Cinque tra i tatuaggi più strani e brutti dell’NBA

L'evoluzione del tatuaggio di Kenyon Martin

La prima volta che sono andata a farmi un tatuaggio, le mie parole sono state: «Sì, sì, ne faccio uno e basta, giusto per provare com’è». Il tatuatore mi ha guardato ed è scoppiato a ridere… «Che minchia ridi?».

Eh, aveva ragione. Difficilmente quando cominci riesci a smettere. Io al terzo mi sono dovuta fermare per forza. Purtroppo il tatuatore mi ha sbagliato la scritta e quindi non ho tempo per farne un altro. Sono troppo impegnata a cercare di schivare gli sbeffeggiamenti dei miei amici. Ma come direbbe l’avvocato Buffa: «Be’, ma questa, signori, questa è tutta un’altra storia…».

Ma torniamo a noi. Quello che intendevo dire è che quasi tutti, ad eccezione della sottoscritta sig.na MaiNaGioia, saranno invogliati, finito un tatuaggio, a farsene subito un altro. Sono un po’ come le ciliegie o i pistacchi. Questo perché la società ci istiga sempre di più al renderci il più originali e unici possibili. Tranne forse per quelli del «È tutto un equilibrio sopra la follia…» o quelli del simbolo dell’infinito. Alcuni tatuatori infatti dovrebbero solo ringraziare Vasco a vita, visto che se non fosse per lui sarebbero tutti a pelar patate per campare.

Quindi, se perfino noi comuni mortali sentiamo il bisogno di farci notare, perché sentiamo che i soli complimenti della nonna non ci bastano più, figuriamoci gente che è sotto i riflettori in canotta e shorts per mille e passa partite all’anno, come i giocatori NBA. Ovviamente non è un discorso che riguarda tutti. Ci sono infatti giocatori “puliti” che non hanno bisogno di tatuaggi per farsi notare. Come John Stockton e Steve Nash.

John StocktonSteve Nash

(Non ho mai i kleenex sottomano quando mi servono)

Poi ci sono quelli che vogliono farsi notare quando sarebbe meglio di no. Non benissimo, tra l’altro.

Iman Shumpert

E poi, vabbè, ci sono i bad boy di natura che riescono senza troppi sforzi a farsi sempre notare a 360°.

Dennis Rodman

Mi asciugo le lacrime e partiamo con una carrellata delle più assurdamente belle e strane opere ad inchiostro sfoggiate sul parquet in NBA.

 

L’Abramo Lincoln di DeShawn Stevenson

Schiavitù e razzismo

DeShawn Stevenson e il suo tatuaggio con Abramo Lincoln«Esiste una differenza fisica tra la razza bianca e nera che credo impedirà per sempre alle due razze una convivenza in termini di parità sociale e politica. E poiché esse non possono convivere in questa maniera, finché rimangono assieme ci dovrà essere la posizione superiore e inferiore, e io, al pari di chiunque altro, sono favorevole a che la posizione superiore venga assegnata alla razza bianca».

Sapete chi disse questa frase? Inizia per M e finisce per alvini… Esatto bravi: Abramo Lincoln. Colui che abolì la schiavitù. E anche colui che è tatuato sul collo di DeShawn Stevenson.


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Ora, io non mi esprimo in merito alla questione storico-politica: primo, perché sono una codarda e, secondo, perché ne so di storia quanto Gianni Sperti ne sa della questione israelo-palestinese. Dico solo che avrei apprezzato di più se si fosse tatuato – che so – una strofa della canzone che Edoardo Vianello portò a Sanremo nel ’63. Molto più inerente.

Gusti, comunque. Il perché ci abbia aggiunto i cinque a fianco, ve lo risparmio.

 

Le labbra di Kenyon Martin

Mogli, ex mogli, corone

L'evoluzione del tatuaggio di Kenyon MartinPer la categoria “No, vabbè, Maria, io esco” c’è lui: Kenyon Martin.

Si era tatuato ciò che perfino tra i tronisti a Uomini & Donne non è più di moda, le labbra dell’ex moglie. Ho scritto «si era tatuato» perché ovviamente hanno divorziato, poi. E vorrei ben vedere: avrei divorziato anche io dopo averlo visto. Ma comunque, visto che quel tatuaggio funziona da repellente per le donne quasi quanto portarsi l’amico nerd con la maglia degli Slayer ad una festa, cos’ha fatto il nostro Kenyon? Se n’è fatto uno più tamarro sopra: la corona. Vabbè.

 

L’incomprensibile tatuaggio di Andrej Kirilenko

Fan di World of Warcraft?

La schiena tatuata di Andrej KirilenkoAndrej Kirilenko, sobrio come me dopo una bottiglia di vodka, si è fatto ‘sta cosa. E che cos’è, direte voi? E chi lo sa? Al mio occhio è un cavaliere alato che cavalca un dragone, ma dalla regia mi suggeriscono che è un personaggio di World of Warcraft. Meno male che almeno è davvero un bel ragazzo, sennò gnocca non ne vedeva neanche col binocolo.

White Russian per tutti.

 

Kevin Durant e la religione

Gigi Datome o Gesù?

Il tatuaggio religioso di Kevin DurantKevin Durant, bello de mamma. Lui è un bravo ragazzo e non ha tatuaggi visibili, almeno quando gioca. Solo una volta ha sbadatamente alzato la canotta e lasciato il mondo perplesso e attonito. Teschi, svastiche, croci rovesciate, eccetera.

Ma va’, sto a scherzà: solo simboli religiosi per il nostro uomo di Oklahoma. E dietro, sulla schiena, bello in grande, c’è il faccione del nostro Gigi nazionale e una parte del Vangelo. Che non so cosa c’azzecchino assieme, ma tant’è.

Tra l’altro, un occhio attento potrà notare che la parola “Mature” (in fondo) è stata in realtà scritta alla Luca Giurato, “Mautre”. Come ti capisco Kevin. Benvenuto nel club.

 

L’ottimista alla riscossa

Prima delle Finals del 2015

Un tatuaggio fatto troppo presto, visto che i Cavs hanno poi perso le finali coi Golden State WarriorsMa il primo posto se lo prende lui, non un giocatore, non un tifoso, ma lui… l’ottimista per eccellenza. Sono certa che questo tatuaggio l’abbiate visto già milioni di volte in internet subito dopo le Finals, ma secondo me è una cosa meravigliosa. E come tutte le cose meravigliose, va ricordata ogni tanto.


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La prima volta che l’ho visto io, devo essere onesta, l’ho invidiato. Sì, perché se avessi anche solo metà della sicurezza e dell’ottimismo con cui affronta lui la vita, sarei una donna felice. Piena di tatuaggi orrendi, magari, ma felice.

 

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