Cinque tra le migliori app del 2014

Le migliori app del 2014

App, app, app: il nostro mondo sembra, da qualche anno a questa parte, letteralmente dominato dalle app. Ce n’è una per ogni circostanza, per ogni esigenza, per ogni situazione: per prenotare un tavolo al ristorante ma anche per scegliere una ricetta da preparare in fretta e furia in casa; per seguire le partite in diretta della propria squadra del cuore ma anche per organizzarne una con i propri amici o con perfetti sconosciuti; per dormire meglio o per stare svegli.

Anzi, in questi anni se ne sono aggiunte talmente tante che forse si è in un certo senso saturato il settore. È difficile, direi in certi casi anche impossibile, immaginare un’app nuova, che colmi un vuoto, perché – almeno in base alla tecnologia oggi a disposizione – tutto pare già essere stato fatto.

Anche le app che abbiamo scelto quest’anno come le migliori, dando seguito a quanto già avevamo fatto nel 2013, denotano a nostro avviso questa tendenza: perché, a parte forse un’eccezione, sono app che non aggiungono qualcosa di nuovo al mercato, ma ripensano, correggono, migliorano e ricreano quanto già c’è. Scopriamole assieme.

 

Mailbox

Il nuovo modo di gestire i messaggi di posta

[UPDATE: 12/1/2016] La parabola di Mailbox è durata piuttosto poco. Dropbox ha infatti deciso in questi giorni di chiudere il progetto. L’app, ancora presente negli store, verrà cancellata a febbraio. Il motivo della cancellazione sta nel fatto che il progetto – molto impegnativo – non ha dato i risultati sperati. Molti utenti erano passati ad utilizzare il nuovo software per la gestione della posta, ma non abbastanza da permettere quel salto di qualità che, in un mercato così competitivo, è di vitale importanza. Resta il ricordo di un’app che ha fatto fare dei passi avanti importanti alla gestione delle mail sul smartphone.

Uno dei settori in cui si sta cercando da più parti di innovare è quello dell’e-mail, fermo da vari anni e sempre più problematico da gestire: fin dall’introduzione di GMail prima e dell’app Mail su iPhone poi, infatti, il modo di leggere, gestire e scrivere le e-mail si è sostanzialmente arenato, non ricevendo più alcun tipo di innovazione sostanziale (con buona pace dei vari tentativi, pieni di buona volontà ma poco efficaci alla distanza, di Google per cambiare le cose).

Il modo di leggere le mail è cambiato

Il problema è che non si sono evoluti i software che gestiscono le e-mail, mentre si è evoluto – e anche notevolmente – il nostro modo di relazionarci con esse: abbiamo eliminato lo spam più selvaggio, però continuiamo ad essere inondati da notifiche dai vari social network, di messaggi di lavoro, di newsletter a cui ci siamo volontariamente abbonati ma che non abbiamo sempre il tempo di leggere, di cose importanti e di cose inutili che si affastellano l’una sull’altra. In questo senso, un tentativo di riordinare le cose, forse il più concreto, è stato portato avanti in questi mesi dall’app Mailbox.

Venuto alla luce già nel 2013, il progetto è stato in origine riservato un gruppo ristretto di tester, per poi essere aperto al grande pubblico nel 2014, sbarcando anche su Android oltre che sull’iniziale iOS. Il principio su cui si basa è molto intuitivo, anche se è più semplice da vedere all’opera, ad esempio nel video qui di seguito, che da spiegare a parole: l’app permette di accedere alla propria casella mail (per ora sono supportate solo GMail e iCloud, anche se gli sviluppatori promettono una maggiore compatibilità con altri servizi in futuro) e di posporre, eliminare, archiviare e riordinare i messaggi di posta in modo rapido ed indolore.

Dropbox e Mac

Estremamente efficace nel tentativo di farci perdere meno tempo dietro alla casella di posta, Mailbox è stata una delle app più scaricate dell’anno su tutti gli smartphone ed ha avuto un successo così dirompente da portare Dropbox, l’azienda che sta dietro al servizio di cloud storage più celebre della rete, ad acquisire la software house responsabile della sua creazione, Orchestra. Ma le novità non sono finite lì: dopo poco è stata rilasciata anche una versione per OS X – per la verità ancora in fase beta – che ha portato le innovazioni dell’app anche sui sistemi desktop di Apple.

