È in discussione in questi giorni in Parlamento la nuova riforma della scuola varata dal governo Renzi, una riforma che è stata fortemente avversata dai sindacati ma che, dopo l’apertura di diversi tavoli di trattative e una parziale modifica su alcuni punti, sembra destinata ad andare in porto.

Un progetto che, comunque la si pensi, tenta di modificare non tanto i programmi o la didattica, quanto l’inquadramento generale dei docenti e degli istituti, dando maggiore autonomia decisionale ad ogni singola scuola sia in termini di programmazione che di uso delle risorse e, in una certa misura, di scelta del personale.

Bisogno di riforme

Secondo i promotori, il disegno di legge dovrebbe essere un primo passo verso una totale ridefinizione della scuola in Italia.

E se anche i sindacati insistono sul fatto che non sia questa la strada giusta da seguire, è credo indubbio a tutti che il nostro sistema scolastico abbia bisogno di uno svecchiamento, di una serie di riforme che lo allineino cioè ai migliori apparati educativi europei e mondiali.

Ma quali sono – e soprattutto: come funzionano – le migliori scuole d’Europa? Abbiamo analizzato i risultati delle indagini OCSE-PISA, un test di valutazione internazionale degli apprendimenti in lettura, matematica e scienze, per trovare i cinque sistemi educativi più efficaci del nostro continente. Eccoli.

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1. Finlandia

Insegnanti preparati e pochi compiti

Già da qualche anno, i riflettori si sono puntati sulla Finlandia. Gli ottimi risultati raggiunti nei test OCSE-PISA ma anche l’Education Index pubblicato dall’ONU la pongono infatti ai vertici, per sistema educativo, non solo in Europa ma in tutto il mondo.

Per quanto riguarda il PISA, nel 2012 i risultati ottenuti dal pese sono stati di 519 punti nella prova di matematica, 545 in quella di scienze e 524 in quella di lettura (per darvi un termine di paragone, gli studenti italiani hanno ottenuto 485, 494 e 490 punti), per un totale di 1.588 punti complessivi.

Un'aula scolastica in Finlandia (foto di Leo-setä via Flickr)
Un’aula scolastica in Finlandia (foto di Leo-setä via Flickr)

Il segreto del sistema finlandese hanno cercato di comprenderlo in molti. Qui elenchiamo, brevemente, alcuni elementi che di sicuro hanno avuto un peso molto rilevante nel progressivo miglioramento della scuola in questo paese, ma che forse non esauriscono del tutto il problema.

In primo luogo, la selezione del personale docente è molto severa: per insegnare, in ogni ordine di scuola, bisogna essere laureati, ma anche aver conseguito ottimi voti alle superiori e superare parecchi test.

Leggi anche: Come fare un curriculum per studenti delle superiori: 5 esempi e strategie

In generale, solo il 10% circa degli aspiranti insegnanti viene assunto, cosa che fa sì che la preparazione dei docenti sia molto alta e che il loro status sociale sia elevato; ovviamente anche i salari sono, di conseguenza, al di sopra della media europea.

Materie pratiche e poca selezione

Ma non è solo una questione di soldi. La scuola è divisa in due cicli. La primaria (obbligatoria) va dai 7 ai 16 anni e non presenta meccanismi di selezione.

Un ballo di fine anno in una scuola finlandese (foto di Suvi Korhonen via Flickr)
Un ballo di fine anno in una scuola finlandese (foto di Suvi Korhonen via Flickr)
Gli studenti non devono sostenere esami e nei primi anni non vengono neppure valutati, mentre lo Stato si accolla le spese di spostamento dalle case alle scuole. La secondaria (facoltativa) dura tre anni, dai 16 ai 19, e può preparare all’università o al mondo del lavoro.

 
C’è un’ampia libertà di insegnamento sia a livello di programmi che di libri di testo. Le classi raramente superano i 20 alunni e già dalla primaria vengono insegnate due lingue aggiuntive oltre a quella nazionale, mentre dalle 4 alle 11 ore a settimana sono dedicate, a seconda dell’anno, a materie come arte, musica, cucina, falegnameria, metallurgia e tessitura.

I compiti per casa sono ridotti al minimo per lasciare il tempo di svolgere attività extra-curricolari come la lettura (è il paese in cui si pubblica il maggior numero di libri per bambini) o lo studio di uno strumento musicale.

 

2. Estonia

Di estrema eccellenza è anche il sistema educativo dell’Estonia, che, secondo i dati dell’OCSE-PISA, si pone al secondo posto in Europa per risultati grazie a un punteggio complessivo di 1.578 punti, con ottime performance in tutte le discipline e soprattutto nell’area scientifica.

