Le canzoni di Pino Daniele: le 12 più belle

Pino Daniele e la band che spesso lo accompagnava nell'esecuzione delle sue canzoni

Per il nostro sito, che si occupa per definizione di cose belle, non è mai semplice parlare di lutti, nemmeno quando arrivano ad un’età particolarmente avanzata; perché un lutto, per quanto atteso, lascia sempre un vuoto, e quando investe una persona nota, un artista, riporta alla mente tutte le emozioni e i bei momenti che quel determinato artista ci ha permesso di vivere. A volte però bisogna farlo, ed è per questo che oggi parliamo delle canzoni di Pino Daniele.

Il cantautore napoletano, uno dei più grandi del nostro blues e del nostro pop, è venuto a mancare improvvisamente e prematuramente qualche anno fa per un infarto. La sua musica, soprattutto negli anni ’70 e ’80, era però qualcosa di unico in Italia.

Assieme ad un gruppo di amici che spesso suonavano con lui nei dischi e nei concerti, aveva saputo mescolare la tradizione musicale napoletana e il blues americano, in una fusione che emergeva anche dai testi delle sue canzoni, in cui l’inglese si alternava al dialetto.

Negli anni ’90, poi, era arrivata la consacrazione pop, coi vertici delle classifiche, i duetti (con Giorgia, Eros Ramazzotti, Claudio Baglioni, Irene Grandi, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia, Ron, Jovanotti ed altri ancora), i grandi concerti anche all’estero e le raccolte.

Poi, dopo una breve esibizione al Capodanno di Rai 1 nel 2015, l’infarto che improvvisamente se l’è portato via. Oggi, senza retorica ma come un omaggio, vogliamo ricordarlo attraverso dodici sue straordinarie canzoni.

   

 

1. Napule è

(da Terra mia, 1977)

Partiamo dagli esordi e quindi da Terra mia, l’album con cui Pino Daniele cominciò a farsi strada nell’ambito della musica nell’ormai lontano 1977.

Già da qualche tempo l’artista, classe 1955, aveva iniziato a farsi conoscere nell’ambiente napoletano (e non solo) come apprezzato session man, ma nel 1976 il produttore Claudio Poggi lo aveva notato ascoltando una musicassetta artigianale, e decise quindi di puntare su di lui dal punto di vista discografico.
Napule è di Pino Daniele
Uscì così per la EMI nel 1977 il disco Terra mia, che fin dal titolo mostrava il tentativo di recuperare le tradizioni locali, mescolandole però con le influenze più moderne provenienti da oltreoceano.

Ad aprire l’album c’era la canzone che sarebbe divenuta la più famosa, un vero e proprio manifesto sia della musica di Daniele, sia della stessa città partenopea: Napule è.

 
Nel testo si rincorrevano un insieme di immagini contrastanti di Napoli, giocate tutte sulla sua contraddittorietà: «Napule è mille culure, Napule è mille paure, Napule è a voce de’ criature che saglie chianu chianu e tu sai ca nun si sulo. Napule è nu sole amaro, Napule è addore ‘e mare, Napule è ‘na carta sporca e nisciuno se ne importa e ognuno aspetta a’ ciorta».

   

 

2. Je so’ pazzo

(da Pino Daniele, 1979)

I primi album – probabilmente i primi quattro – furono quelli che definirono il sound dell’artista napoletano, le nuove sonorità che Daniele chiamava taranbò o taranblues, un misto di tarantella e, appunto, blues angloamericano, con qualche influenza jazzistica e rock.

E infatti proprio da questi primi lavori abbiamo estratto alcune delle più celebri canzoni di Pino Daniele, come questa Je so’ pazzo, contenuta nell’album senza titolo del 1979.
Je so' pazzo di Pino Daniele
Il disco, il secondo della carriera e quindi quello della conferma, vedeva la collaborazione del fido James Senese al sax, ma anche di alcuni artisti internazionali come Karl Potter in Donna Cuncetta.

L’obiettivo – raggiunto proprio con Je so’ pazzo, che sarebbe stata eseguita poi anche in molti duetti con altri artisti – era infatti quello di travalicare i confini della Campania e magari anche dell’Italia e di entrare nel repertorio della nuova canzone napoletana di cui Daniele si proponeva come il massimo interprete.

 
«Je so’ pazzo, je so’ pazzo – recita il testo, che è anche una sorta di manifesto del modo di fare musica di Daniele – e chi dice che Masaniello poi negro non sia più bello? E non sono menomato, sono pure diplomato e la faccia nera l’ho dipinta per essere notato. Masaniello è crisciuto, Masaniello è turnato. Je so’ pazzo, je so’ pazzo, nun nce scassate ‘o cazzo!».

