Pochi sanno raccontare l’amore come i francesi. Da quando il cinema e la musica hanno cominciato a renderci tutti interconnessi, la Francia – in maniera a volte anche stereotipata – sembra essere diventata la patria del trasporto e della passione. Si parla di “bacio alla francese”, si presenta Parigi come la città “più romantica del mondo”. E soprattutto si eseguono, magari soffuse, varie canzoni d’amore francesi che servono a creare l’atmosfera.

Dal dopoguerra ad oggi

Ma appunto, parlando di canzoni d’amore, quali sono le più famose composte in Francia o nei paesi francofoni? Perché tutti ricordiamo le note malinconiche di quei brani, ma raramente riusciamo a richiamarne alla memoria i titoli. Oggi cerchiamo di tirare un po’ le somme, dando una panoramica di cinque pezzi che, dagli anni ’50 ad oggi, hanno fatto la storia della canzone d’amore d’oltralpe. Con una particolare attenzione agli anni ’70 e ’80, spesso ingiustamente trascurati.

Come vedrete, parleremo di mostri sacri come Édith Piaf ma anche di qualche interprete più recente. Se poi i cinque pezzi che vi proponiamo non vi bastassero, vi suggeriamo di provare ad ascoltare qualcosa anche di Johnny Hallyday (ad esempio Que je t’aime), di Serge Gainsbourg (come la celebre Je t’aime… moi non plus cantata con Jane Birkin) e di Renaud (come Mistral gagnant). E ora cominciamo.


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Édith Piaf – Hymne à l’amour

La persona amata e la morte

Edizione italiana di Hymne à l'amour di Édith PiafCominciamo da lei, dall’«usignolo» di Francia, dalla voce che più ha segnato la musica francese: Édith Piaf. La grande cantante, attiva dagli anni ’30 ai ’60, ha spesso interpretato canzoni d’amore, venate però da una nota di tristezza. Si pensi anche solo al suo brano più celebre, La vie en rose, che risponde agli strali della vita con l’ottimismo di chi crede ancora nell’amore.

Ma non è di quella canzone che vogliamo parlare oggi, anche perché sarebbe forse una scelta troppo banale. Ce ne sono infatti tante altre, altrettanto belle, che meritano di essere scoperte. Come ad esempio Hymne à l’amour, incisa nel 1950. Anche in quel caso, come in molti altri, la Piaf scrisse il testo, mentre la musica fu creata da Marguerite Monnot.

Felicità, ma anche tristezza

Anche qui, l’accorato canto d’amore si vela di un’incredibile tristezza e malinconia. La Piaf, d’altronde, scrisse il brano pochi mesi dopo la morte del grande amore della sua vita, il pugile Marcel Cerdan, scomparso in un incidente aereo. Così le prime strofe si presentano come un vero e proprio inno all’amore e alla persona amata. L’ultima, invece, porta in ballo il presagio o la certezza della morte.

«Si un jour la vie t’arrache à moi – cantava la Piaf –, si tu meurs que tu sois loin de moi, peu m’importe si tu m’aimes car moi je mourrai aussi». Che, tradotto, suona così: «Se un giorno la vita ti dovesse portare lontano da me, se muori lontano da me, poco me ne importa se mi ami, perché anch’io morirei». Parole che erano come una lama nel cuore, e a cui la cantante riusciva a dare grande intensità. E che colpivano anche, all’epoca, milioni di donne che avevano perso il loro amore durante la guerra.

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Jacques Brel – Ne me quitte pas

Una delle canzoni d’amore francesi più famose, anche se scritta da un belga

Ne me quitte pas di Jacques Brel, una delle più famose canzoni d'amore francesiPochi anni più tardi, nel 1958, usciva un’altra canzone d’amore destinata a fare la storia. Si intitolava Ne me quitte pas ed era firmata da un giovane autore belga, Jacques Brel. Nato nei dintorni di Bruxelles e lì vissuto fino a qualche anno prima, si era da poco trasferito a Parigi e stava cominciando a raccogliere i primi successi.

Il brano, che ne sancì la definitiva consacrazione, era una struggente invocazione all’amata. Ne me quitte pas significa infatti “Non lasciarmi”. La struttura era molto semplice e incisiva: nella strofa il cantante faceva una serie di promesse e invocazioni, volte a far cambiare idea alla donna amata, forse in procinto di lasciarlo. Poi, nel breve ritornello, veniva ripetuto il verso «Ne me quitte pas», con trasporto.

L’importanza dell’atmosfera

Perfetta per essere cantata nei locali francesi degli anni ’50, in penombra, in mezzo al fumo di sigaretta, la canzone ebbe un grande successo. Si accordava, d’altronde, con l’atmosfera esistenzialista e un po’ maledetta che andava di moda all’epoca. E godeva della capacità istrionica di Brel, che la eseguiva quasi come un attore. Ma mostrava, comunque, anche un testo di alto livello, con versi originali e sentiti.

Tra i tanti che l’hanno reincisa, bisogna ricordare almeno gli italiani Gino Paoli (che la tradusse in Non andare via), Ornella Vanoni, Patty Pravo e Gigliola Cinquetti. In inglese fu cantata da Frank Sinatra e in tedesco da Marlene Dietrich. Versioni più recenti, infine, sono quelle di Brian Molko e Céline Dion.

