Gli squali sono animali che, da quarant’anni a questa parte, occupano un posto di primo piano nell’immaginario collettivo. Un tempo, infatti, i romanzi di mare si concentravano su ben altri animali: balene, prima di tutto, ma anche delfini, calamari, orche, leviatani. Poi è arrivato Lo squalo di Steven Spielberg e di colpo abbiamo cominciato ad interessarci, con un pizzico di preoccupazione, ai principali tipi di squali, a dove vivono e di cosa si nutrono.

C’è da dire, però, che tra fiction e realtà – anche nel caso di questi animali marini – c’è per fortuna una bella differenza. Con la parola “squalo” noi infatti identifichiamo una famiglia di pesci piuttosto ampia e variegata, ma una famiglia che nella maggioranza dei casi è pacifica.

Scientificamente appartengono all’ordine dei selachimorpha, un gruppo che comprende più di 500 specie. Anche le dimensioni, all’interno della famiglia, sono molto variegate: si va dai 17 centimetri dello squalo lanterna nano fino ai 20 metri dello squalo balena. Ed è chiaro che, in un caso o nell’altro, si ha a che fare con pesci notevolmente diversi.

La cosa che più preoccupa l’uomo comune, e soprattutto il bagnante comune, è però l’aggressività di questi animali. Ebbene, anche in questo caso dobbiamo sfatare alcuni miti. Scordatevi le scene apocalittiche di Sharknado e di altri film più o meno demenziali: gli squali sono sì dei predatori, ma raramente attaccano l’uomo.

Per ora vi basti sapere che negli ultimi vent’anni la media di attacchi mortali a uomini si attesta al di sotto dei 10 casi all’anno (anche se può darsi che questa sia una stima al ribasso). E il numero di morti dovuti ad attacchi non provocati è anche inferiore a questa cifra.

Insomma, gli squali – e, come vedremo, soprattutto certi squali – sono predatori potenzialmente pericolosi, ma non sono così assetati di sangue come il cinema ce li ha spesso descritti. E proprio per chiarire meglio questa questione, abbiamo deciso di presentarvene cinque in particolare, tra quelli più famosi e popolari. Eccoli.

 

1. Grande squalo bianco

Cominciamo dal pesce che è diventato in un certo senso l’emblema stesso dei pescecani, il loro rappresentante più celebre: il grande squalo bianco. Chiamato anche carcarodonte – dal suo nome scientifico, che è Carcharodon carcharias – o semplicemente squalo bianco, è il più grande pesce predatore del pianeta.

Descriverlo non è difficile, visto che rappresenta l’archetipo dello squalo: ha una corporatura affusolata e però massiccia, con un viso conico e occhi scuri sempre in movimento. Presenta una grande pinna dorsale che, nell’immaginario, emerge dall’acqua avvertendo l’uomo della minaccia in arrivo. Ha però anche una seconda pinna, più piccola, posteriore.

Il grande squalo bianco
Ci sono poi la pinna sulla coda, a forma di mezzaluna e abbastanza simmetrica, e le due pinne pettorali, che permettono allo squalo di compiere i suoi movimenti in acqua. Inoltre sul corpo sono presenti cinque fessure branchiali, che lavorano però solo quando il pesce è in movimento.

Caratteristico e molto riconoscibile è il colore. Nella parte bassa il corpo è bianco, mentre in quella alta può essere grigio o blu o di tonalità simili. Le due colorazioni sono separate nettamente l’una dall’altra, senza sfumature intermedie.

La mascella e la caccia

L’ultima cosa da dire sull’aspetto fisico dello squalo bianco riguarda la mascella. Per molto tempo si è infatti creduto che il carcarodonte ne presentasse una delle più forti e possenti del regno animale. In realtà, studi recenti hanno dimostrato che non è così potente come si pensava: è sicuramente sopra alla media, ma inferiore a quella di altri animali.

Ovviamente la mascella è utile per andare a caccia, ma in generale da questo punto di vista lo squalo bianco è altamente specializzato. Si nutre di tonni, pesce spada, foche, leoni marini e perfino di altri squali. Sa scegliere anche quali parti del corpo delle prede azzannare, preferendo il grasso ai muscoli.

Leggi anche: Cinque cose che non sapete dello squalo bianco, delle sue dimensioni e di cosa mangia

Alcuni studi hanno inoltre dimostrato che è un cacciatore pericolosissimo, simile in un certo senso a un serial killer. Quando sceglie una preda, la pedina, studiando il momento migliore per colpire. Le prede più piccole vengono divorate in fretta, mentre quelle più grosse vengono azzannate alle spalle e poi lasciate a sanguinare fino a che non risultino inoffensive.

Per lungo tempo considerato ai vertici della catena alimentare, in realtà anche il grande squalo bianco può diventare una preda. Sono documentati attacchi di gruppo portati contro di lui da orche – quando affamate dalla mancanza di prede più piccole – oppure da coccodrilli marini.

