che era stato scelto all’inizio per interpretare Marty, Eric Stoltz, fu licenziato dopo poche settimane, perché non riusciva a trasmettere l’ironia del personaggio. Al suo posto venne preso Michael J. Fox, che all’epoca lavorava tutti i giorni alle riprese di Casa Keaton. Per questo il giovane attore dovette girare tutte le sue scene di notte e nei weekend. Un sacrificio che, col senno di poi, fu un ottimo affare, visto che il film fu il più visto del 1985 e venne citato perfino da Ronald Reagan nel suo discorso sullo Stato dell’Unione.

Per quanto riguarda il viaggio nel tempo, come ben sapete il film immagina che un ragazzo del 1985 si trovi catapultato nel 1955 e qui conosca i propri genitori ancora adolescenti. Tra lo sconcerto di scoprirli ben diversi da come li conosceva e il rischio di venire cancellato dalla storia, deve cercare di rimettere le cose a posto e tornare nel suo tempo.

 

Terminator 2 – Il giorno del giudizio

L’epica avventura di uno Schwarzenegger proveniente dal futuro

Già prima di Ritorno al futuro, però, nei cinema americani era comparsa una pellicola di fantascienza che coniugava il nuovo gusto action con l’idea dei viaggi nel tempo. Si trattava di Terminator, lanciato nel 1984, scritto (assieme a Gale Anne Hurd) e diretto da James Cameron, con Arnold Schwarzenegger nel ruolo del protagonista. Sette anni più tardi, nel 1991, arrivò nelle sale il sequel che si rivelò perfino più bello ed entusiasmante dell’originale: si intitolava Terminator 2 – Il giorno del giudizio.

La storia riprendeva il filo da dove si era interrotto il primo capitolo della saga. Nella California dei giorni nostri il giovane John Connor riceveva la visita di due Terminator provenienti dal futuro. Uno, un modello T-800, era stato inviato dallo stesso Connor del futuro per proteggersi. L’altro, un T-1000, era un modello più evoluto, che aveva invece l’incarico di ucciderlo. Connor – assieme alla madre Sarah, rinchiusa in manicomio – era l’unico che pareva in grado, infatti, di impedire il trionfo del supersistema informatico noto come Skynet.

Tra previsioni apocalittiche sul futuro, visioni e lotte all’ultimo sangue, John, Sarah e il T-800 riuscivano infine a debellare la minaccia nucleare, non senza qualche perdita. Costato 94 milioni di dollari e pieno di effetti speciali, il film incassò subito mezzo miliardo di dollari e convinse la critica, anche per la presenza di qualche scena particolarmente toccante. Sicuramente, rappresentò il punto più alto della carriera di Schwarzenegger, che proprio durante queste riprese giurò che non avrebbe più interpretato dei “cattivi” (anche se poi non mantenne la promessa).

 

Ricomincio da capo

L’eterno ritorno del Giorno della Marmotta

I viaggi nel tempo non portano solo a situazioni avventurose. A volte, infatti, è il paradosso ad avere la meglio sull’azione. È questo anche il caso di Ricomincio da capo, film di culto diretto da Harold Ramis nel 1993 e interpretato da Bill Murray e Andie MacDowell. Lì, in realtà, al centro della trama non c’è un viaggio del tempo da fantascienza: semplicemente, il protagonista Phil Connors continua a svegliarsi ogni mattina sempre nello stesso giorno, vedendosi costretto a rivivere all’infinito le medesime 24 ore.

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Nel film, il motivo di questo ripetersi incessante delle giornate non viene spiegato. Nelle prime redazioni del copione, però, alla base della maledizione c’era un rito voodooo effettuato da un’ex fidanzata, maledizione che veniva sciolta con un bacio, come nella migliore delle favole. Il successo fu lento ma inesorabile e legato sia alla trama un po’ stralunata, sia soprattutto a Bill Murray, particolarmente adatto per la parte. Basti dire che oggi in America il Giorno della Marmotta – che si festeggia proprio nel giorno in cui il protagonista si trova a rivivere all’infinito – è sinonimo di una giornata particolarmente ripetitiva.

 

L’esercito delle 12 scimmie

Tra futuro e passato con Terry Gilliam

Torniamo sul versante avventuroso e drammatico con L’esercito delle 12 scimmie. Il film, un thriller fantascientifico, uscì nell’ormai lontano 1995 e fu diretto da Terry Gilliam a partire da una sceneggiatura di David Webb e Janet Peoples. Per Gilliam, già membro dei Monty Python, non era la prima incursione nel campo. Nel 1981 aveva infatti realizzato (e scritto assieme all’amico Michael Palin) il film I banditi del tempo, una sorta di commedia fantasy in cui un bambino si trovava a saltare da un’epoca storica all’altra all’inseguimento di un gruppo di nani.


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L’esercito delle 12 scimmie uscì parecchi anni dopo, quando il nome di Gilliam era ormai diventato celebre. Il regista angloamericano aveva infatti diretto, nel frattempo, successi di critica e di pubblico come Brazil e La leggenda del re pescatore, e con L’esercito si preparava a un nuovo colpo grosso. D’altronde, nel cast aveva attori di primissimo piano come Bruce Willis, Brad Pitt e Madeleine Stowe, allora all’apice della carriera.

La storia – assai complicata – prese spunto da un bel cortometraggio francese degli anni ’60, La Jetée, diretto e scritto da Chris Marker. Il protagonista, James Cole, veniva da un’epoca in cui la popolazione terrestre era stata drasticamente ridotta da un virus sconosciuto. Veniva perciò mandato nel passato, e cioè nel nostro presente (anche se in momenti diversi), per scoprire l’origine di questa contaminazione ed aiutare a eliminarla. Tra false piste, difficoltà a distinguere la realtà dalla fantasia e una storia d’amore, cercava così di portare a termine la missione.

 

Looper

I sicari del futuro

Concludiamo con un film più recente, di cui abbiamo parlato anche qualche tempo fa quando l’abbiamo inserito tra i migliori dell’anno. Ci stiamo riferendo a Looper, un’altra pellicola che ha tra i suoi protagonisti Bruce Willis, anche se a distanza di quasi vent’anni da L’esercito delle 12 scimmie. Diretto e sceneggiato da Rian Johnson, il film vede anche la partecipazione di Joseph Gordon-Levitt e Emily Blunt.

La storia è ambientata nel 2044. In quell’epoca facciamo la conoscenza di Joe, un giovane sicario che uccide a sangue freddo degli uomini che gli vengono inviati dal futuro. Nel 2074, infatti, hanno inventato la macchina del tempo, e le organizzazioni criminali la usano – illegalmente – per mandare nel passato e far scomparire dei personaggi scomodi, con l’aiuto di questi sicari chiamati looper. Il guaio è che a un certo punto Joe si trova davanti il se stesso del futuro, ma se lo fa sfuggire. Cosa che scatena una caccia all’uomo contro Joe stesso e contro il suo alter ego più anziano.

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Tra paradossi temporali, minacce futuribili e tanta azione, il film ha incassato a sorpresa ben 176 milioni di dollari, sei volte più del budget iniziale. Tra le pellicole che hanno ispirato la trama, a detta dello stesso Johnson, i già citati Terminator e L’esercito delle 12 scimmie, ma anche i fumetti Akira e Domu di Katsuhiro Otomo.

 

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