La storia dell’umanità può essere letta da diversi punti di vista. Ci si può concentrare, ad esempio, sulle innovazioni tecnologiche, su come l’uomo sia passato dai primi rudimentali strumenti per sopravvivere alla tecnologia iper-moderna di oggi. Oppure ci si può focalizzare sulle migrazioni, che hanno spinto le famiglie a spostarsi da un luogo all’altro del pianeta. Oggi proprio su questo aspetto ci vogliamo concentrare: perché il viaggio è una dimensione fondamentale della nostra storia. E quindi abbiamo deciso di lasciare spazio a cinque frasi sul viaggio che vi piaceranno.

Le abbiamo scelte cercando di riprodurre ed esaltare tutti gli aspetti di quest’esperienza: il senso di avventura e di libertà che porta con sé, il coraggio e la voglia di cambiamento che sono sempre implicati, i ricordi che lascia.

E abbiamo scelto queste citazioni e questi aforismi cercando anche di variare le ambientazioni e le epoche. Perché il viaggio c’è da sempre, e si compie in mille modi: in mare e via terra, fisicamente e anche solo nell’anima, da soli o assieme ad altri. E, soprattutto, perché un viaggio permette di conoscere il mondo ma anche di conoscere se stessi.

 

1. Il primo passo

La frase di Lao Tzu

Come noterete, le citazioni che abbiamo scelto arrivano, quindi, perlopiù da due filoni. Il secondo, di cui inizieremo a parlare nei prossimi punti, riguarda la passione per i viaggi che si sviluppò in America e in Europa tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Il primo, invece, è quello della saggezza orientale. Abbiamo infatti scelto di cominciare con una frase di Lao Tzu (o Laozi, o Lao Tse, che dir si voglia) incentrata sul viaggio, o meglio sulla partenza per un lungo viaggio.

Anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo.

Per viaggiare serve infatti coraggio, ma il coraggio non tutti ce l’hanno. Così, a molti di noi può capitare di rimanere bloccati, non solo per quanto riguarda i viaggi fisici ma anche per quelli metaforici. Quante volte rinunciamo a vivere un’avventura – professionale, sentimentale o di altro genere – per paura di non riuscire ad arrivare alla fine?

Eppure, anche i più lunghi viaggi cominciano mettendo letteralmente un piede dietro l’altro, in modo molto semplice e naturale. Questa citazione ci sembra anzi dire che i viaggi sono molto più facili di quanto ci piaccia pensare (o temere). E che l’importante è prima di tutto partire.

La saggezza orientale

Come detto, la frase è solitamente ascritta a Lao Tzu. Ma chi è questo personaggio di cui abbiamo tante volte sentito pronunciare il nome?

Una delle molte edizioni del libro del TaoIntanto cominciamo col dire che non è affatto certo che sia esistito realmente. Secondo la tradizione, è Lao Tzu fu infatti un antico filosofo e religioso cinese vissuto approssimativamente tra il sesto e il quinto secolo avanti Cristo, nel momento in cui in Occidente cominciava a nascere la filosofia greca.

Il suo nome è stato traslitterato, in italiano e più in generale nelle lingue occidentali, in molti modi nel corso dei secoli. Noi abbiamo scelto qui di chiamarlo Lao Tzu, perché così spesso è riportato sulle copertine dei libri, ma la dizione più corretta sarebbe Laozi. È comunque potreste vederlo chiamato anche Lao Tsu o Lao Tze.

Forse contemporaneo di Confucio, Lao Tzu è considerato l’autore del Tao Te Ching (o Daodejing), il più importante testo della tradizione taoista, ancora oggi letto e studiato non solo in Cina. Un libro che racchiude moltissime massime che insegnano sì a viaggiare, ma soprattutto dentro di sé.

 

2. L’incontro con l’altro

L’aforisma di Alexandra David-Néel

Come dicevamo in apertura, oltre alle citazioni che arrivano dall’Estremo Oriente la nostra cinquina si compone di frasi scritte tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Cioè in un certo senso l’età dell’oro del viaggio.

Oggi, infatti, ci si sposta moltissimo. La maggioranza delle famiglie può permettersi la villeggiatura al mare e magari, di tanto in tanto, una capatina in qualche capitale europea. Ma quest’abitudine non è stata sempre presente nei gusti degli uomini occidentali. È nata, anzi, in un periodo ben preciso, quello contraddistinto dall’avvento del treno e delle navi passeggeri.

Chi viaggia senza incontrare l’altro, non viaggia, si sposta.

Questi due mezzi di locomozione cambiarono la vita dei borghesi del tempo, permettendo loro di compiere viaggi fino ad allora insperati. E così di sognare terre lontane in cui un giorno recarsi, magari come eroici esploratori, in cerca delle miniere di re Salomone o di giri del mondo da fare in 80 giorni.

