Le quattro stagioni, realizzato da Alfons Mucha

 
Quello di Alfons Mucha non è certo uno dei nomi più noti nel campo della storia dell’arte. Eppure, i suoi dipinti e soprattutto i suoi disegni li avete visti mille e mille volte. Anzi, è stato un artista che più di molti altri è riuscito a segnare un’epoca. Il tutto grazie a uno stile personalissimo, in linea con la moda del tempo in cui si trovò ad agire.

A guardare la sua biografia, si scopre infatti un pittore e un artista pienamente inserito nella sua epoca. Nato in Moravia nel 1860, si formò tra Praga, Vienna e Monaco di Baviera. Poco prima dei trent’anni giunse a Parigi, allora la capitale dell’arte europea, e qui svolse i più diversi lavori. Gli incarichi più frequenti erano quello di pubblicitario ante litteram. Gli veniva infatti spesso richiesto di creare manifesti per varie aziende e teatri locali.

Il legame con Sarah Bernhardt

Proprio in questa veste poté creare uno stile unico che contraddistinse la Parigi di fine secolo. L’incarico che lo rese celebre fu quello di art director, se così vogliamo chiamarlo, dell’attrice Sarah Bernhardt. Per lei, al centro della bella vita e della scena dei teatri parigini, realizzò cartelloni, gioielli, costumi e scenografie, contribuendo a renderla una star planetaria. E diventando egli stesso una sorta di “divo”.

Dopo una serie di viaggi in America, decise di mettere in secondo piano l’attività pubblicitaria e di ritrattista. L’idea era quella di dedicarsi a un progetto più ambizioso. Da sempre legato al patriottismo verso la sua terra e il suo popolo, decise di realizzare una serie di quadri dedicati agli slavi, di cui parleremo. Dopodiché, assistette con una certa apprensione al risorgere dell’aggressività della vicina Germania. Una Germania che, poco prima della sua morte, avrebbe finito per invadere anche la Cecoslovacchia.


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Gismonda

Il primo manifesto per Sarah Bernhardt

Il manifesto per Gismonda, pièce con Sarah BernhardtVisto che abbiamo parlato di Sarah Bernhardt, presentandola come l’attrice che diede una svolta alla carriera di Mucha, cominciamo proprio da lei. L’opera del pittore ceco con cui abbiamo scelto di partire è infatti Gismonda, il primo manifesto che realizzò per uno spettacolo dell’attrice, nel 1894. Mucha aveva allora 34 anni e viveva a Parigi da poco. La Bernhardt invece ne aveva 50 e vantava vari decenni di carriera alle spalle. Tutti la consideravano un’attrice che aveva ormai dato il meglio di sé, ed in effetti da qualche anno sembrava vivere di rendita.

La collaborazione con Mucha le permise, invece, di rilanciare la propria stella e di godere quasi di una seconda giovinezza. Dopo il primo poster, che potete vedere qui di fianco, Mucha realizzò per lei altri sei manifesti. Ovvero: La Dame aux Camèlias, Lorenzaccio, La Samaritaine, Mèdèe, Hamlet e Tosca. In tutti seppe infondere il suo particolare talento, che si sposava con gli stilemi dell’Art Nouveau. Vi aggiungeva però, rispetto ai suoi colleghi, un tocco di stile e di fascino nuovi. La Bernhardt veniva sempre raffigurata con vesti riccamente adornate e con forme eteree.

Una collaborazione a tutto tondo

Come detto, Mucha non si limitò però a realizzare solo i manifesti. La sua collaborazione e la sua simbiosi con l’attrice furono totali, tanto che per sei anni i due lavorarono costantemente a stretto contatto. L’artista moravo si occupò infatti anche delle scenografie degli spettacoli dell’attrice, dei suoi costumi – su cui poté sfogare il proprio gusto Liberty – e dei suoi gioielli. Tutti incarichi che gli permisero di approfondire la propria arte e di trovare molte altre commissioni.

