Ogni infanzia è diversa dalle altre, così come ogni famiglia – per parafrasare Anna Karenina e Tolstoj – lo è. È quindi difficile trovare degli elementi che accomunino le infanzie anche di persone della stessa generazione nate in parti diverse d’Italia. Con un’eccezione: i cartoni animati. Quando, da adulti, ci si trova a discutere con altri coetanei dei ricordi dei propri primi anni di vita, quelli condivisi, quelli comuni sono legati o alla TV o ai film, sempre d’animazione.

Da questo punto di vista, un ruolo fondamentale per chi è cresciuto nell’era dell’home video ce l’hanno i film di Walt Disney. Pinocchio, Alice nel paese delle meraviglie, La sirenetta, La bella e la bestia e, per le generazioni del presente, Frozen hanno sostituito le favole con cui si addormentavano i nostri nonni e sono entrati nel linguaggio comune.


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Ma quali sono i migliori film a cartoni animati Disney? Quali quelli che, all’interno del “canone”, hanno mostrato nel corso degli anni degli standard più alti degli altri? Sappiamo già che, scegliendone cinque, scontenteremo i fan degli altri, ma ci abbiamo provato lo stesso: ed ecco quindi quelli che secondo noi sono i più belli.

 

Biancaneve e i sette nani

Dove tutto cominciò

Non si può che partire da qui: cioè dal 1937 e dall’arrivo nelle sale di Biancaneve e i sette nani, primo lungometraggio a cartoni animati della storia. Il film era stato fortemente voluto da Walt Disney, nonostante il parere contrario di tutti i suoi soci, di suo fratello Roy e di sua moglie. Addirittura, per finanziarlo il creatore di Topolino era stato costretto a ipotecare la propria casa e a mettere a repentaglio tutto il proprio patrimonio. La scommessa fu però pienamente vinta. Costato 1,5 milioni di dollari (una cifra astronomica, per l’epoca), ne fruttò 3,5 solo tra Stati Uniti e Canada, arrivando a quota 6,5 in tutto il mondo.

Tutti i dati, però, erano entusiasmanti. Divenne il più grande successo mai uscito al cinema fino ad allora, ed incassò quattro volte più di qualunque altro concorrente arrivato nelle sale quell’anno. Eppure Disney era stato sbeffeggiato per anni dalla stampa, che riteneva la sua idea di adattare una favola dei fratelli Grimm un sostanziale suicidio economico. Ancora più importante, però, fu il fatto che il consenso non venne solo dal pubblico. Elogiarono il film anche Charlie Chaplin e Sergei Eisenstein, tanto che quest’ultimo lo definì il più grande film mai realizzato.

 

Robin Hood

Il primo film del dopo-Walt

Facciamo un salto in avanti di 35 anni. Dopo Biancaneve e i sette nani, e soprattutto dopo la guerra, l’attività dei Disney studios si fece più intensa. Accanto ai film d’animazione – sempre molto dispendiosi – arrivarono film in live action, serie TV, speciali e molti altri progetti. I “classici” continuarono ad uscire. Furono prodotti Pinocchio, Fantasia, Dumbo, Bambi. E poi Cenerentola, Alice nel paese delle meraviglie, Le avventure di Peter Pan e così via. Il 15 dicembre 1966, però, Walt Disney morì, e lo studio si trovò a dover andare avanti senza di lui.

Il primo film prodotto senza alcuna supervisione di Walt fu Robin Hood. Un film a basso budget, costruito anche riciclando animazioni di film precedenti (in particolare de Il libro della giungla). Un film che infatti non convinse pienamente la critica, ma che ebbe invece un grandissimo successo tra il pubblico. Un successo che perdura ancora oggi, a giudicare dalle vendite delle riedizioni. D’altro canto, ancora oggi in questa pellicola si possono apprezzare la simpatica stilizzazione dei protagonisti, la trama avventurosa e rocambolesca e le canzoni azzeccate e influenzate dal gusto del tempo.

