I film di Totò: gli 11 più belli e divertenti

Totò con Peppino De Filippo, sua spalla in numerosi film

Quando si deve pensare alla comicità all’italiana, la mente corre inevitabilmente ad alcuni nomi che hanno fatto la storia del cinema di genere nella nostra penisola: Steno, Mario Monicelli, Vittorio De Sica, Pietro Germi, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Monica Vitti, in parte anche Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman e molti altri.

Quel filone, che fu fortunatissimo ed è ancora oggi molto amato dal pubblico, era nato dalle esperienze di un gruppo di grandi attori più maturi, che si erano formati prima della guerra soprattutto nei teatri di varietà.

Stiamo parlando di attori come Aldo Fabrizi e Totò, che, pur con qualche riuscitissima fuoriuscita nel cinema neorealista o comunque drammatico, divennero presto mostri sacri del cinema comico italiano.

Totò in particolare fu, nel dopoguerra, il vero “principe della risata”. Nato a Napoli nel 1898 col nome di Antonio Clemente1, lavorò a lungo nel teatro di rivista, esordendo nel cinema già prima della Seconda guerra mondiale ma incontrando un grandissimo successo tra gli anni ’50 e ’60, fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1967.

Abbiamo scelto quelli che a nostro parere sono i suoi film migliori: eccoli.

 

1. Guardie e ladri

Dal neorealismo alla commedia all’italiana

Totò aveva una mimica che lo rendeva indubbiamente un mattatore della risata, ma che permetteva, se ben diretta, di far emergere anche inattesi toni drammatici. Questa sua capacità risaltò per la prima volta, probabilmente, in Guardie e ladri, film del 1951 diretto a quattro mani da Mario Monicelli e Steno che si aggiudicò anche il premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes.

La pellicola, ufficialmente neorealista, fu anzi una delle prime a segnare una virata consistente all’interno di quella che era diventata la corrente principale del cinema nostrano, avviando quello sviluppo che avrebbe portato a I soliti ignoti e al trionfo della commedia all’italiana.

Guardie e ladri vedeva Totò duettare con Aldo Fabrizi, in un accoppiamento che all’inizio aveva intimorito molto sia il produttore Carlo Ponti, sia i due registi, da un lato per il carattere notoriamente difficile di Fabrizi, dall’altro per la scarsa abitudine di Totò ad adattarsi agli orari e ai ritmi del cinema, ben diversi da quelli teatrali.

Il risultato però fu ottimo, e i due “leoni” si integrarono perfettamente sul set, anche improvvisando di tanto in tanto le battute e in generale conferendo grande umanità ai loro personaggi.

 

2. Totò a colori

Gli sketch del varietà

Già nel 1952, e cioè un anno dopo rispetto a Guardie e ladri, Totò tornò a lavorare con Steno in un film destinato a un grandissimo successo: Totò a colori.

Un film che, come il titolo rende evidente, segna da un lato l’ormai assodata popolarità del comico napoletano2, e dall’altro la grande novità tecnologica che quella pellicola comportò per l’Italia, visto che si trattava di uno dei primissimi film a colori, realizzato tramite la tecnica Ferraniacolor che anticipò di qualche anno l’Eastmancolor ed il Technicolor.

La trama era per la verità costruita ad arte per raggruppare alcuni dei più riusciti sketch comici che Totò aveva già portato a teatro negli anni precedenti.

Così, nel ruolo dell’aspirante musicista Antonio Scannagatti, De Curtis si esibiva prima nella direzione abbastanza fantasiosa di una banda di paese, poi partiva col treno in direzione Milano lasciandosi andare ad un alterco con un onorevole.

Infine, in una selva di equivoci, finiva per vedersi assumere dall’editore Tiscordi (evidente parodia di Ricordi) e per esibirsi in una celebre pantomima di Pinocchio.

 

3. Miseria e nobiltà

Il teatro scarpettiano e Mario Mattoli

Rimaniamo nei primi anni ’50, periodo di lavoro intensissimo per Totò che finì per recitare in addirittura 18 film tra il 1953 e il 1955. Uno di questi, datato 1954, fu Miseria e nobiltà, tratto da un celeberrimo lavoro teatrale di Eduardo Scarpetta e firmato da Mario Mattoli.

Mattoli, tra l’altro, aveva già diretto il comico in un’altra pellicola tratta dai lavori di Scarpetta, Un turco napoletano, e che avrebbe completato il trittico con Il medico dei pazzi, sempre in quel concitato 1954.

Totò interpreta qui il ruolo di Felice Sciosciammocca, il protagonista della commedia, accompagnato anche da Dolores Palumbo, dalla sua compagna Franca Faldini (in una relazione che era al centro dell’attenzione dei rotocalchi, sia per la differenza d’età tra i due, sia per il fatto che non erano sposati) e da una giovanissima Sophia Loren, non ancora star internazionale.

