Le opere liriche più famose e belle per innamorarsi del genere

Il fascino dell'opera lirica italiana ed europea (foto di Jakub Hałun via Wikimedia Commons)
Il fascino dell'opera lirica italiana ed europea (foto di Jakub Hałun via Wikimedia Commons)

Avete presente la fantastica colonna sonora del film Match Point di Woody Allen? Per buona parte è composta da arie d’opera lirica, da “Mi par d’udire ancora” da I pescatori di perle di Georges Bizet a “Un dì felice, eterea” da La traviata di Giuseppe Verdi. E quella di Apocalypse Now di Francis Ford Coppola nella scena dell’attacco degli elicotteri? Sempre da un’opera: è la celebre “Cavalcata delle Valchirie” tratta dal terzo atto de La Valchiria di Richard Wagner.

Si pensa sempre che la musica classica piaccia ad una minoranza di persone, ma l’utilizzo che se ne fa in film, serie TV, spot pubblicitari – e chi più ne ha più ne metta – è la prova che non si tratta poi di una cosa così di nicchia. Spesso ascoltiamo brani d’opera senza nemmeno accorgercene.

La lirica ha di certo un fascino speciale. Un colpo di fulmine che colpisce veramente solo alcune persone. Non è detto che piaccia subito, ma si può imparare ad amarla. E quando si comincia ad apprezzarla non se ne potrà più fare a meno.

Non dico che l’ascolterete in auto al posto di un buon rock o di un simpatico e leggero pop, ma vi potrebbe capitare, una sera, di preferire una bella serata a teatro, che non una proiezione al cinema o una bevuta al bar con gli amici.

Come? Basta partire dall’abc. Se volete imparare ad amare la lirica di certo non potete partire con la maratona de L’anello del Nibelungo di Wagner, né tanto meno con il seicentesco Orfeo di Monteverdi. No.

Però ci sono alcune opere che anche il più profano del bel canto non può non apprezzare. Dunque tirate fuori lo smoking o il vestito lungo, il binocolo e via a comprare i biglietti.

La foto di copertina è di Jakub Hałun (via Wikimedia Commons)

      

 

1. Tosca

Con la Tosca potrebbe davvero essere amore a prima vista. Si tratta di un’opera lirica in tre atti di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica.

La Tosca di PucciniLa prima rappresentazione si tenne a Roma, al Teatro Costanzi, il 14 gennaio 1900. Quest’anno, nel teatro della capitale, in cartellone c’è proprio questo meraviglioso melodramma, con la riproduzione delle scene originali della prima, alla quale fu presente il compositore stesso.

Ma, dettagli di un’appassionata a parte, perché partire proprio con la Tosca? Perché ha tutto: una musica potente, una storia appassionante e un finale tragico. Il capolavoro di Puccini ci porta nella Roma del XIX secolo, in un mondo politico caratterizzato dal controllo e dal sospetto.

 
Ci sono l’amore tra la cantante Floria Tosca e il pittore Mario Cavaradossi, le trame del barone Scarpia per rubare la bella all’artista, la disperazione, la vendetta, la passione.

Amore, passione e vendetta secondo Giacomo Puccini

I momenti più intensi del melodramma sono probabilmente contenuti nelle arie “Vissi d’arte”, nel II atto, ed “E lucevan le stelle”, nel III. In “Vissi d’arte”, romanza che tutti – ve lo assicuro – conoscete già anche se non lo sapete, si coglie la poetica disperazione e lo smarrimento di Tosca sotto l’atroce ricatto di Scarpia.

E poi il finale, inevitabilmente tragico, che prende forma in un crescendo che non potrà che farvi venire la pelle d’oca.

      

 

2. Il trovatore

Questa volta a farla da padrone è il capolavoro di Giuseppe Verdi, Il trovatore, rappresentato per la prima volta il 19 gennaio 1853 al Teatro Apollo di Roma. Una vera perla del compositore, assieme a Rigoletto e La traviata. Qui le parole chiave sono amore e vendetta.

Tutta l’opera, in cui di continuo è rievocato il ricordo del tragico antefatto che dà vita alla storia, costantemente rivissuto da punti di vista differenti, è incentrata su questo doppio tema: l’amore che dà la vita e la vendetta che la toglie.


