L’universo ha sempre affascinato l’uomo. Fin dalla notte dei tempi, l’umanità ha cercato di spiegare cosa fossero quei puntini là in alto nel cielo e in che modo potessero influenzare il nostro mondo. I pianeti e le stelle sono stati divinizzati, letti, idealizzati. Si è cercato di conoscerli e via via ci si è anche riusciti, grazie ai progressi della scienza. Ma ciò che c’è oltre la nostra atmosfera non ha smesso di affascinarci e incuriosirci, come dimostrano anche i film sullo spazio.

Esiste infatti un cospicuo filone di pellicole cinematografiche dedicate espressamente a questo tema. Film di fantascienza che immaginano viaggi interstellari, che ci mettono a contatto con forme di vita aliene, che ci tolgono il fiato mentre ci mostrano le peripezie di astronauti più o meno realistici.

Lo spazio è infatti l’ignoto, un mondo ancora poco esplorato e che può riservare ingenti sorprese. È diventato, oggi, quello che per gli antichi erano le colonne d’Ercole: il confine tra ciò che è conosciuto e ciò che non lo è, tra ciò che non riserva più sorprese e ciò che invece può ancora lasciarci a bocca aperta.

Ovvio che il cinema, in un campo del genere, si sia gettato a capofitto. E lo ha fatto, a ben vedere, fin da subito.

Georges Méliès, uno dei pionieri della cinematografia francese, realizzò infatti nel 1902 il celeberrimo Viaggio nella Luna, in cui immaginava una (fantasiosa) spedizione sul nostro satellite naturale.

Da lì in poi la fantascienza è spesso tornata su quel tema, migliorando via via che si perfezionavano gli effetti speciali. Negli ultimi trent’anni, anzi, i film di ambientazione spaziale si sono letteralmente moltiplicati. Ma quali sono i migliori? Ne abbiamo selezionati cinque che sono indubbiamente dei classici. Eccoveli, in ordine cronologico.

 

1. 2001: Odissea nello spazio

Come abbiamo detto in apertura, l’universo e lo spazio sono stati un argomento centrale del cinema fin dai primordi. È innegabile, però, che il cinema abbia cominciato ad essere credibile quando parlava di spazi siderali soprattutto dal momento in cui gli effetti speciali l’hanno supportato, visto che prima la fantascienza sconfinava quasi nel fantasy.

La locandina italiana originale di 2001: Odissea nello spazioE questa sorta di realismo nel cinema “spaziale” ha di sicuro una data d’inizio, che è anche una pietra miliare della storia del cinema tout court: il 1968. In quell’anno uscì infatti 2001: Odissea nello spazio, sicuramente il film più importante della nostra cinquina.

Diretto da Stanley Kubrick a partire da un racconto di Arthur Clarke, 2001 ebbe un impatto clamoroso sul pubblico e sulla critica del tempo. Con immagini sapientemente elaborate e tramite una scelta coraggiosa e originale delle musiche, si metteva in scena non tanto un’avventura spaziale, quanto una riflessione sul ruolo dell’uomo nell’universo.

Questo retroterra filosofico, che si poneva domande pesanti e anticipatrici sul rapporto tra l’uomo e la tecnica, cambiò completamente il genere fantascientifico, spingendolo verso nuovi orizzonti. E tutti i film che troveremo più avanti in questo elenco ne sono in qualche modo figli.

Dagli ominidi ad HAL 9000

Il film – che durava nella versione per i cinema ben 2 ore e 30 minuti – si presentava diviso in quattro parti. Nella prima, la cinepresa seguiva un gruppo di ominidi nell’Africa di quattro milioni di anni fa. Queste scimmie si trovavano improvvisamente di fronte un grande e misterioso monolito nero, che sembrava conferire loro nuove capacità tecniche.