Il risultato è molto convincente, sia per le indubbie abilità comiche di Totò, sia per la sua capacità di essere contemporaneamente popolano (e popolare) e nobile, come d’altronde anche la sua storia personale dimostra.

 

4. Totò, Peppino e la… malafemmina

I comici napoletani in escursione al nord

Arriviamo ora a quello che è, forse, il miglior film in assoluto tra quelli recitati da Totò, o meglio quello in cui il suo talento comico brilla in maniera più evidente: Totò, Peppino e la… malafemmina, del 1956.

Un film che mescolava vari generi allora in voga – oltre alla commedia, presentava dei tratti tipici del “musicarello”, sia per la presenza di Teddy Reno che per la celebre canzone Malafemmena, scritta dallo stesso Totò qualche anno prima – e che ottenne un successo straordinario, diventando il più visto dell’intera annata.

Il film mostra due fratelli, abbastanza ricchi ma di scarsa cultura, che lasciano Napoli e si recano a Milano per cercare di far rinsavire il giovane nipote, che ha quasi abbandonato gli studi per rincorrere una bella ragazza.

Gli esiti comici, oltre che dall’affiatamento tra Totò e Peppino De Filippo e dalla loro capacità di improvvisare al di là di quanto prevedeva il copione, nascevano dal contrasto tra nord e sud d’Italia, tra gente di campagna e gente di città.

Memorabili, in questo senso, la scena in cui Totò e Peppino chiedono informazioni a un vigile milanese («Noyo volevàn savuàr l’indiriss») e quella in cui scrivono una lettera alla “malafemmina” («Punto! Due punti!… ma sì, fai vedere che abbondiamo… Abbondandis in abbondandum…»).

 

5. Totòtruffa ’62

Vendere la Fontana di Trevi

Concludiamo con una pellicola uscita negli anni ’60, quando i tempi iniziavano già a cambiare: Totòtruffa ’62, girata nel 1961 da Camillo Mastrocinque, già regista di Totò, Peppino e la… malafemmina e di tanti altri film umoristici.

La pellicola gioca su un personaggio che De Curtis già aveva utilizzato in altri lavori, quello del furbo truffatore che riesce ad imbrogliare turisti sprovveduti, sfruttando una sceneggiatura cucitagli su misura da Castellano e Pipolo (che non lesinava anche nei riferimenti all’attualità del periodo) e l’affiatamento con la spalla comica Nino Taranto.

Anche in questo caso la trama non è particolarmente nuova, ma sono le gag e l’ormai assodata capacità recitativa di Totò a rendere memorabile la pellicola.

Tra le tante, la scena forse più famosa è quella in cui il comico, che dà il volto al personaggio di Antonio Peluffo, riesce astutamente a vendere addirittura la Fontana di Trevi ad un turista americano, mostrando delle abilità che presto però lo porteranno a finire nei guai.

 

Altri 6 film di Totò, oltre ai 5 già segnalati

La carriera di Totò è stata però molto più ampia di quanto questi primi 5 film lascino pensare. In certe annate arrivò a recitare anche in ben 8 pellicole, riempiendo i cinema italiani in ogni mese della stagione. E quindi i film che l’hanno visto protagonista sono molti. Ne abbiamo scelti altri 6 che vale la pena di recuperare.

 

L’oro di Napoli

Seguendo l’ordine cronologico partiamo da L’oro di Napoli, pellicola del 1954 diretta nientemeno che da Vittorio De Sica. In quegli anni quest’ultimo aveva raccolto ampi successi con i suoi film neorealisti, ma, d’accordo con il suo sceneggiatore Cesare Zavattini, decise in questo caso di dedicarsi a una storia diversa.

Anzi, per la verità a più storie. L’idea era infatti quella di creare un film ad episodi ispirandosi ad alcuni racconti di Giuseppe Marotta, tutti abili a ritrarre alcuni “tipi” napoletani. E ognuno di questi episodi fu affidato a un grande attore: Eduardo De Filippo, Sophia Loren, Silvana Mangano, lo stesso De Sica.

Il primo episodio in assoluto, Il guappo, aveva però per protagonista Totò. Qui l’attore interpretava Don Saverio Petrillo, un “pazzariello” che veniva costantemente umiliato dal guappo del suo rione, che gli si era installato in casa. Almeno fino ad un’inaspettata rivincita.

La banda degli onesti

Nel 1956 Totò portò al cinema una commedia scritta da due specialisti come Age & Scarpelli e diretta da Camillo Mastrocinque, di cui abbiamo già avuto modo di parlare. Lo vedeva recitare a stretto contatto con Peppino De Filippo, e i due si intesero così bene che proprio da questa pellicola nacque una delle coppie d’oro del nostro cinema.