Leggi anche: Cinque tra le opere più importanti di Giuseppe Verdi

Nonostante il titolo, Il trovatore può essere considerata un’opera tutta al femminile. Lo sviluppo drammaturgico è determinato dalle vicende e dai sentimenti che riguardano le due donne, Leonora e Azucena, tra le quali ondeggia la romantica figura del trovatore.

Uno dei capolavori di Giuseppe Verdi

Riassumere la trama in poche righe è un compito difficile, ma ci proviamo: siamo nel XV secolo e un gruppo di servi e armigeri racconta l’antefatto mentre fa la guardia alla porta del Conte di Luna: anni addietro, presso la culla di Garzia, fratello del Conte, era stata sorpresa una zingara, che fu scacciata.

Il manifesto di una rappresentazione de Il trovatore di VerdiDopo un po’ il bambino era stato colto dalla febbre e si era pensato al malocchio. La zingara era stata catturata e condannata al rogo. La figlia della presunta strega, per vendicarsi, aveva rapito il bimbo, Garzìa, e, qualche tempo dopo, sul luogo dov’era bruciata la madre, erano state trovate ossa infantili semicarbonizzate.

Il padre del Conte, in punto di morte, si era fatto promettere dal figlio, il Conte di Luna, che avrebbe continuato le ricerche.

 
La figlia della strega non è altri che è Azucena, madre di Manrico, il trovatore, innamorato di Leonora, di cui è pure innamorato il Conte di Luna. Manrico e il Conte di Luna sono rivali sia in amore che in guerra, ma ciò che ignorano è di essere fratelli, visto che Azucena, sconvolta alla morte della madre, in preda al delirio ha gettato per vendetta nel fuoco non Garzìa, ma il suo vero figlio.

Nell’epilogo Leonora si avvelena, Manrico viene ucciso, Azucena mandata a morte rivela al Conte di Luna la tragica verità: «Egli era tuo fratello!» E costui resta solo con il suo orrore. Piena di brani celeberrimi, è anche questo un melodramma che può iniziare con entusiasmo i profani.

      

 

3. La cavalleria rusticana – I pagliacci

Due capolavori al prezzo di uno. Perché metto assieme La cavalleria rusticana e I pagliacci? Perché essendo opere molto brevi, spesso vengono rappresentate assieme. La cavalleria rusticana è frutto del genio di Pietro Mascagni, su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, tratto dalla novella omonima di Giovanni Verga.

Una registrazione di Cavalleria rusticana di MascagniAndò in scena per la prima volta il 17 maggio 1890 al Teatro Costanzi di Roma. I pagliacci è un’opera lirica in due atti su libretto e musica di Ruggero Leoncavallo. Vide il suo debutto al Teatro dal Verme di Milano il 21 maggio 1892, con Arturo Toscanini a dirigerla.

Iniziatore di questo abbinamento fu Mascagni, che nel 1926, al Teatro alla Scala di Milano, diresse, nella stessa serata, entrambe le opere.

 
Ma passiamo ai fatti: due struggenti drammi, melodie che fanno venire i brividi lungo la schiena. Non credo si possa chiedere di meglio, contando, poi, che si tratta di due storie molto brevi e dunque particolarmente godibili.

Due opere, di Pietro Mascagni e Ruggero Leoncavallo

Nella prima Mascagni ci porta in Sicilia, dove il giovane Turiddu intona una serenata a Lola, la ragazza a cui si era promesso prima di andare soldato e che, al suo ritorno, ha ritrovato sposa a compare Alfio, un carrettiere benestante.

Santuzza, l’amante di Turiddu, dopo un acceso confronto con lui, decide di rivelare tutto ad Alfio, che, dopo la messa pasquale, sfida a duello il rivale in amore.

Ne I pagliacci l’ambientazione è in un caldo mezzogiorno di Ferragosto, nella Calabria del 1865. Una compagnia teatrale sta per mettere in scena uno spettacolo per festeggiare la ricorrenza dell’Assunta.