L’amicizia con la Bernhardt durò tutta la vita e gli permise di farsi conoscere anche all’estero. La diva francese, infatti, recitava a Parigi ma sovente, soprattutto nella sua vecchiaia, si lanciava in tournée in giro per il mondo, che le permettevano di riscuotere anche grandi introiti. Così, ad esempio, quando Mucha si recò per la prima volta in America fu accolto al suo arrivo come un maestro. Il tutto perché là già conoscevano i suoi manifesti che la Bernhardt si era portata dietro per promuovere le varie rappresentazioni.

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JOB

Le sigarette francesi

Pubblicità per le sigarette Job del 1896Il successo del lavoro per i teatri parigini fruttò, come detto, ad Alfons Mucha una serie di altri incarichi. Incarichi perlopiù pubblicitari, perché la sua arte si dimostrava perfetta per reclamizzare dei prodotti. Allo stesso tempo, la Francia di fine secolo, quella della belle époque, era attraversata da una prima ondata di consumismo. I beni, infatti, iniziavano ad essere smerciati ovunque in grande quantità.

Negli ultimi anni dell’800 Mucha realizzò così alcuni dei suoi lavori più belli, destinati a varie industrie. Lavorò ad esempio per Nestlé, per Moët & Chandon (famoso produttore di vini) e per altre fabbriche. Qui di fianco vedete quella che, in questo senso, è una delle sue opere più belle: la pubblicità delle sigarette JOB. Per loro realizzò negli anni vari manifesti. In realtà la fabbrica francese, che esiste ancora oggi ed ha sede a Perpignan, produce solo cartine da rollare, ma all’epoca aveva un fatturato invidiabile.

Lo stile dei manifesti di Mucha

Il manifesto che vedete qui di fianco è tipico dell’opera di Mucha dell’epoca. Al centro, a catturare immediatamente l’attenzione, c’è una bellissima donna, i cui capelli disegnano motivi quasi decorativi. Dietro a lei, in caratteri ben visibili, la marca da reclamizzare, mentre l’atteggiamento ammiccante della modella punta a far rimanere ben impressa la scena nella mente dello spettatore. Infine, il resto del manifesto è decorato o da motivi floreali, o da greche.

Da notare che in anni recenti, proprio per celebrare i lavori di Mucha, la JOB ha commissionato a Paul Harvey, pittore appartenente al movimento degli Stucchisti, di realizzare una serie di nuovi poster. Opere che hanno omaggiato l’antico lavoro di Mucha, che tanta fortuna ha portato all’azienda.

Alfons Mucha e le atmosfere
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Biscuits LeFèvre-Utile

Quando l’artista ti disegna tutta la gamma

La pubblicità Biscuits LeFèvre-Utile, realizzata da Mucha nel 1896Alla serie dei manifesti pubblicitari appartiene anche l’opera che vedete qui di fianco, realizzata nel 1897 per reclamizzare i Biscuits LeFèvre-Utile. Anche in questo caso si trattava di un’azienda francese, con sede a Nantes, che era all’epoca in grande ascesa e che esiste tutt’oggi. Produceva e produce soprattutto biscotti. In tempi recenti, però, preferisce non usare più il marchio completo, ma solo le sue iniziali: LU.

Anche in questo caso l’artista ceco non si occupò solo dei manifesti pubblicitari, ma gestì tutta la linea artistica. Disegnò le scatole, le etichette e tutta una serie di altri prodotti per l’azienda dolciaria. Fu anzi proprio lui ad usare per primo l’abbreviazione “LU”, che tanta fortuna avrebbe portato al marchio.


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La pubblicità che vedete qui di fianco gioca su stilemi già noti, con i biscotti che compaiono solo in un angolo della composizione. La maggior parte dello spazio è invece dedicata a una bella ed invitante donna. Da notare, qui, in particolare i colori sgargianti, importantissimi all’epoca per far risaltare il manifesto soprattutto nelle grigie zone industriali di Parigi.

Oggi la LeFèvre-Utile, fondata nel 1846, appartiene alla multinazionale americana Mondelēz International. Cioè in pratica alla Kraft Foods. L’azienda l’ha acquisita nel 2007 dalla francese Danone assieme a vari altri marchi alimentari, tra cui anche l’italiana Saiwa. Anche per questa fusione di varie società, con l’etichetta LU vengono venduti in giro per il mondo anche i Tuc, gli Oreo ed altri biscotti e cracker ben noti nel nostro paese.

