Cinque tra le guerre più lunghe della storia

La flotta olandese attorno alla metà del Seicento in un dipinto di Willem van de Velde il Giovane
La flotta olandese attorno alla metà del Seicento in un dipinto di Willem van de Velde il Giovane

Nell’ambito della storia, la curiosità ci spinge spesso a porci delle domande a cui è difficile dare delle risposte. Oggi, ad esempio, abbiamo deciso di prendere in considerazione il classico quesito su quali siano state le guerre più lunghe della storia dell’umanità: una domanda che molti di noi prima o poi si sono posti ma a cui, nonostante si disponga di moltissimi dati, è praticamente impossibile rispondere in maniera univoca.

Il problema non da poco, infatti, è stabilire in primo luogo cosa sia una guerra e, in seconda istanza, cosa ne indichi l’inizio e cosa inequivocabilmente la fine. E non pensiate di cavarvela dicendo che un conflitto si apre sempre con una dichiarazione di guerra e si chiude con un trattato di pace: perché ci sono centinaia di guerre in cui sono mancate l’una o l’altro (o entrambe le cose), e guerre con dichiarazioni e trattati per le quali non si è mai sparato alcun colpo.

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Prendiamo ad esempio la Reconquista spagnola: per la storiografia angloamericana si tratta della più lunga guerra mai combattuta, forte di sette secoli di combattimenti, ma una serie di scontri protrattisi per più di 700 anni possono ancora considerarsi un conflitto unitario? Soprattutto quando i personaggi principali, i territori e in parte anche le motivazioni del conflitto sono mutati radicalmente nel corso degli anni?

Le scelte che troverete elencare qui di seguito, quindi, sono ovviamente questionabili, ma dettate dal tentativo di essere onesti e non aggiungere in lista conflitti – come la Reconquista o le Guerre puniche – che è difficile considerare come un unicum; ciononostante, come scoprirete leggendo, abbiamo lasciato spazio anche ad almeno una scelta inattesa.

 

La Guerra dei 335 anni

La più lunga e meno sanguinosa della storia

La flotta olandese attorno alla metà del Seicento in un dipinto di Willem van de Velde il Giovane
La flotta olandese attorno alla metà del Seicento in un dipinto di Willem van de Velde il Giovane
Partiamo subito col piede giusto: la prima guerra del nostro elenco non è una guerra vera e propria. Quella che è comunemente nota come Guerra dei 335 anni (in olandese, Driehonderdvijfendertigjarige Oorlog) è infatti un conflitto che non si è mai realmente combattuto, ma che è rimasto aperto per più di tre secoli, sollevando anche varie questioni sulla sua legittimità e perfino sulla sua reale esistenza.

Ma andiamo con ordine: tutto nacque, infatti, durante la Guerra civile inglese, combattuta tra il 1642 e il 1651; nelle ultime fasi di quel conflitto, i realisti furono isolati da Oliver Cromwell in Cornovaglia, nel sud-ovest del paese, e, quando le truppe parlamentari trionfarono, la marina fedele al re fu costretta a ritirarsi sulle Isole Scilly, un piccolo arcipelago a 45 chilometri dalla costa. Proprio nel marzo 1651 un ammiraglio della marina olandese, che era alleata di Cromwell, dichiarò guerra alle Isole perché le navi realiste avevano attaccato alcuni vascelli delle Province Unite. Quando poi nel giugno dello stesso anno i realisti si arresero al Parlamento, gli olandesi si scordarono di proclamare la pace e il conflitto rimase aperto, senza però che ci fosse ancora stato alcuno scontro.


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La cosa fu presto dimenticata, fino a quando, nel 1985, uno storico originario delle Isole Scilly, Roy Duncan, non scrisse all’ambasciata olandese a Londra chiedendo di sfatare quella che credeva essere solo una leggenda; i Paesi Bassi, però, dopo adeguate indagini, si resero conto che lo stato di guerra non era mai stato revocato, e così nel 1986 l’ambasciatore olandese fece una visita ufficiale alle isole e firmò, finalmente, l’agognato trattato di pace.

