Cinque tappe in una vacanza in camper in Olanda

Viaggio in camper in Olanda

Ad ogni paese il suo mezzo di locomozione turistico: ci sono stati che vanno visitati semplicemente recandosi in aereo nella capitale, perché in fondo hanno poco altro da offrire, e città in cui è consigliabile invece arrivare in treno; località che è saggio esplorare in auto ed altre dove conviene arrivare in nave e così via.

Se invece ci si sposta in quelle zone d’Europa in cui la storia ha voluto far crescere non un’unica grande metropoli piena di storia, ma ha invece dato vita – come è spesso accaduto soprattutto in età medievale – a un tessuto di cittadine importanti, artisticamente molto belle o comunque caratteristiche, tutte vicine tra loro eppure tutte separate da rivalità millenarie, in quel caso non ci si può affidare né all’aereo né al treno (perché bisogna potersi spostare per giorni e giorni), né all’auto (perché la sosta in albergo diventerebbe troppo cara); ecco allora che in nostro soccorso arriva il camper.

Non tutti sono entusiasti di questo mezzo, ed io devo ammettere che fino a qualche anno fa ero tra questi: non è neppure lontanamente confrontabile con la comodità di un albergo, ti costringe ogni giorno a trovare una sistemazione diversa, a fare tanti chilometri al volante, a montare e smontare continuamente tavolini, divanetti e quant’altro; ma, e lo si scopre solo usandolo, ha un pregio che nessun altro sistema può eguagliare: ti permette di girare tutta Europa in maniera economica, e di visitare in pochi giorni una miriade di luoghi.

E quali sono queste zone piene di centri interessanti l’uno a pochi chilometri dall’altro dove il camper è non solo consigliato, ma quasi indispensabile? Sicuramente l’Italia, dove trovi storia ad ogni campanile, ma spostandosi all’estero bisogna annoverare anche certe zone della Francia, della Germania, del Belgio e dell’Olanda, dove le strade hanno visto passare mercanti, conquistatori, imperatori ed eserciti per secoli e secoli.

L’Olanda, in particolare, ci sembra un buon paese da cui cominciare, per le dimensioni ridotte dello stato e per la sua notoria accoglienza e tolleranza verso gli stranieri; tra l’altro, è notizia di pochi anni fa l’abolizione della legge che vietava il pernottamento libero dei camper in strada, cosa che – nonostante questo sia ancora vietato in alcune grandi città come Amsterdam, L’Aja, Utrecht e Rotterdam – offre qualche prospettiva in più a chi non ama appoggiarsi ai campeggi o alle aree di sosta attrezzate.

Premesso che le cittadine e i paesini che meriterebbero un passaggio sono moltissimi e che forse ci sarebbe materiale per due o addirittura tre cinquine, partiamo quindi oggi dalle cinque tappe imperdibili in una vacanza in camper in Olanda.

 

Kinderdijk

I mulini a vento più belli d’Olanda

Che preferiate arrivare nei Paesi Bassi passando dalla Germania oppure dalla Francia e dal Belgio, in ogni caso entrerete nel paese dei tulipani inevitabilmente da sud e la prima città della nostra cinquina che incontrerete è Kinderdijk, che in realtà non è nemmeno una città vera e propria visto che non fa neppure comune, essendo aggregata a Molenwaard, neppure 30mila abitanti nel sud del paese.

Ma allora perché fermarsi proprio qui e non andare invece a Rotterdam, seconda metropoli del paese e importante centro economico e portuale, che dista appena 15 chilometri? Premesso che una capatina a Rotterdam, se avete una giornata in più da spendere, ve la consigliamo di tutto cuore, la vera meta imperdibile a nostro avviso è Kinderdijk perché lì si trovano i mulini a vento più caratteristici e famosi dei Paesi Bassi.