Dove lo si trova

Dal punto di vista della distribuzione geografica, lo squalo bianco è considerato un pesce cosmopolita. Lo si trova, infatti, in quasi tutti gli oceani, anche se preferisce le acque con temperature comprese tra gli 11 e i 24 °C. E, attenzione, lo si può incontrare sia sulla costa che al largo.

Le zone dov’è particolarmente diffuso, comunque, sono le coste dell’Australia e della Nuova Zelanda, oltre al versante pacifico del continente americano (soprattutto dalle parti del Cile) e il nord-est statunitense. Ne esiste comunque una colonia anche nel Mar Mediterraneo, tra la Sicilia, Malta e la Tunisia.

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2. Squalo tigre

Vicino alle coste

A vederlo, lo squalo tigre non sembra differire molto dal grande squalo bianco. Entrambi sono terribili predatori e hanno una stazza relativamente simile. La principale differenza, però, sta nel fatto che gli squali tigre sono molto più numerosi degli squali bianchi – che non a caso sono catalogati a rischio di estinzione – e quindi sono anche più frequenti i suoi attacchi agli uomini.

Inoltre, mentre gli squali bianchi sono, come abbiamo detto, cosmopoliti, quelli tigre prediligono le acque calde. Li si trova quindi soprattutto nella zona equatoriale, oppure nell’Oceano Indiano, in particolare nella zona di mare che collega il subcontinente indiano all’Australia.

Una femmina di squalo tigre (foto di Terry Goss via Wikimedia Commons)
Una femmina di squalo tigre (foto di Terry Goss via Wikimedia Commons)

Lo squalo tigre probabilmente è anche meglio attrezzato dello squalo bianco per attaccare le sue prede, tanto che si stima sia il secondo tipo di squalo più pericoloso per l’uomo dopo lo squalo leuca (di cui parleremo). Inoltre non disdegna di muoversi vicino alle coste, dove può trovare più facilmente le proprie prede.

Si nutre di uccelli marini, razze, tartarughe, molluschi cefalopodi anche di grandi dimensioni, crostacei, delfini e a volte di altri squali. Come detto per lo squalo bianco, anche lui può avere però difficoltà con i coccodrilli marini, anche se sono documentati casi di attacchi reciproci tra le due specie.

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3. Squalo volpe

E lo squalo volpe pelagico

Al terzo punto della nostra lista abbiamo scelto di parlare dello squalo volpe. Ma, prima di procedere, dobbiamo fare in questo caso una premessa: esistono infatti vari tipi di squalo volpe, e spesso vengono tra loro confusi.

Lo squalo volpe propriamente detto va sotto il nome scientifico di Alopias vulpinus. È molto grande, perché può arrivare fino a 6 metri di lunghezza ma è caratterizzato soprattutto da una vistosa coda, che usa per colpire e stordire le prede.

Uno squalo volpe conservato presso la Collezione di Storia Naturale della Kelvingrove Art Gallery di Glasgow (foto di Rept0n1x via Wikimedia Commons)
Uno squalo volpe conservato presso la Collezione di Storia Naturale della Kelvingrove Art Gallery di Glasgow (foto di Rept0n1x via Wikimedia Commons)

Il pesce con cui viene spesso confuso è lo squalo volpe pelagico, ovvero l’Alopias pelagicus. Una confusione che non deriva solo dal nome quasi identico, ma anche effettivamente dalla forma, visto che quest’ultimo assomiglia notevolmente al primo. La differenza sta, essenzialmente, nelle dimensioni, visto che il pelagico arriva a 3 metri di lunghezza.

Lo squalo volpe è molto diffuso nei mari tropicali e spesso si muove in prossimità delle coste, anche se non disdegna di tanto in tanto di immergersi anche a profondità elevate.

Un pesce molto furbo

Il suo nome, però, non dipende dal suo aspetto o dai luoghi in cui agisce, quanto piuttosto dal suo comportamento. Fu Aristotele, il grande filosofo greco, a chiamarlo così perché notò che questi pesci erano particolarmente astuti, in grado anche con la loro intelligenza di evitare gli attacchi degli uomini.

Lo squalo volpe in genere dà la caccia alle sue prede in maniera solitaria, anche se dove c’è abbondanza di cibo può essere anche visto nuotare assieme ad altri pesci. Alcune leggende, probabilmente prive di fondamento, lo descrivono intento anche a cacciare assieme al pesce spada, col quale costituirebbe un’alleanza strana ed affascinante.

Si nutre comunque perlopiù di aringhe, sgombri, pesci serra e pesci lanterna. A volte attacca anche calamari e pesci più grandi, ma di solito non si rivolge contro l’uomo, a meno che non venga a sua volta attaccato.

Sono invece gli stessi squali volpe a dover temere l’uomo. Infatti nelle zone asiatiche questi pesci vengono pescati con frequenza, sia perché dalla loro pelle si ricava un pregiato cuoio, sia perché la loro carne, affumicata, è base di un piatto gustoso. Inoltre dal fegato si estrae un importante olio mentre le pinne sono ingrediente fondamentale della zuppa di pinne di pescecane.

