Cinque tra le più memorabili frasi di Umberto Eco

Umberto Eco fotografato all'interno di una costruzione medievale

Non è facile, al giorno d’oggi, provare simpatia per gli intellettuali. A volte perché stanno nella loro torre d’avorio, interessandosi a problemi che si trovano distanti anni luce da quelli della gente comune; altre volte perché si occupano sì della stretta attualità, ma con un’aria di superiorità e con un tipo di linguaggio che esclude, fin da subito, buona parte del possibile pubblico.

Ci sono però delle eccezioni. Una di queste, forse la più luminosa qui in Italia, era Umberto Eco, che purtroppo è venuto a mancare ieri sera. Il filosofo piemontese era in grado di disquisire, con la stessa profondità d’analisi, dei Peanuts e di San Tommaso d’Aquino, del Medioevo e di Mike Bongiorno, non disdegnando nulla a priori, ma studiando, analizzando, ipotizzando.

Inutile dire che la sua perdita è grave, sia per gli esperti – che ne amavano i saggi –, sia per il grande pubblico, che ne divorava i romanzi. Da parte nostra, cerchiamo però di farlo rivivere, e di ricordarne i punti salienti del carattere e del pensiero, tramite una selezione delle sue frasi più rilevanti e memorabili.

 

Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante

Dalla celebre Fenomenologia di Mike Bongiorno, in Diario minimo (1963)

Nonostante abbia scritto decine di saggi e un buon quantitativo di romanzi, e abbia collaborato per decenni con quotidiani e settimanali, lo scritto di Umberto Eco più citato è uno dei primi della sua carriera. Si intitola Fenomenologia di Mike Bongiorno e lo si trova oggi all’interno del Diario minimo, una raccolta di brevi articoli dal carattere culturale e umoristico.

Nata come un’analisi semiseria del successo dei telequiz nei primi anni della televisione italiana, quella fenomenologia è diventata emblematica di tutta la produzione televisiva. Eco usava Mike Bongiorno come rappresentante di quella prima TV, e ne identificava il successo nella capacità di essere mediocre senza sentirsi in colpa di questo. Il presentatore era in un certo senso un vivente elogio all’uomo qualunque, portato non attraverso una dottrina politica, ma tramite la propria ignoranza sui temi più disparati.

Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, […] pone grande cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all’oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.

 

I libri sono fatti per essere sottoposti a indagine

Dal best seller Il nome della rosa (1980)

Umberto Eco non fu solo un importante filosofo o un attento osservatore della realtà, ma anche un erudito. La grandezza della sua biblioteca è leggendaria, la sua conoscenza variava dalla letteratura alla storia, dalla cultura di massa a quella più elevata. Era, insomma, un gran lettore prima ancora che un gran scrittore. E proprio riguardo ai libri scrisse alcune delle sue pagine più memorabili.


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La citazione più rilevante, però, secondo noi non si trova nei suoi numerosi saggi sul ruolo del lettore, ma nel suo più famoso romanzo. Il nome della rosa uscì quasi per scommessa, tanto che Eco era convinto che non avrebbe venduto che poche migliaia di copie. Invece divenne un best seller prima, e un film campione d’incassi poi. Era un romanzo medievale, un giallo, in cui però proprio i libri rappresentavano in un certo senso il movente degli omicidi. Libri che qualcuno voleva tener nascosti, libri in cui altri volevano credere, libri che invece Eco, tramite il suo protagonista, presentava come strumenti d’indagine.

I libri non sono fatti per crederci, ma per essere sottoposti a indagine. Di fronte a un libro non dobbiamo chiederci cosa dica ma cosa vuole dire.

 

La Bibbia, Omero o Dylan Dog

Da un dialogo avuto con Tiziano Sclavi a fine anni ’90 e raccontato in Dylan Dog. Indocili sentimenti, arcane paure di Alberto Ostini (1998)

Come detto, una delle grandezze di Eco era quella di sapersi rivolgere a diversi tipi di lettore. E di studiare, con la stessa attenzione, James Joyce come Charles Schulz. Grande appassionato di fumetti, il professore può essere considerato il responsabile – assieme a Oreste del Buono – dello “sdoganamento” dei comics da parte della cultura ufficiale. Le sue analisi dei Peanuts, dell’opera di Hugo Pratt, dei classici del fumetto americano degli anni ’30, di Topolino e degli eroi disneyani sono celebri e hanno fatto epoca.

