Partiamo chiarendo subito la questione principale: no, in questa cinquina non troverete Zerocalcare e il suo Dimentica il mio nome, uscito da un paio di mesi ma già in testa alle classifiche di vendita non solo dei fumetti, ma dei libri in generale. E non lo troverete non perché qui si abbia un pregiudizio nei confronti dell’autore romano, tutt’altro: semplicemente, il suo libro è andato così bene ed è finito a competere con romanzi e saggi che ci è sembrato più giusto inserirlo nella lista dei migliori libri dell’anno, permettendo qui ad altre opere – che si battono per tirature, ahimé, spesso più modeste – di mettersi in mostra.

E allora, sgombrato il campo dal nome al momento più visibile, cosa ci ha detto quest’anno a livello di fumetti? Diciamo pure che, per quanto riguarda le testate regolari, non c’è stato molto movimento: certo, la Bonelli ha lanciato Lukas, un prodotto interessante e ben realizzato, ma Orfani, sul quale l’anno scorso si erano riposte parecchie speranze, si è rivelato almeno a livello di vendite un successo inferiore alle aspettative; d’altro canto, pure gli altri editori sembrano stare sul chi vive davanti ad un mercato ancora in contrazione.

La crescita dei fumetti tratti dal web

Gli unici progetti ad aver visto un aumento delle vendite e delle proposte editoriali sono quelli tratti dal web: complice il successo proprio di Zerocalcare, hanno avuto nuovo spazio A Panda piace di Giacomo Bevilacqua, Jenus di Don Alemanno, Sacro/Profano di Mirka Andolfo e altri bei fumetti partiti dal basso.

Per il resto, è stato un anno di celebrazioni e di vecchi eroi rilanciati un po’ a sorpresa. Abbiamo scelto cinque storie – in volume o all’interno di una serie regolare da edicola – che ci sembra emergano rispetto al resto: ecco dunque i migliori fumetti del 2014 secondo noi.

 

Rat-Man 100

Anniversario in casa Ortolani

Il numero 100 di Rat-ManRat-Man è senza ombra di dubbio uno dei fumetti italiani più importanti degli ultimi venticinque anni: creato nell’ormai lontano 1989 da Leo Ortolani e da lui sostanzialmente sempre scritto e disegnato, è stato forse il primo esempio di come un personaggio autoprodotto (che oggi sarebbe pubblicato su internet) potesse sfondare anche nel difficile mercato editoriale ufficiale, rivaleggiando alla pari coi mostri sacri del settore.

Ventiquattro anni sono passati dalla sua prima apparizione, quando era una semplice parodia di Batman – alla sua prima versione cinematografica, con Tim Burton, Michael Keaton, Jack Nicholson e Kim Basinger – su un supplemento de L’Eternatura, ma diciassette sono pure le annate trascorse da quando il ratto è diventato il protagonista di un fumetto mainstream grazie all’egida di Panini Comics; tanti anni coronati, proprio in questo 2014, dall’uscita di Rat-Man 100, il numero fatidico in cui Ortolani aveva annunciato, tempo fa, che avrebbe fatto terminare la vita editoriale del suo personaggio più famoso.

Per fortuna, Rat-Man non è morto, né il suo autore ha deciso realmente finora di smettere di raccontarne le storie: anzi, in tanti anni era inevitabile incappare in periodi di maggior ispirazioni ed altri di “stanca”, ma proprio in questi ultimi mesi il fumettista parmigiano ha inanellato una serie di storie particolarmente riuscite, che hanno permesso di celebrare più che degnamente l’anniversario.

Dopo le tante saghe approntate nel corso degli anni, ultimamente il topo è stato invischiato prima nel Progetto Vendicatopi, in cui se l’è dovuta vedere in pratica con Topolino, il suo “parente” più famoso, e ora nel ciclo L’estinzione dei supereroi, in cui Rat-Man si deve misurare con un mondo che non crede più nei vendicatori mascherati.

 

PK: Potere e potenza

La rinascita del Paperinik potenziato

La copertina del Topolino in cui è comparso il primo episodio di PK: Potere e potenzaGiusto l’anno scorso celebravamo i 3000 numeri di Topolino, il più importante settimanale a fumetti italiano, sul quale si sono formate decine di generazioni, sul quale hanno imparato a leggere milioni di italiani, sulle pagine del quale molti di noi hanno scoperto l’amore per i fumetti, per l’avventura, per la storia.