La seconda parte era invece ambientata nell’anno 1999, circa trent’anni avanti nel futuro rispetto al momento di realizzazione del film. Il monolito veniva in questo momento ritrovato sulla Luna, dopo essere stato sotterrato in tempi molto antichi. E all’improvviso, irradiato dai raggi del sole, emetteva un segnale radio nello spazio.

Nella terza, che è forse la più celebre, si vedeva un’astronave in viaggio verso Giove. All’interno del Discovery One si faceva la conoscenza di due astronauti coscienti, David Bowman e Frank Poole, e tre in ibernazione. Inoltre a condurre il tutto si trovava il supercomputer HAL 9000, dotato di un’intelligenza artificiale estremamente elaborata.

L’arrivo su Giove

Gli astronauti, però, non si trovavano in viaggio per una banale missione esplorativa, ma, come sapeva solo HAL, per cercare notizie sugli extraterrestri. Proprio il segreto conosciuto dall’elaboratore finiva per generare qualche frizione tra l’equipaggio. E metteva il computer in una pericolosa posizione di potere.

Nell’ultima parte Bowman, il protagonista “umano”, giungeva infine fino a Giove, dove scorgeva un altro monolito. Dopo quella che pareva essere una caduta nell’orbita del pianeta, però, l’astronauta si ritrova in una misteriosa stanza arredata in stile Impero.

Qui si vedeva in diversi momenti temporali, fino a trovarsi trasformato in un grande feto cosmico. Nel frattempo, in sottofondo partivano le note del Così parlò Zarathustra di Richard Strauss, che pareva dare una chiave di lettura nietzschiana all’intero finale.

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2. Guerre stellari

I più cinefili di voi, quando hanno visto il titolo di questo articolo, probabilmente hanno pensato a 2001: Odissea nello spazio, che abbiamo appena finito di presentarvi. Ma tutti gli altri, o quantomeno quelli che Kubrick non lo rivedono un paio di volte al mese, avranno probabilmente ricordato un titolo diverso.

Quando si parla di spazio al cinema, infatti, la mente non può che andare alla saga di Star Wars, cominciata ormai più di quarant’anni fa con Guerre stellari, ribattezzato poi a posteriori Episodio IV – Una nuova speranza.

Il poster del 1977 di Star WarsPur richiamandosi a una serie di film e storie del passato, che avevano influenzato nettamente la fantasia di George Lucas, il film rappresentò una vera e propria rivoluzione nel modo di rappresentare lo spazio al cinema. E soprattutto nel modo di rappresentare anche chi quello spazio lo popolava.

A differenza di 2001, infatti, Star Wars non presentava semplicemente l’uomo intento a varcare distanze siderali. Lo vedeva anche interagire con tutta una variegata serie di popoli, entità ed alieni, a volte simpatiche e divertenti, altre volte molto pericolose.

Il lato oscuro

Anche qui, a guardar bene, c’era qualche influsso filosofico, anche se Lucas non usava le metafore di Kubrick quanto piuttosto l’accetta dell’azione. Nel suo mondo, infatti, tutto era dominato da due forze opposte, che non facevano pensare tanto a Nietzsche quanto alla luce e all’ombra dei presocratici e delle culture orientali.

Da una parte, infatti, c’era il bene, animato dalla Forza, un’energia mistica che dava – a chi sapeva manipolarla, come i Jedi – poteri di psicocinesi, controllo mentale e chiaroveggenza. Dall’altra c’era il male, ovvero i Sith (o, più di recente, il Primo Ordine), guerrieri che avevano ceduto al richiamo del Lato Oscuro.

Le due forze cominciavano ad affrontarsi già nel primo capitolo della saga, quel film del 1978 che ancora oggi fa un certo effetto, se visto in religioso silenzio. Ma poi hanno vissuto avventure e rovesci di tutti i tipi, con combattimenti memorabili all’ombra delle spade laser.

I vari capitoli della saga

Se siete tra i pochi che ancora non hanno visto la saga, vi consigliamo di partire quindi da Star Wars (o Guerre stellari che dir si voglia), il primo film realizzato. E poi di proseguire con la trilogia originale, che comprendeva anche L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi.

