Cinque tra le migliori storie di Zagor

Alla scoperta delle migliori storie di Zagor

Zagor è uno dei personaggi storici del nostro fumetto: creato ormai più di cinquant’anni fa, nel 1961, da Guido Nolitta (ovvero Sergio Bonelli) e Gallieno Ferri, è propriamente un tarzanide, cioè un personaggio nato come evoluzione del concetto di partenza di Tarzan, ma le sue storie spaziano da sempre in vari generi e ambientazioni. Pur essendo formalmente il protagonista di un fumetto western, infatti, lo “Spirito con la scure”, come viene chiamato dagli indiani, se l’è dovuta periodicamente vedere con presenze demoniache, affaristi, extraterrestri, indiani, cowboy, forze soprannaturali e tutta una serie di elementi che appartengono propriamente ai generi del fantastico, dell’horror, della fantascienza.

Proprio questa, probabilmente, è stata fin da principio la forza del personaggio, una sorta di supereroe molto umano (in anticipo sui tempi perfino rispetto agli eroi con superproblemi della Marvel, che sarebbero arrivati in Italia solo un decennio più tardi, anche se esordivano negli States proprio in quegli stessi anni) che cerca una propria dimensione all’interno di un mondo in cui non è mai facile distinguere tra il vero e il falso, tra il reale e l’immaginato, tra il bene e il male. Paradigmatico, da questo punto di vista, il rapporto con gli indiani, responsabili della morte dei genitori di Zagor ma anche vittime degli stessi bianchi, in un’analisi per i tempi modernissima del mito della frontiera americana che fece del personaggio di Nolitta forse il primo antieroe del nostro fumetto.

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In questi cinquant’anni le sue storie sono state ovviamente centinaia, comparse sia sull’albo regolare mensile, sia su una serie di speciali che si sono via via aggiunti nel corso del tempo; pochi, in compenso, sono stati gli sceneggiatori, visto che la casa editrice ha preferito mantenere una linea stabile sul personaggio, che – escludendo le sporadiche apparizioni di Gian Luigi Bonelli, Cesare Melloncelli e altri – ha portato a lavorare sulla serie in modo continuativo solo lo stesso Nolitta, Alfredo Castelli, Tiziano Sclavi, Marcello Toninelli, Daniele Nicolai, Ade Capone, Moreno Burattini, Mauro Boselli, Jacopo Rauch e Luigi Mignacco, cioè appena una decina di sceneggiatori in cinquant’anni di onorata carriera.

In attesa del numero 650 dello Zenith Gigante e soprattutto della seicentesima avventura di Zagor, abbiamo cercato di identificare le cinque storie migliori di questa lunga cavalcata, o almeno quelle che a noi sembravano più belle e degne di essere ricordate (anche se dobbiamo dire che la scelta è stata ardua, perché molte avventure avrebbero meritato di finire in questa cinquina): eccole, ricordate e rinarrate per voi.

 

Odissea americana

di Guido Nolitta e Gallieno Ferri, su Zagor 87/89

Odissea americana, una delle storie più amate dai fan di ZagorCome detto, il personaggio di Zagor esordì nel 1961, ma fu inizialmente pubblicato nel formato a striscia in voga in quel periodo, che un po’ ne limitava le possibilità d’azione; fu infatti solo a partire dal cambio di formato – passando a quello che sarebbe diventato il tipico albo bonelliano – e in particolare col passaggio dagli anni ’60 agli anni ’70 che il livello qualitativo delle storie cominciò a decollare, portando il personaggio nell’olimpo dei grandi. E una delle prime storie a far capire che quello di Zagor era un personaggio destinato a restare fu probabilmente Odissea americana, pubblicata tra il settembre e il novembre del 1972 negli albi 138/140 della collana Zenith, corrispondenti ai numeri 87/89 delle varie ristampe di Zagor.

