Cinque straordinari videogiochi fantasy

I migliori videogiochi fantasy

Il fantasy è uno di quei generi che vanno e vengono: al cinema, in letteratura, perfino nei fumetti arriva ad ondate, visto che per mesi ogni cosa nuova che esce sembra dover essere – o almeno rapportarsi col – fantasy, mentre in altri periodi, anche più lunghi, di ambientazioni del genere non si sente parlare nemmeno di striscio.

Perché accade tutto questo? Difficile a dirsi: uno zoccolo duro di appassionati sembra esserci, fedele negli anni e nei decenni; l’ago della bilancia è probabilmente il resto del pubblico, quelli che il fantasy di solito lo frequenta poco, che si fa attrarre magari da un nuovo film (Il Signore degli anelli o Lo Hobbit, per citarne due di questo tipo e di grande successo anche tra i “profani”) e poi passa all’improvviso a richiedere, almeno per qualche tempo, nuova narrativa ambientata in lande desolate e in tempi remoti.


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Anche nell’ambito dei videogiochi il meccanismo mi pare essere più o meno lo stesso: un titolo particolarmente azzeccato crea una moda momentanea, uno slancio, che poi si affievolisce con l’andare del tempo, fino a quando un’altra uscita non riaccende all’improvviso la fiammella.

Facendo un po’ i conti, non sono pochi i videogame che in questi anni hanno tenuto alto l’onore dei giochi fantasy, con serie leggendarie come quelle di The Elder Scrolls, Warcraft, Ultima, Zelda o Final Fantasy, che hanno senza dubbio in momenti diversi lasciato un segno nella storia; ma quali sono quei titoli che davvero hanno rivoluzionato il settore? Quali sono i più straordinari videogiochi fantasy mai usciti? Ecco le mie scelte.

 

Warcraft: Orcs & Humans

La Prima guerra su Azeroth

Cominciamo con un classico: Warcraft: Orcs & Humans, rilasciato addirittura per MS-DOS nel 1994 e per Macintosh nel 1996, inizialmente in quei pezzi di archeologia informatica che sono oggi i floppy disk da 3,5”.

Il genere dei real-time strategy games (o RTS) era già relativamente diffuso in quel periodo, ma è fuor di dubbio che Orcs & Humans l’abbia fatto crescere e anzi addirittura maturare, in primo luogo insistendo sul multiplayer, che era già stato sperimentato ma che ancora non era diventato uno standard nel settore, ma poi anche lavorando molto sul gameplay e introducendo importanti innovazioni nelle missioni e nella loro struttura.

Sviluppato dalla Blizzard, fu uno dei giochi di maggior successo del periodo e quello che diede il via alla longeva e premiatissima serie di Warcraft, protagonista di una delle più accese e belle rivalità del mondo videoludico, quella con Command & Conquer, a mio avviso comunque lievemente inferiore; inoltre, in Warcraft da un lato era molto curata la trama dell’avventura (centrata sulla cosiddetta Prima guerra ambientata nel mondo di Azeroth, i cui avvenimenti sono stati narrati pure nel romanzo L’ultimo guardiano di Jeff Grubb), dall’altro era richiesta una sempre maggior abilità nel gestire anche piccole forze, cosa che rendeva il gioco più complesso ma anche più intrigante.

 

Final Fantasy VII

Giochi di ruolo sì, ma alla giapponese

Spostiamoci avanti di una manciata d’anni e approdiamo al mondo delle console di quinta generazione, le prime dove si è finalmente potuto giocare a giochi di ruolo con una certa efficacia e un certo coinvolgimento d’ambiente.


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Nel 1997 uscì infatti per Playstation il settimo capitolo della saga di Final Fantasy, il primo ad essere dotato di una grafica 3D e a sfondare veramente sul mercato, dopo un primo decennio di titoli apprezzati sì dai fan, ma sostanzialmente di nicchia; Final Fantasy VII, invece, vendette quasi 10 milioni di copie, rivoluzionando non solo il destino della software house che sarebbe poi diventata Square Enix, ma anche della stessa Playstation visto che a tutt’oggi questo titolo è addirittura il terzo più venduto di sempre per la console di Sony, nettamente il primo nell’ambito dei RPG.

E proprio sul genere devo spendere qualche parola, perché se dalle nostre parti eravamo più o meno abituati a giocare a giochi di ruolo “alla occidentale”, con le loro peculiarità e caratteristiche, poco conoscevamo dell’approccio giapponese a questo tipo di giochi: la serie pensata da Hironobu Sakaguchi, invece, ci ha introdotti a un approccio magari più rigido dal punto di vista dei personaggi e delle modalità di combattimento, ma anche più coinvolgente dal punto di vista scenografico, col gioco che si trasformava quasi in un anime – genere del quale si ricalcavano molti aspetti, non solo dal punto di vista visivo – e in cui non mancavano i colpi di scena e le svolte inattese.

