Cinque tra le canzoni più famose di Toto Cutugno che, nonostante tutto, sono molto belle

Toto Cutugno durante il suo periodo d'oro, gli anni '80

Toto Cutugno non è, forse, uno di quei cantanti che smuovono la passione: un po’ ombroso nel modo di presentarsi, abituato a sfornare canzoni che oggi possono sembrare demodé, è insomma qualcosa di molto lontano dal rocker di successo che anche a una certa età è in grado di smuovere emozioni forti tra i giovanissimi, che costituiscono, in ambito musicale, il pubblico privilegiato. D’altronde, se lo si paragona ad altri suoi coetanei come Mick Jagger, che ha 19 giorni meno di lui, Paul McCartney, che ha un anno in più, o anche il compatriota Gianni Morandi, che è più giovane di un anno ma va fortissimo sui social, il confronto per Toto Cutugno può sembrare ingeneroso.

Ma fortunatamente la musica non dipende solo da come uno si presenta, o dal genere che decide di praticare, o dal successo che ha tra i giovanissimi. Perché Toto Cutugno, per quanto si presti ad ironie anche simpatiche (fatevi un giro, per fare un esempio, sul gruppo di Facebook “La stessa foto di Toto Cutugno ogni giorno“), è comunque un cantautore di tutto rispetto, che ha scritto pezzi importanti della nostra musica sia come autore che come cantante e che ha venduto e continua a vendere un’enormità di dischi: le stime, per fare un esempio, parlano addirittura di 100 milioni di copie nel mondo, con un’escalation negli ultimi anni nei paesi dell’est Europa che ha qualcosa di incredibile. Stando alle classifiche è – a pari merito con Luciano Pavarotti – il quarto artista italiano più venduto nel mondo dopo Patty Pravo, Mina e Adriano Celentano, un cantante che tra l’altro per qualche tempo ha anche tratto giovamento proprio dal talento di Cutugno.


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Anzi, l’immagine da eterno secondo che il Festival di Sanremo gli ha cucito addosso (13 partecipazioni da solista, 1 vittoria e 6 secondi posti, 4 dei quali consecutivi tra il 1987 e il 1990) ha forse un po’ sminuito il talento di uno dei più prolifici compositori italiani. Ci pare giusto, quindi, riscoprirne le più belle e importanti canzoni.

 

Soli

Il primo successo, scritto per Adriano Celentano

Classe 1943, Cutugno diede il via alla carriera da solista piuttosto tardi, ad un’età in cui solitamente chi ha sfondato è già sulla breccia dell’onda e chi non ci è riuscito – a volte anche semplicemente per sfortuna – si è rassegnato a lavorare nell’ombra, come autore o strumentista; il disco d’esordio del cantautore ligure (ma toscano di nascita e siciliano d’origine) è infatti datato 1980, quando aveva ormai 37 anni, ma arrivò a coronare un periodo di prove sempre più convincenti come autore, culminate soprattutto nella collaborazione con Adriano Celentano.

Per tutti gli anni ’70 Cutugno aveva infatti militato in vari gruppi di non grande successo, partecipando anche ad un paio di Sanremo con gli Albatros (giunti terzi nel 1976, in un periodo in cui il Festival non era però seguitissimo); contemporaneamente, però, aveva cominciato anche a scrivere dei brani per conto proprio, riuscendo nel 1977 a piazzare una sua composizione nella sigla del programma TV Scommettiamo? di Mike Bongiorno. Così, nel 1979 Adriano Celentano scelse un suo brano come pezzo di traino del suo nuovo album: si trattava di Soli, che trascinò le vendite del disco del molleggiato ma che poi sarebbe stato ripreso anche da Cutugno, diventando uno dei suoi cavalli di battaglia.

 

Solo noi

La canzone che lo fece trionfare a Sanremo

L’anno decisivo per la carriera di Cutugno fu quindi il 1980: cercando di cavalcare immediatamente il successo del brano scritto per Celentano, i discografici gli offrirono infatti di incidere un disco e partecipare, questa volta in solitaria, al Festival di Sanremo. Il duplice tentativo si tramutò immediatamente in un duplice successo: a Sanremo trionfò (davanti a Pupo con Su di noi e allo stesso Morandi con Mariù, canzone scritta da Ron e De Gregori) col brano che poi sarebbe diventato il singolo di traino del suo album, Solo noi.

La canzone – prodotta Cristiano Minellono, paroliere con cui collaborava spesso in quegli anni – scalò le classifiche arrivando fino al secondo posto della hit parade, piazzandosi a fine anno al diciottesimo posto tra i brani più venduti. Un successo ancora più eclatante se si considera che in quella classifica di fine anno che vedeva al primo posto i Buggles di Video Killed the Radio Star, tolti gli artisti stranieri come Stevie Wonder, Pink Floyd, Knack e Police, c’erano dodici brani italiani, tre dei quali scritti proprio da Cutugno: oltre a Solo noi, infatti, sue erano la Olympic Games di Miguel Bosè che si piazzò al secondo posto e la Il tempo se ne va di Adriano Celentano, settima.