La storia era in un certo senso un ritratto comico dell’Italia del tempo. Antonio Bonocore, il personaggio di Totò, era il portiere napoletano di uno stabile a Roma. Per puro caso si ritrovava in possesso di alcuni cliché originali della Banca d’Italia e, povero e tartassato dal suo nuovo datore di lavoro, decideva di divenire un falsario.

In quest’operazione coinvolgeva il tipografo Lo Turco, interpretato da Peppino, e il pittore Cardone, ovvero Giacomo Furia. L’operazione però andava meno bene del previsto, per via dell’intromissione del giovane Michele, figlio di Bonocore e finanziere impegnato proprio in un’indagine su una banda di falsari.

 

La legge è legge

La legge è legge, film del 1958 diretto da Christian-Jaque, è abbastanza insolito all’interno della filmografia di Totò. In primo luogo perché frutto di una coproduzione italo-francese, con regista e una parte degli sceneggiatori d’oltralpe. In secondo luogo, perché il film – pur sempre una commedia – rifletteva su un tema a suo modo “politico”.

La storia era ambientata in un immaginario paesino al confine tra Italia e Francia. Lì vivevano un contrabbandiere napoletano, interpretato da Totò, e un doganiere francese, col volto di Fernandel. Quest’ultimo arrestava l’italiano, ma rimaneva bloccato quando scopriva d’essere nato al di là del confine.

La classica commedia degli equivoci finiva quindi in questo caso per declinarsi su questioni di nazionalità e confini, con esiti assurdi ed esilaranti, ma anche polemici. Ad un certo punto infatti Fernandel si ritrovava apolide, in una condizione non così dissimile da quella dei migranti di oggi, sbattuti – a rigor di legge – da un posto all’altro.

I soliti ignoti

Non abbiamo inserito I soliti ignoti nella cinquina di partenza per un unico e semplice motivo: perché lì Totò interpreta una parte non da protagonista. Per il resto, avrebbe avuto tutte le carte in regola per essere considerato uno dei migliori lavori dell’attore napoletano.

Diretto nel 1958 da Mario Monicelli, il film è considerato il capostipite del genere della commedia all’italiana, che tanta fortuna avrebbe poi avuto anche al di fuori dei nostri confini. Introducendo alcune caratteristiche del genere neorealista, questo film infatti seguiva le vicende di una banda di sgangherati ladri.

Il gruppo, interpretato anche da attori di peso come Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni, chiedeva ad un certo punto aiuto a Dante Cruciani (interpretato appunto da Totò), uno scassinatore in pensione usato come consulente. Le vicende poi andavano ovviamente male, ma in modo anche molto divertente.

 

Signori si nasce

«Signori si nasce. E io lo nacqui, modestamente» è una delle battute più celebri del repertorio di Totò. Ma in un certo senso è anche uno dei suoi film più riusciti, perché nel 1960, per la regia di Mario Mattoli, uscì infatti Signori si nasce, in cui il nostro duettava ancora con Peppino De Filippo.

La storia era ambientata all’inizio del Novecento. Totò interpretava il barone Ottone degli Ulivi, detto Zazà, uno spendaccione orgoglioso del proprio rango ma perennemente sul lastrico. Incapace di resistere al fascino femminile e pressato dai creditori, finiva per coinvolgere il fratello, il devoto Pio degli Ulivi, in una serie di imbrogli.

https://www.youtube.com/watch?v=rRWMnhbX40k

Nella pellicola – scritta anche da dei giovani Castellano e Pipolo – recitavano tra gli altri Delia Scala e Riccardo Garrone, oltre a una serie di abili caratteristi. E c’era pure un che di autobiografico, visto che il personaggio interpretato da Totò (amante del teatro di rivista e delle soubrette) ricordava un po’ gli anni giovanili dell’attore.

Uccellacci e uccellini

Concludiamo con l’ultimo film in cui Totò recitò da protagonista, nonché forse il più fuori dagli schemi della sua intera filmografia. Uccellacci e uccellini uscì infatti nel 1966 ed è un film decisamente più grottesco che comico, scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini.

La trama non è semplice da descrivere. Al centro della scena ci sono Totò e Ninetto Davoli che vagano per le campagne romane. Lì incontrano un corvo intellettuale e di sinistra, che racconta loro di due frati francescani incaricati da San Francesco di evangelizzare i falchi e i passeri.

Poi Totò e Ninetto incontrano tutta una serie di altri personaggi assurdi, fino ad arrivare al punto di stufarsi del corvo e mangiarselo. Un film metaforico e allusivo, completamente diverso da quelli a cui Totò aveva abituato. Ma molto apprezzato dalla critica, tanto da fruttare all’attore un Nastro d’Argento come miglior interprete.

 

Note e approfondimenti

  • 1 Figlio naturale – inizialmente non riconosciuto – del marchese Giuseppe De Curtis.
  • 2 Che per la verità già dal 1948 vedeva il suo nome comparire nel titolo dei suoi lavori a caratteri cubitali.

 

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