Si tratta, ad ogni modo, di un sistema piuttosto piccolo, come piccolo è il paese: basti pensare che le scuole estoni sono in tutto appena 589.

Anche in questo caso la scuola primaria va dai 7 ai 16 anni, anche se capita spesso che nelle zone rurali i primi tre anni vengano svolti in una sede più localizzata e i successivi in una città più grande.

Corsi obbligatori e facoltativi

La scuola secondaria è organizzata in corsi obbligatori e facoltativi, che lo studente può combinare con una certa libertà. L’importante è che alla fine del percorso di studi l’alunno abbia frequentato e superato (con un esame finale) 96 corsi, oltre a dover sostenere un esame di stato di lingua estone, un esame di matematica e un esame di lingua straniera.

Deve inoltre presentare una tesina di ricerca o aver svolto un lavoro documentato. Dopodiché si può accedere alle università, che organizzano i loro corsi con una certa autonomia decisionale.

Bambini estoni in gita scolastica
Bambini estoni in gita scolastica

Al centro del percorso educativo estone ci sono però i curricula basati sulle competenze: l’idea è infatti quella di passare da un’educazione organizzata attorno al docente ad un’educazione organizzata invece attorno all’alunno.

Per questo motivo, discipline che sono tradizionalmente disgiunte possono essere insegnate assieme, in modo da un lato da formare lo studente all’interdisciplinarietà, dall’altro a spingere soprattutto sul versante pratico e creativo più che non su quello puramente conoscitivo.

 

3. Polonia

Se Finlandia ed Estonia sono paesi piuttosto piccoli (il primo ha 5 milioni di abitanti, il secondo poco più di 1) e quindi presentano tutto sommato problemi ben diversi dai nostri, lo stesso non si può dire della Polonia.

Questo paese, forte di 38 milioni di abitanti e di una superficie poco più grande di quella italiana, costituisce infatti un punto di riferimento con cui confrontarci senza tanti distinguo.

Bambini di una scuola elementare polacca
Bambini di una scuola elementare polacca

E nonostante queste dimensioni il sistema scolastico polacco è uno dei migliori d’Europa: alle prove OCSE-PISA del 2012 gli studenti hanno infatti ottenuto complessivamente 1.562 punti, conseguendo ottimi risultati – tra l’altro tra loro molto simili – in tutte le prove sostenute.

E recentemente anche la Pearson/Economist Intelligence Unit ha elogiato il sistema polacco, mettendolo al quarto posto in Europa.

La scuola dell’obbligo

La scuola primaria comincia a 6 anni, è obbligatoria e dura fino ai 12. Terminato questo ciclo c’è un esame, che fa accedere alla scuola secondaria inferiore (simile alla nostra scuola media), anch’essa obbligatoria e della durata di tre anni. L’esame dei 15 anni chiude pertanto il periodo della scuola dell’obbligo.

La scuola secondaria superiore è invece generalmente di due tipi: c’è il liceo, che dura tre anni, o l’istituto tecnico, che ne dura quattro; al termine di entrambi c’è un esame chiamato matura, di maturità.

Leggi anche: Tutti i tipi di scuole superiori italiane ordinate dai nostri lettori

Il ruolo degli insegnanti varia a seconda delle età: nei primi tre anni della primaria c’è una sorta di maestro unico, mentre nei secondi tre i docenti si dividono le materie; poi, ai livelli superiori, il sistema è molto simile a quello italiano e anche le materie insegnate sono pressoché le stesse.

Riforme costanti

Pure all’università si ripetono le analogie col nostro sistema organizzativo, visto che tutta l’istruzione terziaria è strutturata secondo lo schema del 3+2 (tranne nei casi delle lauree in Farmacia e Medicina).

Davanti a tante analogie, vien da chiedersi come mai i polacchi ottengano encomi e risultati anche molto migliori dei nostri.

L'atrio dell'Università di Amministrazione ed Economia di Lublino (foto di Stelmaszczuk via Wikimedia Commons)
L’atrio dell’Università di Amministrazione ed Economia di Lublino (foto di Stelmaszczuk via Wikimedia Commons)

Una possibile risposta può essere trovata nell’alto numero di riforme che sono state condotte negli ultimi anni, che fanno sì che la scuola sia costantemente monitorata e che si sia sviluppato un ampio dibattito per cercare dei modi per migliorarla.

D’altro canto, all’interno della politica polacca ci sono anche voci fuori dal coro, che criticano la scuola per il suo eccessivo affollamento e che chiedono una didattica più orientata allo studente e meno ai risultati.

