Cinque straordinarie canzoni sulla fiducia

La fiducia è importante in ogni rapporto: ecco le canzoni che ce ne parlano

 
Le canzoni parlano spesso d’amore. Passione, romanticismo, desiderio sono, di solito, gli elementi fondamentali, e se ci fate attenzione potete individuarli in decine di pezzi, sia italiani che stranieri. Sono i sentimenti primordiali, che spesso si sposano con ritmi e parole che cercano di risvegliare in noi un brivido.

Un amore maturo

Più raro, invece, che le canzoni parlino dell’amore in senso maturo, giocando meno sulle passioni e più sui sentimenti profondi. Ad esempio, non sono molti i brani che parlano di fiducia, che pure è un elemento fondamentale quando l’amore si fa più importante e solido. E la fiducia non è decisiva solo per l’amore: è un elemento imprescindibile anche per l’amicizia e per i rapporti familiari, ad esempio tra genitori e figli.

Ad ogni modo, con un po’ di pazienza si trovano anche canzoni che parlano di tutto questo, intendendo la fiducia a volte come ingrediente basilare dell’amore e altre volte dell’amicizia. In questo senso, ci pare che cinque brani si staglino sopra agli altri per bellezza e per importanza. Eccoli.


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Dionne Warwick & friends – That’s What Friends Are For

La canzone di Burt Bacharach usata per la lotta all’AIDS

La copertina del singolo inciso da Dionne Warwick, Stevie Wonder, Elton John e Gladys KnightCominciamo facendo un passo indietro nel tempo e andando ai primi anni ’80. Quel decennio, nella memoria collettiva, è perlopiù contrassegnato dal disimpegno e da una politica edonistica, dal consumismo e dalla superficialità. Ma, almeno dal punto di vista musicale, fu anche molto di più di questo. Ad esempio fu il decennio in cui le star dell’industria discografica cominciarono a mobilitarsi per le cause umanitarie, destinando denaro all’Africa o ad altre zone del mondo in estrema difficoltà.

Le iniziative, da questo punto di vista, furono molte. Una di cui non ci si ricorda spesso fu quella messa in piedi da Dionne Warwick, storica cantante soul e rhythm & blues. Nel 1985 prese una canzone di Burt Bacharach – l’uomo che aveva scritto quasi tutti i suoi successi più famosi – e Carole Bayer Sager e decise di inciderla assieme ad alcuni amici. Il brano era That’s What Friends Are For e i compagni d’incisione erano Gladys Knight, Elton John e Stevie Wonder.

La canzone dell’anno

Il singolo arrivò in testa alla classifica americana e si aggiudicò due Grammy, ma i suoi incassi furono interamente devoluti alla ricerca sull’AIDS, malattia di cui proprio in quegli anni si cominciava a percepire la pericolosità. Per la Warwick fu il coronamento di una carriera straordinaria, che le avrebbe comunque regalato altre soddisfazioni, anche se il brano per la verità non era inedito, visto che era già stato inciso (con minor fortuna) da Rod Stewart nel 1983.

Il testo è un concentrato di tutto quello che la fiducia può significare in un rapporto interpersonale. Già il titolo, d’altronde, mette subito in chiaro le cose, visto che si può tradurre come “A cosa servono gli amici”: «Keep smiling, keep shining – ripeteva il ritornello –, knowing you can always count on me, for sure. ‘Cause I tell you, that’s what friends are for. In good times, and bad times, I’ll be on your side forever more. That’s what friends are for».

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Billy Joel – A Matter of Trust

L’importanza della fiducia in una relazione duratura

A Matter of Trust, bella canzone di Billy Joel sull'importanza della fiduciaPiù o meno negli stessi anni in cui Dionne Warwick scalava le classifiche con That’s What Friends Are For, anche Billy Joel incideva una canzone sulla fiducia. Solo che lui non parlava di amicizia e vicinanza, ma andava diritto al tema dell’amore.

A quel tempo il pianista americano era già una celebrità. I primi successi li aveva fatti registrare, giovanissimo, attorno alla metà degli anni ’70, soprattutto da quando aveva cominciato a farsi produrre i dischi da Phil Ramone. Per tutti i primi anni ’80 era stato, anzi, uno degli artisti americani più ascoltati, piazzando milioni di copie di ogni suo album e partecipando anch’egli a progetti benefici come USA for Africa.

Nel Village

Le cose sarebbero in parte cambiate nella seconda metà del decennio, ma il momento di particolare fortuna compositiva fu sottolineato, nel 1986, anche dall’album The Bridge, numero 7 negli Stati Uniti, da cui fu estratto il singolo A Matter of Time. Una canzone di cui si ricorda anche il celebre video, registrato a sorpresa in una strada del Village di New York.

Il brano parla di una relazione non certo agli inizi, che è passata attraverso diverse fasi e difficoltà, che però proprio nella fiducia trova il suo fondamento. «I’ve lived long enough to have learned – cantava Joel già nella prima strofa –, the closer you get to the fire the more you get burned. But that won’t happen to us ’cause it’s always been a matter of trust». O ancora: «It’s hard when you’re always afraid. You just recover when another belief is betrayed. So break my heart if you must, it’s a matter of trust».

