Cinque tra le donne più belle della storia del cinema

 
Tra tutti i mezzi di comunicazione, il cinema è forse quello che manifesta più degli altri un potere di suggestione nei confronti degli spettatori. Per una qualche alchimia, l’immagine proiettata sul grande schermo riesce a spaventare, far innamorare e coinvolgere molto più facilmente di quanto non possano fare la TV, la fotografia o l’arte. D’altronde, vari saggi e addirittura film stessi (La rosa purpurea del Cairo, ma anche Viale del tramonto) hanno indagato più volte questo mistero.

L’importanza della bellezza femminile

Fin dai primi tempi del cinema, anzi, un elemento che ha tratto vantaggio da quest’aura magica è stata la bellezza femminile, sfruttata dai registi e spesso artefice del successo o dell’insuccesso commerciale delle varie pellicole. Così abbiamo avuto dive che hanno fatto sognare intere generazioni, da Jean Harlow a Greta Garbo, da Marlene Dietrich ad Ingrid Bergman. Senza dimenticare Lauren Bacall, Katharine Hepburn, Sophia Loren, Brigitte Bardot, e le più recenti Winona Ryder, Nicole Kidman, Angelina Jolie o Natalie Portman. Difficile dire quali siano state le più grandi e le più belle.

Noi ne abbiamo scelte cinque – che non abbiamo ancora citato nel nostro elenco, per non rovinarvi la sorpresa – tra quelle che, ci sembra, hanno segnato maggiormente l’immaginario collettivo. Eccole.


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Rita Hayworth

La conturbante Gilda dai guanti neri

La conturbante Rita HayworthC’erano sicuramente già state delle dive all’epoca del muto. Altrettante ne erano nate dopo la conversione al sonoro, alla fine degli anni ’20. Fu però dopo la fine della Seconda guerra mondiale che il fenomeno divenne planetario. Tutto avvenne grazie da un lato all’epoca d’oro di Hollywood – che aveva ormai messo sotto contratto i migliori registi, sceneggiatori e tecnici del mondo –, dall’altro alla diffusione dello stile di vita americano applicato ora a tutto l’Occidente.

La prima donna che ottenne un grande successo personale da tutto questo fu la conturbante Rita Hayworth. L’attrice, cioè, che nel 1946 recitò in Gilda, un film di Charles Vidor entrato negli annali per le scene che vedete nel video qui di seguito.

Figlia di un ballerino spagnolo

Nata a Brooklyn nel 1918, la Hayworth si chiamava in realtà Margarita Carmen Cansino ed era figlia di un ballerino spagnolo e di una ballerina americana. Hayworth era infatti il cognome della madre, e proprio per questo già a dodici anni cominciò a girare il paese accompagnando il padre nelle sue tournée di ballo. Fu presto notata da Harry Cohn, fondatore e boss della Columbia, che iniziò a farla comparire in qualche piccola pellicola.

Fu però solo dopo un completo re-design della sua immagine – con l’attaccatura dei capelli alzata tramite elettrolisi e gli stessi capelli tinti di rosso – che cominciò ad ottenere le prime parti importanti. Recitò così in Avventurieri dell’aria, Bionda fragola, Sangue e arena e Fascino. E spesso vi ballò e cantò. Memorabile in questo senso fu un duetto con Fred Astaire in Non sei mai stata così bella.

Il rapporto con Glenn Ford

L’apice lo toccò col già citato Gilda, interpretato quando aveva già lasciato il primo marito e si era sposata con Orson Welles, in una delle unioni più chiacchierate di Hollywood. La pellicola presentava una dark lady dal passato misterioso, capace di inquietare il pubblico cantando Put the Blame on Mame (peraltro doppiata) e spogliandosi di un solo lungo guanto nero.

In quel film riuscì anche a dare vita a un ambiguo rapporto col suo sparring partner, Glenn Ford. Un’intesa così efficace che Ford dovette subire le gelosie di Cohn, che si dice avesse tappezzato di microfoni il camerino della Hayworth, sicuro che tra le sue due star ci fosse una relazione.