 

Aladdin

Il Rinascimento Disney

Arriviamo agli anni ’90, l’epoca del cosiddetto Rinascimento Disney. Avremmo potuto costruire la nostra cinquina anche solo coi film di questa fase. Pensate a La sirenetta, a La bella e la bestia e ad altre pellicole di questa risma, capaci di lottare coi film per adulti per l’Oscar di miglior film dell’anno. Per non essere troppo monotoni, però, abbiamo scelto solo due film, probabilmente i migliori di questa fase: Aladdin e Il re leone. Il primo uscì nel 1992 giocando sulla storia persiana di Aladino e la lampada meravigliosa, contenuta ne Le mille e una notte.


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Il film era straordinario sia dal punto di vista visivo che nella caratterizzazione dei personaggi. E riusciva a mescolare dramma e comicità, azione e romanticismo, grazie anche all’intervento di un doppiatore del calibro di Robin Williams, indimenticabile nella parte del Genio (e sostituito degnamente, in Italia, da Gigi Proietti). A questo si sommavano delle ottime canzoni, a partire da Il mondo è mio, e un antagonista tra i più terribili dei cartoni Disney, Jafar.

 

Il re leone

Il migliore di sempre?

Il re leone uscì subito dopo Aladdin, nel 1994. Ed è, forse, il miglior film disneyano di ogni epoca. Non a caso, per produrlo e scriverlo si fecero davvero le cose in grande. Per la storia non ci si basò su leggende o favole antiche, ma si misero insieme vari elementi richiamandosi a classici del teatro come l’Amleto, il Riccardo III e il Macbeth, o a storie bibliche come quelle di Giuseppe e Mosè. Ne nacque un film che è difficile definire per bambini, in cui l’elemento tragico domina la prima parte del film, seguito poi da una parte più comica e da un’altra avventurosa.

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Il film si avvaleva di una colonna sonora scritta da Elton John e Tim Rice (e cantata in italiano anche da Ivana Spagna), mentre dal punto di vista del doppiaggio si impose l’usanza di utilizzare attori famosi. Nella versione originale recitarono, infatti, Matthew Broderick, Jeremy Irons, James Earl Jones, Whoopi Goldberg, Rowan Atkinson ed altri, mentre in quella italiana lavorarono tra gli altri Tullio Solenghi e Vittorio Gassman. Il risultato fu eccellente e portò nelle casse della Disney praticamente 1 miliardo di dollari (senza contare le riedizioni e l’home video), oltre a due premi Oscar (quando non c’era ancora quello per il miglior film d’animazione) e tre Golden Globe.

 

Rapunzel

La svolta con protagonisti più giovanili

Concludiamo avvicinandoci al presente. Negli ultimi anni infatti la Disney ha fatto uscire varie pellicole, a volte anche di discreta fattura, ma raramente è riuscita a rivaleggiare con la Pixar, studio acquisito ma indipendente nella produzione. Le cose migliori si sono viste nell’ultimo lustro: l’anno scorso Big Hero 6 ha cercato di rimescolare un po’ i generi, introducendo un tocco Marvel nelle produzioni disneyane; l’anno prima, Frozen aveva ottenuto un fantastico successo. Altre pellicole, però, hanno centrato meno il bersaglio.


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A noi, di recente, è piaciuto molto Rapunzel – L’intreccio della torre, film ispirato alla fiaba di Raperonzolo. Uscito nel 2010, è riuscito a riadattare i classici personaggi da favola disneyani a canoni più moderni. Rapunzel, la protagonista, non è infatti l’indifesa donzella in pericolo, anche se ovviamente l’esser vissuta isolata in una torre l’ha resa inesperta del mondo; è, invece, una ragazza intraprendente e coraggiosa, capace di gestire meglio del suo “principe azzurro” (o presunto tale) le difficoltà dell’avventura. Proprio per queste ottime scelte di partenza, il film è spigliato, divertente e moderno e ha aperto la strada a un nuovo modo di imbastire storie in casa Disney. Un modo che pare destinato a durare.

 

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