 

The Elder Scrolls IV: Oblivion

La saga che ha dominato i tempi recenti

Dopo la preistoria e l’età moderna, arriviamo ora all’era contemporanea dello sviluppo di videogiochi fantasy, un’era che, bisogna ammetterlo, è stata nettamente dominata dalla saga The Elder Scrolls sviluppata dagli americani di Bethesda Softworks.

Partita un po’ in sordina a metà degli anni Novanta cercando di cavalcare il successo di World of Warcraft e Command & Conquer, la saga è lentamente ma inesorabilmente cresciuta nel tempo, approfondendo la trama e l’universo di Aurbis e facendo un deciso salto di qualità col terzo episodio, Morrowind.

Il quarto capitolo, Oblivion, era quindi uscito nel 2006 carico di buone aspettative, inizialmente distribuito come da tradizione solo per Windows e Xbox 360 e poi, a un anno di distanza e grazie all’ottimo successo raggiunto, portato anche su PlayStation 3: il gioco racconta l’avventura del Prigioniero, un carcerato della prigione imperiale che riesce a fuggire ma si ritrova con l’ingrato compito di dover trovare l’erede dell’imperatore appena assassinato dalla setta della Mitica Alba e metterlo in salvo dalla minaccia dell’apertura dei portali di Oblivion e da tutti quelli che vogliono usurparne il trono.

Dotato di una grafica per quei tempi molto efficace e coinvolgente e costruito mescolando temi e gameplay tipici dei gioco di ruolo ed altri invece caratteristici dei giochi d’azione, è probabilmente in assoluto il miglior gioco fantasy di sempre per l’equilibrio che ha saputo creare tra tutte le sue componenti, dalla trama al divertimento, dall’ambientazione al rischio.

 

Dragon Age: Origins

Un coinvolgente viaggio contro le forze del sottosuolo

Presentato nel 2009 come il seguito ideale di Baldur’s Gate, a sua volta storica serie di videogiochi fantasy ispirata a Dungeons & Dragons, Dragon Age: Origins è in realtà un gioco completamente nuovo sviluppato da zero da Bioware e destinato inizialmente al mercato della Xbox 360 e di Windows ma poi portato anche su PlayStation 3 e Mac.

Ambientata nel mondo di Thedas e in particolare nel regno di Ferelden in cui le sanguinose creature note come Prole Oscura periodicamente escono dal sottosuolo per distruggere tutto quello che incontrano nel loro cammino, la storia prevede che il protagonista riesca a radunare un esercito capace di opporsi alle pericolose forze demoniache.

Apprezzatissimo dalla critica – che gli ha tributato parecchi premi – ma anche dai videogiocatori più esperti, Dragon Age: Origins doveva essere, nelle intenzioni degli sviluppatori, solo il primo capitolo di una saga più grande che attorno alla realtà di Thedas doveva costruire non solo videogiochi, ma anche espansioni, libri, fumetti e quant’altro, progetto che in parte si è anche già tramutato in realtà.

I punti forti del gioco, non a caso, sono a mio avviso la capacità di coinvolgerti nel suo mondo, ma anche la profondità della storia, che ti permette di giocarci più volte ed a più livelli, incontrando in ogni occasione delle situazioni o comunque dei dettagli che non avevi visto prima.

 

The Elder Scrolls V: Skyrim

Più libertà, più fantasia, più dettagli

So bene di aver già dedicato un paragrafo alla saga di The Elder Scrolls e che sarebbe meglio presentare cose diverse, in modo da offrire una panoramica più ampia sul già vasto mondo dei videogiochi fantasy, ma francamente non me la sono sentita di lasciar fuori dalla cinquina il quinto capitolo della saga di Bethesda Softworks, lo Skyrim uscito a fine 2011 per Windows, PlayStation 3 e Xbox 360.

Scopo di questa nuova avventura – finora l’ultima prodotta nella saga, visto che il nuovo capitolo è ben lungi dall’arrivare, soprattutto dopo il recente lancio di The Elder Scrolls Online – è sconfiggere Alduin, un drago noto come divoratore del mondo che, tornato dal passato, è deciso a riprendere il controllo dell’universo che un tempo lui dominava.

Pensato per lasciare maggiori libertà al giocatore, per fargli esplorare situazioni diverse ma anche per fargli provare nuove esperienze di combattimento, Skyrim è rispetto ai suoi predecessori molto più curato dal punto di vista visuale, molto più particolareggiato, e questo non ha mancato di entusiasmare sia le riviste specializzate che soprattutto gli acquirenti, visto che già nel primo giorno di lancio su Steam sono stati registrati circa 230mila persone che vi giocavano contemporaneamente; più in generale, il gioco ha venduto più di 5 milioni di copie e ha portato a casa il titolo di “Gioco dell’anno per PC” sia di IGN che di GameSpot.

 

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