Ma quello fu forse il canto del cigno dell’attrice. L’anno successivo si presentò bionda in La signora di Shanghai, diretto dal marito Welles. Da questi però divorziò quasi subito per sposare il principe Ali Khan e trasferirsi per qualche anno in Pakistan. Tornò ad Hollywood nel 1952, ma non era più la donna di prima, provata a livello psichico e dipendente dall’alcool.

 

Marilyn Monroe

Il sex symbol del cinema per eccellenza

Un intenso primo piano di Marilyn Monroe, diva fragile e amatissima«Goodbye, Norma Jean», cantava nel 1973 Elton John, in una canzone che è entrata nella storia per celebrare tutte le morti premature di persone che ci hanno fatto sognare.

La Norma Jean che viveva come una candela nel vento era infatti Marilyn Monroe, una delle dive più amate e più sfortunate della storia del cinema. Una donna capace di dominare il panorama cinematografico degli anni ’50 con la sua bellezza ed il suo personaggio, ma anche di trovare la morte, per un probabile suicidio, nel 1962, ad appena 36 anni. Una donna che ha lasciato anche per questo una traccia indelebile, che ha portato a celebrarla in film, canzoni, riviste, opere d’arte, poster, pubblicità (anche postume) e una miriade di altri prodotti.

La svolta da bionda

Nata nel 1926 come Norma Jean Mortenson, aveva avuto un’infanzia difficile. Nel dopoguerra aveva cominciato però a comparire in alcune importanti pellicole ad Hollywood, seppure con ruoli minori. Il salto di qualità arrivò quando si tinse i capelli – già schiariti da una prima agenzia di modelle per cui aveva lavorato alla fine degli anni ’40 – di biondo platino. Comparve così ne Il magnifico scherzo e poi soprattutto in Niagara, pellicola del 1953 che le permise di accedere a ruoli da protagonista.

Da lì in poi fu un’incessante sequela di successi, che la resero il sex symbol per eccellenza di quegli anni. Arrivò così Gli uomini preferiscono le bionde, in cui cantava Bye Bye Baby e soprattutto Diamonds Are a Girl’s Best Friends in un abito rosa che richiamava nell’immaginario proprio Gilda.

I ruoli con Billy Wilder

Subito dopo fu la volta di Come sposare un milionario, che le aprì la strada ai ruoli brillanti, e Quando la moglie è in vacanza, con la celebre scena della gonna sollevata dall’aria che esce dalla grata della metropolitana. Quella scena eccitò milioni di spettatori ma portò anche alla separazione dal geloso Joe DiMaggio, da poco sposato.

Il principe e la ballerina, da lei stessa prodotto, fu il passo successivo, mentre A qualcuno piace caldo ne cementò la fama. Per quel film convinse un esasperato Billy Wilder a lavorare di nuovo con lei nonostante non ricordasse mai le battute.

I suoi problemi erano a quel punto già abbastanza noti. L’ennesimo matrimonio, stavolta con Arthur Miller, era giunto al capolinea dopo una serie di aborti spontanei. Alla cerimonia dei Golden Globe, ritirando il premio per l’interpretazione di Sugar “Kane” Kowalczyk (o Zucchero “Candito” Kandinsky, all’italiana), si presentò visibilmente ubriaca. Inoltre i mai del tutto chiariti rapporti col clan Kennedy fecero il resto, facendola sentire sempre più sola e abbandonata nonostante fosse, di fatto, la donna più amata del mondo.

 

Grace Kelly

Il “ghiaccio bollente” che divenne principessa

Grace Kelly, una carriera breve ma intensaSe Rita Hayworth era la rossa di fuoco e Marilyn Monroe il prototipo della bionda formosa, Grace Kelly era invece l’algida diva dell’alta società. Una donna tanto elegante quanto irraggiungibile, non solo per le parti che interpretò nella sua pur breve – ma indimenticabile – carriera cinematografica ma anche per i suoi fatti biografici.

Nata a Philadelphia nel 1929, veniva da una ricca ed influente famiglia cattolica. Suo padre era diventato infatti multimilionario grazie al pomodoro e aveva vinto tre medaglie d’oro nel canottaggio alle Olimpiadi. Sua madre, di origini tedesche, era stata poi la prima donna a insegnare educazione fisica all’Università della Pennsylvania. Suo zio George Kelly, infine, era un commediografo che si era aggiudicato anche il Pulitzer.