 

La Guerra di Arauco

Spagnoli (e poi cileni) contro i nativi Mapuche

Un attacco dei Mapuche in un dipinto di Johann Moritz Rugendas
Un attacco dei Mapuche in un dipinto di Johann Moritz Rugendas
Il più lungo conflitto vero e proprio della storia è però la Guerra di Arauco, combattuta per più di trecento anni tra i coloni spagnoli e i nativi della regione dell’Araucania, nell’attuale Cile. Anche se le date di inizio e di fine di questo conflitto sono dibattute dagli storici, è innegabile che una guerra vera e propria fu combattuta a lungo, con esiti anche molto gravi: tra gli spagnoli e gli indios loro ausiliari – contando sia le vittime dirette che quelle indirette – già dopo più di un secolo si contavano oltre 100mila morti, numero che veniva eguagliato dalle perdite tra i nativi.

La guerra, iniziata attorno al 1536, vedeva scontrarsi da un lato i conquistadores, spesso privi di scrupoli e desiderosi di arraffare sempre nuovi territori (e i loro tesori, veri o presunti che fossero), e dall’altro la popolazione locale dei Mapuche, popoli originari della Patagonia e della pampa che già avevano resistito agli Incas e che non avevano nessuna intenzione di cedere agli spagnoli. La guerra continuò a lungo, tra tregue e riprese, tanto da essere perfino immortalata nel poema epico La Araucana dell’esploratore spagnolo Alonso de Ercilla.

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La cosa più caratteristica, però, fu l’epilogo di questo lungo conflitto. Quando il Cile divenne indipendente, nel 1818, si instaurò tra i contendenti una sorta di tregua informale, fino a quando un avventuriero francese, Orelie-Antoine de Tounens, non si autoproclamò re di Auraucania, forte delle alleanze strette con alcuni capi Mapuche. Tounens fondò così, nel 1860, uno stato autonomo con tanto di bandiera, moneta e costituzione. Durante una visita ufficiale in Cile il re fu però arrestato dai “vicini” e rinchiuso addirittura in un manicomio (salvo poi essere rilasciato su pressioni della Francia), mentre il paese andino si premurò di occupare e annettere il nuovo staterello, sancendo la fine definitiva di quella secolare guerra.

 

La Guerra dei cent’anni

Inglesi contro francesi alle origini dell’Europa moderna

Edoardo III conta i morti dopo la battaglia di Crécy
Edoardo III conta i morti dopo la battaglia di Crécy
Più celebre è invece la Guerra dei cent’anni, quantomeno perché qui in Italia la si studia a scuola, dandole anche una certa importanza nel delineare le sorti dell’Europa moderna. Combattuta tra il 1337 e il 1453, vide scontrarsi da un lato il Regno di Inghilterra e dall’altro il Regno di Francia, ognuno dei quali alleato di altri paesi che, a intermittenza, contribuirono con loro contingenti agli eserciti: gli inglesi, infatti, si avvalsero anche dell’aiuto dei borgognoni, dei bretoni, delle Fiandre, del Portogallo e dell’Aquitania, mentre i francesi ricevettero il sostegno della Scozia, della Castiglia, di Genova, dell’Aragona, della Boemia.

Alle origini dello scontro c’erano questioni territoriali e dinastiche. La corona inglese, infatti, aveva in un certo senso un’origine francese, in quanto era stato il normanno Guglielmo il Conquistatore, invadendo l’isola britannica dalla Francia, a fondare la moderna Inghilterra; la dinastia inglese aveva però mantenuto dei territori in Francia e poteva accampare pretese dinastiche sullo stesso trono transalpino, soprattutto dopo l’estinzione della dinastia capetingia. Quando i sovrani inglesi videro l’opportunità di creare un unico grande stato tra Inghilterra e Francia, invasero quest’ultimo paese, dando il via alla guerra.

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Il conflitto ebbe varie fasi e periodi di tregua anche piuttosto lunghi. In genere fino ai primi anni del Quattrocento fu l’esercito inglese ad avere la meglio, forte di un’organizzazione più moderna, che utilizzava gli arcieri per fronteggiare l’ormai antiquata cavalleria francese; quando però, trainato da Giovanna d’Arco, l’orgoglio francese risorse, gli eserciti locali riuscirono a risollevarsi e ad ottenere alcune decisive vittorie che permisero la cacciata degli inglesi e la fine delle ostilità.