Poco prima della rappresentazione, Canio, marito geloso, sorprende Nedda con l’amante, Silvio, che scappa prima di essere riconosciuto dall’uomo tradito. La scenata di gelosia di Canio prosegue sul baraccone davanti alla folla interessata, mentre la finzione si interseca e si confonde con la realtà.

      

 

4. Aida

Vi sfido. Chi non conosce la marcia trionfale dell’Aida? Dai! Ecco perché l’Aida è un’opera ideale per iniziare ad apprezzare il bel canto. Impossibile non riconoscere alcuni brani.

Impossibile non restarne affascinati. Specie se poi la si va a vedere all’Arena di Verona dove le scenografie faraoniche – è proprio il caso di dirlo – la fanno da padrone.

L'Aida di Verdi
Il dramma fu rappresentato per la prima volta al Cairo il 24 dicembre del 1871 e consacrò definitivamente la gloria di Giuseppe Verdi. Aida è una principessa etiope, fatta schiava dagli egiziani. Ama, ricambiata, Radamès, un comandante dell’esercito, che è a sua volta amato, ma invano, dalla figlia del faraone, la principessa Amneris.

Da questo veloce inizio potete ben capire come andranno le cose: Amneris si arrabbierà come una iena quando scoprirà che il suo bel comandante preferisce l’esotica Aida a lei. E il finale non potrà che essere di morte e disperazione. Amore e morte. Sempre questo il binomio fondante dei più intensi melodrammi.

      

 

5. Il flauto magico

Per una volta un lieto fine. Dopo drammi, vendette, assassini, suicidi, disperazione, chiudiamo con un’opera che finisce con un “e vissero felici e contenti”. Non per nulla è una delle rappresentazioni con cui si cercano di iniziare alla lirica i bambini.

Il flauto magico, l'opera di Mozart più rappresentataD’altro canto Il flauto magico è una bellissima favola, musicata da Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Emanuel Schikaneder e con il contributo di Karl Ludwig Giesecke.

La prima rappresentazione avvenne al Theater auf der Wieden di Vienna il 30 settembre 1791. Ultima composizione teatrale di Mozart, è ambientata in un antico, irreale e fantasioso Egitto. La storia racconta come il principe Tamino, aiutato dal fedele Papageno, combatte le forze del male e libera l’amata Pamina.

 
Le vocalità sono variegate e vanno dal basso profondo di Sarastro, al baritono lirico-brillante dell’uccellatore Papageno, non a caso emblema della umanità materiale, al tenore lirico-leggero di Tamino, eroe puro e idealista, al soprano acutissimo della Regina della Notte, che ascende a sovracuti picchiettati in pirotecnici virtuosismi, al lirismo della voce sopranile di Pamina.

Sicuramente diversa dalle opere precedentemente descritte, Il flauto magico ha un suo indubbio fascino, nonostante i recitativi che, per chi non ha confidenza con il genere, possono risultare un po’ pesanti. L’aria celeberrima della Regina della Notte, però, merita un salto a teatro.

      

 

Altre 8 opere liriche famose e belle, oltre alle 5 già segnalate

Se queste prime cinque opere liriche hanno cominciato a farvi appassionare al genere, sicuramente avete bisogno di qualche altro consiglio. Qui di seguito, in velocità, vi segnalo dunque altre otto opere che probabilmente rafforzeranno in voi l’interesse per questo magico mondo.

 

Carmen

La Carmen di Bizet è un’opera particolare, rispetto a quelle mostrate finora. Intanto non è propriamente un’opera lirica, ma più precisamente un’opéra-comique. Questo genere, sviluppatosi in Francia tra Settecento e Ottocento, variava rispetto a quello principale per il fatto che vi erano presenti anche dei dialoghi parlati e non cantati.

L’opera, vivace e al tempo stesso drammatica, esordì nel 1875, nel bel mezzo dei dibattiti tra wagneriani ed anti-wagneriani. Il fatto di collocarsi forse nel mezzo tra le due tendenze ne provocò un mezzo fiasco iniziale, anche se poi fu ampiamente rivalutata. Oggi risulta essere la seconda opera più spesso eseguita nel mondo.

