Cinque tra i libri gialli più belli di sempre

Hercule Poirot, celebre detective creato da Agatha Christie nei suoi libri gialli

In Italia, il romanzo giallo vanta un’ottima tradizione. Grazie all’opera pionieristica del Giallo Mondadori, che iniziò a importare i migliori romanzi del mistero americani a partire addirittura dal 1929, il genere si è infatti imposto molto presto nel cuore degli italiani, divenendo tra l’altro per molti anni anche la tipica lettura estiva da spiaggia.

Un genere composito, che varia dal gioco psicologico e mentale al thriller, da storie straordinariamente violente ad altre in cui non si vede (o legge) nemmeno una goccia di sangue; un genere che ha avuto i suoi maestri nel mondo anglosassone ma che negli ultimi anni si è globalizzato, con grandi autori italiani, spagnoli, francesi, scandinavi. Quali sono però i libri gialli più belli di sempre? Ecco le nostre cinque proposte.


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Arthur Conan Doyle – Il mastino dei Baskerville

Il caso più famoso di Sherlock Holmes

"Il mastino dei Baskerville", la più famosa indagine di Sherlock HolmesNon è facile stabilire in maniera univoca quale sia il primo romanzo giallo della storia, perché tra la metà e la fine dell’Ottocento comparvero vari libri e racconti che avevano qualche elemento di novità, ma che forse non erano ancora completamente configurati secondo i dettami del genere. Se non si possono non citare l’Auguste Dupin di Edgar Allan Poe e certi volumi di Wilkie Collins, è però indubbio che il primo detective ad imporsi e a diventare il prototipo per centinaia di successivi investigatori sia stato lo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle.

Comparso per la prima volta nel romanzo Uno studio in rosso del 1887, Holmes è un detective privato molto particolare, abilissimo nell’uso del ragionamento deduttivo ma apparentemente estraneo a tutto ciò che non riguarda le sue indagini; un detective che, accompagnato dal fido dottor Watson, aiuta Scotland Yard in varie indagini apparentemente insolubili. Il mastino dei Baskerville, la sua avventura forse più celebre, venne pubblicato per la prima volta tra il 1901 e il 1902, quasi dieci anni dopo il racconto in cui Conan Doyle aveva fatto morire il suo protagonista: una “resurrezione” dovuta alle pressanti richieste dei fan e degli editori. La storia che ne uscì era inquietante al punto giusto: ambientata in un castello isolato su cui sembrava pendere una terribile maledizione, mescolava thriller, horror e giallo puro, creando un’ambientazione chiusa e angosciante che sarebbe stata ripresa da decine di altri autori nel corso degli anni.

 

Agatha Christie – L’assassinio di Roger Ackroyd

Il romanzo con Poirot che funziona come un ingranaggio perfetto

"L'assassinio di Roger Ackroyd" di Agatha Christie, uno dei più bei libri gialli classiciSe Arthur Conan Doyle è il re del romanzo giallo inglese, non c’è dubbio che Agatha Christie ne sia la regina: tradotta in tutto il mondo perfino più di Shakespeare, capace di diventare milionaria ancora molto giovane grazie alle sue creazioni, la Christie è la creatrice di due detective fondamentali della storia del giallo come il belga Hercule Poirot e l’assennata Miss Marple, entrambi protagonisti di decine di adattamenti per la televisione o per il cinema. Proprio il primo è uno dei personaggi centrali de L’assassinio di Roger Ackroyd, uno dei capolavori più celebri della Christie assieme a Assassinio sull’Orient Express e a Dieci piccoli indiani, pubblicati successivamente; il libro infatti comparve nelle librerie britanniche nel 1926, quando l’autrice aveva 36 anni ed era appena al suo sesto lavoro, incontrando subito giudizi entusiasti da parte sia del pubblico che della critica.


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Il 1926 fu d’altro canto un anno molto difficile per la vita della giallista: prima le morì la madre, poi il marito – quell’Archibald Christie da cui aveva preso il cognome – le chiese il divorzio dopo la scoperta del di lui tradimento. Com’è noto, Agatha scappò senza lasciare traccia, rifugiandosi sotto falso nome nel nord del paese, lasciando per qualche settimana l’Inghilterra col fiato sospeso. Ma, come detto, il successo di L’assassinio di Roger Ackroyd le fece in parte dimenticare le beghe personali: Poirot vi riveste un ruolo tutto sommato secondario, visto che la vicenda viene narrata da un testimone diretto dell’omicidio, il dottor Sheppard, che fa da assistente al celebre detective e diventa in un certo senso il protagonista dell’avventura. Ma il finale, architettato con una precisione straordinaria, rivela uno dei colpi di scena più celebri della storia del romanzo giallo.

