Leonardo da Vinci non è stato solo un grande, grandissimo artista. È stato anche uno degli uomini più significativi della sua epoca, capace di racchiudere in sé lo spirito di un tempo di grandi novità e innovazioni. Nato a Vinci, non distante da Firenze, nel 1452, si interessò a tutti i campi dello scibile. Si formò infatti come pittore, ma presto produsse opere di ingegneria, inventò, scolpì e lasciò diverse tracce del suo genio.

Quali sono, però, le opere più significative di Leonardo da Vinci? A nostro avviso, quelle più celebri sono da cercare nel campo della pittura. Ne abbiamo selezionate cinque, che vi presenteremo in ordine cronologico, da quelle realizzate in gioventù a quelle della maturità. Le avete di sicuro già viste tutte sui vostri libri di storia dell’arte, ma vale la pena rispolverare le conoscenze.

 

Vergine delle rocce

Il capolavoro doppio

La versione originale della Vergine delle rocce, conservata al LouvreIl primo grande capolavoro di Leonardo è senza dubbio la Vergine delle rocce, tavola realizzata tra il 1483 e il 1486. In realtà, nei musei d’Europa trovate due opere leonardesche con questo titolo: la prima, quella composta negli anni che vi abbiamo appena citato, è conservata al Louvre di Parigi, mentre una seconda opera omonima si trova alla National Gallery di Londra.

Il motivo di questo doppio risiede da un lato in alcune vicende economiche, dall’altro nell’estro rivoluzionario di Leonardo. Come si può capire ammirando la prima e più famosa versione, infatti, la composizione dell’opera era di sicuro molto originale dell’epoca. Leonardo decise di ritrarre la Madonna e il bambino intanto in un paesaggio roccioso, in una sorta di antro che richiamava in un certo senso l’idea di maternità. Ma l’elemento più decisivo era il gioco di forze del dipinto: l’angelo guarda direttamente lo spettatore (“in camera”, diremmo oggi), mentre col dito indica Giovanni Battista; il Battista a sua volta si rivolge in preghiera verso Gesù; quest’ultimo lo benedice, ma intanto è sormontato dalla mano della madre.

Una struttura fin troppo originale

Tutto il dipinto ha poi un che di inquietante. Come hanno sottolineato alcuni critici, il sorriso dell’angelo è sardonico, ambiguo, mentre la mano con cui Maria avvolge Giovanni sembra l’artiglio di un’aquila. Insomma, il quadro era ben diverso, probabilmente, da quello che si aspettavano i committenti, i membri della Confraternita dell’Immacolata Concezione. Questo generò dei problemi, a cui si deve aggiungere il fatto che Leonardo chiedeva di essere pagato più del pattuito, per via di migliorie al soggetto originario che avevano reso più complessa la lavorazione. Ci fu quindi una lunga disputa legale: quando questa si concluse, Leonardo aveva probabilmente già venduto il suo lavoro originale ai francesi, e si trovò quindi a doverne realizzare un nuovo, meno estremo nella simbologia e probabilmente completato con l’aiuto degli allievi.

 

Dama con l’ermellino

Il ritratto alla corte di Ludovico il Moro

La celebre "Dama con l'ermellino"La Vergine delle rocce fu dipinta a Milano, e fu anzi il primo lavoro realizzato nel capoluogo lombardo. Lì Leonardo riuscì a perfezionare il suo stile e a staccarsi dalle influenze fiorentine. A 36 anni era ormai un artista fatto, e la prova del livello di qualità raggiunto dalla sua arte è la Dama con l’ermellino, realizzata tra il 1488 e il 1490. Un ritratto che probabilmente rappresenta Cecilia Gallerani, una delle amanti di Ludovico il Moro.

La datazione, infatti, è resa relativamente semplice dalla presenza dell’ermellino, animale non certo comune nei quadri dell’epoca. Proprio nel 1488, infatti, Ludovico fu nominato Cavaliere dell’Ordine dell’Ermellino dal re di Napoli, onorificenza che forse ha ispirato la composizione. Anche in questo caso, l’opera appariva ai contemporanei come profondamente rinnovata. Lo sguardo dei due soggetti è rivolto verso la stessa direzione, ma soprattutto i loro corpi sono in rotazione, secondo un movimento che dà un grande dinamismo all’opera. C’è comunque una certa solennità ed armonia, mentre è emblematico il volto di Cecilia, segnato da un sorriso enigmatico che ritroveremo ancora nelle opere di Leonardo.


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L’opera, che fu esaltata anche dai contemporanei ed elogiata in un sonetto di Bernardo Bellincioni, è oggi conservata a Cracovia, in Polonia.

