Cinque tra i migliori film di Dario Argento

I migliori film di Dario Argento

Per molto tempo il cinema di genere italiano è andato di moda e ha fatto ottimi incassi, se non in patria per lo meno all’estero. Non si direbbe a vedere le condizioni del cinema nostrano odierno, ma a partire dagli anni ’60, per tutta la durata degli anni ’70 e ’80 e fino all’inizio degli anni ’90, il cinema di genere ha primeggiato e rivaleggiato (a livello di incassi) con il cinema più alto, con i film che vincevano i premi Oscar, con le correnti cinematografico-letterarie, con la commedia all’italiana dei vari De Sica, Totò, Germi e Monicelli. L’Italia ha fatto storia. Con il western all’italiana, con le commedie sexy, con i poliziotteschi, con i gialli e gli horror.

Ecco, tutt’ora se in Italia dici “horror” la gente ti risponde: «Dario Argento». Argento infatti è stato uno di quei registi che, dedicandosi all’horror, ne ha stabilito i parametri, ha ridefinito i meccanismi della suspense e ha imposto un nuovo modo di far… paura! Per tutti questi motivi Argento è stato definito “il maestro del brivido”, essendosi sempre dedicato al genere e avendo esportato il made in Italy anche all’estero, soprattutto negli Stati Uniti.


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Peccato che poi, con il tempo, la produzione del Dario nazionale sia calata inesorabilmente, raggiungendo punte di bassezza che mal si addicono ad una carriera che tra gli anni ’70 e gli ’80 si poteva definire stratosferica.

Ad oggi Dario Argento ha diretto la bellezza di 18 film per il cinema, tra gialli e horror (e una brevissima parentesi nel genere storico). Quelle di cui vi parlo oggi sono cinque tra le sue migliori pellicole.

 

4 mosche di velluto grigio

Il giallo si tinge di horror

Terzo e ultimo capitolo della cosiddetta Trilogia degli animali, 4 mosche di velluto grigio è il terzo film di Dario Argento e il culmine della sua fase più classica, che gli permise di farsi un nome tra i giallisti cinematografici italiani.

Il batterista Roberto Tobias, una sera, uccide accidentalmente l’uomo che da giorni lo pedinava. All’omicidio assiste una terza persona che, da quel momento in poi, comincia a perseguitare Roberto, il quale, non potendo andare dalla polizia, assume un investigatore privato per far luce sull’identità del suo persecutore.

4 mosche di velluto grigio è un giallo dalla struttura classica, basato sull’identità misteriosa di un assassino e sul suo disvelamento finale. Struttura che però, per quanto classica, si piega ad un certo lato biografico del regista/autore, alle sue nevrosi, alle sue paure. Il film di Argento tenta nuove strade della suspense mantenendo intatte le dinamiche di genere ma, soprattutto, fonde al thriller l’horror più efferato (le scene degli omicidi) e una verve ironico/grottesca che sfocia in veri e propri siparietti comici.

 

Profondo rosso

La potenza delle immagini e della musica

Terminata la Trilogia degli animali, Dario Argento si dedicò a quello che viene definito il suo giallo migliore: Profondo rosso. In un certo senso questo film fece da spartiacque nella carriera del giovane regista romano, che in seguito si occupò prevalentemente di horror.

Marc Daly è un famoso pianista inglese che, un giorno, assiste involontariamente all’omicidio di una sua vicina di casa, la sensitiva tedesca Helga Ulmann. Da quel momento in poi il misterioso killer comincerà a perseguitarlo. L’unico modo per salvarsi sembrerebbe scoprirne la vera identità: per questo Marc comincerà ad indagare sull’assassinio assieme alla giovane giornalista Gianna Brezzi.

Ancora una volta un film che rientra nel filone del giallo all’italiana, quello classico, con in più le influenze stilistiche del thriller d’oltreoceano. Profondo rosso però dimostra quanto poco importanti siano la verosimiglianza e la “quadratura del cerchio” rispetto alla potenza delle immagini e all’immaginario malato di un regista che ha il coraggio di imporre la propria visione di un orrore da un lato urbano e dall’altro quasi onirico. Profondo rosso genera inquietudine, disturba proprio per una mancanza di coesione narrativa in nome di una potenza visiva (possibile anche grazie all’ottimo reparto effetti speciali), sonora (le bellissime musiche dei Goblin) e visionaria.

