Cinque tra gli insetti più velenosi del mondo

L'anofele è una delle zanzare più velenose esistenti

È difficile affermare che gli insetti siano “cose belle”, ed è ancora più complesso farlo quando si vuole parlare di insetti velenosi, che cioè sono letali per gli uomini o per gli altri animali; ma per leggere l’articolo che vi proponiamo oggi dovete armarvi un po’ di pazienza ed appassionarvi alla meraviglia della natura.

La cosa più stupefacente degli animaletti di cui vi parleremo, infatti, è che dimostrano come il nostro mondo sia paradossale, ad ogni livello: perché per essere letali non serve necessariamente essere grandi come un orso o armati di denti taglienti come un coccodrillo; madre Natura (o chi per lei) ha infatti fornito anche esseri piccolissimi di capacità molto pericolose e temibili, come se volesse permettere anche a loro di difendersi e continuare a vivere in questo pianeta. E allora, scopriamo assieme i cinque insetti più velenosi del mondo.

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Anofele

I vettori della malaria (e di molte altre malattie)

L'anofele è una delle zanzare più velenose esistentiForse i più letali e velenosi insetti del mondo sono le anofele, più famose come zanzare della malaria, essendo i principali vettori del plasmodio della malattia. La malaria è ancora oggi una delle malattie più pericolose del mondo e si manifesta con febbre molto alta (anche sopra i 40 °C), brividi improvvisi e poi sudorazione molto forte, ripetuta a cicli piuttosto veloci; ad ogni modo, se trattata opportunamente e per tempo, può essere debellata, anche se il tasso di mortalità rimane – anche in presenza di trattamento – del 20%. Oltretutto, nonostante l’intensa ricerca nel campo, non è ancora stato sviluppato un vaccino.

Le anofele abbondano nelle zone temperate e calde e in particolare in quelle tropicali; a differenza delle altre zanzare non presentano particolari rigonfiamenti e hanno un corpo quindi abbastanza rettilineo. Interessante la distinzione tra esemplari maschili e femminili: solo le anofele femmine, infatti, succhiano sangue, mentre i maschi si nutrono di succhi vegetali. Volano solo dal crepuscolo all’alba, che sono anche le fasi del giorno di maggiore attività, mentre il caldo eccessivo del giorno (quando si va oltre i 30 °C) le immobilizza.

 

Pulci

Molte famiglie, ma anche le responsabili della peste bubbonica

Disegno di una pulceVi sembrerà un controsenso, ma i secondi insetti più pericolosi del mondo sono semplicemente le pulci, o, usando il nome scientifico, i sifonatteri. Il nome in realtà non identifica, però, degli animali specifici, ma ben 500 diverse specie, che poi vengono a loro volta divise in diverse famiglie, che infestano vari generi di animali e occasionalmente anche l’uomo. La pulce più tristemente nota, almeno dal punto di vista della sua micidialità, è sicuramente la Xenopsylla cheopis, famosa per trasmettere la peste bubbonica, una malattia che ancora oggi fa registrare tra i 1.000 e i 3.000 nuovi casi all’anno, localizzati specialmente in Africa e in Asia ma anche, in qualche situazione, in Messico, negli Stati Uniti e in Canada.

In generale, le pulci sono insetti molto piccoli e privi di ali, con un capo minuto e compresso contro il torace, ma con corpo robusto e zampe posteriori molto forti, che permettono loro di compiere grandi balzi; hanno un ciclo di vita che le porta a vivere tra l’estate e l’inizio dell’autunno, mentre l’inverno in genere lo passano in stato di larva o pupa (con l’eccezione dei climi equatoriali e tropicali). Al di là del vettore della peste bubbonica, la pulce dell’uomo in genere dà solo fastidio, anche se in alcuni casi di particolari allergie può dare anche reazioni più forti.

 

Mosca Tse-Tse

Trasmette la letale malattia del sonno

La mosca tse-tse, uno degli insetti più pericolosi del mondoSe i numeri dei morti a causa delle pulci sono difficili da stimare, molto più precisi sono i conti sulle vittime della mosca tse-tse, che ogni anno si posizionano nell’ordine delle decine di migliaia. È solo il fatto che questo insetto colpisca prevalentemente in Africa, infatti, che rende meno nota la pericolosità di tale vettore, tanto è vero che recentemente l’OMS si è espressa fermamente affinché la ricerca sugli effetti della malattia del sonno che proprio la mosca tse-tse trasmette venga ripresa e incentivata. Questa malattia – il cui nome scientifico è Tripanosomiasi africana umana – dà inizialmente febbre, prurito e dolori articolari, ma poi arrivano torpore, insonnia, mancanza di coordinamento, con sintomi neurologici via via sempre più gravi se non viene trattata in tempo.