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Quattro stagioni

Un tema caro a Mucha

Le quattro stagioni, realizzato da Alfons MuchaDopo il lungo viaggio nell’attività pubblicitaria di Mucha, torniamo all’arte propriamente detta. A quella slegata da prodotti commerciali (anche se, si badi bene, pur sempre creata a fine di lucro, perché Mucha, come tutti gli artisti dell’epoca moderna, per campare aveva bisogno di vendere i suoi lavori). E per chiudere la panoramica, abbiamo deciso di concentrarci su un tema che il pittore affrontò più volte, creando delle vere e proprie serie: quello delle stagioni.

Sia per l’impianto decorativo della sua arte, sia per l’abilità nel ritrarre donne (che erano sempre molto richieste dal mercato), Mucha dipinse in diverse occasioni opere che si componevano di più parti. Lavori in cui un concetto veniva in genere personificato in un corpo femminile. Così è per le stagioni, come nell’esempio che trovate qui di fianco (ma ce ne sono anche altri). Così è stato anche per le arti, per le musiche e per altri concetti che amava dipingere.

L’importanza delle figure femminili

Nel quadro, realizzato anch’esso sul finire degli anni ’90 dell’800, protagoniste sono quindi ancora una volta le figure femminili. Le stagioni si intuiscono, oltre che per la bella scritta che le accompagna, per l’abbigliamento delle modelle e per le decorazioni floreali, che si intrecciano nelle lunghe e sinuose chiome delle modelle.

Pur non essendo destinata all’affissione lungo le strade di Parigi, anche in quest’opera si nota un uso del colore altamente scenografico. Inoltre, in ossequio ai principi dell’Art Nouveau, l’aspetto decorativo di tutta l’opera è rimarcato anche dagli abbellimenti che girano attorno ai singoli pannelli. Abbellimenti intessuti di motivi degni del migliore degli artigiani.

Alfons Mucha
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Epopea slava

Un lavoro durato quasi trent’anni

Come abbiamo detto, Mucha fu un artista poliedrico. Era infatti capace di cercare fortuna nel mondo del commercio ma anche di nutrire aspirazioni artistiche alte. Non solo: la sua ambivalenza si nota anche nel fatto che tanto era moderno nel rappresentare i prodotti dell’industria francese, tanto era legato alla tradizione del suo popolo.

Pur avendo vissuto per gran parte della sua vita all’estero, Mucha restò infatti sempre profondamente legato alla Moravia. Di più, in lui non c’era solo un patriottismo filo-ceco, ma più in generale un ideale panslavista che voleva puntare all’unione di tutti i popoli slavi. Anche perché questi popoli erano spesso minacciati da vicini fin troppo aggressivi.

La storia dei popoli dell’est Europa

Per questo motivo, quando aveva ormai raggiunto la fama decise di mettersi all’opera sul progetto che ribattezzò Epopea slava. Il suo obiettivo era quello di dipingere una serie di tele ispirate ai grandi momenti della storia dei popoli dell’est, che potesse servire da monito e lezione per le future generazioni. Un progetto assai ambizioso, che lo tenne occupato – tra viaggi, studi e ricerche – dal 1911 al 1928.

Alla fine riuscì a completare venti tele, che donò alla città di Praga in occasione del decennale della Cecoslovacchia. Ma ormai erano passati trent’anni dal suo momento di massimo successo, e l’Europa era profondamente cambiata. Il clima della belle époque era tramontato sotto le bombe della Prima guerra mondiale, e un altro conflitto iniziava a profilarsi all’orizzonte.

Le sue tele, così legate al passato e ad episodi anche mistici, non vennero accolte con troppo favore dai critici, che rimproverarono a Mucha uno stile pittorico ormai sorpassato a vuoto. Con l’andare per tempo, però, queste opere sono divenute una testimonianza perfetta delle reali aspirazioni del pittore e di uno stile che certo aveva ormai segnato il passo, ma a cui rimase sempre fedele. Qui di seguito ve ne proponiamo tre, tra le venti che realizzò, che ci sembrano quindi significative del suo percorso.

 

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