Cinque tra le più importanti scoperte geografiche

Guida alle più entusiasmanti scoperte geografiche compiute dai popoli europei

Siamo nell’era di Google Maps, dei navigatori satellitari e di una tecnologia che ci permette di conoscere – stando seduti alla nostra scrivania – ogni più remoto angolo del globo. Eppure questa realtà a cui siamo così abituati è una conquista recentissima. Fino a poco più di un secolo fa rimanevano ampie zone del pianeta ancora inesplorate. E se ci avventuriamo più indietro, a quattro o cinque secoli fa, ci rendiamo conto di come l’ignoranza geografica sia stata per molto tempo la regola.

Tra la metà del ‘400 e la fine del ‘600, però, tutto cambiò. La scoperta dell’America e dell’Oceania, la circumnavigazione dell’Africa e una serie di esplorazioni mutarono radicalmente le conoscenze. E resero il mondo molto più grande. Sarebbe però sbagliato ritenere quelle scoperte le prime della storia. Perché in realtà già nell’epoca antica e in quella medievale molti si erano spinti al di là delle colonne d’Ercole, sia che le si intenda in senso fisico che metaforico. E allora ripercorriamo insieme le cinque più importanti scoperte geografiche della storia (almeno da una prospettiva europea).

 

L’India e l’Estremo Oriente

Le avanzate dell’esercito di Alessandro Magno

Alessandro Magno durante la Battaglia dell'Idaspe, nell'attuale PakistanA ben guardare, l’Europa è un continente piuttosto piccolo. E il Mediterraneo, che è stato per molti secoli il suo baricentro, un mare ancora più piccolo. Non deve stupire quindi che fin dalle prime civiltà, chi iniziò a commerciare in questi spazi cercò anche di conoscere cosa c’era al di là delle terre note. I primi che provarono ad esplorare il mondo al di là dei soliti porti furono probabilmente i fenici, anche se sui loro viaggi abbiamo solo delle leggende, la cui veridicità storica è dubbia. Dopo di loro ci provarono i greci, che non a caso colonizzarono varie zone del Mediterraneo. Ma il primo grande esploratore nel senso moderno del termine fu in un certo senso Alessandro Magno.

Il condottiero macedone, infatti, riuscì a spingersi col suo esercito fino all’Estremo Oriente. Le sue conquiste comprendevano la Persia, l’attuale Afghanistan, le prime zone della Cina ed il nord dell’India. Terre che fino a quel momento nessun europeo aveva ancora esplorato (nonostante fossero note, ovviamente, agli abitanti dell’Asia che Alessandro di mano in mano inglobava nel proprio esercito). Lì fondò anche delle città. Le più estreme furono Alessandria Eschate, nell’attuale Tagikistan, e Alessandria Bucefala, oggi in Pakistan e fondata in onore del cavallo Bucefalo morto in battaglia. Fece esplorare anche il Golfo Persico da una flotta, ricevendo i primi resoconti dell’India.

 

La scoperta dell’America

Tra i vichinghi e Cristoforo Colombo

Cristoforo Colombo sbarca in AmericaLa scoperta più celebre della storia dell’umanità fu però quella dell’America. La data ufficiale è, come sapete tutti, quella del 12 ottobre 1492, quando Cristoforo Colombo mise piede sull’isola di San Salvador, nelle attuali Bahamas. È ormai comunemente accettato, però, che Colombo non fu il primo europeo ad arrivare nel nuovo continente. In primo luogo, uomini di origine euro-asiatica erano già giunti qui tramite lo stretto di Bering durante l’ultima glaciazione. Ma poi, soprattutto, vi giunsero i vichinghi.