La storia era firmata dalla coppia che aveva dato i natali al personaggio, Guido Nolitta e Gallieno Ferri, che decisero di far uscire Zagor e Cico – la sua goffa e abituale spalla – dalla foresta di Darkwood e di farli avventurare all’interno dell’America ancora inesplorata. Lo spunto dell’avventura veniva dal ricco Homerus J. Bannington che, complice il suo nome, era deciso a scrivere una nuova Odissea in versi, solo che stavolta il percorso da compiere in nave non era quello che doveva ricondurre Ulisse ad Itaca, ma un’esplorazione lungo il fiume Tallapoosa fino al lago Cherokee. Il viaggio, ovviamente, diventava l’occasione per una serie di contrattempi e disavventure, di esplorazioni fantastiche e mostruose, di paesaggi incantati ed incontaminati, in quello che sarebbe diventato di lì a poco lo stile tipico delle avventure nolittiane.

 

Oceano

di Guido Nolitta e Gallieno Ferri, su Zagor 95/99

Oceano, opera di Nolitta e FerriSpostiamoci in avanti di un solo anno, al 1973, per Oceano, lunga avventura sempre firmata da Nolitta e Ferri che spostava l’azione addirittura al di sotto dei mari, un terreno che il fumetto in genere e quello italiano in particolare non aveva certo esplorato spesso, e che anzi si poteva definire narrativamente inesplorato. Proprio questa mancanza di antecedenti contro cui confrontarsi, mi sembra, consentì a suo tempo a Nolitta di spingere ancora di più sull’acceleratore della fantasia, creando una storia che – a partire dal più classico tesoro disperso – si spostava nel campo della magia, dell’avventura pura, del mistero.

L’avventura prese avvio sullo Zenith 146, ovvero sul novantacinquesimo numero dedicato a Zagor, uscito nel maggio 1973: qui si mostrava Digging Bill – sfortunato cacciatore di tesori già comparso in altre avventure dello Spirito con la scure – che ingaggiava il capitano Fishleg e la sua Golden Baby per andare alla ricerca del tesoro perduto della Esmeralda, nave affondata secoli prima quand’era sotto il comando del capitano Maldonado. Tra criminali disposti a tutto pur di mettere le mani sul tesoro e la rievocazione dello stesso Maldonado, tra nuovi pirati e immersioni nel profondo degli abissi, Zagor sarebbe infine riuscito a recuperare il forziere dell’Esmeralda, trovandovi però dentro qualcosa di sorprendente.

 

La marcia della disperazione

di Guido Nolitta, Gallieno Ferri e Franco Bignotti, su Zagor 112/116

La marcia della disperazione, secondo molti la più bella storia di Zagor in assolutoConcludiamo il ciclo di avventure firmate da Nolitta e Ferri, prima di passare ad altri autori, con La marcia della disperazione, storia a cui collaborò in parte anche Franco Bignotti e apparsa sui numeri 163/167 della serie Zenith Gigante, tra il novembre 1974 e il marzo 1975. La trama si concentra sullo scontro tra indiani ed europei, con in mezzo Zagor che cerca di fare – per la verità con scarsi risultati – da paciere tra i due schieramenti.

Lo spunto iniziale furono i viaggi che, nell’Ottocento, venivano compiuti da turisti per dilettarsi nella caccia al bisonte, in genere sparando dai treni in corsa; in questo caso, infatti, una carovana di nobili europei attraversava, sotto la guida del cinico “Memphis” Joe, il territorio dei Kiowa, massacrando gli animali che costituivano la principale riserva di cibo per gli indiani. Da questo fatto scattava il desiderio di vendetta dei nativi e il tentativo di Zagor e Cico di impedire un sicuro massacro, tentativo che falliva anche a causa dalla riottosità dello stesso “Memphis” Joe, che non esitava a catturare i nostri eroi lasciandoli preda delle formiche rosse, almeno fino a quando la bella Frida, innamorata di Zagor, non li salvava. Ma sarebbe stata proprio la sete di sangue dei Kiowa a creare i maggiori problemi e a mettere seriamente a rischio la vita del protagonista.

