Cinque straordinari ponti costruiti negli ultimi vent’anni

Il Viadotto di Millau tra le nubi

La storia dell’umanità, se ci passate la forzatura, può essere vista come una storia di ponti, metaforicamente e non: ponti verso altre culture, verso altre nazioni, ma anche, banalmente, verso ciò che c’è al di là del fiume, sull’altra sponda. Per questo, appena sono cominciati a sorgere i primi villaggi, sono comparsi anche i primi ponti, in principio rozzi e artigianali e poi via via, nel corso dei secoli, sempre più maestosi e importanti.

Negli ultimi decenni, però, ci sembra che lo sviluppo dell’ingegneria legata a queste particolari strutture abbia avuto un’accelerata importante, e siano comparsi ponti sempre più lunghi, sempre più belli, sempre più complessi.

Alla grandeur del secolo d’oro americano – che aveva trovato i suoi apici su un lato del paese nel ponte di Brooklyn e sull’altro nel Golden Gate – si sta oggi sostituendo un’architettura avveniristica, che tende ad esaltare l’avanzamento tecnologico ed economico dei vari stati, quasi in una gara a chi costruisce il ponte più bello e funzionale.

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Per questo vale forse la pena ricapitolare la produzione degli ultimi vent’anni ed individuare quelli che secondo noi sono i cinque ponti più rappresentativi di quest’ultimo periodo, in Europa e nel resto del Mondo.

 

1. Viadotto di Millau

Prima che estetica, i ponti hanno una funzione essenzialmente pratica: servono ad accorciare le distanze, a permettere spostamenti più rapidi, a risparmiare sul carburante.

Nel caso del Viadotto di Millau, inaugurato a fine 2004 nel sud della Francia, lo scopo principale era quello di decongestionare il traffico sulla cittadina di Millau, poco meno di 23mila abitanti nella regione del Midi-Pirenei, a metà strada tra Montpellier e Tolosa e soprattutto sulla direttrice che da Parigi porta a Barcellona.

Questo traffico è già abbastanza sostenuto durante l’anno, ma nel periodo estivo – con i villeggianti che si dirigevano verso il Mediterraneo – diventava il più ingarbugliato di tutta la Francia.

Da qui la decisione di costruire un ponte e l’appalto affidato alla società Eiffage, la stessa che costruì la Torre Eiffel, che a sua volta si è affidata ai progetti del francese Michel Virlogeux e dell’inglese Norman Foster.

Davanti alla valle di Millau, in Francia

Il risultato è un ponte strallato, cioè sospeso e retto da cavi tesi e ancorati ai piloni, alto fino a 341 metri (quindi più alto della stessa torre Eiffel e per qualche anno il ponte più alto del mondo), mentre la carreggiata è posta a 245 metri sopra la valle.

Un ponte da cui si può ammirare il panorama di tutta la valle, tanto è vero che la società che lo gestisce è stata costretta dopo pochi mesi ad abbassare il limite di velocità a causa del pericolo costituito dai turisti che rallentano per fotografare il paesaggio dall’auto o, nei casi peggiori, si fermano nella corsia di sicurezza.

Particolarmente suggestivi sono i giorni in cui le nuvole si addensano sulla valle, visto che il ponte si erge al di sopra di esse e sembra poggiarsi sul cielo.

Il percorso ha permesso di accorciare il tratto di strada di quasi un’ora in condizioni normali, anche se alcune polemiche sono sorte nei primi anni a causa dei pochi caselli (il ponte è a pagamento) che rischiavano di creare ulteriori code all’ingresso della struttura.

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2. Gateshead Millennium Bridge

Dopo il mastodontico ponte francese, passiamo a un ponte più piccolo e modesto nelle dimensioni, ma non per questo meno bello e affascinante. Nel nord dell’Inghilterra, infatti, sulle rive del fiume Tyne sorgono due città gemelle: da una parte Newcastle, 280mila abitanti, dall’altra Gateshead, 80mila anime.

Per unirle sono sorti, nel corso dei secoli, svariati ponti, molti dei quali sono diventati anche attrazioni turistiche, ma il più recente e forse più riuscito è il Gateshead Millennium Bridge, un ponte pedonale e ciclistico soprannominato per la sua forma il ponte che fa l’occhiolino.

Realizzato tra il 2000 e il 2001 grazie al denaro messo a disposizione dalla Gran Bretagna per una serie di opere pubbliche in occasione dell’arrivo del secondo millennio e ad alcuni fondi comunitari, ha la particolarità di essere un ponte che si inclina.

In pratica, al passaggio sul fiume di imbarcazioni particolarmente voluminose il ponte non si apre né si ritrae, ma appunto ruota sul proprio asse, come si può vedere in una delle foto qui di seguito.

Vincitore di numerosi premi

L’opera, progettata dallo studio d’architettura Wilkinson Eyre assieme agli ingegneri della Gifford, ha vinto numerosi premi sia in patria che all’estero, tra cui lo Stirling Prize (il più prestigioso premio agli architetti britannici) e l’Outstanding Structure Award della IABSE, l’associazione internazionale per l’ingegneria dei ponti.

Dedicato alla regina Elisabetta II, è comparso anche sul retro delle monete da una sterlina coniate nel 2007.

 

3. Hangzhou Bay Bridge

Spostiamoci ora in Oriente, terra che – mettendo da parte poche eccezioni, alcune delle quali le abbiamo appena viste – rappresenta ormai la patria dell’innovazione in campo ingegneristico visto che gran parte dei ponti più arditi e innovativi degli ultimi anni sono sorti lì.