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A compiere davvero queste imprese erano in realtà pochi esploratori il cui nome è diventato addirittura leggendario. Avrete di sicuro sentito parlare, a questo proposito, di personaggi come David Livingstone, l’esploratore scozzese, o Henry Morton Stanley, che lo andò a recuperare in Africa. Ma forse avete sentito anche il nome di Alexandra David-Néel.

Una donna fuori dal comune

È proprio a questa donna che va attribuita la frase che abbiamo trascritto poco sopra, che fotografa esattamente una delle caratteristiche più importanti del viaggio: l’incontro con l’altro. Quell’altro che, in questo senso, è un insieme di molte cose.

Alexandra David-Néel alla fine degli anni '20L’altro, infatti, non è necessariamente solo l’altra persona. È anche l’altra cultura, l’altro mondo, l’altro modo di essere e di pensare. Un viaggio permette di conoscere una realtà diversa. E se non la si incontra, se non la si vuole scoprire, di fatto non si sta viaggiando ma ci si sta solo spostando.

Non deve stupire che una frase del genere sia stata pronunciata proprio da Alexandra David-Néel. La donna, nata in Francia nel 1868, è stata una delle prime ad interessarsi, in Europa, alle filosofie orientali. Studiò a lungo il buddhismo, presentandolo pure agli occidentali. E si recò anche più volte in Estremo Oriente.

Nel 1924, a più di cinquant’anni d’età, fu la prima donna occidentale a raggiungere Lhasa, la capitale del Tibet, dopo addirittura 8 mesi di marcia. D’altronde, i lunghi viaggi e le privazioni non la spaventarono mai, in vita. E forse proprio per via della sua forte tempra, visse fino a 100 anni d’età.

 

3. Il viaggio e le persone

La citazione di John Steinbeck

Un altro che se ne intendeva parecchio di viaggi – ma per motivi completamente diversi da quelli che abbiamo presentato finora – era lo scrittore americano John Steinbeck, uno dei massimi esponenti della Generazione Perduta. A differenza del suo collega Ernest Hemingway, non fu egli stesso un viaggiatore indefesso, almeno non più di tanto. Ma viaggiavano i suoi personaggi.

Tra i suoi romanzi più noti, infatti, vanno annoverati capolavori come Uomini e topi e Furore, scritti entrambi nella seconda metà degli anni ’30. Due libri che ebbero una profonda eco sulla letteratura americana, ma anche sulla società del tempo.

Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.

Entrambi i romanzi si focalizzavano su personaggi umili ed errabondi. Ed entrambi ci permettevano di conoscerli proprio tramite i loro spostamenti, e i rapporti interpersonali che quei viaggi aiutavano a cementare.

Per questo motivo la citazione che abbiamo riportato qui sopra è così significativa. Quelle storie, come d’altronde altre successive della produzione di Steinbeck, non erano storie di viaggio. Erano storie di uomini, per i quali il viaggio diventava un’occasione di maturazione, di cambiamento, di speranza e anche, purtroppo, di delusione e sconfitta.

All’ombra della Grande Depressione

Steinbeck è ricordato, giustamente, come il narratore della Grande Depressione. Quei due romanzi, come altri di minor importanza che scrisse in quel periodo, raccontavano infatti il duro pegno che le classi più umili avevano dovuto pagare dopo il crollo della borsa di Wall Street del 1929.

La copertina di una recente edizione di Furore di John Steinbeck

Se in Uomini e topi lo scrittore privilegiava il lato umano delle vicende, in Furore in particolare al centro del racconto c’erano proprio i problemi sociali. Protagonista della storia era infatti la famiglia Joad, costretta a lasciare l’Oklahoma a causa della crisi economica e a cercare fortuna in California.

Tom Joad, il protagonista, aveva prima di allora già avuto una vita molto difficile, finendo perfino in carcere. Ma la carestia, le banche e la miseria la resero quasi insopportabile. Da qui il viaggio verso ovest lungo la Route 66, un viaggio della speranza che era anche, per Steinbeck, una scusa per esplorare l’America degli anni ’30.

Ne venne fuori un affresco profondo e duro, che sconvolse gli americani, attirando sullo scrittore lodi e critiche pesantissime. Dalla sua parte, però, Steinbeck aveva – oltre che buona parte del pubblico – anche il presidente degli Stati Uniti, Roosevelt, proprio l’uomo che sulla lotta alla povertà aveva fondato le sue campagne elettorali [1].

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4. I vantaggi del viaggiare

La frase di Mark Twain

Mark Twain è stato spesso protagonista di articoli del nostro sito, soprattutto di quelli in cui si riportano le citazioni di vari autori su un dato argomento. Non è difficile immaginare il perché: il grande scrittore americano ha sempre avuto, durante tutta la sua carriera, una forte arguzia e la capacità di sintetizzare in poche parole un giudizio più profondo.

La sua ironia, d’altronde, era proverbiale, così come la sua capacità di raccontare in un linguaggio semplice storie che in realtà erano molto più complesse, non solo dal punto di vista degli avvenimenti, ma anche di quello del significato.