Inseriti nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco nel 1997, i 19 mulini costruiti nel corso del XVIII secolo sono 9 a base circolare e 10 a base ottagonale e, nei mesi estivi di luglio ed agosto, vengono messi in funzione per i turisti ogni sabato, creando uno spettacolo unico nel suo genere; inoltre, il mulino denominato Nedrwaardmolen 2 è anche aperto al pubblico e offre una panoramica unica sulla vita dei mugnai nell’antica Olanda.

Il nome della località, tra l’altro, deriva da una curiosa leggenda: durante la grande inondazione del 1420, infatti, si narra che una culla con all’interno un neonato ed un gatto fosse stata trasportata dalle acque; dove la culla si sarebbe fermata è stato poi costruito il villaggio, il cui nome significa infatti “diga del bambino”.

 

Delft

Canali, cattedrali e Vermeer

Più grande e famosa è la seconda tappa del nostro percorso irrinunciabile, Delft, una quarantina di chilometri ad ovest di Kinderdijk, a metà strada tra Rotterdam e Den Haag, cioè L’Aja, la sede del governo e della famiglia reale che, ancora una volta, merita anch’essa una visita se i giorni a vostra disposizione ve lo consentono.

Ma Delft ha, ci pare, qualcosa in più: città medievale che guidò la rivolta contro gli spagnoli nel Seicento, città di Ugo Grozio e Johannes Vermeer, città delle maioliche e del famoso azzurro di Delft, il luogo offre atmosfere magiche e molto caratteristiche con i suoi canali e il suo centro storico particolare e originale.

Giratela su due ruote

Qui conviene, come nelle altre mete che presenteremo ai prossimi punti, lasciare il camper da parte, sfoderare (o prendere a noleggio) le biciclette e spostarsi su due ruote tra le vie cittadine: la città offre paesaggi molto particolari, tra antichi palazzi, mercatini (soprattutto al sabato) e vie uniche nel loro genere.


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Un’attenzione particolare meritano la Nieuwe Kerk – cattedrale gotica del Quattrocento dove si trovano l’imponente mausoleo di Guglielmo d’Orange, la cripta dei reali d’Olanda e una torre che, una volta salita, offre una bella veduta sull’intera città – e la Koninklijke Porceleyne Fles, l’unica manifattura di ceramiche blu rimasta delle decine che erano presenti fino a qualche decennio fa. Inoltre, se apprezzate l’opera di Vermeer – o quantomeno l’avete conosciuto tramite il film con Scarlett Johansson – vi consigliamo una capatina anche al Vermeer Centrum Delft, un museo multimediale sul pittore più famoso della città.

 

Amsterdam

In bici per le strade della capitale

Da Delft (o da L’Aja, se avete deciso di continuare il tragitto) dirigiamoci ora a nord verso la capitale dello stato, Amsterdam, una città che volendo può intrattenervi per più di qualche giorno.

800mila abitanti che diventano più di 2 milioni se si considera l’area metropolitana ma soprattutto 170 nazionalità, Amsterdam è forse la città più cosmopolita d’Europa, e lo è da secoli: con un centro storico circondato da canali del XII secolo che è stato inserito anch’esso nei patrimoni dell’umanità dell’Unesco, la città offre scenari unici, ma anche una serie di costruzioni risalenti al Secolo d’Oro che sono ora monumenti nazionali e, soprattutto, dei musei che farebbero invidia a mezzo mondo.

E per una volta partiamo proprio dai musei, prima di passare ai monumenti: intanto c’è il Rijksmuseum, fondato nel 1800 a L’Aja e poi qui trasferito per ospitare le opere dei grandi maestri fiamminghi; poi c’è il modernissimo Van Gogh Museum, che ospita la più grande collezione al mondo delle opere dell’artista olandese; e non si può infine non citare la casa di Anna Frank, la bambina olandese morta nei campi di sterminio nazisti il cui diario ha commosso ed emozionato mezzo mondo.