   

 

3. Quanno chiove

(da Nero a metà, 1980)

Nero a metà fu probabilmente l’album di maggior successo nella prima parte della carriera di Pino Daniele, il primo ad uscire veramente dai confini regionali e a raggiungere un’ampia diffusione in ogni parte d’Italia.

Il titolo deriva dalla definizione che lo stesso Daniele aveva dato di Mario Musella (a cui l’album è dedicato, visto quella che all’epoca era la sua recentissima e prematura scomparsa) e dell’amico James Senese, entrambi musicisti che avevano saputo fondere la musica napoletana e quella americana.
Nero a metà di Pino Daniele
E questa fusione era avvenuta non solo nelle note, ma anche nel loro sangue, visto che erano figli di ragazze napoletane e soldati statunitensi sbarcati nel nostro paese durante la Seconda guerra mondiale (il primo pellerossa, il secondo afroamericano).

Un disco pieno di grandi successi, come I say i’ sto ccà, Appocundria, A me me piace ‘o blues, Nun me scoccià, Alleria e soprattutto Quanno chiove, la canzone che abbiamo scelto per la prima parte della nostra lista.

 
«E aspiette che chiove – recita il testo, uno dei più intensi del cantautore napoletano, non a caso reinciso da molti altri artisti anche internazionali –, l’acqua te ‘nfonne e va. Tanto l’aria s’adda cagnà. Ma po’ quanno chiove l’acqua te ‘nfonne e va. Tanto l’aria s’adda cagnà».

   

 

4. Amore senza fine

(da Yes I Know My Way, 1998)

Negli anni ’90 Pino Daniele mise da parte, almeno nella maggior parte delle canzoni, il napoletano e il blues per aprirsi a sonorità più pop e alla lingua italiana, che gli consentivano una maggior presa sull’intero pubblico nazionale.

I risultati, in termini di successi, non tardarono ad arrivare, tanto è vero che il trittico Non calpestare i fiori nel deserto, Dimmi cosa succede sulla terra e Come un gelato all’equatore, album usciti tra il 1995 e il 1999, scalò agilmente le classifiche nazionali, facendo registrare dati di vendita molto importanti.
Amore senza fine di Pino Daniele
Proprio nel 1998, a coronare questo periodo particolarmente fortunato, la Warner fece uscire la raccolta Yes I Know My Way, che conteneva i migliori brani della produzione di Daniele (tra cui anche le tre canzoni che abbiamo già presentato) e tre inediti.

Questi erano Amore senza fine, Senza peccato (rifacimento della vecchia Yes I Know My Way) e Per te. Proprio la prima di queste tre canzoni divenne un singolo e merita oggi di essere ricordata come una delle migliori di quegli anni.

 
«Se mi guardi con gli occhi dell’amore – recitava la prima strofa – non ci lasceremo più. Inganneremo il tempo e il dolore, sia l’estate che l’inverno. E cambieremo il mondo ogni volta che vuoi, e fermeremo il mondo ogni volta che vuoi».

   

 

5. Sara

(da Medina, 2001)

Per la quinta canzone passiamo a Sara, brano a volte noto anche come Sara non piangere e contenuto nell’album Medina che nel 2001 segnò il passaggio alla BMG e il raggiungimento dell’importante traguardo delle 500mila copie vendute in Italia.

La Sara del titolo l’abbiamo nostro malgrado imparata a conoscere subito dopo la morte di Pino, perché si tratta della figlia di Daniele le cui dichiarazioni piene di sgomento sono state riportate a suo tempo da tutti i quotidiani.
Medina di Pino Daniele
Sara Daniele, come la sorella Sofia (protagonista di Sofia sulle note, altra canzone incisa negli ultimi anni) e il fratello Francesco, è figlia della seconda moglie di Pino, Fabiola Sciabbarasi, che si vede anche nel video di Amore senza fine (dal precedente matrimonio con la sua corista Dorina Giangrande, invece, erano nati Alessandro e Cristina).

E a lei bambina è dedicata questa canzone, scritta evidentemente confrontandosi con le sue lacrime ma anche con le aspettative per il suo futuro.

 
«Sara non piangere – recita il testo –, tienimi chiuso dentro questa stanza, rompi i tuoi giochi contro l’arroganza del mondo che è pieno di… cose inutili da fare, cose inutili da dire. Quante cose inutili abbiamo nella testa, ma il tuo sorriso resta… in the middle of the night».