Partiamo dalla Cina, sicuramente l’economia in più rapida crescita in questo ventennio e che ha quindi avuto più di tutti la necessità di investire sulle infrastrutture e sulle strade, cercando soprattutto di abbassare i tempi di percorrenza da una parte all’altra di quell’immenso paese.

In particolare, una delle strade che dava più problemi era quella che univa Shanghai a Ningbo, lunga 400 chilometri a causa dell’Oceano che si insinua all’interno del paese nella baia di Hangzhou e costringeva fino a pochi anni fa le strade ad un aggiramento piuttosto tortuoso.

Per questo attorno alla metà degli anni Zero di questo secolo sono partiti i lavori per un ponte oceanico che rendesse meno oneroso il viaggio, con l’obiettivo di far calare la distanza a 280 chilometri con un risparmio – oltre che di carburante – anche di circa un’ora e mezza negli spostamenti.

36 chilometri di lunghezza, in Cina

Il ponte che ne è uscito è uno dei più lunghi ponti oceanici del mondo e il più lungo dell’intera Cina, compiendo un tragitto di addirittura 36 chilometri.

Si è optato, anche in questo caso, per un ponte strallato, soprattutto per il fatto che la baia è soggetta da un lato a importanti fenomeni di marea, con onde che possono arrivare fino all’altezza di 8 metri, e dall’altro a frequenti terremoti e quella struttura è l’unica che garantisce una certa stabilità (si stima possa sopportare anche eventi sismici del settimo grado della scala Richter).

A circa metà del percorso è stata costruita anche un’isola artificiale con ristorante, distributore di benzina, un hotel e una torre panoramica che funge da attrattiva turistica.

 

4. Helix Bridge

La storia di Singapore è molto particolare e spesso poco nota: città-stato composta da vari isolotti a sud della Malesia, dopo un periodo di dittatura mascherata si è evoluta, negli ultimi anni, ad un regime democratico fortemente orientato al mercato, diventando il paese con più alta concentrazione di miliardari al mondo.

È quindi, sostanzialmente, lo Stato finanziario per eccellenza, con un porto efficiente e dal grande volume d’affari, una city che rivaleggia con le principali analoghe europee e una popolazione multietnica e ricca.

A causa di tutti questi motivi, negli ultimi anni Singapore è divenuto probabilmente, assieme alla Cina, il principale innovatore in campo architettonico in Oriente.

Lo è, però, in un modo tutto suo, perché mentre nel paese comunista si può lavorare su spazi immensi, a Singapore la densità di popolazione è molto alta (7.500 abitanti per chilometro quadrato, più o meno la stessa della città di Milano) e quindi bisogna ottimizzare gli spazi.

Un ponte elicoidale

Il ponte di cui parliamo ora, infatti, è lungo appena 280 metri, un’inezia se paragonato a certe altre strutture nella nostra cinquina, però non per questo è meno interessante e innovativo.

L’Helix Bridge, infatti, è un ponte pedonale progettato dagli architetti australiani del Cox Group e da ingegneri australiani e locali che ha una forma elicoidale e, soprattutto quando è illuminato di notte, si trasforma in un suggestivo luogo d’interesse.

La forma, ottenuta tramite l’incorporazione di acciaio e vetro, richiama palesemente la struttura del DNA, tanto è vero che di notte si possono vedere illuminate anche le lettere C, G, A e T, a ricordare citosina, guanina, adenina e timina.

Inoltre lungo il percorso sono predisposte delle aperture paesaggistiche sullo skyline di Singapore e sugli spettacoli che vengono messi in scena a Marina Bay, zona dove è posto anche il celebre casinò. Nell’anno dell’inaugurazione il ponte ha infine vinto il premio della Fiera Mondiale dell’Architettura.

 

5. Ponte di Akashi Kaikyō

Se i ponti si dovessero misurare come i prodotti informatici, quello di Akashi Kaikyō con cui concludiamo il nostro articolo apparterrebbe probabilmente alla generazione precedente rispetto ai quattro che abbiamo presentato finora.

Progettato infatti a partire addirittura dagli anni Sessanta, lo si è iniziato a costruire negli Ottanta ed è stato completato nel 1998, in un lavoro lunghissimo sia a causa della portata del ponte – il più lungo ponte sospeso del mondo, quasi 4 chilometri in totale e quasi 2 nella campata principale, quella appunto sospesa – sia a causa delle condizioni meteorologiche e sismiche del territorio.

Basti pensare che, durante la costruzione, la zona fu attraversata da un violento terremoto di quasi 7 gradi della scala Richter che provocò 15mila vittime nel paese, ma le due torri, che erano già state issate e progettate per resistere a eventi di quel tipo, non subirono danni.

Passato e futuro

L’esigenza di un ponte che collegasse la città di Kobe, un milione e mezzo di abitanti nel sud del paese, con la vicina isola Awaji era già sentita dalla metà del Novecento.

Allora il servizio sullo stretto Akashi (ovvero l’Akashi Kaikyō, in giapponese) veniva garantito da traghetti che però spesso si trovavano ad affrontare vere e proprie tempeste: nel 1955 uno scontro tra due di queste navi aveva infatti provocato ben 168 morti.

Oggi il ponte è illuminato, infine, da più di mille e settecento luci, i cui colori possono variare grazie a un software informatico: per questo in occasione di particolari festività il ponte si illumina secondo diversi schemi e combinazioni di colori intonati all’evento.

 

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