Abbiamo già spiegato in varie occasioni cosa sono stati gli anni ’80 per la televisione italiana: gli anni del pluralismo (almeno parziale), gli anni dell’invasione di programmi stranieri – sia orientali che americani –, gli anni del consumismo e dei cartoni animati.

Se ci vogliamo concentrare sulle serie TV, abbiamo già parlato di famiglie campioni di ascolti, ma non abbiamo ancora sottolineato come certi telefilm siano riusciti a restare nell’immaginario collettivo, anche al di là dei loro meriti artistici: stiamo parlando, infatti, di quelle serie che di solito si definiscono “di culto”, perché per un qualche motivo mantengono i loro fan nonostante il passaggio degli anni, perché continuano a suscitare omaggi, riprese, repliche nonostante i loro attori siano ingrigiti e passati da tempo ad altri progetti.


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Gli anni ’80 – vuoi per il fatto che sono stati il periodo dell’infanzia di molti dei trentenni e quarantenni di oggi – rendono ancora più facile mitizzare i ricordi e rendere immortali certe serie. Noi, tra tutte quelle disponibili, ne abbiamo scelte cinque: scopriamole assieme.

 

1. Hazzard

Sulle strade del sud con Bo e Luke

«Questa è la ballata di Bo e Luke, due ragazzi che hanno una marcia in più. Corre, l’auto corre e sfreccia a tutto gas, la città non dorme mai con Bo e Luke, Bo e Luke». Se ricordate la ritmica e il tipico sound country di questi versi, di sicuro non dobbiamo star qui a presentarvi Hazzard, una delle serie più amate dei primi anni ’80.

Lanciato, negli Stati Uniti, nel 1979 dalla CBS, lo show giunse in Italia un paio d’anni più tardi grazie all’allora Fininvest (mentre la sigla nostrana era cantata da Augusto Martelli), e presentava le avventure di due cugini, Bo e Luke, che dopo essere stati in galera si barcamenano tra vari lavoretti nell’immaginaria contea di Hazzard, in Georgia. I loro nemici erano essenzialmente due: l’amministratore della contea, chiamato non a caso Boss, e il suo fido sceriffo, il certo non brillante Rosco (coadiuvato dagli altrettanto incapaci Enos e Cletus).

Il fascino del Generale Lee

Andata in onda per sette stagioni, fino al 1985, la serie presentava vari elementi originali e caratteristici, primo fra tutti l’auto guidata dai due cugini: il Generale Lee, infatti, era una Dodge Charger R/T del 1969 dipinta di arancione, con il numero 01 impresso sulla fiancata e una grande bandiera degli Stati Confederati (l’esercito sudista durante la Guerra di secessione) sul tettuccio; inoltre, le portiere erano bloccate e si poteva salire o scendere dall’auto solo calandosi dai finestrini, cosa che gli attori facevano spesso in corsa.

Che la serie sia ancora amatissima, in Italia come negli Stati Uniti, è dimostrato da un lato dai due film che ne sono stati tratti nel 2005 (con Johnny Knoxville, Seann William Scott e Jessica Simpson) e nel 2007 (un prequel con attori minori), ma dall’altro anche da un recentissimo spot televisivo che ha visto i due protagonisti originali, Tom Wopat e John Schneider, ormai invecchiati, tornare alla guida del Generale Lee per reclamizzare un’app per cellulare. Il video, molto divertente e tra l’altro fedele allo spirito originario della serie, lo potete vedere anche qui di seguito.

Il generale Lee vede la luce…

 

2. Magnum, P.I.

La bella vita delle Hawaii

Sempre sulla CBS, un anno dopo rispetto ad Hazzard, esordì un’altra serie che subito intuì che negli anni ’80 l’aria sarebbe cambiata, e che l’America avrebbe intrapreso una strada socialmente ed economicamente molto diversa da quella che l’aveva contraddistinta nel decennio precedente. Non che Magnum, P.I., il telefilm che ora vi stiamo introducendo, fosse una serie interessata al sociale, tutt’altro; ma è una serie in cui d’improvviso spuntano le Ferrari, le Hawaii, le spiagge e l’edonismo che avrebbe dominato gli anni ’80.