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Un’ascesa rapidissima

Dopo una breve carriera come modella, la rampolla della famiglia esordì al cinema a 22 anni. Già l’anno dopo si aggiudicò il primo ruolo importante al fianco di Gary Cooper in Mezzogiorno di fuoco. Nel 1952 ottenne la prima nomination agli Oscar per Mogambo, preludio all’incontro con Alfred Hitchcock che l’avrebbe fatta entrare nell’Olimpo delle attrici più osannate del cinema. E ne avrebbe anche indirettamente cambiato la vita.

Per Hitchcock la Kelly – da lui soprannominata “ghiaccio bollente”, a sottolinearne la carica erotica in un contorno però freddo e altero – recitò in tre film consecutivi. Cioè Il delitto perfetto, La finestra sul cortile e Caccia al ladro.

L’incontro con Ranieri di Monaco

Sul set di quest’ultimo, filmato nel Principato di Monaco, conobbe il principe Ranieri, da tempo in cerca di una consorte che potesse dargli dei figli e garantire così al suo stato di rimanere autonomo dalla Francia. In mancanza di un erede, infatti, secondo le leggi di allora lo stato sarebbe stato assorbito da Parigi.

I due si innamorarono e convolarono a nozze nel 1956, segnando il definitivo ritiro dalle scene dall’attrice. La Kelly chiuse la sua carriera in Alta società, remake di Scandalo a Philadelphia, un film a cui si adattava benissimo per le sue origini. Morì nel 1982, ad appena 52 anni, a causa di uno sfortunato incidente stradale precipitando in una scarpata mentre guidava la sua Rover 3500S V8 con al fianco la sua figlia più giovane, Stéphanie, allora di 17 anni.

 

Audrey Hepburn

Il fascino dell’innocenza

Audrey Hepburn, icona di bellezzaMolti sono gli elementi che accomunano Grace Kelly ed Audrey Hepburn. Entrambe erano nate nel 1929, entrambe provenivano da famiglie abbienti, entrambe avevano raggiunto il successo a metà degli anni ’50 pur essendo l’esatto opposto della “maggiorata” che andava per la maggiore. Entrambe, infine, erano in qualche modo legate all’Europa – una per nascita e l’altra per adozione – ed entrambe ad un certo punto della loro carriera decisero di ritirarsi dall’industria cinematografica per dedicarsi alla famiglia.

Audrey Hepburn era nata col nome di Audrey Ruston a Bruxelles da una famiglia aristocratica anglo-olandese che cambiava spesso città. L’avvento del nazismo spezzò però l’unità del nucleo. Il padre, simpatizzante di Hitler, abbandonò infatti lei, la madre e i suoi fratellastri, costringendoli a rifugiarsi in Olanda. Lì avrebbero patito grandi privazioni durante l’occupazione tedesca. E lì Audrey dovette anche cambiare nome e cognome per non sembrare troppo “inglese” agli invasori.

Notata da Colette

Il giorno del suo sedicesimo compleanno però l’Olanda venne liberata dagli angloamericani. Questo le permise di completare i suoi studi di danza e trasferirsi a Londra, dove cominciò anche la carriera di attrice. Notata dall’anziana scrittrice Colette mentre si trovava a Monte Carlo per un film, le venne offerto il ruolo da protagonista nell’allestimento di Gigi che si stava preparando a Broadway. Il successo di quella commedia le permise di tentare le sue carte ad Hollywood.

Esordì nel 1952 e quasi subito, e inaspettatamente, ottenne la parte della principessa Anna in Vacanze romane, strappandola alla ben più navigata Elizabeth Taylor. Quella parte le permise di conquistare subito l’Oscar come miglior attrice protagonista.

I film e i matrimoni

La sua bellezza e la sua innocenza conquistarono il pubblico di tutto il mondo. La si poté ammirare poco dopo in Sabrina, dove fece ancora sfoggio della sua eleganza e del suo buon gusto nella scelta dei vestiti. Fu poi protagonista di Cenerentola a Parigi, dove poté ballare, Arianna, l’apprezzato La storia di una monaca e soprattutto Colazione da Tiffany. Lì presentò un personaggio come al solito elegante ma molto più estroverso (d’altronde, nel romanzo di Truman Capote la protagonista era ispirata a Marilyn Monroe).