La mosca tse-tse è diffusa soprattutto nel continente africano, dal Sahara fino al deserto del Kalahari; si nutre del sangue non solo dell’uomo ma anche di svariati animali e punge sia che sia di sesso femminile, sia che sia di sesso maschile. Proprio l’anno scorso un gruppo di ricercatori di ben 18 paesi pare essere riuscito a mapparne il genoma; cosa importantissima non tanto per capire come si trasmette il parassita, cosa che era già nota, quanto per poter creare delle mosche sterili di sesso maschile e diffonderle nelle zone in cui la mosca tse-tse è presente, in modo da minarne la capacità riproduttiva e diminuirne di conseguenza il numero.

 

Api assassine

La pericolosità dell’ape africanizzata

Le api assassineNonostante film e cartoni animati ce le abbiano rese simpatiche e il miele ci faccia ringraziare ogni giorno della loro esistenza, il terzo tipo di insetti più letali al mondo sono le api o, parlando ancora per termini scientifici, gli Anthophila. In genere non sono considerati animali pericolosi, anche perché un’ape solitaria tende a non pungere gli uomini se non viene provocata (se non altro perché la puntura la porterebbe immediatamente alla morte), ma l’allergia che un buon numero di persone ha nei confronti di questi animali può portare a shock anafilattico in caso di puntura; ma è in particolare la cosiddetta ape assassina a preoccupare maggiormente. Questo animale, il cui vero nome è ape africanizzata, è un ibrido che si è generato verso la fine degli anni ’50 da un incrocio tra api europee e api dell’Africa del sud: è quindi molto più aggressivo delle api a cui siamo abituati noi, difendendo l’alveare anche preventivamente; alcuni studiosi, inoltre, sostengono addirittura che la regina delle api assassine sia in grado di mandare le sue operaie all’interno degli alveari delle api europee, per uccidere la regina rivale e prenderne possesso. In ogni caso, per quanto riguarda l’uomo negli ultimi anni si sono segnalati alcune decine di morti, negli Stati Uniti, per punture da api africanizzate.

Generatisi nel corso dei secoli come evoluzione delle vespe, le api hanno rinunciato ad essere predatori di altri insetti per dedicarsi al polline, sviluppando una organizzazione molto elaborata che le fa assomigliare in un certo senso anche alle formiche; la loro “società”, se così vogliamo chiamarla, è infatti formata da tre caste, ovvero la regina, i fuchi e le operaie. L’operaia è femmina, ha organi genitali rudimentali ed è la più piccola e ovviamente compie il lavoro di raccogliere nettare e polline; i fuchi sono i maschi, con un corpo inadatto al lavoro, e muoiono dopo l’accoppiamento; infine c’è la regina, femmina e fertile, l’individuo più grande, che viene nutrita dalle operaie e non produce cera.

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Formiche di fuoco

L’attacco di migliaia di piccole mandibole e pungiglioni

Le terribili formiche di fuocoConcludiamo con le formiche di fuoco, il genere di formiche col veleno più fastidioso – e potenzialmente letale – presente sulla faccia della terra. Come tutte le formiche, anche quelle di fuoco hanno un’organizzazione sociale molto articolata: in questo caso alcune regine, sempre alate, possono anche convivere nella stessa colonia, e a loro si affiancano i maschi (anch’essi alati) e le formiche operaie, che però sono decisamente più aggressive della media, sia verso l’uomo che verso gli altri animali e perfino verso gli altri generi di formiche. Non è raro, infatti, che scavino delle vere e proprie gallerie per andare a depredare le riserve alimentari di altri formicai.

Per quanto riguarda gli esseri umani, quando vengono disturbate queste formiche fuoriescono in massa dal nido, arrampicandosi sulle gambe dell’uomo che ha provocato il problema in quantità elevatissime, anche nell’ordine delle migliaia di esemplari, ancorandosi con le mandibole e pungendo il malcapitato con il loro pungiglione. Il veleno che rilasciano brucia particolarmente (e da qui deriva infatti il loro nome comune) e il dolore nella sua fase più acuta dura almeno una ventina di minuti; dopodiché, però, si forma una vescica che tende a infettarsi. I casi più gravi sono quelli in cui il soggetto punto è allergico al veleno, casi in cui può insorgere lo shock anafilattico e che possono condurre anche alla morte.

 

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