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Stadio – Puoi fidarti di me

Col testo di Luca Carboni

La copertina di Puoi fidarti di me, album degli StadioConcludiamo gli anni ’80 spostandoci in Italia. Anche nel nostro paese, infatti, possiamo trovare qualche canzone fondata sulla fiducia, anche se il tema non è dei più frequenti, soppiantato spesso dalla passione o dalle dichiarazioni romantiche. E uno dei due esempi che abbiamo individuato ci porta al 1989 e a uno dei primi album degli Stadio, la band di Gaetano Curreri: Puoi fidarti di me.

Quel disco dal titolo così emblematico era il quarto della carriera del gruppo emiliano e presentava la collaborazione di tanti vecchi amici. Ai cori c’erano Lucio Dalla, Gianni Morandi e Angela Baraldi. I brani, oltre che dei componenti della band, portavano la firma di Vasco Rossi, Ron, Biagio Antonacci e Luca Carboni, che già aveva collaborato ai testi dei dischi precedenti del gruppo.


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Anche in spagnolo

Non fece registrare un grandissimo successo, ma il brano che diede il titolo all’intero disco merita di essere ricordato. Autori erano, assieme, proprio Luca Carboni e Gaetano Curreri, e subito il pezzo fu tradotto in spagnolo (col titolo di Jambo) e affidato alla cantante spagnola Ana Belén, che lo inserì nel suo album A la sombra de un león.

«Puoi dirmi i desideri, le ansie e le tue malattie – cantava Curreri nella canzone –, senza aver paura di essere banale né di sentirti un uomo piccolo piccolo così. Alle gioie, alle paure, ai sogni si può partecipare. Ora sai quanto sono importanti le parole “puoi fidarti di me”».

 

Jovanotti – Mi fido di te

Amore che va oltre la paura

Buon sangue, l'album di Jovanotti in cui è contenuta Mi fido di teLa più famosa canzone italiana sulla fiducia è però Mi fido di te di Jovanotti, pubblicata all’interno dell’album Buon sangue del 2005 e secondo singolo da esso estratto. Il brano è uno dei più apprezzati tra i lenti firmati dal cantautore romano ed è stato variamente interpretato.

Il testo, infatti, può essere letto in modi molto diversi. Ad una prima analisi, infatti, è evidente il tema amoroso, in cui il cantante sembra rivolgersi a una persona amata di cui, appunto, si fida, nonostante le vertigini e la paura di cadere. «Cosa sei disposto a perdere?» e «Forse fa male, eppure mi va», frasi ricorrenti nel brano, sembrerebbero accreditare questa interpretazione, visto che in amore si guadagna ma si perde anche qualcosa e la felicità è sempre in parte connessa al dolore.

Le varie interpretazioni

D’altra parte, anche un’interpretazione in chiave religiosa non è così campata per aria. C’è infatti chi ha voluto vedere nel testo una sorta di preghiera, un’invocazione a Dio che mette l’uomo sì davanti a scelte difficili, ma nelle quali ci si deve fidare. Forse proprio per questa ampiezza di chiavi di lettura il pezzo è andato piuttosto bene anche sul versante delle vendite, guadagnandosi il disco di platino della FIMI.

Il testo comincia con una serie di immagini strane, che servono in un certo senso ad inquadrare l’apparente caos della vita, a cui però si può reagire ponendosi in una sorta di apertura al destino. «Forse fa male eppure mi va – ripete non a caso Jovanotti – di stare collegato, di vivere d’un fiato, di stendermi sopra al burrone e di guardare giù. La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare. Mi fido di te».

 

Drake ft. Rihanna – Take Care

Prendersi cura nel disco della conferma

Take Care di Drake, cantata assieme a RihannaRitorniamo in America per il pezzo conclusivo della nostra cinquina. Tra i tanti possibili abbiamo scelto di concentrarci su Take Care di Drake, registrato nel 2011 con la collaborazione di Rihanna. Il pezzo era una delle canzoni centrali del secondo album del rapper canadese, quello che di solito nella carriera di un cantante è il più difficile. E che il focus fosse centrato sul messaggio portato da quel pezzo emerge anche dal fatto che il disco fu intitolato alla stessa maniera, cioè appuro Take Care.

Drake aveva cominciato a farsi conoscere negli anni precedenti, emergendo all’interno di un panorama sempre difficile e molto competitivo. Thank Me Later, però, sfondò subito, arrivando immediatamente in testa alla classifica americana e piazzandosi benissimo anche altrove. Ecco perché il sequel era atteso con rara partecipazione dal mondo discografico e dai critici. E Drake ritornò al primo posto con 2 milioni di copie vendute negli Stati Uniti e, soprattutto, con l’acclamazione della critica, che parlò in alcuni casi anche apertamente di capolavoro.

Una coppia ferita

Il singolo Take Care uscì nel febbraio del 2012, quinto estratto dall’album. Scritta dallo stesso Drake assieme a Jamie xx e ad altri collaboratori, la canzone aveva un approccio minimalistico che fu ben reso nel testo, nell’arrangiamento e anche nel videoclip che fu realizzato per promuovere il singolo. Al centro delle liriche c’era una coppia che, pur ferita nel passato, decideva di affrontare il futuro insieme. Perché custodirsi e aiutarsi significa in realtà questo: credere che aver fiducia nell’altro fermerà la sofferenza.

«I’ll be there for you, I will care for you – canta Drake, accelerando il ritmo del suo rappare –, I keep thanking you, just don’t know. Trying to run from that, say you’re done with that, on your face girl, it just don’t show. When you’re ready, just say you’re ready, when all the baggage just ain’t as heavy and the parties over just don’t forget me, we’ll change the pace and we’ll just go slow».

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