 

L’italiano

La canzone che lo fece sfondare all’estero

L’ascesa di Toto Cutugno, nei primi anni ’80, pareva inarrestabile: da perfetto sconosciuto, nel giro di nemmeno un lustro era diventato uno degli autori e dei cantanti più apprezzati della penisola, sfornando canzoni per sé (pubblicò tre album in due anni) e per altri artisti a ritmi impressionanti. Nel 1983 arrivò, però, la consacrazione definitiva, non tanto con un trionfo in un particolare concorso canoro, ma con il brano che di fatto l’ha reso famoso nel mondo e a cui, nel bene e nel male, viene sempre associato: L’italiano.

La canzone, il cui testo si deve a Cristiano Minellono, pare fu scritta nel 1981 e proposta inizialmente a Celentano, che però si rifiutò di inciderla. Così finì in un cassetto e venne ripescata da Cutugno dopo la vittoria del Mondiale del 1982. Durante la manifestazione canora il brano ottenne buoni risultati nelle prime serate, ma alla finalissima fu sorpassato da altri concorrenti giungendo quinto; il concorso lo vinse Tiziana Rivale con Sarà quel che sarà, mentre il premio della critica andò ai Matia Bazar con Vacanze romane. Dal canto suo Cutugno si accontentò da un lato di risultare il più votato dal pubblico da casa, anche se in quella edizione il voto popolare non veniva ancora preso in considerazione per la vittoria, e dall’altro di sfondare nel mercato internazionale, visto che L’italiano risultò il brano italiano più venduto all’estero del 1983, ed è ancora oggi uno dei più venduti in assoluto nella storia della nostra musica leggera.

 

Serenata

Il primo dei numerosi secondi posti al Festival di Sanremo

Rimaniamo nei primi anni ’80, l’epoca d’oro sia dal punto di vista dei successi che dell’ispirazione di Toto Cutugno. Nel 1984, reduce dal successo ottenuto anche all’estero con L’italiano, il cantautore ligure decise di tornare a Sanremo, dove si sentiva a casa, tanto più che la kermesse stava continuando a guadagnare visibilità anche perché, per la prima volta dopo 15 anni, tornava a condurla Pippo Baudo, che aveva in mente grandi cose. Inoltre per la prima volta il voto del pubblico, che era stato più che favorevole a Cutugno nell’edizione precedente, diventava decisivo per la vittoria, tramite le schedine Totip.

Su testi di Vito Pallavicini, Toto Cutugno presentò Serenata, nuovo brano che convinse il pubblico e riuscì a piazzarsi secondo, doppiando e a volte decuplicando, per voti, brani destinati a rimanere nella storia della musica leggera italiana come Non voglio mica la luna di Fiordaliso, Come si cambia di Fiorella Mannoia e Allo stadio degli Stadio; a vincere furono però Al Bano e Romina Power (anche per compensare il clamoroso mancato successo del 1982 con Felicità) con un brano – Ci sarà – il cui testo era, per ironia della sorte, scritto proprio dal vecchio collaboratore di Cutugno, Cristiano Minellono. Da segnalare anche, tra le Nuove Proposte (categoria qui all’esordio), il trionfo di Eros Ramazzotti con Una terra promessa.

 

Le mamme

Secondo nell’anno d’oro del Festival

Concludiamo rimanendo ancora una volta ancorati a Sanremo, manifestazione che ha rappresentato sicuramente un metronomo nella carriera di Toto Cutugno. Nel 1985 decise di non partecipare direttamente, anche se un brano da lui scritto – Noi, ragazzi di oggi – fu portato dal giovane messicano Luis Miguel al secondo posto dietro ai Ricchi e Poveri; nel 1986 arrivò quarto con Azzurra malinconia, nel 1987 secondo con Figli (dietro alla Si può dare di più di Morandi-Tozzi-Ruggeri e davanti a Nostalgia canaglia di Al Bano e Romina) e nel 1988 sempre secondo con Emozioni (stavolta superato da Perdere l’amore di Massimo Ranieri). Nel 1989, dopo due secondi posti consecutivi che avrebbero stroncato anche i più temerari, Cutugno decise di partecipare nuovamente con un brano scritto assieme al giovane Stefano Borgia, Le mamme.

Quell’edizione, la prima dell’era Aragozzini, fece molto scalpore per vari motivi: da un lato, la conduzione dei quattro “figli d’arte” (Rosita Celentano, Paola Dominguin, Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi) lasciò molto a desiderare, dall’altro a ravvivare la kermesse ci pensarono i comici come Beppe Grillo (quand’era ancora un comico) e il Trio Marchesini-Lopez-Solenghi. I partecipanti erano di tutto rispetto, forse i migliori che complessivamente si siano mai visti al Festival (e infatti gli ascolti furono da record): vinsero Fausto Leali e Anna Oxa con Ti lascerò, ma in gara c’erano anche Jovanotti (con Vasco), Fiordaliso (con una canzone di Cutugno, Se non avessi te), un Francesco Salvi all’apice della fama, Mia Martini con la splendida Almeno tu nell’universo, Raf con Cosa resterà degli anni ’80, Enzo Jannacci, Dori Ghezzi, Gino Paoli, Ornella Vanoni e, tra le Nuove Proposte, Mietta, i Ladri di Biciclette, Paola Turci e Aleandro Baldi. Insomma, un parterre come raramente si era visto sul parco dell’Ariston. Toto Cutugno, grazie ad un brano molto particolare rispetto al suo classico repertorio, si aggiudicò di nuovo il secondo posto.

 

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