   

 

Altre 7 canzoni di Pino Daniele, oltre alle 5 già segnalate

La carriera di Pino Daniele è stata lunga e molto proficua; per questo fermarci solo alle prime cinque canzoni ci sembrava oltremodo riduttivo. Eccone altre sette che meritano di essere scoperte e riscoperte, perché altrettanto importanti nella carriera del cantautore partenopeo.

 

A me me piace ‘o blues

A me me piace ‘o blues era un altro dei pezzi fondamentali di quel capolavoro che fu Nero a metà, il terzo disco di Daniele, pubblicato nel 1980. Il titolo di questa canzone, anzi, poteva essere a ragione considerato un vero e proprio manifesto.

La fusione di blues e canzone napoletana era qui oramai completa, accompagnata da un ritmo travolgente che veniva esaltato dalla voce acuta e ritmica di Pino Daniele. Celebri, in questo senso, le parole iniziali: «A me me piace ‘o blues / e tutt’e juorne aggia cantà / pecché so’ stato zitto e / mo eo mumento ‘e me sfugà».

Che male c’è

Che male c’è è sicuramente una delle canzoni più celebri della seconda fase della carriera di Pino Daniele. Messi da parte i toni blues e l’influenza della musica napoletana, come abbiamo già visto, verso la fine degli anni ’90 il cantautore si buttò su un genere più popolare (e commerciale), ottenendo grandi riscontri.

Questa canzone in particolare, in quanto primo singolo estratto, trascinò al successo l’album Dimmi cosa succede sulla terra del 1997. Il disco divenne il secondo più venduto dell’anno e sfiorò il milione di copie, mentre il pezzo salì alla posizione numero 1 della classifica.

 

Quando

Datata 1991 e pubblicata all’interno dell’album Sotto ‘o sole, Quando fu scritta inizialmente da Pino Daniele per essere inclusa nella colonna sonora di Pensavo fosse amore… invece era un calesse, film dell’amico Massimo Troisi.

Per il regista napoletano Daniele aveva già scritto le musiche di altri film, cioè Ricomincio da tre e Le vie del Signore sono finite. Con questo pezzo, però, conquistò un Nastro d’argento e un Globo d’oro per la miglior colonna sonora.

‘O scarrafone

Sempre nel 1991 uscì anche ‘O scarrafone, brano d’apertura del disco Un uomo in blues. Un brano (ed un disco) in cui la sonorità dominante era ancora una volta il blues, con un’apertura però interessante verso l’Italia e il mondo attorno.

La canzone, infatti, è una delle poche che trattano direttamente questioni di attualità e per certi versi di politica. Racconta infatti di un lavoratore meridionale emigrato al nord e di un suo amico di colore, attaccando la Lega Nord («Questa Lega è una vergogna»), allora agli albori.

 

Io per lei

Io per lei non è solo una delle canzoni più famose e belle di Pino Daniele, ma anche una delle più importanti. Fu probabilmente proprio il successo di questo brano a sancire il definitivo passaggio dell’artista napoletano dal blues al pop, dalla musica di contaminazione a quella di successo.

Il testo è un tipico inno all’amore, inframmezzato dagli assolo della chitarra dello stesso Daniele, a tratti trascinante. Il singolo portò l’album Non calpestare i fiori nel deserto fino in vetta alla classifica italiana, tanto che alla fine del 1995 risultò il secondo più venduto dell’anno.

Anima

Non calpestare i fiori nel deserto era un album lungo e corposo, in cui Pino Daniele si presentava forse per la prima volta all’Italia intera, anche grazie alla scelta completa dell’italiano e di sonorità in parte più tradizionali.

A chiudere l’album – prima della strumentale Oasi – c’era la delicata Anima, con cui Daniele sfoderava un nuovo sentore intimista, delicato e quasi sussurrato. Anche per la sua originalità, la canzone è entrata nel cuore dei fan.

 

Dubbi non ho

Concludiamo con Dubbi non ho, pezzo del 1997 incluso nel fortunato disco Dimmi cosa succede sulla terra. Un album che vendette molto bene, come abbiamo detto, proprio grazie a vari ottimi brani ed in primis a questa canzone.

Il testo è tipicamente d’amore e risulta delicato quanto la melodia principale. In generale, la canzone mescola sonorità pop ad un tono blues e ad un arrangiamento semplice ma efficace, che esalta le parole e la voce acuta di Pino Daniele.

 

E voi, quale canzone di Pino Daniele preferite?

 

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