Cinque tra i posti più belli del mondo

I posti più belli del mondo, partendo dal deserto di sale boliviano

Il mondo è bello: qualunque viaggiatore lo sa. E la bellezza, di vari tipi, si nasconde in ogni angolo del nostro pianeta. Che siano realtà naturali o artificiali, paesaggi acquatici o montanari, il nostro pianeta può ancora sorprenderci e lasciarci senza parole. A dimostrazione di questo, vi basti sapere che stendere la cinquina di oggi – dedicata ai posti più belli del mondo – è stata un’impresa ardua. Che i posti che abbiamo considerato fino all’ultimo per un’inclusione nella lista erano un centinaio, tutti più che degni di una menzione.

Alla fine, abbiamo dovuto sceglierne solo cinque, cercandoli tra quelli forse meno noti. Ma è chiaro che di posti straordinari, al mondo, ce ne sono parecchi. Da Bora Bora a certi paesaggi dell’Islanda, dal fiume Li in Cina alle cascate dell’Iguazú in Sud America, dalle isole della Grecia ad alcuni luoghi della nostra stessa Italia, avremmo potuto dilungarci a lungo. Ma alla fine le nostre scelte devono essere sempre ridotte a cinque: ed ecco, quindi, quelle che abbiamo effettuato.

 

Salar de Uyuni

Il deserto di sale in Bolivia

Incominciamo dal continente americano, una terra ricca di posti bellissimi. Luoghi in genere arcinoti. La bellezza delle isole Hawaii, l’incanto dei grandi parchi nordamericani, i ghiacci opposti del Canada e dell’Argentina, i canyon tra Stati Uniti e Messico. C’è però un luogo altrettanto bello ma meno conosciuto, il deserto di sale chiamato Salar de Uyuni. Con più di 10mila chilometri quadrati di estensione, è la più grande distesa salata del mondo e sorge nell’altopiano andino meridionale della Bolivia, a più di 3.500 metri di quota.


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Arrivandoci, ci si trova immersi in un paesaggio irreale. Questa grande distesa di sale, apparentemente sterminata, offre un panorama difficilmente replicabile altrove, che diventa particolarmente suggestivo al tramonto, quando l’aria si colora di toni rossastri. Inoltre, nonostante sia il clima che l’altitudine non sembrino favorirlo, il turismo internazionale apprezza anche il fatto che a novembre, qui, si riproducano tre specie di fenicotteri, cosa gradita agli appassionati di birdwatching. Infine, la zona è importante anche dal punto di vista archeologico: qui sono state rinvenute mummie risalenti a 3.000 anni fa e segni di civiltà molto antiche. Segni che si possono vedere da vicino, previo pagamento, anche all’interno dell’Isla del Pescado, un isolotto che sorge all’interno del deserto.

 

Petra

Il sito archeologico in Giordania

Dopo un paesaggio naturale mozzafiato, spostiamoci su un panorama ugualmente bello, ma artificiale. Come sicuramente saprete, a Petra, in Giordania, sorge un sito archeologico tra i più meravigliosi del mondo. Vi si trovano le rovine di una città antichissima, che doveva chiamarsi in origine Reqem o Raqmu, che fu però abbandonata nel corso dell’VIII secolo. I motivi dell’abbandono furono vari: da un lato il cambiamento delle vie commerciali operato dai romani, dall’altro una serie di terremoti che spinsero molti abitanti a trasferirsi. Così, per tutta l’era moderna la città rimase sconosciuta agli europei e fu abitata solo da beduini di passaggio.

La riscoperta avvenne nel 1812 grazie allo svizzero Johann Ludwig Burckhardt, a cui seguirono, nel giro di qualche anno, le prime spedizioni organizzate. La bellezza del sito è data soprattutto dalle numerose facciate di edifici intagliate nella roccia. Una bellezza che ha portato – ormai molti anni fa – l’UNESCO a inserire il luogo tra i patrimoni dell’umanità, ma anche alcuni sondaggi privati a nominare la città tra le nuove sette meraviglie del mondo moderno. Tra i monumenti più celebri bisogna ricordare El Khasneh, una tomba monumentale edificata in epoca ellenistica, ma anche il Siq – un passaggio tra due pareti di roccia –, le tombe reali e il Monastero. Interessante anche il complesso acquedotto che gli abitanti della città avevano creato per sfruttare l’acqua piovana.