È facile e forse inevitabile, quindi, quando si parla di una testata così prestigiosa farsi incantare dai successi del passato, limitarsi a glorificarne i fasti dimenticando però di continuare a comprarla e di sostenerla ancora oggi, a tanti anni di distanza. Perché, per quanto ne vengano decantate le lodi un po’ ovunque, la testata da poco acquisita dalla Panini non se la passa più bene come un tempo, e anche se le vendite rimangono di tutto rispetto non sono paragonabili alle tirature che si facevano registrare quindici o venti anni fa, quando i personaggi disneyani portavano costantemente mezza Italia in edicola.

Un calo di lettori che, come abbiamo scritto in apertura, è comune a tutto il mercato e non è certo imputabile alla qualità delle storie, che rimane sempre molto alta e che, mi pare, in questi ultimi anni è forse ulteriormente cresciuta, grazie anche a una politica di fiducia (e di maggiore libertà artistica) nei confronti degli autori più rappresentativi. Quest’anno, la storia che ha dominato la scena è stata Potere e potenza, l’avventura in quattro parti – pubblicata sui numeri dal 3058 al 3061, in luglio – che ha rilanciato il personaggio di PK, come Rat-Man un supereroe totalmente nostrano.

Scritta da Francesco Artibani e disegnata da Lorenzo Pastrovicchio, l’avventura ha riportato in vita il tanto amato personaggio di PK, una sorta di evoluzione di Paperinik impegnato a combattere minacce ben più potenti dei soliti Bassotti, cioè principalmente alieni che aspirano a conquistare e/o distruggere la Terra; un personaggio nato nel 1996 su una prima testata – PKNA – Paperinik New Adventures – che era destinata a un pubblico di lettori più adulto di quello che di solito leggeva Topolino, poi seguita da altre reincarnazioni ma definitivamente chiusa nel 2005. Con l’ottimo lavoro di Artibani e Pastrovicchio, carico di tensione e di riferimenti al mondo dei supereroi per adulti, la saga è ripartita, con colpi di scena e un ottimo stile narrativo che lasciano ben sperare.

 

Signal to Noise

Per la prima volta in volume il fumetto di Gaiman e McKean

Signal to Noise di Neil Gaiman e Dave McKeanPer gli autori – e soprattutto per quelli di fumetti –, il file sharing non è mai una bella cosa: già la tiratura di certe graphic novel è piuttosto bassa, se poi pure i pochi introiti che deriverebbero a sceneggiatori e disegnatori dai diritti di vendita si perdono nelle reti peer-to-peer, fare il fumettista diventa proprio un mestiere improbo. Negli anni, però, i vari eMule e torrent un pregio l’hanno avuto: quello di costringere gli editori italiani ad importare e tradurre il più in fretta possibile tutto il materiale di qualità che veniva pubblicato in giro per il mondo.

Negli ultimi tempi, così, i fumetti di supereroi hanno recuperato un distacco che era abissale rispetto agli originali americani, e lo stesso dicasi per i manga e i fumetti francesi, che spesso escono in Italia nello stesso anno della pubblicazione originale. Capita però a volte che, per una serie di fattori, alcune storie magari non di primissimo piano di un autore importante vengano dimenticate o smarrite: è quello che è successo con Signal to Noise, storia del 1989 di Neil Gaiman e Dave McKean che solo quest’anno è stata raccolta in volume in italiano dalle Edizioni BD.

Nel 1989, venticinque anni fa esatti, Neil Gaiman e Dave McKean erano ben diversi da come sono ora: lo sceneggiatore non aveva nemmeno trent’anni ed era ancora un oscuro fumettista proveniente dalla Gran Bretagna che si era fatto le ossa su Black Orchid ma che era in procinto di lanciare quel Sandman che l’avrebbe consacrato; McKean, d’altra parte, era la sua fida spalla alle matite, ai pennelli e alle forbici, visto che solo il futuro autore di American Gods aveva dato fiducia – da Violent Cases in poi – al suo stile fatto di disegno tradizionale, collage, fotografia e pittura.

Signal to Noise si inseriva quindi all’interno di una stagione molto feconda del duo inglese: protagonista della storia è un regista che vuole girare un film sull’anno Mille e sull’attesa spasmodica che un villaggio europeo vive per la fine del mondo profetizzata da più parti; accanto a quest’ansia millenaristica, però, cresce un’angoscia molto più umana e concreta dovuta alla scoperta dello stesso regista di essere vittima di una malattia terminale, cosa che lo porta a creare un oscuro legame tra la fine del mondo nel film e la fine del suo stesso mondo personale.