Poi furono la volta di Quelle due, Sciarada e My Fair Lady. Attorno alla metà degli anni ’60 però il suo matrimonio con il collega e produttore Mel Ferrer entrò in crisi. Dopo il divorzio ed il successivo matrimonio con lo psichiatra italiano Andrea Dotti l’attrice decise di ritirarsi per una decina d’anni dalle scene.

Tornò a recitare dal 1976 in Robin e Marian e in altre pellicole, ma in quegli anni si occupò soprattutto di beneficenza, dimostrandosi una delle più attive sostenitrici dell’Unicef. Morì a causa di un cancro nel gennaio del 1993, a 63 anni.

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Elizabeth Taylor

L’ex bambina prodigio dai molti matrimoni

Elizabeth Taylor, una delle donne più belle di Hollywood per vari decenniDurante tutta la sua carriera Audrey Hepburn si rivelò suo malgrado una delle avversarie più pericolose per Elizabeth Taylor. Quest’ultima per ben due volte si vide soffiare infatti dall’attrice anglo-olandese un ruolo di primo piano che stava per essere assegnato a lei. Oltre al già citato Vacanze romane, subì infatti questo destino anche per My Fair Lady.

Nata a Londra nel 1932 da due americani che vivevano in Gran Bretagna, Elizabeth Taylor si trasferì in America con lo scoppio della guerra. Iniziò a comparire da bambina in varie pellicole, a causa della sua già evidente bellezza. Ad appena undici anni recitava così in Torna a casa, Lassie!, primo di una lunga serie di film e sceneggiati televisivi di successo. L’anno dopo fece poi da spalla a un altro bambino-prodigio (ormai cresciuto), cioè Mickey Rooney, in Gran Premio.

Da bimba a giovane donna

Piccole donne, del 1949, fu l’ultimo film in cui interpretava una bambina. Già l’anno dopo, ad appena 18 anni, era protagonista con Spencer Tracy de Il padre della sposa. E soprattutto di Un posto al sole, film in cui interpretava per la prima volta il ruolo della ricca ragazza viziata e in cui dimostrava di essere già un sex symbol capace di sedurre con maestria il personaggio interpretato da Montgomery Clift.

Dopo una serie di film bruttini a cui era stata costretta dal contratto con lo studio, nel 1956 ritornò in auge grazie a Il gigante. A questo seguirono film di grandissimo successo internazionale come L’albero della vita con l’amico Montgomery Clift e La gatta sul tetto che scotta con Paul Newman. E poi ancora Improvvisamente l’estate scorsa ancora con Clift e con Katharine Hepburn, Venere in visone, col quale ottenne il primo Oscar, e Cleopatra.

La storia con Richard Burton

Proprio durante le faticose riprese di questo kolossal, come abbiamo raccontato altrove, conobbe Richard Burton, all’epoca sposato e padre di famiglia. Anche la Taylor era d’altronde già al quarto matrimonio: la relazione destò scandalo ma i due si sposarono appena ottenuti i relativi divorzi. Il matrimonio fu comunque travagliato: divorziarono nel ’74, dieci anni dopo le nozze, salvo poi risposarsi nel ’75 per un solo altro anno. In ogni caso, fu di gran lunga il matrimonio più duraturo dell’attrice, visto che con nessuno degli altri arrivò neppure ai 6 anni.

Proprio con Burton interpretò poi Chi ha paura di Virginia Woolf?. Un film che le valse il secondo Oscar per la metamorfosi anche fisica a cui si sottopose. Si tinse infatti i capelli di grigio, ingrassò e si fece truccare in modo da sembrare molto più vecchia.

Con l’arrivo degli anni ’70 la sua popolarità calò e a partire dal decennio successivo si limitò più che altro ad apparizioni o piccole parti in film e serie televisive. È morta nel 2011 a causa di problemi di cuore che la affliggevano da tempo.

 

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