Quando si prova a pensare a quali siano le donne più belle di oggi, il nostro pensiero va immediatamente al cinema. È lì, sul grande schermo hollywoodiano, che si mostrano le dive dei nostri giorni. È lì che risplendono le bellezze di Scarlett Johansson, Angelina Jolie, Mila Kunis, Emma Watson, Sienna Miller, Emma Stone, Zooey Deschanel, Jennifer Lawrence, Monica Bellucci, Jessica Alba ed altre ancora.

Se proprio si vuole uscire dai cinema, altri grandi esempi si trovano nella musica (Katy Perry, Taylor Swift) o nelle passerelle di moda (Kate Upton, Candice Swanepoel, Irina Shayk, Miranda Kerr, Cara Delevingne). Ma a nessuno, di solito, viene in mente di cercarli nella storia. Proiettati come siamo sempre nel presente, ci dimentichiamo del nostro passato. E del fatto che sia gli annali che i poemi epici sono pieni di donne che hanno fatto girare la testa a re e condottieri o che hanno provocato guerre o stragi.


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Donne, si badi bene, in cui la bellezza non è solo fisica. Cleopatra, per citarne una che abbiamo (di poco) lasciato fuori dalla nostra cinquina, fu una donna dalla grande personalità. Il mito ce la tramanda come una regina dalla bellezza non tradizionale, e anzi proprio in questo stava il suo grande fascino. Ma quali sono state, in generale, le donne più belle della storia? Ecco la nostra selezione, che va dall’antichità fino all’età moderna.

 

Nefertiti

La bella moglie del faraone e il suo famoso busto

Il busto di Nefertiti conservato a BerlinoCominciamo dall’antico Egitto, più esattamente dal XIV secolo avanti Cristo. Al potere c’è il faraone Akhenaton, responsabile di una importante rivoluzione: egli, infatti, ha elevato un solo dio al di sopra del pantheon tradizionale egiziano, il dio Aton. Accanto a lui, in questa operazione, una regina che ha un’ottima fama e uno straordinario potere. Questa moglie si chiama Nefertiti. Di lei ci è rimasto pochissimo: si sa che fu madre di sei figlie, che il suo nome significava la bella è arrivata e che era molto amata dal faraone.

C’è, anzi, un’altra cosa che sappiamo su di lei: che era bellissima. A documentarcelo, oltre al suo nome, il famoso busto che la rappresenta e che è conservato al Neues Museum di Berlino. Il reperto fu recuperato ad Amarna, l’attuale città che sorge su quella che un tempo era Akhetaton, la città del faraone. A compiere la scoperta, nel dicembre 1912, fu l’archeologo tedesco (ed ebreo) Ludwig Borchardt. Egli ritrovò quello che probabilmente era lo studio dello scultore Thutmose, in cui erano presenti vari ritratti – a volte appena abbozzati – della famiglia reale. Quello di Nefertiti è però così bello e importante che oggi viene valutato più di 500 milioni di dollari.

 

Elena di Troia

Una bellezza che provoca catastrofi

Elena (Diane Kruger) insieme a Paride (Orlando Bloom) in Troy, adattamento cinematografico dell'IliadeLa bellezza a volte è reale, ma spesso è mitica e leggendaria. E non è detto che una bellezza di questo secondo tipo sia più debole della prima, visto che finisce comunque per muovere eserciti e popolazioni. Un esempio è il caso di Elena di Troia, mitico personaggio dell’Iliade e dell’Odissea, oltre che di una miriade di altre opere letterarie dell’antica Grecia. La tradizione la descrive come la donna più bella del suo tempo, attorniata, da giovane, da decine di pretendenti e spesso vittima di rapimenti. Proprio da uno di questi rapimenti nacque la guerra di Troia, di cui lei non era ovviamente responsabile ma la cui colpa, nella tradizione, le è stata a volte attribuita.