Prodotta da Donald P. Bellisario – che ha lanciato anche successi più recenti come JAG e soprattutto NCIS –, la serie arrivò in Italia nel marzo del 1982, trasmessa prima da Canale 5 e poi da Italia 1; al centro della trama c’era l’investigatore privato Thomas Magnum, veterano del Vietnam che si era trasferito alle Hawaii e aveva la possibilità di vivere nella casa del facoltoso scrittore Robin Masters (che non compare mai nella serie), in cambio di un servizio di sorveglianza garantito alle sue proprietà.

I baffi di Tom Selleck

Oltre a Magnum, ben interpretato da un Tom Selleck che, grazie anche ai suoi inconfondibili baffi, visse un periodo di grande popolarità, nel cast figuravano anche il maggiordomo britannico Higgins, spesso accompagnato dai suoi due cani Apollo e Zeus, e alcuni amici del detective come il pilota di elicotteri T.C. e l’ex commilitone Rick. Come detto, non compariva invece mai lo scrittore Masters, che però aveva la voce addirittura di Orson Welles; nei piani della produzione l’attore sarebbe dovuto comparire in video nell’ultima puntata della serie, ma Welles morì di arresto cardiaco poche settimane prima delle riprese.

Trasmesso per 8 stagioni, il serial ha conseguito vari premi, sia per la trama che per l’interpretazione di Selleck, classificandosi stabilmente, nei suoi primi cinque anni, all’interno della classifica dei venti programmi televisivi più seguiti d’America. Col passare degli anni gli ascolti calarono, ma Magnum, P.I. fu comunque utilizzato alla CBS per promuovere altre sue serie del periodo (perlopiù tramite crossover) come La signora in gialloSimon & SimonAgenzia Rockford.

The fashions and styles of Magnum, P.I.

 

3. Supercar

KITT, l’auto intelligente

Sembra quasi che l’abbiamo fatto apposta, ma non è così: la terza serie della nostra cinquina vede anch’essa la presenza importante di un’automobile. Dopo il Generale Lee e la Ferrari di Magnum, qui però il veicolo è addirittura il principale protagonista dello show e il responsabile del suo successo: stiamo parlando di KITT, l’auto intelligente immortalata in Supercar.

La serie, che in originale si intitolava Knight Rider, fu lanciata nel 1982 dalla NBC e arrivò in Italia due anni più tardi, trasmessa da Italia 1; l’auto, creata dalle industrie Knight (l’acronimo stava infatti per Knight Industries Two Thousand), era guidata da un ex poliziotto, Michael Knight, interpretato da David Hasselhoff, che proprio per questo ruolo vinse un People’s Choice Award nel 1983 e divenne un divo della TV americana, rinsaldando poi la sua fama, qualche anno più tardi, con Baywatch. Knight e KITT combattevano il crimine coadiuvati da Devon Miles, l’uomo deputato a dare ai due le necessarie informazioni per le varie missioni, la capotecnica Bonnie Barstow e altri.

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Tutti i sequel

La serie ebbe un buon successo durante la sua messa in onda, tra il 1982 e il 1986, ma fu chiusa a causa di un drastico calo degli ascolti che rese insostenibili le già alte spese per la produzione. Ciononostante, sono stati realizzati negli anni vari sequel: oltre allo spin-off di breve durata Code of Vengeance, furono realizzati due film – Knight Rider 2000Knight Rider 2010 – tra il 1991 e il 1994, mentre nel 1997 fu varata una nuova serie dal titolo Team Knight Rider; infine nel 2008 è stato lanciato l’ennesimo telefilm, intitolato di nuovo Knight Rider, con protagonista il figlio di Michael Knight, mentre è da anni in lavorazione una pellicola cinematografica sui personaggi.


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Al di là dei prodotti di fiction, comunque, uno dei punti di forza della saga è anche quello del merchandising: modellini di KITT furono varati già in contemporanea con la serie e vengono periodicamente rilanciati, mentre per PlayStation fu pure realizzato un videogioco nel 2002. Infine anche la musica della sigla iniziale, un motivetto strumentale tipicamente anni ’80 scritto da Stu Phillips, ha avuto grande successo, finendo per essere campionato in varie canzoni hip hop.

Supercar come non ce lo ricordavamo!(prima parte)

 

4. A-Team

I novelli Robin Hood provenienti dal Vietnam

Non sono solo le auto a costituire un tema ricorrente, all’interno dei programmi televisivi degli anni ’80, ma anche i reduci del Vietnam: uno l’abbiamo già visto in Magnum, P.I., ma altri attraversarono il piccolo e il grande schermo per tutto il decennio, come il John Rambo interpretato da Sylvester Stallone e altri eroi dei film d’azione.

