Cinque straordinarie commedie di Eduardo De Filippo

Le migliori commedie di Eduardo De Filippo

 
A volte, le vie della letteratura sono imperscrutabili; o, meglio, risentono di mode, momenti, fortune che, se sono comprensibili nell’attualità, risultano essere meno accettabili quando la letteratura contemporanea si trasforma in storia della letteratura e quello che una volta era materiale nuovo si tramuta in voce del passato. Detta in altri termini, è normale e inevitabile che un autore vivo e vegeto possa attraversare fasi di maggiore o minore fortuna dovute al caso o alla sua innata capacità di intercettare gli umori dei lettori, ma stride che questa aleatorietà domini a volte anche nei confronti di chi scriveva cinquanta o cento anni fa, visto che ormai il giudizio su questi autori dovrebbe essere più sereno e libero da influenze contingenti.

Così, ad esempio, capita non di rado che autori poco più che discreti prendano posto in maniera ineliminabile nell’Olimpo dei grandi della nostra letteratura, finendo riproposti all’infinito su tutti i libri di testo, mentre altri ugualmente meritevoli continuino ad essere ignorati per decenni, vittime di una miopia a tratti perfino imbarazzante. Solo per citare un esempio, nel Novecento il nostro teatro ha avuto esponenti di prim’ordine in Luigi Pirandello e, in tempi più recenti, Dario Fo, entrambi insigniti del premio Nobel e perciò studiatissimi ancora oggi, ma ha annoverato anche grandi autori troppo facilmente dimenticati come Eduardo De Filippo, a cui solo la lingua e il forte radicamento col territorio hanno reso difficile il grande successo internazionale che invece ha arriso agli altri due.

Ma De Filippo – del quale ricorre tra l’altro quest’anno il trentesimo anniversario della morte – è stato sicuramente un commediografo tra i più grandi della nostra letteratura, capace di creare storie che indagavano dentro all’animo umano ma anche nei vizi e nelle virtù della nostra gente, tra l’altro in tempi non facili.

Figlio di Eduardo Scarpetta

Figlio illegittimo di Eduardo Scarpetta, a sua volta attore e grande autore teatrale napoletano, Eduardo De Filippo era il fratello di mezzo di un trio – che comprendeva la sorella maggiore Titina e il fratello minore Peppino – che avrebbe dominato la scena napoletana per decenni. Dopo aver esordito giovanissimo come attore, cominciò già dai primi anni Venti a proporre testi da lui stesso scritti, che incontrarono via via sempre più successo anche fuori Napoli.

La critica iniziò a notarlo soprattutto negli anni Trenta, quando ormai aveva già messo in piedi una compagnia col nome di famiglia, ma fu soprattutto nel dopoguerra che riuscì a dare voce alle contraddizioni e alla voglia di ricominciare dell’Italia e degli italiani.

In età matura, dopo un clamoroso litigio col fratello Peppino, si dedicò anche al recupero delle tradizioni teatrali napoletane e, nominato senatore a vita, si occupò per qualche tempo pure di politica. Scomparve nel 1984, appunto trent’anni fa, e per ricordare una produzione vastissima e troppo spesso dimenticata ripercorriamo quindi ora insieme cinque straordinarie commedie di Eduardo De Filippo.

 

Natale in casa Cupiello

Una famiglia a pezzi dietro il presepe

Natale in casa CupielloIl giorno di Natale del 1931 al Teatro Kursaal di Napoli, la Compagnia del Teatro Umoristico “I De Filippo”, fondata appena pochi mesi prima, mise in scena una nuova commedia scritta per l’occasione da Eduardo. Le aspettative non erano per nulla alte, visto che il contratto prevede in tutto appena nove giorni di repliche, anche perché si trattava di un atto unico che deve solamente intrattenere gli spettatori dopo la fine di una pellicola cinematografica.

L’atto unico però ebbe un tale successo che la commedia venne replicata fino a maggio e De Filippo fu spinto ad aggiungere nuovo materiale: nacque così Natale in casa Cupiello, una delle più celebri opere di Eduardo, che dopo quattro anni di ampliamenti e modifiche sarebbe arrivata a presentare tre atti completi, dei quali il secondo inglobava di fatto l’atto unico originario.

Persone di oggi, ma immaginate nel 1931

Al centro della scena c’era una tipica famiglia napoletana, i Cupiello, nella quale il padre Luca – solitamente interpretato da Eduardo – sembrava avere un’unica passione, quella per il presepio, che lo distoglieva spesso e volentieri da quello che avveniva nella sua famiglia: mentre infatti lui era convinto che tutto procedesse più o meno per il meglio, nonostante un figlio nullafacente che non accennava a volersene andare di casa (ed eravamo nel 1931, ottant’anni prima del choosy di Elsa Fornero), in realtà il dramma si annidava tra i suoi parenti, con la figlia Ninuccia che meditava di lasciare il marito Nicolino per scappare con l’amante Vittorio.