Era già risaputo, infatti, che queste popolazioni nordiche erano giunte in Groenlandia attorno al 980 d.C. Le saghe e le leggende di questi popoli, poi, parlavano di un viaggio compiuto da Erik il Rosso verso occidente e della scoperta di una nuova terra, Vinland. Una terra che, dalla descrizione, sembrava essere abitata da popolazioni simili a quelle dei nativi americani. Nel 1961, però, è arrivata la scoperta decisiva, che ha provato che quelle non erano solo leggende. In quell’anno nell’isola di Terranova, in Canada, sono infatti state trovate delle tombe vichinghe dell’XI secolo, che hanno dimostrato in maniera inoppugnabile l’approdo dei navigatori scandinavi.


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Ma forse i vichinghi non furono nemmeno i primi. Ci sono ipotesi – per la verità prive di prove decisive – che sostengono che anche fenici, romani, gaelici, cinesi e arabi ci fossero giunti con qualche secolo d’anticipo. Comunque siano andate le cose, l’arrivo di Colombo fu quello che stabilì una rotta permanente verso queste terre e che le inglobò nel mondo conosciuto (o almeno in quello europeo). Ma non è solo al navigatore genovese che va dato il merito della scoperta. Dopo di lui, infatti, altri esploratori fecero viaggi decisivi. Giovanni Caboto, al soldo della corona inglese, scoprì la Nuova Scozia. Pedro Cabral, per conto dei portoghesi, scoprì il Brasile. Amerigo Vespucci percorse a lungo le coste dell’America Latina e fu il primo a rendersi conto che non ci si trovava in Asia ma in un nuovo continente, che fu battezzato col suo nome.

 

La Cina e i suoi misteri

Il viaggio di Marco Polo

Il veneziano Marco PoloIn certi casi – come quello dell’America appena vista e dell’Oceania che presenteremo a breve – la scoperta geografica consisté nell’individuazione di un continente sconosciuto. Anche l’esplorazione di una terra nota ma non ancora visitata da occidentali può però rientrare tra le scoperte geografiche. Ad esempio, il viaggio in Cina di Marco Polo fu uno di quelli che cambiano non solo la storia dei commerci, ma anche della cultura di una civiltà.

Nato a Venezia nel 1254, Polo giunse in Cina – che lui chiamava Catai – nel 1271 assieme a suo padre Niccolò e allo zio Matteo. Lo fece percorrendo la via della seta, un percorso commerciale ben noto all’epoca, che però pochi europei avevano percorso fino alla fine. Contrariamente a quanto di solito si pensa, Polo non fu infatti il primo a giungere in Cina, ma fu il primo che si mise a raccontare il suo viaggio, facendo conoscere agli europei le meraviglie d’Oriente. Anche lo stesso padre di Marco, il già citato Niccolò, era infatti giunto a Pechino nel 1260, ma non aveva condiviso le sue esperienze.

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Quando i tre Polo ritornarono in Cina, nel viaggio che è diventato famoso, non fecero una “toccata e fuga”. Rimasero infatti in Asia per 17 anni, e Marco ebbe modo di esplorare tutta una serie di terre vicine, lavorando come ambasciatore. Visitò così il Tibet, la Birmania, l’India, che descrisse ampiamente. I suoi viaggi, anzi, permisero la creazione delle prime mappe dell’Asia, tra cui quella, celebre, di Fra Mauro, realizzata a metà Quattrocento.

 

L’Australia e l’Oceania

Le esplorazioni del XVII e XVIII secolo

Abel Tasman, importante navigatore olandeseLa scoperta dell’America è, com’è noto, la più celebre delle grandi esplorazioni, tanto che la sua data segna convenzionalmente la fine del Medioevo e l’inizio dell’Era Moderna. Ma c’è anche un altro continente di cui non si aveva notizia fino a quando un gruppo di navigatori non ci si è imbattuto: l’Oceania. La tradizione attribuisce la scoperta all’inglese James Cook nel 1770. In realtà, però, le coste dell’Australia e alcune isole attorno ad essa erano già state esplorate da più di 150 anni, anche se in maniera estemporanea e non sempre comprendendo le dimensioni delle nuove terre.