Il suo amore per i fumetti non è rimasto però fermo ai tempi della sua giovinezza. Negli anni ’90, ad esempio, prese le pubbliche difese di Dylan Dog, il celebre eroe di Tiziano Sclavi. E ce n’era bisogno: davanti al grande successo di vendite del personaggio della Sergio Bonelli Editore, alcuni giornalisti e gruppi di pressione si scandalizzarono per la violenza di alcune storie e i riferimenti sessuali di alcune scene. Umberto Eco, invece, ne lodò la qualità.

Posso leggere la Bibbia, Omero o Dylan Dog per giorni e giorni senza annoiarmi.

 

La presenza degli stupidi potrebbe testimoniare la Morte di Dio

Da una Bustina di Minerva apparsa su L’Espresso il 20 luglio 2006

Cresciuto con un’educazione cristiana, grande studioso di San Tommaso, Umberto Eco si interrogò spesso sulla presenza di Dio, anche alla luce della riflessione di filosofi a lui cari. E sapeva quindi bene che uno degli argomenti più importanti contro l’esistenza di Dio è quello dell’esistenza del Male: com’è possibile che il male esista, se Dio ha creato il mondo e quello stesso Dio è buono e infallibile?


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Amante dei paradossi, Eco si rese però conto che ben più grave era in realtà un altro problema: come si poteva spiegare la Stupidità? Questo tema venne esposto, con fare di gioco filosofico, all’interno di una Bustina di Minerva, cioè la rubrica che ogni settimana (e, nell’ultima parte della sua vita, ogni due settimane) Eco teneva su L’Espresso, in ultima pagina.

Ma poi mi rendo conto che il problema della Stupidità ha la stessa valenza metafisica del problema del Male, anzi di più: perché si può persino pensare (gnosticamente) che il male si annidi come possibilità rimossa del seno stesso della Divinità; ma la Divinità non può ospitare e concepire la Stupidità, e pertanto la sola presenza degli stupidi nel Cosmo potrebbe testimoniare della Morte di Dio.

 

Leggere allunga la vita

Da un discorso tenuto alle matricole del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università di Bologna (2009)

Concludiamo con un discorso più recente e diventato molto celebre. Un discorso che è stato molto citato – a volte anche con inesattezze, o con parole che Eco non ha detto – anche in queste ore, per celebrare la grandezza dell’autore appena scomparso. Si tratta di un intervento che Eco ha tenuto davanti alle matricole del corso di laurea in Scienze della Comunicazione. Ormai in pensione da tempo, è stato infatti negli ultimi anni nominato professore emerito all’Università di Bologna, quell’università che – attraverso il Dipartimento di Comunicazione – aveva a lungo influenzato.

In questo breve passaggio, Eco traccia un elogio della letteratura e della sua capacità di farci vivere molto più a lungo di quanto la nostra età biologica non permetterebbe. Se è vero quello che disse quel giorno, Eco ha quindi sicuramente vissuto migliaia di anni.

Di qualsiasi cosa i mass media si stanno occupando oggi, l’università se ne è occupata venti anni fa e quello di cui si occupa oggi l’università sarà riportato dai mass media tra vent’anni. Frequentare bene l’università vuol dire avere vent’anni di vantaggio. È la stessa ragione per cui saper leggere allunga la vita. Chi non legge ha solo la sua vita, che, vi assicuro, è pochissimo. Invece noi quando moriremo ci ricorderemo di aver attraversato il Rubicone con Cesare, di aver combattuto a Waterloo con Napoleone, di aver viaggiato con Gulliver e incontrato nani e giganti. Un piccolo compenso per la mancanza di immortalità.

 

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