 

La Guerra degli ottant’anni

La rivolta delle province olandesi contro la Spagna

"Il principe Maurizio alla battaglia di Nieuwpoort", dipinto di Pauwels van Hillegaert su una delle fasi più importanti della rivolta olandese
“Il principe Maurizio alla battaglia di Nieuwpoort”, dipinto di Pauwels van Hillegaert su una delle fasi più importanti della rivolta olandese
Rimaniamo in Europa con la quarta guerra più lunga della storia: la Guerra degli ottant’anni, quella che portò all’indipendenza della Repubblica delle Sette Province Unite, stato antesignano degli odierni Paesi Bassi. Scoppiata nel 1568 come una rivolta contro gli occupanti spagnoli, la guerra si concluse esattamente ottant’anni più tardi, nel 1648, col Trattato di Vestfalia, che sanciva anche la fine della Guerra dei trent’anni, il conflitto religioso che aveva insanguinato l’Europa nella prima metà del Diciassettesimo secolo.

Le ragioni del conflitto tra olandesi e belgi (che però si tirarono presto fuori dalla rivolta) e spagnoli erano di varia natura: tutta la zona dell’attuale Benelux era finita in mano ai duchi di Borgogna già nel Quattrocento, e, quando Carlo V d’Asburgo si era trovato a governare su mezzo continente, erano stati legati alla corona di Spagna. Le differenze tra questi territori e la Spagna erano però notevoli: nelle Fiandre e nelle province vicine si era sviluppata da tempo una borghesia mercantile che era gelosa della propria autonomia, e che avrebbe in parte aderito alle istanze protestanti; in Spagna, invece, dominava ancora la nobiltà vecchio stampo, tradizionalmente cattolica.

La rivolta scoppiò appena salì al trono l’accentratore Filippo II, che tra l’altro rispose in un primo momento con grande durezza mandando sul territorio il Duca d’Alba, cosa che però fece aumentare il malcontento dei locali; meglio andò quando la Spagna capì che era più vantaggioso spaccare il fronte avverso, dando qualche concessione ai cattolici del Belgio e isolando gli olandesi. Ad ogni modo, il pur potente esercito ispanico non riuscì a debellare la resistenza della Province Unite, che proclamarono l’indipendenza e continuarono la lotta fino a quando non trovarono l’alleanza di altri paesi protestanti e non poterono sfruttare il declino politico e militare della Spagna.

 

La Guerra del Karen

La più lunga guerra civile della storia

Popolazione Karen evacuata da un villaggio
Popolazione Karen evacuata da un villaggio
Non c’è dubbio che le guerre siano spesso orrende e sanguinose, ma che ancora peggiori siano, in quanto a brutalità, le guerre civili, quegli scontri cioè in cui i due contendenti appartengono allo stesso paese. Anche l’Europa ne ha avute molte, e spesso difficili da rimarginare: la Guerra di Spagna o la nostra stessa Guerra di Liberazione furono guerre civili, in cui non mancarono gli eccidi, i momenti efferati e le crudeltà. Per fortuna, di solito guerre di questo tipo sono tanto “focose” quanto veloci, anche perché l’impeto e i mezzi con cui vengono combattute si esauriscono presto.

Così non è stato, almeno finora, per la Guerra del Karen, che afflige una parte della Birmania dal 1949, e quindi al momento da 66 anni filati, senza che se ne intraveda la fine. Una guerra di cui, tra l’altro, in Occidente si parla molto poco, nonostante abbia fatto probabilmente più di 200mila vittime, anche se non sono disponibili dati precisi e ufficiali. Lo Stato Karen è un’unità amministrativa della Birmania formatasi nel 1948, in seguito all’indipendenza del paese dal Regno Unito; si trova nella parte più orientale dello stato ed è abitata dai Karen, popolazione di etnia e religione diverse rispetto al resto dei birmani, visto che è originaria del Tibet e pratica il buddhismo.

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Questa popolazione, che conta circa 9 milioni di persone, è dal 1949 in lotta col governo centrale per l’indipendenza o quantomeno una maggior autonomia all’interno di uno stato federale; a causa della natura del territorio, formato principalmente da piccoli villaggi, la guerra civile ha poi assunto le caratteristiche di una vera e propria guerriglia prolungata, con violenze brutali da parte dell’esercito birmano, deportazioni e distruzione di villaggi. D’altronde, la Birmania è controllata dal 1962 da un regime militare che, nonostante le proteste degli ultimi anni, continua ad usare il pugno di ferro contro i rivoltosi.

 

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