I nodi venivano quindi al pettine durante il cenone della vigilia, fatto che causava un malore al vecchio Luca rendendolo preda di allucinazioni e confusione mentale, confusione che però non gli vietava di continuare a imperversare sul figlio col suo tormentone «te piace ‘o presepe?».

 

Napoli milionaria!

Ha da passà ‘a nuttata

Napoli milionaria, una delle più belle commedie di Eduardo De FilippoFacciamo ora un balzo in avanti di quattordici anni. Eduardo e Napoli, nel frattempo, erano molto cambiati: lui negli anni ’30 aveva alternato commedie ed avanspettacolo, ottenendo i primi riconoscimenti a livello nazionale grazie al suo testardo tentativo di trovare successo anche fuori dai confini di Napoli, portando la propria compagnia in giro per il centro e il nord del paese; intanto il matrimonio con Dorothy Pennington si avviava però verso la conclusione e pure il rapporto col fratello Peppino si era rotto irrimediabilmente a causa di un litigio avvenuto sulle scene.

L’Italia invece, dopo i trionfalismi degli anni ’30, era passata attraverso una guerra che l’aveva letteralmente distrutta, sia economicamente che moralmente, e si apprestava a ricominciare. Nel 1945 Napoli era ormai libera da qualche mese e, in attesa che in tutta Italia la vita ricominciasse a scorrere in maniera più o meno normale, i teatri si riempivano nuovamente di persone che cercavano di dimenticare il recente passato e guardare avanti. In fretta e furia, Eduardo De Filippo approntò quindi in poche settimane una nuova commedia che sarebbe divenuta una delle sue più belle e toccanti, Napoli milionaria!, commedia che non solo faceva ridere ma che si rivelava essere anche un profondo atto d’accusa nei confronti della società italiana, che si era fatta prendere dalla brama di potere e di denaro tralasciando i principi basilari della convivenza.

Il ritorno di Gennaro dalla prigionia

Dopo un primo atto ambientato nel 1942, non privo di memorabili momenti comici, la trama prendeva avvio infatti col ritorno a casa di Gennaro, che era stato prigioniero di guerra: la casa e la famiglia che si trovava di fronte non erano però più le stesse di pochi mesi prima, minate dalla ricchezza che la moglie Amalia aveva accumulato grazie alla borsa nera. Una ricchezza che però non aveva avuto conseguenze leggere sulla famiglia: la figlia Maria Rosaria era infatti rimasta incinta di un soldato americano che se ne era tornato in patria, il figlio Amedeo rubava pneumatici, mentre la figlia più piccola era talmente malata da rischiare la vita.

E il problema era che nessuno voleva più pensare a quello che aveva messo a rischio pur di assicurarsi dei vantaggi, nessuno voleva fare autocritica o capire quali erano stati gli errori: volevano tutti guardare avanti dimenticando ciò che era successo; solo che non era possibile e il massimo che si poteva fare era aspettare, perché «ha da passà ‘a nuttata».

 

Filumena Marturano

La prostituta interpretata anche da Sophia Loren

Filumena Marturano, commedia celebre e profondaCome abbiamo in parte già detto, uno dei crucci principali della carriera di De Filippo fu quello di non rimanere rinchiuso solo nei confini del teatro napoletano, che lui amava ma che potevano andargli stretti. Il successo internazionale sarebbe arrivato, perché il talento non era certo indifferente, ma sempre a fasi alterne e sempre grazie ad altri che decidevano di prendere in mano il lavoro di Eduardo e farlo conoscere al di là dai confini italiani.

Così è stato anche per la sua commedia più nota all’estero, Filumena Marturano, soggetto del film Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica con Sophia Loren e Marcello Mastroianni che fu candidato all’Oscar incredibilmente per due anni di fila, nel 1965 per la statuetta di migliore attrice protagonista (ma la Loren fu superata da Julie Andrews e dalla sua Mary Poppins) e nel 1966 per quella di miglior film straniero (categoria nella quale trionfò invece il cecoslovacco Il negozio al corso, oggi ampiamente dimenticato). Proprio grazie all’incredibile successo di quella pellicola anche la commedia godette di una nuova giovinezza all’estero, tanto che fu portata a Londra da Franco Zeffirelli e poi pure a Broadway.

Un personaggio creato per Titina

Di per sé, la trama rimestava ancora in alcuni dei temi classici della poetica di Eduardo: da un lato, la crisi della famiglia tradizionale, dall’altro il ruolo distruttivo che il denaro esercitava all’interno di essa. La Filumena del titolo, personaggio creato ad hoc per Titina De Filippo, era una prostituta di mezz’età che dopo anni di convivenza, o sarebbe meglio dire di servitù, nei confronti di un suo vecchio e ricco cliente, decideva prima di farsi sposare con l’inganno e poi, una volta annullato il matrimonio, di confessare all’uomo, Domenico Soriano, di essere madre di tre figli, uno dei quali suo.