 

Dashiell Hammett – Il falcone maltese

Sam Spade, il prototipo del duro

"Il falco maltese" di Dashiell Hammett, con un fotogramma del film con Humphrey BogartL’Inghilterra dominò la scena “gialla” nei primi decenni del Novecento, ma già dagli anni ’30 in poi il baricentro del genere cominciò a spostarsi verso gli Stati Uniti, dove si sperimentavano nuovi modi di raccontare storie criminali, meno composti e “british” di quelli inaugurati da Conan Doyle e dalla Christie ma non meno appassionanti. Alla fine degli anni Venti, infatti, vide la luce quello che i critici chiamano hard-boiled, un genere dai toni forti e duri, i cui protagonisti sono cinici detective privati che indagano su casi apparentemente banali ma che portano alla luce lo sporco della società. L’inventore del genere fu probabilmente Dashiell Hammett, un reduce della Prima guerra mondiale che, secondo le parole del suo erede Raymond Chandler, aveva «restituito il delitto alla gente che lo commette per un motivo, e non semplicemente per fornire un cadavere ai lettori», raccontando cioè la vera via del crimine, molto meno edulcorata di quella di tanti giallisti di quegli anni.

Il falcone maltese, pubblicato per la prima volta tra il 1929 e il 1930, è il primo e unico romanzo con protagonista il suo detective più celebre, Sam Spade, considerato il prototipo del “duro” letterario e non a caso interpretato, sul grande schermo, da Humphrey Bogart. La storia, abbastanza complicata, vedeva Spade indagare su una preziosa statuetta raffigurante un falco del valore di due milioni di dollari e desiderata da vari scagnozzi di San Francisco, scagnozzi che non esitavano ad uccidergli il socio, a prenderlo a pugni e, quando si rivelavano essere delle belle donne, tentare di sedurlo. A tutte queste situazioni, però, Spade rispondeva a muso duro e con fare scaltro, non scandalizzandosi per nessuna morte e non dimostrando neppure particolari doti deduttive, ma riuscendo a barcamenarsi comunque in un mondo violento.

 

Raymond Chandler – Il grande sonno

L’indagine più celebre di Philip Marlowe

"Il grande sonno" di Raymond Chandler, uno dei più famosi romanzi hard-boiledCome abbiamo anticipato, Dashiell Hammett fu il fondatore dell’hard-boiled, ma il suo erede non si può non individuare in Raymond Chandler, in realtà quasi un coetaneo che però ebbe successo qualche anno dopo, alla fine degli anni ’30 e soprattutto negli anni ’40, quando alcuni suoi romanzi – pubblicati tra l’altro in anteprima sulle stesse riviste in cui, dieci anni prima, aveva scritto Hammett – gli aprirono le porte di Hollywood. Il suo personaggio principale fu il detective Philip Marlowe, anch’esso un duro ma con qualche elemento di novità: disilluso, rassegnato ma allo stesso tempo colto e in parte romantico, Marlowe è un antieroe a tutto tondo che probabilmente rifletteva il modo di pensare malinconico del suo creatore.


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Il grande sonno, uscito nel 1939, è il primo romanzo sia di Marlowe che di Chandler, e probabilmente il più famoso, portato sul grande schermo due volte e mezza, se si considera che – dopo le versioni di Howard Hawks (con ancora Humphrey Bogart e Lauren Bacall) e Michael Winner (con Robert Mitchum) – anche Il grande Lebowski è parzialmente ispirato ad esso. La storia, ambientata a Los Angeles, vede il detective indagare su quello che all’inizio sembra un banale ricatto portato contro un magnate del petrolio ma poi si rivela una faccenda molto più sordida che vede coinvolte le due figlie del miliardario e un giro di materiale pornografico.

 

Patricia Highsmith – Il talento di Mr. Ripley

L’invenzione del thriller psicologico

La copertina dell'edizione Bompiani de "Il talento di Mr. Ripley", che richiama il film con Matt DamonDopo due gialli “classici”, in cui il detective è un risolutore di enigmi che vive in genere lontano dal pericolo, e due pulp stories, in cui invece il protagonista è un uomo che rischia la pelle ad ogni indagine, concludiamo con un giallo che si inserisce nel filone dei thriller psicologici: Il talento di Mr. Ripley di Patricia Highsmith. Un libro che, pur essendo pienamente un giallo, è completamente diverso da quelli che abbiamo presentato finora: il protagonista non è infatti il solito detective più o meno brusco e più o meno intelligente impegnato a cercare di smascherare il colpevole, ma l’assassino, che diventa quasi l’eroe della storia nei suoi tentativi di schivare la giustizia.


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Il Ripley del titolo – portato anch’esso sul grande schermo, nel corso degli anni, da attori di prim’ordine come Alain Delon e Matt Damon – è infatti uno squattrinato ragazzo americano che riesce a farsi inviare da un ricco imprenditore in Italia, alla ricerca del figlio scapestrato Dickie, per convincerlo a ritornare negli Stati Uniti e ad occuparsi dell’azienda di famiglia. Ripley, però, si innamora dello stile di vita di Dickie e finisce per ucciderlo, mascherando il suo delitto anche grazie all’idea di assumere l’identità della vittima e alternarla alla propria. Così riesce ad eludere le indagini della polizia, degli amici di Dickie e perfino di Marge, la ragazza che si era innamorata di lui, vivendo però nella costante paranoia di venir scoperto.

 

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