 

4. Paesi Bassi

Lasciamo il nord-est Europa e avviciniamoci ora alle nostre zone con il quarto e il quinto paese in classifica. Da una parte troviamo infatti i Paesi Bassi e dell’altra la Svizzera, che hanno raggiunto nei test OCSE-PISA risultati complessivamente molto simili (1.556 punti contro 1.555)1.

Nei Paesi Bassi la scuola primaria comincia a 4 anni (anche se è obbligatoria solo a partire dai 5) e continua fino ai 12.

Il Liceo Montessori di Amsterdam (foto di Ariel Palmon via Wikimedia Commons)
Il Liceo Montessori di Amsterdam (foto di Ariel Palmon via Wikimedia Commons)

Dopodiché si passa a una scuola secondaria che può durare da 4 a 6 anni – anche se l’obbligo scolastico si esaurisce comunque ai 16 anni – ed è divisa in tre tipologie: VMBO (una sorta di istituto professionale), HAVO (una specie di istituto tecnico) e VWO (corrispondente al nostro liceo).

L’ingresso nell’una o nell’altra scuola viene deciso sulla base di un test svolto alla fine delle elementari e del giudizio della scuola primaria stessa, anche se i genitori e il ragazzo possono, insistendo, ottenere il passaggio a un livello diverso.

Lingue straniere e materie innovative

In ogni caso, alle superiori molta libertà è lasciata agli studenti nell’elaborare il proprio piano di studi, soprattutto nei tre anni finali. Sono obbligatorie, ad esempio, le lingue olandese e inglese (oltre, nel VWO, a una seconda lingua straniera, allo studio delle arti, alle scienze sociali e all’educazione civica).

A queste si aggiungono delle materie specifiche legate all’indirizzo che si vuole scegliere e poi una discreta quantità di materie opzionali, dalla filosofia all’economia, da ulteriori lingue straniere (tra cui perfino l’arabo e l’ebraico) all’informatica.

Particolarmente rilevante, almeno rispetto agli standard piuttosto bassi a cui siamo abituati noi, è anche l’educazione sessuale, che viene impartita ai ragazzi già dalla primaria e che negli anni ha portato l’Olanda ad avere un tasso di ragazze madri tra i più bassi del mondo.

 

5. Svizzera

Al quinto posto della classifica OCSE-PISA si piazza, infine, la Svizzera, che riesce a precedere la Germania, sesta, l’Irlanda, settima, il Belgio, ottavo, il Regno Unito, nono, e l’Austria, decima. L’Italia, giusto per confronto, veleggia attorno al ventesimo posto, in una posizione per la verità non troppo onorevole.

Ma rimaniamo al sistema svizzero. Qui la scuola primaria è ovviamente obbligatoria, comincia a 6 anni e ne dura generalmente 6, anche se alcune differenze possono emergere da cantone a cantone, visto che ogni regione ha una certa autonomia decisionale.

La scelta a 16 anni

A questa segue una scuola secondaria inferiore, paragonabile alla nostra scuola media, anche questa obbligatoria e della durata di 4 anni.

Al termine di questa lo studente, sedicenne, può scegliere se smettere di studiare o optare per una scuola professionale, che consiste in una sorta di apprendistato e può durare fino a 4 anni, o per un liceo, che prepara all’università e che dura dai 3 ai 5 anni a seconda del cantone.

La prestigiosa Business School di Ginevra (foto della Geneva Business School)
La prestigiosa Business School di Ginevra (foto della Geneva Business School)

L’accesso a questi licei è limitato dai voti fatti registrare nel grado di scuola inferiore o da un esame d’ammissione.

Lo Stato gestisce solo l’istruzione professionale

Tutta la scuola dell’obbligo è in mano ai cantoni, secondo un principio federalista che regola molti degli affari svizzeri: ogni cantone può infatti decidere il curriculum degli studenti, le competenze da sviluppare e le materie, anche se c’è un organo di vigilanza federale che garantisce che siano rispettati gli standard di qualità e gratuità del sistema.

L’istruzione professionale secondaria, invece, è amministrata direttamente dallo Stato, che rilascia un certificato appunto federale, mentre i licei sono sempre di competenza cantonale, cosa che può portare anche ad una certa difficoltà nel riconoscimento all’estero del titolo di studio conseguito.

Inoltre questa estrema autonomia porta alla convivenza anche di diversi modelli educativi, che variano da cantone a cantone: ad esempio, ci sono regioni in cui i ragazzi vengono divisi a seconda dei livelli di performance raggiunti ed altre in cui si preferiscono classi miste, con livelli di apprendimento diversi.

Note e approfondimenti

  • 1 Anche se quelli dell’Olanda sono maggiormente in equilibrio tra le diverse prove, mentre per gli studenti svizzeri c’è una netta predisposizione verso la matematica rispetto alle altre materie esaminate.

 

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