Tra reminiscenze della propria esperienza personale di figlio illegittimo e un’altra feroce critica alla leggerezza con la quale l’Italia era stata portata al tracollo morale, De Filippo mise in scena probabilmente il suo più memorabile personaggio femminile e un elogio dell’amore per i figli e della responsabilità che si ha nei loro confronti.

 

Le voci di dentro

La commedia dell’incomunicabilità

Le voci di dentro di Eduardo De FilippoL’ultima commedia che abbiamo scelto tra quelle realizzate nell’immediato dopoguerra è Le voci di dentro, scritta nel 1948 in appena una settimana per onorare un contratto con il Teatro Nuovo di Milano. Anche qui il tema è quello della crisi della famiglia e dei valori, anche se visti dal di fuori, con un’amarezza sempre più grande che non viene granché mitigata dai momenti comici, che invece hanno un sapore ancora più agrodolce di quanto non fosse nei lavori precedenti.

Il tema che ci sembra il principale è quello dell’incomunicabilità, non intesa però nel senso che questo termine acquisirà dagli anni Sessanta in poi, ma nel senso della difficoltà sempre crescente che Eduardo sentiva nel parlare al proprio pubblico e ai propri simili. Sia in Natale in casa Cupiello che in Napoli milionaria! (e, virato al femminile, pure in Filumena Marturano), infatti, il protagonista non riusciva a trovare all’interno della famiglia lo spazio per parlare, per spiegare la sua visione del mondo, per trascinare con sé i suoi parenti verso una vita più corretta, più morale, più giusta; veniva anzi trattato come un vecchio scemo quando andava bene o come un idealista sorpassato, come uno non al passo coi tempi.

I petardi e il codice Morse

In Le voci di dentro questo disagio trovava forse la sua espressione massima nella figura di Šparavierzi, lo zio Nicola, che aveva smesso completamente di parlare e aveva deciso perciò di isolarsi dal mondo, comunicando a malapena con dei petardi usati a mo’ di codice Morse; ma anche lo stesso protagonista, Alberto Saporito, non riusciva più a esprimere la verità, almeno non da sveglio, e doveva invece affidarsi al sogno per poter dire ciò che non aveva ancora capito sui suoi vicini di casa – accusati addirittura di omicidio – ma anche riguardo a se stesso.

Nella clip che vi presentiamo qui di seguito, per una volta non abbiamo voluto mettere lo stesso Eduardo, che pure interpretò ampiamente la commedia, ma, in omaggio anche al recente premio Oscar, Toni Servillo, che nel 2013 l’ha portata in giro per l’Italia riscuotendo grandi consensi.

 

Il sindaco del rione Sanità

L’ambiguità della giustizia

Il sindaco del rione Sanità, una delle opere della maturità di Eduardo De FilippoConcludiamo con Il sindaco del rione Sanità, una commedia che Eduardo scrisse nel 1961, una delle ultime prima che l’ispirazione – ma non il lavoro sul palcoscenico – venisse meno; una commedia in cui per una volta la morale si faceva decisamente più ambigua e i confini tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato diventavano labili, tant’è vero che anche la critica coeva si trovò spesso in imbarazzo, abituata com’era a una maggior limpidezza del testo eduardiano.

La trama, in poche parole: nel rione Sanità di Napoli domina da tempo don Antonio Barracano, uomo ricchissimo e con un passato criminale, fatto di corruzione e almeno un omicidio; un vecchio che tiene tutto il quartiere sostanzialmente ai propri ordini, cercando di amministrare la giustizia nel suo salotto di casa.

Sostituirsi allo Stato

Non è – come ebbe a spiegare lo stesso De Filippo – tanto un camorrista, quanto una persona che ha riscontrato che nel nostro mondo non esiste la giustizia, o meglio che la giustizia è sempre tradita e si trasforma in ingiustizia per il più debole; un uomo che ha deciso di porre rimedio al problema, sostituendosi di fatto allo Stato e alla legalità. Una sostituzione che non è nemmeno per la verità a proprio vantaggio, come accade invece nel crimine organizzato, ma che tenta di preservare un ordine e un equilibrio che nella società mancano.

Certo, i modi usati per amministrare questa giustizia sono sbagliati e fallimentari, e nell’epilogo questo diverrà evidente, ma ciò non toglie che con tutte le sue contraddizioni il personaggio di don Antonio rimane un diretto erede del Gennaro di Napoli milionaria!, un erede che però ha perso ogni illusione, disincantato e addirittura cinico. D’altronde, il boom economico era ormai pienamente compiuto e l’Italia si avviava ad ampi passi verso un benessere economico a cui ancora non corrispondeva un benessere sociale.

 

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