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Per quanto riguarda la vita cittadina, molto celebri sono il quartiere a luci rosse ed i coffee shop che vendono derivati della cannabis, ma è bello soprattutto girare per la città in bicicletta, esplorandola anche al di fuori delle mete tradizionali, per scoprirne lo stile di vita e le varie culture che qui si incrociano; per quanto riguarda i monumenti e le zone cittadine, meritano un passaggio il Begijnhof, convento delle beghine circondato da 47 case del Trecento tutte restaurate con grande attenzione ai particolari, il quartiere cinese, il De Pijp dove si trovano la via degli smeraldi e la via degli zaffiri, la torre Schreierstoren da dove le ragazze davano l’addio ai marinai e dove si trova oggi il Museo della Storia Marittima, l’imponente Oude Kerk e la bella Wester Kerk, oltre a Piazza Dam col suo Palazzo Reale e la Sinagoga Portoghese, la più grande del mondo.

 

Volendam ed Edam

Sul lago artificiale, tra formaggi e scorci

Spostiamoci ora ulteriormente a nord, di una ventina di chilometri, per arrivare a Volendam ed Endam, due villaggi contigui l’uno all’altro che si affacciano sul Markermeer, il tratto del Mare del Nord che rientra, passata tutta la fila di isolotti, all’interno del paese.

In realtà non si tratta nemmeno del Mare del Nord, perché nel 1932 è stata costruita la Afsluitdijk, la “diga di sbarramento”, che ha chiuso questo tratto interno del mare e l’ha reso un lago artificiale, poco profondo e dotato di acqua dolce.

Arte e caseifici

Fondata nel Trecento, Volendam rimase per secoli un piccolo villaggio di pescatori dediti alla caccia alle balene fino a quando, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, non venne scelta da molti pittori, che le diedero la prima notorietà; abitata da appena ventimila abitanti, anche oggi ha un’economia basata quasi esclusivamente su un’unica cosa, anche se questa cosa è ora il turismo, visto che i suoi scorci e le sue case d’epoca attraggono moltissimi visitatori ogni anno.

Ancora più piccola è Edam, la cittadina più a nord di Volendam, dove è immancabile la visita a un caseificio per gustare l’omonimo formaggio (o edammer, nella lingua locale) e scoprirne i trucchi della lavorazione: prodotto fin dal Cinquecento, questo formaggio è subito riconoscibile per la cera rossa (o gialla, in Olanda) in cui è avvolto; inoltre, anche qui sono caratteristici gli edifici storici risalenti perlopiù al Secolo d’Oro e gli scorci che il villaggio sa offrire ai turisti.

 

Marken

Il tipico villaggio di pescatori

Concludiamo il nostro tour spostandoci di sedici chilometri (o anche meno, se prendiamo un traghetto – cosa che si può fare anche con le biciclette al seguito – e lasciamo il camper a Volendam) per arrivare alla penisola (ex isola) di Marken, prolungata su quel Markermeer di cui abbiamo appena parlato.

È, forse, la cittadina più caratteristica di quelle che abbiamo presentato finora, perché si tratta anche in questo caso di un antico – e piccolissimo – villaggio di pescatori, che però si è conservato in maniera encomiabile, anche grazie al fatto che la residenza sull’isola è concessa solo ai discendenti degli antichi abitanti (e non a caso la popolazione non supera le duemila unità) che si impegnano a preservare e mantenere l’identità del paese.

Di per sé, al di là di un faro “alla fine del mondo” che illuminava la strada ai pescatori, non ci sono vere e proprie attrazioni, visto che l’attrazione stessa è il paese in sé: caratteristiche le case, a volte costruite anche su qualcosa di simile alle palafitte per preservarle dalle inondazioni, il porto e i vari sentieri lungo la costa, oltre alla spiaggia di conchiglie su cui, se la stagione lo consente, si può anche fare il bagno.

In ogni caso esiste anche una fabbrica di zoccoli preservata come attrazione turistica, mentre molto spesso, in occasioni di feste locali ma anche semplicemente per intrattenere i turisti, gli autoctoni sfoderano i loro abiti tradizionali.

 

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