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4. Squalo leuca

L’abbiamo citato qualche riga fa, e ora vale la pena di presentarlo per bene: stiamo parlando dello squalo leuca, probabilmente il più pericoloso della nostra cinquina. Non il più pericoloso in assoluto, però, perché lo squalo longimanus è quello a cui sono attribuiti, e nettamente, più attacchi ai danni dell’uomo.

Il numero dei longimanus è però in brusco calo negli ultimi anni, mentre gli squali leuca se la passano relativamente meglio, quindi abbiamo preferito parlare di loro. La particolarità di questo genere, poi, è che non solo abitano le coste, ma risalgono a volte anche i fiumi, riuscendo a vivere in acqua dolce. Per questo sono particolarmente pericolosi per l’uomo.

Uno squalo leuca alle Bahamas

Il loro comportamento, d’altra parte, è giudicato abbastanza imprevedibile e tendenzialmente aggressivo. Hanno una lunghezza di circa 3 metri e mezzo e un peso che supera di solito i 200 chilogrammi. Si nutrono comunemente di pesci ossei e di squali più piccoli, a volte appartenenti anche alla loro stessa specie.

In genere cacciano da soli, ma possono muoversi anche in coppia. Gestiscono un loro territorio e quindi, per difenderlo, sono anche portati ad attaccare altri animali che lo minaccino, in maniera molto aggressiva. D’altronde, furono probabilmente degli squali leuca ad attaccare la costa del New Jersey nel 1916, nell’evento che avrebbe poi ispirato il film Lo squalo [1].

La differenza con lo squalo toro

Prima di passare al prossimo e ultimo punto della nostra lista, però, dobbiamo fare una precisazione. Lo squalo leuca in inglese viene comunemente chiamato bull shark, cioè squalo toro. Per questo, a volte, in traduzioni imprecise si usa questo termine anche in italiano.

Leggi anche: I cinque animali più grandi del mondo

Nella nostra lingua, però, esiste già uno squalo toro, che non corrisponde affatto allo squalo leuca. Lo squalo toro ha infatti il nome scientifico di Carcharias taurus (mentre quello leuca si chiama Carcharhinus leucas) e, anche se ha un aspetto e un habitat simile al “cugino”, è meno diffuso ed a rischio estinzione.

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5. Squalo martello

Concludiamo con uno degli squali più strani a vedersi: lo squalo martello. Questo particolare pesce – il cui nome scientifico è Sphyrnidae (che deriva proprio dalla parola greca che significa “martello”) – ha infatti la caratteristica di avere una protuberanza ai lati della testa. Protuberanza che assomiglia proprio a un martello.

Gli occhi del pesce si trovano alle estremità di questo strano volto, cosa che però consente una vista letteralmente a 360°. Questo, ovviamente, ha costituito un netto vantaggio evolutivo, per la capacità di guardarsi sempre attorno in ogni momento. Ci sono, però, anche altri vantaggio ad avere una testa di questo tipo.

Uno squalo martello fotografato da Barry Peters (via Flickr)
Uno squalo martello fotografato da Barry Peters (via Flickr)

Per lungo tempo, infatti, gli studiosi hanno pensato che il “martello” costituisse anche un aiuto in acqua, nelle manovre più veloci, quasi desse maggiore stabilità. Oggi quest’ipotesi è però stata sostanzialmente scartata. A quanto pare, infatti, quella testa dovrebbe servire invece a migliorare la capacità di localizzazione.

Molti squali – e gli squali martello in particolare – riescono infatti ad orientarsi sentendo il campo magnetico terrestre e percependo quello elettrico emesso dagli altri pesci. La testa dello squalo martello è infatti ricca di ampolle di Lorenzini, dei pori scoperti nel XVII secolo dal biologo fiorentino Stefano Lorenzini che servono proprio a questo scopo.

Varie specie

Esistono poi diverse specie di squalo martello, dalle dimensioni anche molto differenti. La più piccola non arriva ai due metri di lunghezza, mentre la più grande – lo squalo martello maggiore – supera i 4. In ogni caso, tutti gli appartenenti alla famiglia sono predatori aggressivi.

Lo squalo martello si nutre infatti di crostacei, cefalopodi, pesci di varia natura, razze e anche di squali più piccoli. Vive perlopiù lungo le coste oceaniche, in climi non troppo freddi, e in particolare tra l’Asia e l’Oceania.

Lì però questi squali sono anche oggetto di una intensa pesca, sia per la qualità delle loro carni, sia soprattutto per il loro fegato. Così alcune specie – e in particolare lo squalo martello smerlato – sono negli ultimi anni considerati a rischio di estinzione.

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Note e approfondimenti

[1] In questo corposo articolo del National Geographic trovate una ricostruzione di quegli eventi e dell’impatto emotivo che ebbero sugli americani del tempo.

 

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