Il viaggio è fatale al pregiudizio, al bigottismo e alla chiusura mentale.

Anche la frase che vi riportiamo qui sopra sintetizza, in una riga, tutto quello che di importante c’è da dire sugli effetti di un viaggio. Perché spostarsi e conoscere cose nuove è sempre piacevole, ma è anche utile. Utile a formare una mentalità nuova, ad aprire il pensiero, a crescere e migliorarsi.

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Per questo il viaggio non è mai solo un’occasione di svago, ma è anche un momento di formazione, un’esperienza educativa e culturale. Che si passi tutto il tempo in un museo o che si girino le stradine di una città semisconosciuta, un viaggio cambia sempre la mente.

Gli innocenti all’estero

Si potrebbe pensare che la frase qui sopra sia tratta da uno dei famosi romanzi di Mark Twain. Lo scrittore americano, come saprete, è infatti autore di capolavori come Le avventure di Tom Sawyer, Le avventure di Huckleberry Finn, Il principe e il povero, Un americano alla corte di re Artù ed altri ancora.

Mark Twain, scrittore che giocò spesso con l'idea di pazziaSpesso questi libri hanno una natura picaresca. Raccontano cioè i viaggi – o, in certi casi, le fughe – dei vari protagonisti, spesso lungo le sponde del Mississippi, fiume a cui Twain fu a lungo legato. Contrariamente a quanto si può pensare, però, la citazione non arriva da lì.

L’abbiamo pescata invece da uno scritto secondario del narratore americano, Gli innocenti all’estero. Si tratta di un reportage di viaggio, come andavano di moda allora, realizzato da Twain in seguito a una visita in Europa e in Italia.

Non aspettatevi, però, la consueta esaltazione del nostro paese, a cui ci avevano abituato gli intellettuali inglesi e tedeschi dell’Ottocento. Twain è un umorista, e si diverte a prendere in giro le nostre “anticaglie”, guardandole con lo sguardo tipico del pragmatico americano. Ma ammettendo anche, per l’appunto, che un viaggio è sempre utile.

 

5. Due strade

L’aforisma di Xun Zi

Ritorniamo a parlare di saggezza cinese con l’ultima frase del nostro elenco. L’aforisma è infatti attribuito a Xun Zi, filosofo orientale vissuto nel III secolo a.C. In genere lo si avvicina al pensiero di Confucio, anche se, come vedremo, la sua riflessione tende ad essere più pragmatica di quella del maestro.

La frase, che potete leggere qui di seguito, si focalizza non tanto sul viaggio fisico in sé, quanto su quello della vita. I percorsi che si intraprendono lungo le strade del mondo sono infatti, da sempre, una perfetta metafora di quelli che si compiono durante l’esistenza.

La persona che prova a percorrere due strade allo stesso tempo non arriverà da nessuna parte.

Così, sia quando si viaggia che quando si vive bisogna essere in grado di fare delle scelte. Camminare in due direzioni diverse non porta infatti da nessuna parte, fa solo perdere tempo.

D’altra parte, ogni viaggio è scoperta degli altri, come abbiamo detto, ma anche scoperta di sé. È capire prima di tutto dove si vuole andare, e quali sacrifici si è disposti a sopportare per raggiungere l’obiettivo. Quali rinunce si è disposti a fare, perché anche quelle sono necessarie per arrivare alla meta. E la vita, in fondo, funziona alla medesima maniera.

La saggezza cinese

Ma chi è questo Xun Zi che ci ha regalato l’aforisma finale della nostra lista? Chiamato anche Xun Kuang, visse durante il Periodo dei regni combattenti, una fase particolarmente difficile della storia della Cina. Come il nome lascia facilmente intuire, infatti, quell’età fu segnata da numerose guerre.

Xunzi e il problema del male, saggio di Maurizio ScarpariVarie zone della Cina si confrontarono tra loro per il dominio del territorio. E queste guerre furono particolarmente sanguinose, addirittura fratricide, visto che varie regioni giunsero ad utilizzare qualsiasi mezzo pur di prevalere su quelle rivali.

Forse proprio quest’esperienza così grave convinse Xun Zi a guardare con maggior cautela alla natura dell’uomo rispetto a quanto facessero altri pensatori che si riconoscevano nel confucianesimo. Da parte sua, il filosofo non era ad esempio affatto convinto della bontà naturale dell’uomo.

Pensava, piuttosto, che l’uomo avesse necessariamente bisogno dell’educazione per riuscire a convivere con gli altri e a dare il meglio di sé. Da questo punto di vista, la morale era l’insieme delle regole che gli uomini avevano inventato per correggere alcuni loro difetti strutturali. E la filosofia serviva a riportare le persone sulla retta via.

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Note e approfondimenti

[1] Sul rapporto non solo di Franklin Delano, ma anche di sua moglie Eleanor, con John Steinbeck e con Furore può essere utile leggere questo articolo.

 

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