Una volta assaporata quella prima tornata di film potrete spostarvi verso la trilogia prequel realizzata a cavallo tra gli anni ’90 e ’00. Lì l’ordine prevede prima La minaccia fantasma, poi L’attacco dei cloni e infine La vendetta dei Sith.

Infine non potete non vedere le nuove pellicole realizzate dopo il passaggio alla Disney, a partire da Il risveglio della Forza. Senza dimenticare neppure il bel Rogue One, episodio esterno alla continuity principale ma di grande impatto anche emotivo.

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3. Alien

La fantascienza sul grande schermo non è mai fantascienza pura. Quel genere narrativo, infatti, si mescola sempre ad altri, spaziando dall’avventura all’azione, dalla commedia all’horror. E proprio un misto tra horror, thriller e sci-fi è Alien, il terzo film della nostra lista.

Realizzato nel 1979 da un Ridley Scott ancora semisconosciuto – aveva prima di allora realizzato un solo film, I duellanti –, ebbe un successo clamoroso e nel corso degli anni ha anch’esso dato origine a una serie. Fanno infatti parte della saga originale anche Aliens – Scontro finale, Alien³ e Alien – La clonazione.

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Col tempo, però, l’universo narrativo popolato dagli xenomorfi si è espanso anche al di là dei seguiti più tradizionali. Sono infatti stati prodotti anche altri film slegati a quello di partenza, come due Alien vs. Predator, il prequel Prometheus e Alien: Covenant.

Nessuno può sentirti

Per capire il tono generale del primo film basta la cosiddetta tagline, la frase che venne scelta per lanciarlo a livello promozionale: «Nello spazio nessuno può sentirti urlare». La storia, infatti, si concentra su quello che avviene ad una astronave, la Nostromo, durante un suo viaggio interstellare.

La locandina di "Alien", film tra i più spaventosi di sempre

Visto che la nave si trova isolata dal resto del mondo e senza via di fuga, l’ambiente diviene incredibilmente claustrofobico, nonostante in realtà si trovi nello spazio aperto.

L’anno è il 2122. Dentro alla nave ci sono sette persone, cinque uomini e due donne. Tutti sono, all’inizio del film, dormienti: la Nostromo è infatti condotta dal computer di bordo, mentre gli astronauti si trovano in stato di ipersonno. Ma il viaggio si interrompe all’improvviso quando Mother, il computer, riceve una richiesta di soccorso.

I membri dell’equipaggio vengono quindi svegliati ed alcuni scendono sul piccolo pianeta da cui è partito il segnale, in cerca di spiegazioni. Trovano solo un relitto abbandonato, all’interno del quale sembrano esserci delle uova. Da una di queste fuoriesce un parassita che si attacca al casco di uno degli astronauti.

Dentro la nave

Rientrati all’interno della navicella, si fanno vari tentativi per salvare il compagno, contravvenendo anche ai protocolli che prescriverebbero la quarantena. A un certo punto, tutto sembra però risolversi per il meglio, visto che il parassita si stacca da solo e muore.

È però una pace di breve durata. L’astronauta che era stato attaccato, Kane, dopo aver mangiato tranquillamente coi compagni inizia a sentire forti convulsioni e a tossire sangue, fino a quando dal suo torace non fuoriesce un alieno, che lo uccide e immediatamente scappa.

Mentre la nave è in volo, quindi, una strana creatura si aggira per i suoi corridoi. Una creatura che non è un semplice e normale alieno, ma una vera e propria “macchina da omicidi”, un killer privo di emozioni e sostanzialmente imbattibile.

Tra i resistenti emerge intanto la figura di Ellen Ripley, che diviene in breve tempo la vera protagonista della pellicola (e poi di tutta la saga). Ad interpretarla era Sigourney Weaver, trentenne attrice americana che fino a quel momento aveva avuto pochi ruoli e tutti secondari. La sua convincente interpretazione però ne lanciò definitivamente la carriera.