 

E la chiamano estate

Le cugine Tamaki e l’adolescenza inquieta

E la chiamano estate, di Jillian e Mariko TamakiDopo aver visto il meglio della produzione italiana e americana, concludiamo con due fumetti provenienti da altre parti del mondo. Il primo tra quelli che abbiamo scelto è E la chiamano estate, realizzato da Jillian e Mariko Tamaki, due cugine canadesi di origine cinese ed ebraica (un background in cui non manca praticamente nulla) che già avevano dato ottima prova del loro talento qualche anno fa con la graphic novel Skim, premiata con l’Ignatz Award.

E la chiamano estate mette in mostra i diversi talenti delle due artiste: da un lato quello da illustratrice di Jillian, che non a caso lavora anche per il New York Times e il New Yorker, e che in questo fumetto emerge in disegni fantastici nella loro sintesi, nella capacità di essere funzionali alla storia e aiutare la sceneggiatura a dispiegarsi e ad entrare negli occhi del lettore; dall’altro, quello di narratrice di Mariko, che imbastisce una storia piccola ma toccante, umana ma profonda, priva di  facili soluzioni.

La trama si concentra infatti sulla giovane Rose, una ragazzina che parte per le vacanze assieme ai genitori e alla sua migliore amica, Windy, che per lei rappresenta in un certo senso la sorellina mai avuta: nel luogo di villeggiatura farà le classiche esperienze della prima adolescenza, innamorandosi di un ragazzo e rimanendone delusa, scoprendo i litigi e le difficoltà dei genitori, facendo il bagno e passeggiando nei boschi, sentendo quella nostalgia per il passato che solo il momento di passaggio da un’età all’altra ci sa far provare in maniera così intensa.

Un volume – pubblicato in Italia da Bao Publishing proprio durante l’estate, a luglio – che purtroppo è passato quasi inosservato nel panorama editoriale italiano, perché non firmato da autrici particolarmente note nel nostro paese; ma un volume che merita di essere recuperato e letto anche in inverno, stagione che anzi può aiutarci a sentire ancora di più la nostalgia per le nostre estati passate.

 

Blacksad 5 – Amarillo

Il detective col volto di un gatto nero

La copertina di Blacksad - AmarilloFranco-spagnola è invece la serie di Blacksad, scritta e disegnata dagli artisti iberici Juan Díaz Canales e Juanjo Guarnido e pubblicata in originale in Francia da Dargaud (mentre in Italia i volumi sono tradotti da Rizzoli-Lizard). Questa serie ha fatto molto parlare di sé quando nel nostro paese arrivarono, tutti d’un fiato, i primi volumi, traduzioni di storie che in originale erano uscite nell’arco di dieci anni; poi, la pausa, dato che si era esaurito il materiale, e quest’anno infine il nuovo racconto, Amarillo, ambientato nel soleggiato Texas.

Le particolarità della serie sono molte, e si ritrovano anche in quest’ultima avventura: la prima cosa che salta agli occhi è l’elemento grafico, con disegni incantevoli di Guarnido ma soprattutto con la scelta di rappresentare tutti i personaggi come animali antropomorfi, seppure nel fisico di esseri umani. Le storie disneyane, infatti, ci hanno abituato da tempo immemorabile a vedere topi, gatti, paperi e cani procedere su due zampe, con maglioni, bluse, pantaloni, guanti e scarpe, ma mantenendo la corporatura dell’animale corrispondente; qui, invece, i personaggi sono uomini (alti, spesso slanciati, in impeccabili doppiopetto) con solo la faccia e le mani animalesche.

Il secondo elemento degno di nota sono le sceneggiature di Canales, che omaggiano continuamente il giallo hard boiled americano: non a caso, la serie è solitamente ambientata nella New York degli anni Cinquanta e ha per protagonista un detective tutto d’un pezzo, John Blacksad, faccia da gatto nero e modi da erede dei romanzi di Chandler e Hammett, pur non disdegnando una vena comica e meno cinica rispetto ai suoi lontani “padri”.

La storia in questione vede però il protagonista spostarsi appunto in Texas, all’inseguimento di una coppia di scrittori maledetti della beat generation che gli hanno rubato l’auto; qui si dovrà misurare ancora una volta con la violenza e la morte, con qualche sottotesto razziale (mai pienamente espresso dagli autori, ma che emerge proprio dall’uso delle razze animali) e con la risoluzione di un mistero. Il fumetto si è infine aggiudicato, giusto un mese fa, il più prestigioso premio spagnolo del settore, il Premio Nacional del Cómic.

 

Segnala altri ottimi fumetti usciti nel 2014 nei commenti.