Il primo sbarco documentato è datato 1606, ad opera dell’olandese Willem Janszoon. Prima di esso, forse, giunsero sulla grande isola anche dei navigatori portoghesi, ma l’opinione degli storici su questo punto è contrastante. A Janszoon seguirono altri esploratori olandesi, perché la Compagnia delle Indie Orientali commerciava intensamente con la vicina Indonesia. Tra questi, anche Abel Tasman, che scoprì l’attuale Tasmania. Già nel 1659 gli olandesi realizzarono una mappa che ritraeva le coste di circa metà Australia, allora ancora chiamata Nuova Olanda.


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Cook, come detto, arrivò sulla grande isola nel 1770. Fu il primo ad approdare sulla costa orientale e a rendersi pienamente conto, quindi, dell’ampiezza del territorio. Inoltre sbarcò anche sull’attuale Nuova Zelanda. A lui seguirono molti altri esploratori, anche francesi, fino ad avere una mappatura completa delle coste nel 1817. L’esplorazione dell’interno delle varie isole avvenne invece nel corso dell’Ottocento, mentre i deserti furono visitati completamente solo nel Novecento.

 

I due poli

L’ultima conquista

Roald Amundsen al Polo SudAlla fine dell’Ottocento il mondo non era più un mistero, per i geografi. Le navi solcavano tutti gli oceani, e nel giro di qualche decennio gli aerei avrebbero permesso di spostarsi da un continente all’altro con grande velocità. Eppure rimanevano ancora due terre da conquistare. Due terre tra loro molto diverse, ma contrassegnate dall’estrema difficoltà climatica: i due poli.

Partiamo dal Polo Nord, l’Artico. Probabilmente il primo a giungere nel Circolo Polare fu il greco Pitea, nel IV secolo a.C. A lui si deve la scoperta di un “grande mare ghiacciato” e l’esplorazione di una terra che potrebbe essere l’Islanda o la Norvegia. Poi fu la volta dei vichinghi, che, come detto, arrivarono in Groenlandia e la colonizzarono. Dopo la scoperta dell’America da parte di Colombo, vari esploratori cercarono il famoso Passaggio a Nord-Ovest, che avrebbe permesso di giungere in Asia. Analogamente si cercò un Passaggio a Nord-Est, passando a nord della Russia, ma fallendo sempre per le acque troppo ghiacciate.


Fu solo all’inizio del ‘900 che queste esplorazioni arrivarono al successo. Prima, nel 1906, il norvegese Roald Amundsen riuscì a completare il Passaggio a Nord-Ovest, giungendo in Alaska. Poi, nel 1909, l’americano Robert Peary annunciò di aver raggiunto il Polo Nord. Oggi, in realtà, gli storici e i geografi ritengono che Peary non sia arrivato effettivamente a destinazione, perché il tempo da lui dichiarato allora era troppo breve per permettere un’impresa del genere. Probabilmente, arrivò a qualche miglio dall’effettivo Polo Nord. La prima visione indiscussa del Polo Nord fu quindi quella dell’italiano Umberto Nobile, che lo sorvolò in dirigibile nel 1926. La prima spedizione che sicuramente vi giunse a piedi fu invece quella del sovietico Aleksandr Kuznecov nel 1948.

Per quanto riguarda il Polo Sud, i primi avvistamenti delle coste dell’Antartide risalgono al 1820, anche se è possibile che qualche baleniera vi si fosse avvicinata nei decenni precedenti. A fine secolo si erano determinati i confini del continente, ma nessuno l’aveva ancora esplorato. La prima spedizione con questo scopo partì dal Belgio nel 1897, e altre la seguirono negli anni successivi. Il primo a giungere effettivamente al Polo Sud fu il già citato Roald Amundsen nel dicembre 1911. Circa un mese più tardi la stessa impresa fu ripetuta dal britannico Robert Falcon Scott. Quest’ultimo però morì assieme a tutta la sua spedizione durante il viaggio di ritorno.

 

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