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Léo Ferré – Avec le temps

Col tempo, tutto svanirà

Avec le temps di Léo FerréC’è un po’ anche d’Italia in questa nostra lista. La troviamo in Léo Ferré e nella sua Avec le temps, una canzone straordinaria, forse la più amata della nostra cinquina. Perché se le canzoni d’amore francesi hanno una loro identità, delle caratteristiche chiare, lo si deve probabilmente proprio a questo brano, che le racchiude tutte in maniera encomiabile.

Nel pezzo ci sono infatti, potenziati, elementi che già abbiamo visto in questa lista e che ancora vedremo. C’è ad esempio un testo estremamente suggestivo, poetico, che rivela una matrice letteraria. C’è un’interpretazione piena di trasporto, curata e teatrale. Su tutto questo, una musica che lascia ampio spazio alla voce, un accompagnamento leggero ma complice, malinconico e struggente.


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Ferré in realtà non era francese ma monegasco. Nato nel Principato nel 1916, era figlio del direttore del personale del locale casinò e di una sarta italiana. Visse lì la giovinezza e poi si spostò a Parigi, laureandosi e trovando la propria strada nel mondo della musica. Giunto al successo, negli ultimi vent’anni della sua esistenza però si stabilì proprio in Italia, paese a cui era profondamente legato.

Il pezzo racconta la delusione dell’invecchiare, del dimenticare il viso e la voce delle persone amate. «Avec le temps, va, tout s’en va, l’autre qu’on adorait, qu’on cherchait sous la pluie […] avec le temps, tout s’évanouit», cantava Ferré. Ovvero: «Col tempo tutto se ne va, l’altro che adoravi e che cercavi sotto la pioggia, l’altro che indovinavi dal contorno di uno sguardo […] con il tempo tutto svanirà».

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Francis Cabrel – Je l’aime à mourir

Una ballata ripresa anche da Shakira

Je l'aime à mourir, bella canzone d'amore di Francis CabrelLasciamo il periodo d’oro della canzone francese classica e avviciniamoci ai giorni nostri. Sul finire degli anni ’70, infatti, i classici cantautori d’oltralpe iniziarono, per motivi anagrafici, a fare spazio a una nuova generazione di musicisti. Cantanti e spesso cantautori influenzati più dalla musica americana che dalla Piaf e da Brassens.

Uno di questi si chiama Francis Cabrel. Nato in Aquitania da una famiglia di origini friulane, si innamorò giovanissimo del folk e del blues statunitensi. Con la sua chitarra esordì a metà anni ’70, grazie al singolo Petite Marie, di buon successo. Quella canzone, dedicata a quella che sarebbe poi diventata sua moglie, rivelava già il suo lato sentimentale e romantico.

Un successo in francese e in spagnolo

Lato che sarebbe emerso a livello internazionale pochi anni più tardi, nel 1979, con Je l’aime à mourir. La canzone era contenuta nel suo secondo disco, ma ebbe un successo strepitoso in Francia, in Canada e poi in tutta Europa. A lanciarla all’estero fu anche la traduzione in spagnolo, incisa dallo stesso Cabrel. Versione che di recente è stata ripresa addirittura da Shakira con un singolo live.

Il brano è una ballata pop, una semplice ma efficace dichiarazione d’amore. Il punto di forza è sicuramente la melodia, molto orecchiabile e facile da replicare. Anche il testo, però, contribuisce con lirismo al buon effetto: «Moi je n’étais rien – cantava Cabrel –, et voilà qu’aujourd’hui, je suis le gardien du sommeil de ses nuits. Je l’aime à mourir». Cioè: «Non ero niente, ed eccomi qua ora, sono il guardiano del sonno delle sue notti. Io l’amo da morire».

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Florent Pagny – Savoir aimer

Senza aspettarsi niente in cambio

Florent Pagny e la sua Savoir aimerChiudiamo con una canzone degli anni ’90 e quindi relativamente recente. Si intitola Savoir aimer e porta la firma di Florent Pagny. Sia la canzone che l’interprete non sono particolarmente noti nel nostro paese, ma in Francia hanno spopolato. Il cantante vanta infatti ormai, dopo quasi trent’anni di carriera, 15 milioni di album venduti, mentre la canzone arrivò all’epoca in testa alle classifiche sia in Francia che in Belgio.

Pagny, come anticipavamo, ne è però solo l’interprete. La composizione si deve a Pascal Obispo, che ha collaborato anche ad altri brani del cantante, e al paroliere Lionel Florence. Il testo, come in tutti i casi di questa lista, è particolarmente incisivo. «Savoir aimer – cantava Pagny – sans rien attendre en retour, ni égard, ni grand amour. Pas même l’espoir d’être aimé». Cioè: «Saper amare senza aspettarsi niente in cambio, né rispetto, né grande amore. Nemmeno la speranza d’essere amato».

Voce, pianoforte e poco altro

Con la voce accompagnata all’inizio solo dal pianoforte, il pezzo cercava di rievocare l’intimità dei brani classici della musica francese. Ma su quell’impianto aggiungeva una melodia pop-rock che richiamava gli esempi americani più che quelli francofoni.

Celebre anche la clip, che ebbe ottimi riscontri in Francia. Vi si vede lo stesso Pagny che invece di cantare traduce le parole del testo nel linguaggio dei segni. Ancora oggi, tra l’altro, Savoir aimer è il singolo di maggior successo della carriera del cantante, che l’ha inserito anche in vari dischi live.

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