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4. Apollo 13

Avete mai usato la frase «Houston, abbiamo un problema»? Negli ultimi vent’anni è diventata addirittura proverbiale, forse perfino più celebre del «Che la Forza sia con te» di Star Wars.

Questo perché il celebre motto dei Jedi richiama alla mente il suo universo filmico, mentre la citazione della NASA ormai viene usata in qualsiasi contesto, senza più ricordarci il film da cui proviene.

I tre interpreti degli astronauti in Apollo 13, uno dei più bei film sullo spazio: da sinistra, Bill Paxton, Tom Hanks e Kevin BaconEppure è proprio da una pellicola cinematografica che arriva, e per la precisione da Apollo 13, il quarto film del nostro elenco. Una pellicola che, per la prima e unica volta in questo elenco, si ispirava a fatti realmente accaduti, visto che quella frase – più o meno – era stata effettivamente pronunciata nel 1970 [1].

Apollo 13 è infatti un film che ricostruisce la sfortunata missione spaziale che la NASA organizzò nel 1970 per replicare per la seconda volta l’allunaggio effettuato un anno prima dall’Apollo 11. A differenza del viaggio di Armstrong e soci, quello però non andò a buon fine; da qui la frase comunicata alla base di Houston e l’aspetto drammatico del film.

Verso la Luna

La missione Apollo 13, infatti, non fu baciata da grande fortuna, almeno nel suo sviluppo. Ma ebbe un lieto fine: dopo un paio di giorni di tensione e un atterraggio particolarmente problematico, i tre astronauti della missione riuscirono tutti a salvarsi e a fare ritorno nelle loro case.

Il film ricostruisce questa disavventura, giocando molto sull’aspetto emotivo e sulla tensione patita non solo dai tre protagonisti, ma anche dai funzionari della NASA a Houston e dalle stesse famiglie degli astronauti, che seguivano tutte le vicende in diretta TV.

Artefice di tutto questo è Ron Howard, regista che all’epoca aveva solo 42 anni ma dirigeva già da 20. Era stato, infatti, un bambino prodigio del cinema e della TV americana, diventando estremamente popolare interpretando il ruolo di Richie Cunningham in Happy Days.

Subito dopo però era passato dietro alla macchina da presa, realizzando film dal buon successo commerciale come Splash – Una sirena a Manhattan, Cocoon e Cuori ribelli. E proprio con Splash aveva iniziato a collaborare con l’attore che avrebbe ingaggiato per Apollo 13, Tom Hanks.

Ron Howard e Tom Hanks

I due avrebbero incrociato le loro strade altre volte. Pochi anni dopo la realizzazione di Apollo 13, nel 1998, avrebbero coprodotto una miniserie televisiva dal titolo Dalla Terra alla Luna che raccontava proprio la storia delle esplorazioni lunari e che era presentata dallo stesso Hanks.

Infine, negli ultimi dieci anni i due hanno lavorato assieme alla saga di Robert Langdon, il personaggio inventato dallo scrittore Dan Brown. Howard ha così diretto di nuovo Hanks in Il codice da Vinci, Angeli e demoni e Inferno.

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In Apollo 13, però, oltre a Tom Hanks c’erano vari altri attori di livello. Sulla navicella con lui, ad esempio, volavano Kevin Bacon e Bill Paxton. Il primo era celebre per film come Footloose e Mystic River, il secondo per Twister e la serie Big Love.

A terra, invece, c’erano Gary Sinise – che appena l’anno prima si era fatto conoscere al grande pubblico al fianco di Hanks in Forrest Gump – ed Ed Harris, già allora un veterano di Hollywood.

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5. Interstellar

Concludiamo con un film sullo spazio molto recente che, se siete appassionati di fantascienza, avete visto di sicuro. Al quinto posto del nostro elenco cronologico troviamo infatti Interstellar, capolavoro di Christopher Nolan del 2014.