 

7 Minute Workout – Allenamento di 7 minuti

L’app di fitness per ottimizzare il tempo

Non ci sono solo mail nella testa delle grandi software house e dei produttori di sistemi operativi per cellulari; anzi, di recente il chiodo fisso sia in casa Apple che Google sembra essere la salute: sia l’ultima versione di iOS che la corrispettiva di Android, infatti, hanno puntato tutto sull’implementazione di servizi che servono a monitorare la nostra salute, a farci correre, a farci stare bene.

Un personal trainer per chi non ha tempo

Solo qualche giorno fa, non a caso, presentavamo le migliori app per i runner, ma i progetti degli sviluppatori non si limitano certo solo alla corsa: c’è tutto un mondo da esplorare, e soprattutto bisogna farlo cercando anche di tener conto delle esigenze degli uomini moderni, che hanno sempre meno tempo a disposizione per fare sport (non a caso, se potessero, andrebbero in palestra e non affiderebbero certo il compito di far loro da personal trainer al cellulare).

Da questo punto di vista, una delle app più interessanti – e scaricate – che hanno fatto la loro comparsa nelle classifiche in quest’ultimo anno è stata 7 Minute Workout, disponibile sia per iOS che per Android, che promette di farci allenare ogni giorno con sessioni molto brevi – appunto della durata di appena 7 minuti – ma estremamente efficaci. Alla base del software, infatti, c’è una ricerca pubblicata qualche tempo fa sulla rivista dell’American College of Sports Medicine, poi ripresa dal New York Times, che con quell’articolo diede il via a una vera e propria moda.

I risultati della ricerca

Secondo questa ricerca, un allenamento di 7 minuti, ben calibrato nell’intervallo tra sforzo e riposo e nella scelta degli esercizi che stimolino diverse parti della muscolatura, può essere più efficace di sessioni anche più lunghe e impegnative. L’app, sfruttando come molti altri software simili i risultati di questa ricerca, propone una serie di esercizi con tanto di esempio visivo, timer, statistiche e tutto quello che serve per allenarsi al meglio.

 

Threes

Nettamente, il gioco dell’anno

Un paio di giorni fa, nell’ambito di questa generale revisione che stiamo conducendo relativamente al 2014, abbiamo recensito i migliori videogiochi dell’anno, spiegando come pian piano si stiano facendo sempre più strada i videogame pensati primariamente – se non esclusivamente – per dispositivi mobili, cioè smartphone e tablet. E il gioco forse più bello che ha raggiunto un’ampia diffusione su questi dispositivi quest’anno è stato sicuramente Threes, un rompicapo creato dal programmatore americano Asher Vollmer (con l’aiuto, per la grafica e la musica, di Greg Wohlwend e Jimmy Hinson).

Un gioco che ti cattura e non ti lascia più

Il gioco è a prima vista molto semplice, ma straordinariamente coinvolgente, visto che chiunque cominci a giocarci, magari solo per una partitina veloce, rimane invischiato nella sua dinamica per decine e decine di minuti, a volte addirittura per ore. Il principio di base è quello di sovrapporre tra loro le tessere che presentano numeri uguali, in modo da farle sostituire con una nuova tessera con indicato un numero doppio rispetto a quello delle due precedenti; lo scopo è quello di tenere il campo il più possibile libero dalle stesse tessere, radunandole e trasformandole in numeri sempre più grandi, fino a quando non si esauriranno le mosse.

Premiato proprio in queste stesse settimane da Apple come gioco dell’anno ma riempito di elogi da riviste e siti specializzati anche per il suo design molto particolare, l’app è stata fin da subito imitata da una serie di altre applicazioni, che hanno tentato di copiarne lo stile e il principio matematico con alterni successi, anche se Threes è rimasta sempre la versione originale e più amata.

Dagli smartphone alla Xbox

Oltre che per i dispositivi mobili, infine, l’app è recentemente sbarcata anche su Xbox One, venduta a 6 dollari e 99 sull’apposito store; in ogni caso, il piccolo impero di Vollmer e soci, stante i continui riconoscimenti che conquista, sembra destinato ad espandersi ancora nei mesi a venire.

