Cinque tra le più belle app del 2013

Le cinque più belle app del 2013 secondo noi

Tra le tante classifiche che stiamo lanciano in questi giorni (qui l’inevitabile riassunto) non potevamo lasciar fuori una graduatoria dedicata alle app, le applicazioni che sempre più ci accompagnano nella vita di tutti i giorni come mai un software aveva fatto prima, essendo letteralmente riposte nella tasca della nostra giacca. Diciamo subito che, in questo settore, il 2013 non è stato un anno di grandi rivoluzioni: si sono, piuttosto, consolidate quelle vecchie, da Twitter a Instagram, da Piante Contro Zombi a Wunderlist, da Angry Birds a Fifa, e le vere innovazioni sono state poche. Ciononostante, qualcosa di buono qua e là s’è visto, sia sul versante dei giochi che su quello del foto e video editing (anche se, come vedrete, partiamo addirittura da un’app educativa). Spazio quindi alle nostre cinque belle app del 2013.

 

Duolingo

Imparare le lingue in maniera dinamica

Premiata da numerose riviste, oltre dallo stesso App Store di Apple, e scaricata da milioni di utenti in tutto il mondo, Duolingo sembra essere per molti l’applicazione più innovativa dell’anno; in realtà, si tratta di un software che cerca – quasi sempre riuscendoci – di applicare in maniera più efficace tecniche e idee che erano già presenti in altri programmi simili e nella stessa versione web di Duolingo. Ma partiamo dai punti di forza: completamente gratuita sia in partenza che poi, via via, nelle varie fasi dell’apprendimento, l’app promette di insegnare le lingue in modo divertente e giocoso, saltando a priori la grammatica e insistendo invece sull’apprendimento da situazioni concrete, sulla traduzione e sull’assegnazione di riconoscimenti di vario tipo (badge, cuoricini, grafici che indicano i miglioramenti e così via) volti a incoraggiare l’utente nel lavoro giorno per giorno. Il difetto più vistoso, per noi italiani, è che l’unico pacchetto disponibile nella nostra lingua è quello per imparare l’inglese; se invece si mastica già un po’ della lingua britannica è possibile, partendo da lì, imparare vari altri idiomi. Rispetto ai concorrenti, busuu in primis (che comunque al momento propone più lingue, anche se un sistema di apprendimento un po’ più rudimentale), Duolingo ha il vantaggio della gratuità e di una grafica più accattivante, ma il suo punto di forza è sicuramente il “training”, cioè il fatto che l’apprendimento venga visto come un allenamento simile a quello fisico che si fa in palestra, e il sistema motivazionale riproduce infatti – in maniera scherzosa ma efficace – quello dei personal trainer nelle app che curano la forma fisica. È disponibile sia per iOs che per Android, oltre che direttamente via web. Se invece volete imparare le lingue a scopo lavorativo vi consigliamo di dare un’occhiata anche al nostro articolo apposito, mentre qui trovate una guida allo studio dell’inglese tramite i romanzi in lingua originale.

 

Ridiculous Fishing

Un gioco immediato e dal sapore retrò

Il campo in cui è sempre più difficile emergere, sui dispositivi mobili, è sicuramente quello dei videogiochi: i vari app store sono pieni zeppi di applicativi per tutti i gusti, da quelli semplici ma coinvolgenti a quelli dalla grafica elaboratissima che pretendono di sfidare le console portatili. Spesso per riuscire a farsi notare serve una buona dose di fortuna, ma a volte si tratta anche solo di azzeccare un paio di idee forti ed unirle a una giocabilità semplice e una immediata comprensibilità: sono questi, ci sembra, gli ingredienti vincenti anche di Ridiculous Fishing, app lanciata quest’anno dagli olandesi di Vlambeer sia per iOs che per Android che ha conquistato i cuori degli appassionati. I principi del gioco sono molto semplici: una lenza viene calata in acqua e bisogna farla scendere il più possibile nelle profondità marine, inclinando il telefono e sfruttando l’accelerometro per evitare i pesci, le meduse e ogni altra cosa che potrebbe attaccarsi all’amo; dopodiché, arrivati al fondo o preso il primo pesce, comincia la risalita, durante la quale bisogna agganciare più prede possibili e poi addirittura lanciare tutto in aria e sparare ai pesci volanti, in un macabro finale che ricorda – in una chiave più grottesca – certi film di Tarantino. Di per sé, come dicevamo, il principio del gioco è semplicissimo e non inedito; ma è tutto il contorno ad essere intrigante, dalla grafica deliziosamente retrò alle opzioni che si possono acquistare con i dollari guadagnati dalla pesca, molto fantasiose e curiose. Un gioco basilare, insomma, ma che non nasconde la propria semplicità e anzi la esalta come un valore aggiunto, e da questa semplicità trae giustamente profitto.