La bohème

Che gelida manina, Sì, mi chiamano Mimì, Quando men vo: sono brani celebri, conosciuti anche da chi non frequenta l’opera e i teatri. Provengono tutti da una delle composizioni più belle della nostra storia operistica, La bohème di Giacomo Puccini.

Rappresentata per la prima volta nel 1896 (per la direzione di un giovane Arturo Toscanini) grazie anche al lavoro dei librettisti Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, era un’opera che seguiva le vicende di un gruppo di artisti bohémien nella Parigi di inizio Ottocento. Ebbe fin da subito un successo straordinario.

 

Il barbiere di Siviglia

Facciamo ora un passo indietro dal punto di vista storico e andiamo all’inizio del XIX secolo. Per la precisione al 1816, quando venne per la prima volta messo in scena il primo grande successo di Gioachino Rossini, Il barbiere di Siviglia.

Il compositore pesarese aveva all’epoca appena 24 anni, ma seppe tirare fuori dal cilindro un capolavoro restato negli annali. Anche qui i brani famosi si sprecano: basti pensare al celeberrimo Largo al factotum e a La calunnia è un venticello.

Rigoletto

Di Verdi ho già parlato nella prima parte dell’articolo. Il compositore italiano è ancora oggi uno dei più amati della storia dell’opera, principalmente per la sua capacità di toccare tutte le corde emotive e in particolare quelle popolari; ma anche di suggerire riflessioni profonde.

Un perfetto esempio di questi talenti è il Rigoletto, opera composta nel 1851 a partire dal dramma Il re si diverte di Victor Hugo. Per attenuare la censura, Verdi spostò l’opera – originariamente ambientata nella corte francese – a Mantova, e la condì con arie destinate a un grande successo, come La donna è mobile.

 

Le nozze di Figaro

Le nozze di Figaro è la prima delle tre opere italiane scritte da Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte. Fu composta nel 1786, quando il grande compositore aveva appena 29 anni, durante un periodo di lavoro febbrile e fortemente ispirato.

Realizzata in segreto – visto che l’imperatore aveva inizialmente proibito il dramma, pieno di sarcasmo politico –, fu rappresentata con grande successo a Vienna e divenne rapidamente uno dei classici della lirica. Lo stesso imperatore dovette emanare un decreto per regolamentare le richieste di bis, che si erano fatte eccessive.

Don Giovanni

Resto su Mozart con il Don Giovanni, in un certo senso il “sequel” de Le nozze di Figaro. Il tema, infatti, era tutto sommato diverso, così come i personaggi e l’ambientazione, ma, complice il successo della prima opera, nel 1787 il compositore tornò a collaborare con Da Ponte.

Riprendendo un tema celebre dell’età moderna già musicato, in quello stesso anno, da Giuseppe Gazzaniga, Mozart realizzò un dramma giocoso ricco di brani celebri. Tra i tanti, vale la pena di ricordare Madamina, il catalogo è questo e Là ci darem la mano, oltre alla famosa Ouverture.

 

La traviata

Anche La traviata è uno dei capolavori di Verdi, tra l’altro ancora oggi uno dei più rappresentati nel mondo. Tratta da La signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio, l’opera esordì a Venezia nel 1853, e presto si diffuse in tutti i teatri.

La storia era quella di Violetta, una cortigiana amata e invidiata, che però si ammalava e viveva allo stesso tempo con un certo pathos drammatico le costrizioni della morale borghese. Anche qui sono parecchi i brani famosi e indimenticabili, da Libiamo ne’ lieti calici a Sempre libera.

Nabucco

Vorrei chiudere con un’altra opera di Verdi, l’ultima dell’elenco: il Nabucco che in realtà il compositore italiano realizzò ben prima di quelle di cui ho già parlato, nel 1842. L’opera, il cui titolo completo è Nabucodonosor, fu infatti il suo primo grande successo.

La storia narra della prigionia degli ebrei a Babilonia, ed è stata letta spesso in chiave risorgimentale, come un tentativo di rappresentare le sofferenze del popolo italiano, allora sotto il giogo austriaco. Il libretto, tra l’altro, fu scritto proprio dal neoguelfo Temistocle Solera, a cui si devono anche le parole del Va’ pensiero.

 

 

Segnala altri esempi tra le opere liriche più belle nei commenti.

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