 

Timberman

Il taglialegna anni ’80

Avviamoci alla conclusione con un secondo gioco, molto semplice ma allo stesso tempo incredibilmente capace di generare dipendenza anche nel più incallito dei videogiocatori: Timberman, anch’esso disponibile sia per iOS che per Android.

Un gusto squisitamente retrò

Realizzato da Digital Melody in uno stile squisitamente retrò, il gioco ha una filosofia estremamente elementare: impersonando un taglialegna, il giocatore deve cercare di tagliare il maggior numero di pezzi d’albero cercando nel contempo di evitare i rami che gli sfiorano la testa man mano che il tronco si abbassa. Facile a dirsi, ma non a farsi: il gioco infatti è dannatamente complicato man mano che la velocità aumenta e, pur nella sua semplicità, ti costringe a rigiocarci all’infinito.

Il punto forte, però, non è solo il meccanismo di base, che tra l’altro è qualcosa di già visto in numerosissimi altri giochi arcade, quanto proprio l’atmosfera che la piccola app sa evocare: squisitamente anni ’80, sembra riallacciarsi da un lato al film d’animazione disneyano di due anni fa, Ralph Spaccatutto, del quale il personaggio ricorda la fisionomia e la “pixellatura”, e dall’altro alla moda molto recente di richiamarsi, almeno nell’estetica, ai giochi di quando noi trentenni eravamo bambini, come già accaduto tra l’altro l’anno scorso con il bel Ridiculous Fishing.

Una delle app più scaricate dell’anno

I dati per ora parlano di 15 milioni di scaricamenti su tutti i dispositivi e di svariati miliardi di partite giocate; partite in cui, con l’andare del tempo, si possono sbloccare anche degli ambienti o dei Timbermen aggiuntivi, in modo da variare ancora di più l’esperienza di un’app semplice ma di cui non si riesce a fare a meno.

 

SwiftKey

Le tastiere esterne arrivano su iOS

Concludiamo per una volta con un’app che è una novità solo su iOS, ma che rappresenta – assieme ad altri prodotti simili – forse la novità più interessante legata alle innovazioni della versione 8 del sistema operativo di Cupertino: SwiftKey, forse la più potente delle tastiere di terze parti per iOS e per Android.

Decine di milioni di download

Sull’OS del robottino verde l’app esiste da tempo immemore ed è, incontestabilmente, una delle più apprezzate dell’intero Play Store, forte di più di dieci milioni di scaricamenti (ma probabilmente il dato, che Google fornisce solo in maniera molto indicativa, si avvicina prepotentemente a quota 50 milioni); su iOS è arrivata invece da pochi mesi, da quando cioè Apple ha finalmente consentito l’introduzione di tastiere non ufficiali, che possano quindi variare le impostazioni di base del sistema operativo.

Diciamo subito che l’impatto di SwiftKey con iOS non è stato dei più semplici, per tutta una serie di motivi: prima di tutto era lo stesso sistema operativo di Apple, almeno nelle sue prime versioni, a non essere realmente pronto per un’intromissione così profonda nei suoi equilibri, e sovente si registravano casi di malfunzionamento delle tastiere esterne; poi le cose sono progressivamente migliorate con le correzioni di bug associate al rilascio di nuovi aggiornamenti, ma gli sviluppatori sia di Apple che di SwiftKey hanno ancora da lavorare per rendere veramente performante l’app e utile (e superiore a quella di base) la sua installazione.

L’apertura di un nuovo fronte

Ciononostante, a nostro parere l’applicazione è decisamente da premiare, da un lato perché apre finalmente un fronte che potrebbe diventare uno dei più interessanti su iOS – e infatti in queste settimane si sono aggiunte, nell’App Store, molte nuove tastiere basate su principi innovativi –, dall’altro perché indubbiamente, con la sua ottima capacità di prevedere le parole e la possibilità di scrivere senza alzare il dito dalla tastiera ma semplicemente trascinandolo da una lettera all’altra, siamo di fronte a uno dei prodotti più efficaci del settore.

 

 

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