Secondo la leggenda, Elena era figlia di Leda e Zeus, la prima umana e il secondo, ovviamente, divino (anche se presentatosi alla donna nella forma di un cigno). Leda, sposata con il re di Sparta Tindaro, si era infatti unita col dio e, poche ore dopo, col marito, dando vita a cinque figli. Tra questi, oltre ad Elena, anche i dioscuri Castore e Polluce e Clitennestra. Fin dalla più giovane età, Elena aveva manifestato una bellezza senza pari. Questo le aveva attirato frotte di pretendenti. Da adolescente venne rapita da Teseo, e visto che la cosa rischiava di ripetersi, Tindaro, per evitare guerre, decise di lasciar scegliere alla figlia il futuro marito. Questa scartò le offerte di almeno una trentina di aspiranti e scelse Menelao, un giovane che si era rifugiato alla sua corte.

Dopo la morte di Tindaro, Menelao divenne quindi il nuovo re di Sparta, mentre tutti gli altri pretendenti, in base a un’idea di Ulisse, strinsero un patto di mutuo soccorso nel caso in cui qualcuno avesse tentato di rapire Elena. Eventualità che si verificò dopo poco tempo. Com’è noto, infatti, al troiano Paride era stato promesso dalla dea Afrodite che avrebbe avuto la donna più bella del mondo. E quando questi si recò a Sparta, Elena, ammaliata dalla dea, si innamorò di lui. Per questo fu rapita e portata a Troia, dando il via alla guerra.

La sorte di Elena, dopo la fine della guerra, non è chiara. Secondo una tradizione fu ripresa da Menelao e riportata a Sparta. Alla morte del re, però, i figli illegittimi di lui la cacciarono, e la sua fine fu misera. Un’altra versione, immaginata da Euripide, voleva invece che la vera Elena fosse stata nascosta in Egitto dalla dea Era, e che quella di Troia fosse solo un simulacro vivente.

 

Wang Zhaojun

Una donna con una bellezza tale da far dimenticare agli uccelli di sbattere le ali

Wang Zhaojun in una ricostruzione modernaElena era il prototipo della bellezza per la mitologia greca (e, di conseguenza, lo divenne anche per quella occidentale), ma il mito della donna che rapisce il senno è presente in tutto il mondo. Anche nella storia cinese, dove esso si identifica nelle Quattro Bellezze. Sotto questo nome, infatti, la tradizione ricorda quattro donne realmente esistite, ma le cui vicende sono ormai ammantate di leggenda, tanto che è impossibile distinguere ciò che è realtà storica da ciò che è, appunto, mito.

In ordine cronologico, la prima di queste Quattro Bellezze fu Xi Shi, vissuta nel V secolo a.C., capace con il suo aspetto di far dimenticare ai pesci come si nuota. La seconda fu Wang Zhaojun, nel I secolo avanti Cristo, che riusciva a far distrarre gli uccelli in volo fino a farli precipitare. Quindi Diaochan (II-III secolo d.C.), in grado di far vergognare perfino la Luna. Infine Yang Guifei (VIII secolo), che invece faceva vergognare i fiori.


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Wang Zhaojun, la seconda della lista, fu forse la più bella di tutte. Ma fu anche molto intelligente, esperta nella musica e nel disegno, tanto che fu scelta come prima delle concubine dell’imperatore. Questi, però, com’era usanza, non la vide di persona, usando invece un ritratto che il pittore di corte faceva a tutte le concubine. Un ritratto che non era però veritiero: il pittore riceveva sempre una sorta di “mazzetta” dalle donne, che però Zhaojun, conscia della propria bellezza, non volle dare. Per questo l’artista la ritrasse dietro un velo di lacrime e l’imperatore, niente affatto colpito, la cedette a un alleato del nord. Quando si accorse dell’errore commesso, però, mandò a morte il pittore.

 

Ginevra

La moglie di re Artù e l’amante di Lancillotto

Lancillotto e Ginevra in un quadro ottocentesco di Herbert James DraperLeggendaria è anche la figura di Ginevra, regina consorte di re Artù e coprotagonista del ciclo arturiano. Una moglie infedele, perché, come di sicuro saprete, cedette alle lusinghe di Lancillotto, principale cavaliere della Tavola Rotonda. Nonostante le vicende di molti dei cavalieri di Camelot derivino dalla Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmouth, il personaggio di Lancillotto e la sua relazione con Ginevra vennero citati per la prima volta da Chrétien de Troyes. Questi raccontò che il cavaliere, coraggioso e ardito, era entrato al servizio di Artù e da questi fu mandato a liberare Ginevra, che era imprigionata nel castello di Meleagant.