 

Ultima cena

Un capolavoro completamente sbagliato

L'Ultima cena, uno dei più celebri capolavori di Leonardo da VinciPassiamo ora ai capolavori assoluti, ovvero le due opere di Leonardo che chiunque nel mondo conosce. Due lavori, anzi, che rappresentano uno dei punti più alti non solo della pittura italiana o rinascimentale, ma dell’arte tout court. Il primo di questi capolavori è l’Ultima cena, noto anche come il Cenacolo, che paradossalmente è anche una delle opere meno riuscite dell’artista toscano. Se infatti siamo davanti ad una realizzazione stilisticamente perfetta, è pur vero che Leonardo sbagliò completamente la scelta della tecnica da utilizzare.

La commissione prevedeva che Leonardo affrescasse una parete del refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie, a Milano. L’artista, però, non si sentiva a suo agio con quella tecnica: l’affresco, infatti, imponeva dei ritmi sostenuti. Leonardo, invece, era un pittore piuttosto lento, che amava ritoccare infinite volte le proprie opere. Pertanto decise di sperimentare una tecnica mai provata prima, con risultati sostanzialmente tremendi. L’opera infatti era perfetta, ma iniziò a usurarsi praticamente da subito, diventando quasi irriconoscibile nel giro di pochissimi anni.

Una macchia informe

Già poco più di mezzo secolo dopo la sua ultimazione il Vasari diceva che si vedeva solo una grande macchia informe. Per fortuna, molte copie furono fatte fin da subito e quindi è stato relativamente facile ricostruire l’aspetto originale del dipinto. Inoltre, tra il 1978 e il 1999 un poderoso restauro ha permesso di salvaguardare almeno in parte l’opera. L’Ultima cena, d’altro canto, è un lavoro così riuscito ed importante che è diventato lo spunto addirittura per tesi complottiste e letture esoteriche che hanno fatto la fortuna di vari scrittori di thriller.


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Gioconda

Il ritratto più famoso di tutti i tempi

La celeberrima Gioconda di Leonardo da VinciIl secondo grande capolavoro è, come avrete già immaginato, la Gioconda, datata 1503-1506 e anch’essa conservata al Louvre. Considerato il ritratto più celebre (e più discusso) della storia dell’umanità, il quadro rappresenta probabilmente Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo. Anche se l’attribuzione sembrerebbe molto semplice, i critici si sono divisi per secoli su questo tema: complici alcune equivoche descrizioni coeve, si sono trovate diverse modelle per la donna ritratta da Leonardo.

Per quanto questi misteri possano interessare, l’aspetto più significativo è l’enorme e insolubile enigma che circonda il quadro. Un enigma che va ben al di là delle attribuzioni storiche. La potenza della Gioconda sta infatti nell’alone di ambiguità che la circonda, che parte dal suo sguardo, continua nel suo enigmatico sorriso e si conclude con lo sfondo del dipinto.


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Un alone di mistero che emerge anche nell’idea tutta Italia che la Gioconda si trovi in Francia perché rubata da Napoleone. La storia infatti ci insegna che il condottiero francese, in realtà, non c’entrava nulla. A portare il quadro oltralpe fu lo stesso Leonardo, che, probabilmente dopo averlo ritoccato ampiamente, lo vendette nel 1516 al re di Francia, Francesco I. L’opera adornò le residenze reali fino alla Rivoluzione francese, quando venne spostata al Louvre. Quello che fece Napoleone fu, per un certo periodo, mettersi il quadro in camera da letto. Un furto forse ai danni dell’umanità, ma non degli italiani.


 

Autoritratto

Il vecchio Leonardo da Vinci

L'autoritratto realizzato da Leonardo negli ultimi anni della sua vitaConcludiamo con un’opera che in realtà è solo un bozzetto, o meglio un disegno a sanguigna su carta, che però ha acquisito un notevole valore anche simbolico. Stiamo parlando dell’Autoritratto che Leonardo si fece nel 1515 e che è oggi conservato presso la Biblioteca Reale di Torino. Si tratta dell’unico autoritratto su cui c’è l’accordo dei critici per quanto riguarda l’autenticità, e ha quindi un valore molto alto. Ciononostante, per molti secoli non se ne seppe più nulla.

Conservato in origine tra le carte di Leonardo, fu lasciato alla sua morte in eredità al collaboratore Francesco Melzi. Questi lo portò con sé nella sua casa nei pressi di Bergamo e lo lasciò poi ai suoi eredi. Non se ne seppe più nulla fino quasi alla metà dell’Ottocento, quando fu prima usato come base per un’illustrazione da usare in un libro, e poi fu venduto a Carlo Alberto di Savoia.

 

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