L’estate è indubbiamente il periodo delle vacanze, delle lunghe ore di riposo, dell’ozio e delle letture. Per molti, è anche il periodo in cui si passa buona parte della giornata in spiaggia, a prendere il sole sdraiati sulla sabbia e, di tanto in tanto, a fare un bagno in mare. Mare che sicuramente rinfresca, ma che ha anche un fascino tutto particolare, che va ben oltre le ferie e le mode estive. Non è un caso che, tra le altre cose, esistano anche alcune bellissime poesie sul mare.

L’articolo che vi proponiamo qui di seguito vuole esplorare proprio questo aspetto. Abbiamo infatti selezionato cinque liriche che ci sembrano particolarmente significative, che sono riuscite a cogliere l’aspetto più poetico del grande oceano d’acqua che ci circonda.

Come noterete, il mare infatti se essere magico ma anche terribile, sa rasserenare e inquietare, per via forse anche della sua vastità e della sua forza incontrollabili.

Eccovi dunque le cinque poesie che abbiamo scelto con anche alcune brevi note sull’autore e sulla corrente letteraria a cui appartengono.

 

1. Samuel Taylor Coleridge – La ballata del vecchio marinaio

Cominciamo in maniera forse un po’ banale con quella che però, probabilmente, è la poesia più famosa mai dedicata al mare. Stiamo parlando de La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge.

Samuel Taylor ColeridgeSi tratta prima di tutto d’un vero e proprio manifesto del Romanticismo inglese ed europeo. Piuttosto lunga, racconta infatti le vicende che accadono ad un marinaio resosi colpevole di una sorta di crimine del mare: aver ucciso un albatro.

La lirica è divisa in sette parti ed obbedisce allo schema metrico della ballata tradizionale, trovandosi formata perlopiù da quartine che seguono – in lingua originale – lo schema di rime ABCB.

L’aspetto però forse più interessante sta nel contenuto della poesia stessa. Il testo si lascia infatti pesantemente influenzare dal fascino del soprannaturale che stava emergendo nell’Inghilterra di fine ‘700, mescolando di fatto i temi del gotico a quel senso di irrazionalità che sarebbe divenuto uno dei cardini del Romanticismo.

Verso il Romanticismo

Pubblicata per la prima volta nel 1798, questa poesia ed un successo straordinario in Inghilterra e poi nel resto del mondo, tanto che viene ancora ampiamente studiata quando si affronta la storia della letteratura inglese1.

La ballata del vecchio marinaio di Coleridge

Riportarla qui di seguito sarebbe obiettivamente troppo lungo per le dimensioni del nostro sito, ma abbiamo selezionato la sezione secondo noi più significativa. I versi sono quelli di chiusura della quarta parte.

“La vagante luna ascendeva in cielo
e non si fermava mai:
dolcemente saliva, saliva
in compagnia di una o due stelle –
 
I suoi raggi illusori davano aspetto di una distesa bianca
brina d’aprile a quel mare putrido e ribollente;
ma dove si rifletteva la grande ombra della nave,
l’acqua incantata ardeva
in un monotono e orribile color rosso.
 
Al di là di quell’ombra,
io vedevo i serpi di mare:
si muovevano a gruppi di un lucente candore,
e quando si alzavano a fior d’acqua, la magica luce
si rifrangeva in candidi fiocchi spioventi.
 
Nell’ombra della nave,
guardavo ammirando la ricchezza dei loro colori:
blu, verde-lucidi, nero-vellutati,
si attorcigliavano e nuotavano; e ovunque movessero
era uno scintillio di fuochi d’oro.
 
O felici creature viventi! Nessuna lingua
può esprimere la loro bellezza:
e una sorgente d’amore scaturì dal mio cuore,
e istintivamente li benedissi:
certo il mio buon Santo ebbe allora pietà di me,
e io inconsciamente li benedissi.
 
Nel momento stesso potei pregare;
e allora dal mio collo libero
l’Albatro cadde, e affondò
come piombo nel mare.”

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2. Charles Baudelaire – L’uomo e il mare

Abbiamo appena finito di parlare, con Coleridge, di un marinaio e della sua uccisione di un albatro. Ma, come forse sapete se v’intendete un po’ di poesia, questo uccello marino ha spesso stimolato la fantasia dei poeti. E quello che l’ha descritto meglio di tutti è stato probabilmente Charles Baudelaire.

Charles BaudelaireNella nostra selezione, però, abbiamo scelto di non citarvi questa famosa poesia, che abbiamo già riportato altre volte, e di dedicarci invece ad una lirica meno famosa ma non meno bella dello scrittore.

Si intitola L’uomo e il mare e la trovate qui di seguito. Anche in questo caso Baudelaire utilizza il mare come un simbolo di tutta l’inquietudine tipica dell’uomo moderno, che lui seppe in più occasioni descrivere con grande maestria.

L'uomo e il mare di Charles Baudelaire

Siamo davanti a una poesia divisa in quattro strofe, ognuna formata da quartine che seguono il cosiddetto verso alessandrino. Nelle prime tre parti si mostra in un certo senso la vicinanza tra l’uomo e il mare, mentre nell’ultima Baudelaire insiste sull’antagonismo tra queste due dimensioni.