Il salvataggio e la bellezza sia dell’eroe che della regina fecero scoccare la scintilla. Il loro amore, descritto in decine di opere dal XII secolo in poi, divenne uno standard medievale, tanto da venir citato anche da Dante nella sua Commedia. Pochi sanno, però, come la loro relazione andò a finire, anche perché le tradizioni su questo punto divergono. La versione più comune è quella secondo cui il tradimento fu raccontato ad Artù dai suoi figli. Questi riuscì quindi a sorprendere i due amanti in flagrante. La cosa portò Lancillotto alla fuga, mentre Ginevra venne condannata al rogo.


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Prima dell’esecuzione, però, Lancillotto assaltò Camelot assieme ai suoi soldati. La battaglia che ne scaturì portò alla morte di molti valorosi cavalieri. Questa sorta di lotta intestina minò fortemente il potere di Artù, che venne indebolito ulteriormente dall’invasione dei romani e dal tradimento di Mordred. Quest’ultimo era un parente del re, forse addirittura suo figlio illegittimo, che secondo alcune versioni aveva spinto Ginevra nel letto di Lancillotto all’interno di un piano per usurpare il trono. Comunque sia, Artù e Mordred finirono per scontrarsi e uccidersi a vicenda. Lancillotto e Ginevra quindi sopravvissero al sovrano, anche se la regina morì poco dopo.

Le cronache la descrivono come una donna dotata di inusuale bellezza, con capelli scuri e occhi verdi. Era figlia di re e il suo nome, probabilmente, può essere tradotto come “incantatrice bianca” o “fata bianca”. A seconda dei romanzi di cui fu protagonista, è stata descritta come una traditrice e un’opportunista o come una virtuosa e intelligente donna travolta dagli eventi.

 

Maria Antonietta

L’infelice regina di Francia

Maria Antonietta ritratta da Louise Elisabeth Vigée-LebrunSpesso la bellezza spropositata provoca guerre e aiuta a conquistare posizioni di grande importanza. Ma a volte può essere anche una rovina. Così sembra dimostrare il caso di Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, regina di Francia al tempo della Rivoluzione. Come il marito, fu infatti travolta dagli eventi del 1789, tanto da venir decapitata sulla ghigliottina nel 1793, a 38 anni d’età.

Figlia dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, fu data in moglie al delfino di Francia, il futuro Luigi XVI, quando aveva appena 14 anni. Il suo inserimento nella vita di Versailles fu assai difficile, ed è stato spesso rappresentato anche in romanzi e film. La giovane austriaca era molto bella, ma non riusciva a conquistarsi le simpatie di corte. A suo sfavore giocavano vari fattori: il carattere altezzoso, la quasi impotenza del marito nei suoi confronti, la frivolezza e la tendenza ad annegare i dispiaceri in spese pazze. Forse anche la sua bellezza provocava una certa invidia a corte, se è vero quanto scriveva di lei Horace Walpole: «Che segga o che stia in piedi, è la statua della bellezza. Quando si muove è la personificazione della grazia».

Il matrimonio non fu consumato per 7 lunghissimi anni. A leggere la corrispondenza dei parenti degli sposi, il principale problema risiedeva nel principe, che era goffo e poco interessato al sesso. Maria Antonietta ne fu presto vittima. A corte e a Parigi cominciarono presto a girare libelli pornografici, in cui le si attribuivano le relazioni più disparate. In realtà, la regina fu a lungo fedele al re, perché, come scrisse il suo fratello maggiore in visita a Versailles, era anche lei piuttosto infantile e di scarsi appetiti.

Le cose cambiarono a partire dalla fine degli anni ’70, quando la regina riuscì a dare alla luce quattro figli. Negli ultimi anni di regno, consapevole della fama che si era creata, diede anche un freno alle proprie stravaganze. Tutto avvenne però troppo tardi: la sua immagine pubblica era compromessa. A lei, giusto per fare un esempio, si attribuiva anche la celebre frase «Se non hanno più pane, che mangino brioche!», con cui avrebbe apostrofato il popolo affamato. Frase falsa, perché si trova raccontata da Jean-Jacques Rousseau in uno scritto del 1741 (anche se pubblicato, postumo, proprio durante il regno di Maria Antonietta).

 

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