 

Vine

La prima video-app sociale

È vero che Vine – app che probabilmente la gran parte di voi già conosce – ha fatto una grossa vampata all’inizio, quando sembrava dovesse spaccare il mondo e rivoluzionare il modo di comunicare sui social, e poi è lentamente scemata a una media diffusione, ma due sono le cose per cui a nostro avviso merita di stare in questa cinquina: primo, ha finalmente sdoganato l’idea che si potessero realizzare brevi ma significativi video col proprio cellulare, idea poi cavalcata anche da Instagram ed altri servizi; secondo, se anche l’utente medio ha preferito a volte orientarsi verso altri servizi di più semplice utilizzo o concezione (in primis proprio Instagram), su Vine sono rimasti alcuni tra gli utilizzatori più preparati e motivati, che hanno creato e continuano a creare video pieni di interesse e di humour, come provano da un lato le numerose raccolte che continuano a imperversare sui social network, dall’altro la presenza e l’attività di molti professionisti del settore. Promossa da Twitter – che ha acquistato il prodotto poco prima del suo lancio, quando era ancora in fase di sviluppo – e disponibile su iOs, Android e da poco anche su Windows Phone, l’applicazione permette di registrare in diretta video della durata di 6 secondi, che poi continuano a essere ritrasmessi in loop, e condividerli con la comunità degli altri utenti. Usato prevalentemente a fini umoristici, non mancano però anche gli utenti che lo usano come una forma immediata di documentazione giornalistica; infine, nei primi mesi dopo il lancio si è parlato molto della presenza di video sessualmente espliciti, che potevano essere facilmente caricati sulla timeline visto che le linee guida di Twitter non proibiscono la pornografia: oggi, dopo alcuni interventi degli sviluppatori, tali video sono più difficili da trovare, anche se ancora presenti.

 

Afterlight

Il fotoritocco all’ennesima potenza

Lo dico subito: io generalmente di applicazioni di fotoritocco ne ho le tasche piene. Dall’avvento di Instagram, tre anni fa, infatti le poche e pregiate app che permettevano di applicare filtri alle proprie fotografie si sono moltiplicate esponenzialmente, invadendo gli store e le schermate dei nostri telefoni, spesso replicando l’una l’effetto dell’altra e, alla lunga, abituando talmente tanto l’occhio ai vari filtri da risultare indigeste. Afterlight, rinata quest’anno dalle ceneri di Afterglow, incarnazione precedente dell’app del fotografo e programmatore californiano Simon Filip, è però una felice eccezione a questa tendenza, non tanto perché introduca elementi nuovi alla consueta ricetta ma perché offre tutto e lo offre al meglio: nel suo pacchetto, all’economico costo di 89 centesimi di euro, sono compresi infatti effetti automatici “alla Instagram” (ma più variegati e in alcuni casi più efficaci), manipolazione più complessa e personalizzata sui colori, l’esposizione, la saturazione e così via, ma anche ritagli, cornici abbastanza originali e servizi aggiuntivi a pagamento. Insomma, comprata questa – almeno fino alla next best thing – non c’è bisogno d’altro. È disponibile solo per iOs (ma è universale, quindi funziona anche su iPad con un unico acquisto). Cliccate qui di seguito, infine, se volete invece ritoccare le vostre fotografie direttamente sul Mac.

Afterlight – Tutorial Tips & Tricks

 

Cattivissimo Me: Minion Rush

Il divertimento applicato alla promozione di un film

Da un po’ di tempo le case di produzione cinematografiche hanno capito che gli smartphone moderni non sono solo dei contenitori in cui i nerd o le software house possono caricare delle app a pagamento, ma anche degli ottimi veicoli promozionali. Cattivissimo Me: Minion Rush è infatti solo l’ultimo di una lunga sequela di giochi che hanno come scopo primario la promozione di un film per ragazzi, spesso ma non solo a cartoni animati, facendo innamorare i giovani fruitori – i figli dei possessori di smartphone o tablet – dei personaggi che poi vorranno vedere al cinema, in DVD, nel peluche che tiene loro compagnia sul letto e così via. Ma Cattivissimo Me: Minion Rush – uscito in concomitanza al lancio cinematografico di Cattivissimo Me 2 – ha qualcosa in più dei soliti giochi volti unicamente al merchandising: è anche molto divertente e genera dipendenza, proponendo un ritmo forsennato, un buon meccanismo che ti spinge a cercare di superare sempre il tuo record precedente e una discreta varietà di ambienti e di situazioni. Strutturato come un videogioco a movimento perpetuo, è gratuito ma consente di acquistare a pagamento dei crediti per facilitare l’avanzamento nel gioco; sviluppato dai francesi di Gameloft in collaborazione con Universal, ha ottenuto ottime recensioni in tutto il mondo. È disponibile sia per iOs (ed è universale) che per Android.

 

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