Il testo della poesia

Uomo libero, tu amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio; contempli la tua anima
Nello svolgersi infinito della sua onda,
E il tuo spirito non è un abisso meno amaro.
 
Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine;
L’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore
Si distrae a volte dal suo battito
Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.
 
Siete entrambi tenebrosi e discreti:
Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi,
O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze
Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!
 
E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli
Vi combattete senza pietà né rimorsi,
Talmente amate la carneficina e la morte,
O eterni rivali, o fratelli implacabili!

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3. Arthur Rimbaud – L’eternità

Come sapete, Baudelaire ha avuto una grande influenza sui poeti a lui successivi, e in particolare su quelli francesi. Paul Verlaine definì poeti maledetti tutti quelli che ne seguirono le tracce, facendo rientrare in questo gruppo, oltre a sé, anche Mallarmé, Rimbaud e altri.

Arthur Rimbaud, poeta maledetto per eccellenza e padre del simbolismoProprio Arthur Rimbaud è l’autore della terza poesia che abbiamo scelto. Un autore, come abbiamo scritto altrove, tanto geniale quanto imprevedibile. Anche l’etichetta di erede di Baudelaire, da questo punto di vista, gli stava stretta, visto che al maestro riservò pure critiche.

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Soprattutto dal punto di vista formale, cercò infatti di distruggere i rimasugli della tradizione, che in Baudelaire erano ancora ben vivi. Per questo è considerato forse il più grande innovatore poetico della sua epoca, perché aprì di fatto alla poesia contemporanea.

L'eternità di Arthur Rimbaud

L’eternità è una lirica che parla di mare ma anche della vastità a cui anela l’animo umano. Ed è ancora più significativa se si considera che venne scritta nel maggio 1872, quando Rimbaud doveva ancora compiere 18 anni.

La poesia

È ritrovata.
Che cosa? L’Eternità.
È il mare andato
col sole.
 
Anima sentinella,
mormoriamo la confessione
della notte così nulla
e del giorno infuocato.
 
Dagli umani suffragi,
dagli slanci comuni
là ti liberi
e voli dove vuoi.
 
Poiché soltanto da voi,
o braci di raso,
il dovere si esala
senza che si dica: finalmente.
 
Là, nessuna speranza,
nessun orietur.
Scienza con pazienza,
il supplizio è sicuro.
 
È ritrovata.
Che cosa? L’Eternità.
È il mare andato
col sole.

 

4. Eugenio Montale – Mediterraneo

Passiamo, ora, a un paio di poeti italiani. Iniziamo da Eugenio Montale, che ha avuto sempre un rapporto particolare con la natura e col mondo che lo circondava. Anche nel mare ha cercato così, spesso, un correlativo oggettivo, cioè una sorta di simbolo implicito per suscitare determinate emozioni.

Eugenio Montale al tavolo da lavoroLa raccolta che meglio fa emergere tutto questo è probabilmente la celebre Ossi di seppia, uscita per la prima volta nel 1925. Il mare si ritrova lì fin nel titolo, visto che il correlativo oggettivo che dà il nome all’opera si riferisce alle “macerie” abbandonate dal mare.

All’interno della raccolta, però, è presente anche una sezione che affronta ancora più in profondità questa suggestione. Si intitola Mediterraneo ed è composta da nove poemetti, che andrebbero letti unitariamente.

Noi vi riportiamo la seconda di queste poesie, nota con il nome di Antico, sono ubriacato dalla voce, sulla base dei versi iniziali.

Mediterraneo di Eugenio Montale

Antico, sono ubriacato dalla voce

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
 
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
 
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
 
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
 
le inutili macerie del tuo abisso.

 

5. Salvatore Quasimodo – S’ode ancora il mare

Concludiamo con un poeta che ha molto in comune con Montale, cioè Salvatore Quasimodo. Entrambi vissero nella stessa epoca ed adottarono soluzioni poetiche simili, anche se il secondo aderì compiutamente all’ermetismo. Entrambi, inoltre, si aggiudicarono il Premio Nobel per la letteratura.

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Salvatore Quasimodo, uno dei più famosi poeti ermeticiDiversa era però la terra d’origine dei due scrittori. Montale era infatti ligure, com’è noto. E il paesaggio della sua terra – molto particolare, roccioso, per certi versi anche brullo – lo influenzò molto. Quasimodo invece era siciliano, anche se in età adulta visse per qualche tempo pure in Liguria.

La sua poesia che abbiamo selezionato è S’ode ancora il mare, contenuta nella raccolta Giorno dopo giorno del 1947. In essa si rievoca con nostalgia il tempo passato. È anzi proprio il mare a richiamare alla mente i ricordi del passato.

A quest’immagine si associa quella di una donna amata, lasciata forse in Sicilia. E il desiderio di essere ricordati, di tornare alla mente, magari trasportati da una forza come quella del mare.

S'ode ancora il mare di Salvatore Quasimodo

Il testo della poesia

Già da più notti s’ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccelli delle torri, che l’aprile
sospinge verso la pianura. Già
m’eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora, di me un’eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.

 

Note e approfondimenti

  • 1 Tra l’altro, la poesia continua a far discutere non solo gli accademici, ma anche i giornalisti. È notizia di pochi anni fa la scoperta dell’identità del marinaio che pare abbia ispirato Coleridge.

 

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