 

Suspiria

Un incubo horror

Suspiria è il primo film horror di Dario Argento nonché il pezzo più pregiato della cosiddetta Trilogia delle tre madri, assieme ai successivi Inferno (1980) e La terza madre (2007).

Susy Benner è una studentessa americana della prestigiosa Accademia di Danza di Friburgo. Appena arrivata nella città tedesca, giunta in una serata di pioggia presso il palazzo dell’accademia, Susy deve però fare i conti con gli strani avvenimenti e le inquietanti sparizioni che sembrano affliggere la struttura. Inoltre sembra ci sia uno spietato assassino da quelle parti.

Horror puro fatto di streghe, magia e violenti omicidi, Suspiria segna il passaggio dal giallo al cinema dell’orrore di Dario Argento, anche se del giallo mantiene alcune caratteristiche, rimanendo in parte film d’indagine. A fare la differenza in Suspiria è soprattutto la potenza delle immagini, impreziosite da un uso del Technicolor fuori tempo massimo. Il regista va al di là delle logiche narrative, le supera e si preoccupa di mettere in scena incubi lucidi che spaventano e affascinano, coadiuvati dalle solite bellissime musiche dei Goblin e dalle sue ossessioni. Il risultato è un capolavoro del cinema horror mondiale.

 

Inferno

Il sottovalutato film in coproduzione con l’America

Secondo capitolo della Trilogia delle tre madri, Inferno è un horror che abbandona ogni coerenza narrativa per divenire visionario collage di intuizioni infernali. È, inoltre, la prima produzione italo-americana nella carriera di Dario Argento.

La poetessa Rose Elliot acquista da un antiquario il diario scritto in latino dall’architetto Varelli. Nel libro si parla delle tre madri degli inferi, per cui Varelli ha costruito tre case. Rose, spaventata, inizia a pensare che quella dove vive lei sia la casa di New York, quella costruita per la Mater Tenebrarum, la più cattiva delle tre streghe.

Argento si libera di ogni freno emotivo e racconta il suo orrore più efferato e nevrotico. Il lato thriller della vicenda lascia il posto al fantastico e Inferno diventa uno degli horror più profondi e brutali del decennio, senza però rinunciare a quell’eleganza visiva che aveva sempre contraddistinto i lavori del regista. Il film è così un viaggio tra volti inquietanti, magia, carne e sangue, un caleidoscopio di immagini e visioni.

Sottovalutatissima dalla critica, col tempo la pellicola è stata rivalutata e ad oggi è considerata, all’estero, uno degli horror più “potenti” di sempre.

 

Phenomena

La contaminazione tra horror e fantasy

Forse l’ultimo grande film di Dario Argento, un horror sull’orlo del fantasy, una produzione internazionale italo-svizzera con protagonisti una giovanissima Jennifer Connelly e il grandissimo attore carpenteriano Donald Pleasence.


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Jennifer è una ragazzina americana che studia in un importante collegio di Zurigo. Evitata e presa in giro da tutti, Jennifer è però una ragazza speciale con la straordinario potere di comunicare con gli insetti. Tra le valli svizzere intanto si aggira un pericoloso assassino necrofilo di ragazzine.

Per alcuni quasi un remake di Suspiria, per altri il film più coraggioso di Dario Argento, Phenomena fonde abilmente horror e fantasy: partendo da elementi che nel loro essere incredibili hanno una base razionale, il film si contamina pian piano fino a cadere nella fiaba ma non rinunciando mai a scene di cui sono l’orrore e il sangue i veri protagonisti.

In questo film Argento non solo abbraccia il caos e rinnega l’ordine, ma si diverte (e si vede) dando sfogo a tutta la sua originalità, diventando quasi imprevedibile nonostante la struttura del suo film rimanga invariata e la pellicola si concluda con il classico colpo di scena. In un certo senso ce lo aspettiamo anche ma, come al solito, non è la destinazione che conta, quanto il viaggio.

 

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