In TV i reduci per eccellenza furono probabilmente i ragazzi dell’A-Team, serie lanciata nel 1983 dalla NBC (e importata in Italia l’anno successivo da Rete 4) e creata da Frank Lupo, uno specialista in telefilm d’azione violenti ma innocui come lo stesso Magnum, P.I.Ralph SupermaxieroeRiptideHunterWalker: Texas Ranger. Lo show andò in onda per cinque stagioni, riscuotendo grandi successi nelle sue prime tre annate ma perdendo drammaticamente spettatori alla quarta stagione, cosa che portò rapidamente alla fine della serie.

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Azione e gag

La trama era incentrata su un gruppo di veterani condannati ingiustamente da un tribunale militare – Hannibal Smith, interpretato da George Peppard; Sberla, interpretato da Dirk Benedict; P.E. Baracus, interpretato da Mr. T; Murdock, interpretato da Dwight Schultz – che agivano in clandestinità a Los Angeles e nel resto del paese, intervenendo con metodi molto spicci per risolvere varie situazioni di ingiustizia e difendere i più deboli. Robin Hood moderni, avevano caratteri tra loro molto diversi che portavano ad intervallare i momenti d’azione con gag ricorrenti, ad esempio tra il “pazzo” Murdock e il burbero Baracus, o tra il capo Hannibal e il troppo affascinante Sberla.

Nonostante il buon successo in patria e l’ancora più grande riscontro ottenuto all’estero (soprattutto in Europa occidentale e in Australia), la serie fu accompagnata durante tutta la sua messa in onda da varie polemiche: prima di tutto, molti si interrogarono sulla descrizione un po’ cartoonesca della violenza, visto che gli scontri e le esplosioni non facevano mai né morti né feriti, quasi si fosse in un corto di Tom & Jerry; in secondo luogo, la serie fu accusata di maschilismo e una delle interpreti femminili che si tentò di introdurre nel cast, Marla Heasley, dichiarò che Peppard e gli altri la volevano fuori dal set, perché ritenevano vitale che la serie rimanesse «mascolina» e pensavano che una donna avrebbe rallentato l’azione.

The A-Team – Farsi Arrestare (St.1 Ep.3) ITA

 

5. MacGyver

L’uomo dalle mille risorse

Concludiamo con la più “giovane” delle cinque serie che abbiamo scelto, MacGyver, che prese avvio a metà del decennio, nel 1985, e si prolungò fino al 1992 sulla ABC (mentre in Italia fu importata da Italia 1, inizialmente in fascia serale e poi pomeridiana).

Anche qui, come in tutte le precedenti, il genere è quello dell’azione che, assieme alle sitcom familiari, dominò il decennio televisivo; un’azione però non condotta da un’intera squadra come nel caso dell’A-Team o da un uomo con degli strumenti ipertecnologici come il Michael Knight di Supercar, ma da un eroe completamente solitario, capace di cavarsela in ogni situazione solo con la forza del suo ingegno e delle sue invenzioni.

Da una graffetta a una bomba in poche semplici mosse

MacGyver – interpretato da Richard Dean Anderson – era infatti un tuttofare nel senso più completo del termine: come hanno sottolineato le numerose parodie comparse ovunque nell’ultimo trentennio (ed è infatti proprio questo l’aspetto che l’ha reso “di culto”), con una graffetta era in grado di disinnescare una bomba, con una torcia elettrica di far funzionare un ascensore e con un laccio delle scarpe di costruire un’elaborata trappola. Insomma, niente era vietato alla fantasia degli sceneggiatori e alle capacità del protagonista che, per conto della Fondazione Phoenix, aiutava i deboli e salvaguardava la giustizia e l’ambiente.

La serie ebbe un discreto successo, ma quasi più nelle repliche che non nella prima messa in onda, forse proprio perché le trame dei vari episodi erano decisamente secondarie rispetto al “personaggio” MacGyver, tanto è vero che tra i fan è stato addirittura inventato il termine macgyverismo, a indicare tutti quei gadget creati dal riutilizzo e dallo smembramento di banali oggetti quotidiani. Infine, un ruolo importante nel cast l’aveva anche Dana Elcar, l’attore che impersonava il presidente della Fondazione Phoenix, che, malato di glaucoma e prossimo alla cecità, rimase nel cast solo grazie alle insistenze di Anderson.

 

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