Vincitore dell’Oscar per i migliori effetti speciali (e candidato in altre quattro categorie tecniche), è un film che in un certo senso ha portato avanti le frontiere della fantascienza. Dal punto di vista scientifico, infatti, le pellicole che abbiamo presentato finora si avventuravano sì nel futuro, prospettando innovazioni e scoperte, ma usavano poco la fisica.

I problemi dei viaggi spaziali venivano semplicemente omessi, ipotizzando che in un qualche futuro neanche troppo remoto viaggiare a distanze siderali sarebbe stato tutto sommato semplice come fare un viaggio in autostrada. Interstellar, da questo punto di vista, riesce ad essere invece molto più realistico, pur rimanendo un film di fantascienza.

Alla base della sceneggiatura realizzata dallo stesso Nolan assieme al fratello Jonathan, infatti, c’era un trattato scientifico. L’idea di partenza veniva da un saggio di Kip Thorne, fisico teorico e Premio Nobel nel 2017 per la scoperta delle onde gravitazionali.

Attraverso il wormhole

Il film comincia sulla Terra, in un’epoca avanti rispetto al nostro tempo ma non di molto. Il mondo, infatti, è simile a quello che conosciamo, se non per il fatto che l’atmosfera si sta facendo sempre più invivibile. Un flagello naturale sta infatti consumando tutto l’ossigeno e prima o poi l’umanità sarà destinata a morte certa.

Matthew McConaughey sulla locandina di Interstellar

Per questo, la NASA sta lavorando a un progetto top secret. Tramite un wormhole, un cunicolo spazio-temporale, ha inviato infatti delle astronavi alla ricerca di pianeti abitabili nello spazio. Da tre di questi arrivano dei segnali incoraggianti e bisogna ora che un’altra missione parta ad esplorarli.

Per guidare la spedizione viene scelto Joseph Cooper, che viene a conoscenza del progetto in maniera alquanto misteriosa. L’uomo, ex pilota ed ingegnere, vive in realtà coi due figli piccoli, ma accetta di partire – e separarsi quindi da loro in una missione potenzialmente suicida – per dare loro una speranza.

Assieme all’equipaggio e ad un paio di robot attraversa il tunnel ed esplora il primo dei pianeti, che si rivela però inabitabile e porta danni e perdite alla nave. Sul secondo, poi, le cose vanno ancora peggio. Ma il guaio più grosso è il modo in cui il buco nero vicino a questi pianeti rallenta lo scorrere del tempo.

Un tempo assai relativo

Mentre per gli astronauti passano infatti poche ore, altrove – e in particolare sulla Terra – il tempo scorre molto più velocemente, per via delle perturbazioni gravitazionali. Il rischio insomma è che se anche la missione andasse a buon fine, Cooper non potrebbe più riabbracciare i propri cari.

Il film, da questo punto di vista, riserva molte sorprese e molti momenti drammatici per i protagonisti, che preferiamo non rivelarvi per preservare – nel caso in cui non l’aveste ancora visto – un po’ di suspense. Ma i discorsi teorici si legano benissimo al dramma, e non serve essere laureati in astrofisica per comprendere le dinamiche della storia.

Diretto come detto da Christopher Nolan, Interstellar si è avvalso della recitazione di alcuni interpreti di primo piano, come Matthew McConaughey nel ruolo di Cooper e Anne Hathaway in quello della sua compagna di viaggio, Amelia Brand.

Nel cast compaiono inoltre anche Michael Caine – ormai una presenza immancabile nei film di Nolan –, Jessica Chastain, Casey Affleck, Matt Damon, Topher Grace, Wes Bentley ed altri attori noti.

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Note e approfondimenti

[1] La citazione in realtà non è fedelissima all’originale. L’astronauta non disse «Houston, abbiamo un problema», ma «Houston, abbiamo avuto un problema». La storia di quella frase è stata ricostruita, qualche anno fa, pure dal Washington Post (qui).

 

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