 

Montagne arcobaleno di Zhangye Danxia

Il colorato parco geologico cinese

Dopo aver visto il Sudamerica e il vicino Oriente, spostiamoci ora ad est, tra la Cina e il sud-est asiatico. Lì si trovano, infatti, le ultime tre meraviglie che abbiamo scelto per completare la nostra lista. Anche se, a dir la verità, in quelle zone i contendenti erano tanti: dai vulcani giapponesi alle isole che dalle Filippine vanno verso l’Oceania, dalla valle del Kashmir alle montagne cinesi e nepalesi. Alla fine abbiamo optato per quelle che sono, forse, le più sorprendenti: le Montagne arcobaleno di Zhangye Danxia.


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Per arrivarci bisogna andare in Cina, e per la precisione nella provincia di Gansu, che si trova nella parte centrale del paese, subito sotto la Mongolia. Lì, nei pressi di Zhangye, sorge un Parco geologico che attraversa la catena montuosa del Danxia cinese. La cosa caratteristica di queste rocce è da un lato la particolarissima forma, dall’altro gli incredibili colori che possono assumere. I depositi di arenaria rossa e di vari minerali, infatti, hanno fatto sì che si creasse l’effetto quasi di una torta a strati, in cui la pioggia e il vento hanno poi modellato panorami straordinari. L’effetto è a dir poco pittoresco e sembra quasi impossibile che possa verificarsi in natura.

 

Bagan

L’antica città in Birmania

Rimaniamo in zona, anche se lasciando la Cina e spostandoci in Birmania. Qui, circa 150 chilometri a sud-ovest della metropoli Mandalay, sorge Bagan, città molto antica che è stata a lungo la capitale del regno locale. Una città che l’UNESCO ha cercato più volte di inserire nella propria lista dei patrimoni dell’umanità, ma che vive, almeno artisticamente e turisticamente, una situazione ambigua. In Birmania, da una cinquantina d’anni, è infatti al potere una giunta militare, che ha attuato una politica molto dura nei confronti degli oppositori e delle minoranze. Recenti attenuazioni di questa politica hanno portato anche all’apertura al turismo internazionale, ma anche a uno scarso rispetto dei beni artistici e storici. Alcuni monumenti – solo per fare un esempio – sono stati negli ultimi anni restaurati con tecniche e materiali recenti, compromettendone l’integrità.

Ad ogni modo, Bagan è ancora una città da visitare, che può incantare per le sue meraviglie. Tra l’XI e il XIII secolo qui furono costruiti più di 10mila tra templi buddisti, pagode e monasteri, di cui oggi ne rimangono in piedi più di 2mila. Tra questi, bisogna ricordare sicuramente il Tempio di Ananda, costruito a partire dal 1091 con la struttura tipica dei templi induisti. Oppure anche il Tempio di Thatbyinnyu, che raggiunge l’altezza di 61 metri, quota che lo rende il più alto della zona. O, infine, la pagoda Bupaya, lo straordinario Tempio Gawdawpalin e il più grande di tutti, il Tempio Dhammayangyi.

 

Terrazze di riso del Mù Cang Chải

Le indimenticabili montagne del Vietnam

Concludiamo il nostro giro delle bellezze del mondo spostandoci in Vietnam, una terra che purtroppo è stata martoriata da una delle più lunghe e brutte guerre della seconda parte del Novecento. Oggi quella terra può però essere riscoperta come meta turistica, almeno per alcune sue zone. E una di queste è sicuramente il distretto di Mù Cang Chải, che si trova nella zona nordorientale del paese. Lì si possono ammirare le cosiddette “terrazze di riso”, terrazzamenti che lo stesso Ministero della Cultura e del Turismo vietnamita ha deciso di riconoscere come panorama nazionale.


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In una zona del paese in cui convivono varie minoranze etniche, si arriva ad una quota attorno ai mille metri, dove è possibile ammirare un panorama non inedito in Asia, ma che qui assume colori molto particolari. In genere tra settembre e ottobre, infatti, il sole autunnale genera effetti molto particolari sulle coltivazioni, con colori che variano dal dorato al bruno, dal verde al marrone. I terrazzamenti ricurvi sono opera dell’uomo, ma si combinano magnificamente e in armonia con la natura. Lo schema che ne deriva ha qualcosa di ipnotico, con effetti ottici che hanno qualcosa di divino.

 

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