New York è sempre stata un soggetto importante, per i fotografi. La metropoli americana, così cosmopolita e così capace di abbracciare gli alti e i bassi dell’umanità, si presta infatti a fornire, ad uno sguardo attento, decine e decine di diversi temi, colori, atmosfere.

Non è un caso, infatti, che proprio qui si sia sviluppata una delle scuole fotografiche più importanti del Novecento, la cosiddetta Scuola di New York. Formatosi tra la fine degli anni ’30 e i primi anni ’60, questo movimento informale fornì le basi per la street photography, mostrando l’energia anche caotica della Grande Mela a cavallo della Seconda guerra mondiale, con le sue speranze e le sue fatiche, i suoi successi e le sue storture.


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Uno dei massimi rappresentanti di questo movimento fu Saul Leiter, fotografo scomparso pochi anni fa che ebbe il merito di introdurre, per primo, il colore in queste fotografie di strada: il suo ritratto della città più ricca e vitale del mondo rimase impresso nella storia del mezzo, aiutando – assieme al lavoro di altri colleghi concittadini come Robert Frank, Richard Avedon e Diane Arbus – la fotografia a farsi strada nei musei e nelle gallerie d’arte. E allora, riscopriamo cinque tra le più belle foto di Saul Leiter.

 

Don’t Walk (1952)

Per le strade di New York

"Don't Walk", foto di uno dei tipici semafori pedonali di New YorkSaul Leiter nacque a Pittsburgh nel 1923, da una famiglia ebraica; suo padre era un famoso studioso del Talmud e anche per Saul la strada sembrava segnata, tanto è vero che doveva diventare un rabbino. Quando aveva appena 12 anni, però, sua madre gli regalò una macchina fotografica e questo fu uno dei fatti che, una decina d’anni più tardi, lo convinsero a lasciare la scuola di teologia e trasferirsi a New York per cercare fortuna come fotografo.

Quando arrivò nella Grande Mela, gli Stati Uniti erano appena usciti dalla Seconda guerra mondiale, un conflitto che aveva lasciato strascichi profondi sull’economia ma che, allo stesso tempo, sembrava aprire una miriade di nuove prospettive. La pace prometteva il rifiorire dell’informazione (e molte riviste – Life su tutte – facevano largo uso della fotografia) e della moda, mentre la città si ripopolava di colori. Leiter, in questo contesto, fu uno dei primi a sperimentare l’uso del colore per raccontare le novità della città, fossero anche i semafori.

 

Through Boards (1957)

Vedere attraverso

"Through Boards", la vita vista attraverso le fessureLa vita, a New York, scorre sempre molto più velocemente di quanto l’occhio possa percepire. Le strade affollate portano con sé una serie di storie, di persone, di vissuti che si possono a malapena scorgere, intuire, ma mai possedere pienamente. Questo è quello che sembra dire anche Through Boards, uno degli scatti più noti di Leiter, effettuato nel 1957 attraverso una serie di coperture che lasciano solo uno spiraglio per poter ammirare quello che succede in strada.


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In quegli anni Leiter si era ormai pienamente impadronito della tecnica fotografica a colori, e sapeva giocare abilmente tra luci e ombre, visto e non visto, tanto è vero che le sue opere venivano sempre più spesso accostate alla corrente pittorica dell’espressionismo astratto – che vedeva i suoi esponenti più famosi in Jackson Pollock e Mark Rothko – che aveva un grande seguito a New York, oltre ad aver posto per la prima volta gli Stati Uniti al centro della ricerca e della sperimentazione artistica. Anche grazie a questi parallelismi individuati dalla critica, Leiter aveva iniziato ad essere ospitato sempre più spesso dal MoMA, il celebre Museum of Modern Art, e questa immagine in particolare divenne rapidamente l’emblema del suo stile.

 

Taxi (1957)

Quando non erano ancora completamente gialli

"Taxi" di Saul LeiterCome si può notare anche da questa nostra selezione, la tecnica di lavoro di Leiter era piuttosto semplice: usciva in strada e cercava situazioni che potessero esaltare da un lato il contrasto di colori – prediligendo lo scontro tra toni caldi, come il giallo e il rosso, e il bianco della neve o il grigio della pioggia – e dall’altro quel senso di indeterminazione che ben rappresenta lo spirito con cui l’uomo moderno viveva, allora negli anni ’50 ma ancora oggi in questo mondo che non è poi cambiato molto.

In generale preferiva foto verticali, e anche in questa lista, infatti, uno solo è lo scatto orizzontale, questo Taxi che ritrae un’auto gialla e rossa mentre porta via con sé un passeggero. Una scelta dovuta, forse, all’estrema verticalità che contraddistingue sia New York che la figura umana, soggetto privilegiato dei suoi lavori; una scelta che però qui viene messa da parte per ritrarre un taxi – o, meglio, lo scorcio di un taxi – che si allontana, un tema caro alla sua sensibilità che sarebbe tornato varie volte nelle fotografie di quegli anni.

 

Canopy (1958)

Sotto a una copertura

"Canopy", spesso usata anche come copertina di libriCanopy riprende in un certo senso la scelta già operata con Through Boards appena un anno prima, limitando forse la parte “nascosta”, ma creando un contrasto più netto tra l’oscurità del baldacchino sotto cui si sta proteggendo lo stesso fotografo e la luce – grigia e irreale – della città sotto la neve. Un’immagine particolarmente evocativa e suggestiva, che non a caso è stata spesso riproposta anche al di fuori dell’ambito strettamente fotografico: solo per citare un esempio, la Feltrinelli l’ha da poco utilizzata come copertina di una nuova edizione de Il grande sonno di Raymond Chandler, romanzo ambientato una quindicina d’anni prima dall’altra parte degli Stati Uniti, ma contraddistinto dalla stessa atmosfera.

E in effetti, nonostante sia a colori, la fotografia di Leiter si sposa magnificamente con l’evoluzione degli Stati Uniti dei primi anni del dopoguerra, tanto è vero che le sue opere più importanti e apprezzate sono tutte collocate in quei quindici o vent’anni che vanno dal 1946 al 1966. Negli anni successivi il fotografo ha continuato, certo, a realizzare i suoi scatti, ma ha trovato maggior soddisfazione come fotografo di moda, lavorando prima per Esquire e poi per Harper’s Bazaar.

 

Snow (1960)

Una nevicata newyorkese

"Snow", una delle foto più famose di Saul LeiterSnow è l’ultima immagine della nostra lista, un foto che ancora una volta affronta una nevicata sulla Grande Mela, ma lo fa da una prospettiva diversa: il fotografo è infatti qui al chiuso, protetto non più solo da una capottina ma da un tetto vero e proprio e da una vetrata. Vetrata che, nel contrasto tra il calore interno e il freddo esterno, risultava ovviamente appannata, salvo qualche rapida passata di mano, probabilmente dello stesso Leiter, per poter riuscire quantomeno ad intuire le forme esterne.

Questa postazione, che in quegli stessi giorni fornì a Leiter vari scatti poi diventati famosi, ben si sposa con l’idea della fotografia come lo scorcio non solo di una strada, ma di un’intera vita; uno scorcio che però è sempre appannato, sfuocato, parziale, e da cui riescono ad emergere solo figure indistinte, che lasciano all’immaginazione il compito di ricostruire i particolari mancanti.

 

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