 

Il ritorno di Hellingen

di Tiziano Sclavi e Gallieno Ferri, su Zagor 275/280

La copertina de Il ritorno di Hellingen, una delle più belle storie sceneggiate da Tiziano SclaviCome anticipato, concludiamo il nostro excursus uscendo, almeno per le due storie finali, dal classico schema nolittiano e presentando due degli sceneggiatori che a partire dagli anni ’80 hanno raccolto l’eredità di Bonelli, cioè Tiziano Sclavi – poi fortunato creatore di Dylan Dog – e Mauro Boselli, noto anche per il lavoro su Tex e Dampyr. La storia di Sclavi che abbiamo scelto è la memorabile Il ritorno di Hellingen, uscita – coi disegni del veterano Gallieno Ferri – tra il giugno e il novembre del 1988, quando Dylan Dog era già giunto nelle edicole da un paio d’anni e Sclavi aveva sostanzialmente smesso di collaborare con la testata zagoriana.

L’idea di partenza prevedeva che Zagor venisse preso da Ah-Eh-Nai, il demone della follia, che pian piano riusciva ad impadronirsi di lui; per questo lo Spirito con la scure si rivolgeva ad Akoto, custode delle armi di Rakum, che lo trascinava all’interno dei meandri della propria mente per guidarlo nella battaglia contro il demone. Rinsavito, Zagor non poteva però godersi la ritrovata tranquillità, perché doveva recarsi immediatamente e di gran carriera al lago Erie, dove si stava riattivando Titan, il terribile mostro d’acciaio del professor Hellingen, forse la principale tra le nemesi dell’eroe: in un turbine di distruzione e di fenomeni paranormali faceva quindi la sua apparizione proprio lo scienziato pazzo, più tremendo che mai, che riusciva a mutare così profondamente il mondo di Zagor da vedere lo Spirito con la scure addirittura morire e poi risorgere, prima della sorprendente spiegazione finale.

 

Vendetta vudu

di Mauro Boselli e Mauro Laurenti, su Zagor 366/367

Vendetta vudu, forse la più bella tra le storie degli ultimi vent'anniConcludiamo con una storia solo relativamente recente, visto che – nonostante sia distante anni luce dal periodo d’oro nolittiano – è pur sempre uscita quasi vent’anni fa, tra il gennaio e il febbraio 1996: stiamo parlando di Vendetta vudu, avventura scritta dal già citato Mauro Boselli e disegnata dal fido Mauro Laurenti, uno dei suoi collaboratori più abituali che non a caso ha disegnato anche qualche numero di Dampyr. Pur essendo passati più di vent’anni dalle storie da cui siamo partiti, proprio quest’avventura ci sembra infatti l’ideale per chiudere la nostra disanima, a causa di almeno due elementi: in primo luogo, perché rientra all’interno della cosiddetta nuova Odissea americana, cioè un ciclo di ben 31 albi che tenne impegnato il nostro eroe in giro per l’America a metà degli anni ’90; in secondo luogo, perché Boselli vi riprendeva tematiche horror che già Nolitta aveva accennato e che Sclavi, come abbiamo visto, aveva portato all’estremo.

L’avventura vedeva Zagor e Cico (e, di nuovo, Digging Bill) approdare in Louisiana, da sempre terra prediletta per l’occulto e i riti magici; qui i nostri incontravano la bella Gambit – con tanto di bacio tra la donna e Zagor, cosa piuttosto rara negli albi dello Spirito con la scure – ma soprattutto si imbattevano in una società segreta dedita al vudù, con tanto di zombi redivivo e condanna a morte per il nostro eroe; dopo essere stato addirittura sepolto, Zagor riusciva però a riprendersi e a liberarsi, pur finendo nelle mani della strega Marie Laveau, responsabile anche dell’invocazione di un potente demone.

 

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